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Italiani all’estero, gli Sbagli – Italians overseas, the Mistakes

By 29 Agosto 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Italiani all’estero, gli Sbagli

 

A causa dell’impressione ingannevole dei contatti ufficiali con le comunità italiane, insistiamo a pensare che dobbiamo promuovere la nostra Cultura e i nostri altri prodotti nella nostra lingua nazionale. L’effetto di questo è semplicemente che non consideriamo oltre la seconda generazione e cerchiamo di vendere e promuovere ai 5 milioni registrati all’AIRE ignorando un potenziale mercato di oltre 90 milioni.

 


Di Gianni Pezzano

Nel corso degli articoli in questa rubrica degli “italiani nel mondo” abbiamo spesso parlato delle cifre ufficiali dei nostri parenti e amici in giro per il mondo, ma dobbiamo chiederci seriamente se queste cifre stesse non ci abbiano tratto in inganno, non solo su come avvicinare questa vasta comunità, ma anche su come promuovere i nostri prodotti al mondo, partendo dal nostro prodotto più importante e prestigioso, la nostra Cultura.

Nei primi Stati Generali della Lingua Italiana a Firenze quattro anni fa il Sottosegretario per gli Esteri, Mario Giro, ha fornito due cifre che abbiamo citato più volte da allora. Secondo il suo ministero ci sono 5 milioni di cittadini italiani fuori dai confini nazionali, ovviamente sono coloro registrati all’AIRE nei rispettivi consolati, una cifra probabilmente inferiore alla realtà, e 85 milioni di discendenti di emigrati italiani. Visto le molte generazioni di italiani all’estero dobbiamo pensare che anche questa seconda cifra sia inferiore alla realtà. Inoltre, il Sottosegretario ha fornito un’altra cifra molto importante che tratteremo sotto e che rinforza il messaggio che, in ogni probabilità, come paese commettiamo sbagli sulle molte realtà degli italiani all’estero.

Non intendiamo dire che questi sbagli siano intenzionali, anzi, siamo sicuri che non lo sono, ma non per questo non dobbiamo rivedere come agiamo con le nostre comunità in tutti i continenti, e come possiamo riavvicinare decine di milioni di persone al paese d’origine dei loro avi.

Nel ragionare su questi aspetti dobbiamo partire da cosa vedono le autorità italiane in visita all’estero.

Impressioni ingannevoli

 Quando un politico, burocrate o imprenditore italiano visita le comunità italiane all’estero, per qualsiasi motivo, incontra i rappresentanti delle varie comunità, cioè persone solo quasi sempre di prima generazione, o al massimo seconda generazione, che parlano bene la nostra lingua e di solito già coinvolte nell’insegnamento della nostra lingua, la promozione della nostra Culture in generale o la vendita dei nostri prodotti dalle piastrelle alle armi.

Ma la gente che incontra il nostro politico, burocrate o imprenditore in queste visite riflette davvero la realtà di ciascuna comunità italiana nel mondo?

La risposta semplice e crudele è che queste impressioni sono ingannevoli e le realtà sono molto più complesse.


Se pensiamo alla grande ondata dell’emigrazione italiana in seguito alla seconda guerra mondiale, dobbiamo tenere ben in mente la crudeltà del tempo. Non solo quella generazione sta passando a vita migliore, ma i figli di quella generazione sono già nonni e in alcuni casi anche bisnonni. Nei paesi delle Americhe l’emigrazione italiana risale ad ancora prima dell’unificazione del paese nel 1861,  e quindi di generazioni ne abbiamo molte più di tre, quattro o cinque.

In parole povere, questi rappresentanti, e in questo includiamo i membri dei Comites e il CGIE, non sono che una minoranza della nostre comunità estere.

Quando parliamo del passare da generazione a generazione parliamo di gente che spesso cambia cognome a causa di matrimoni con non italiani e di conseguenza spesso scopre tardi nella vita d’essere discendente d’italiani e questo lo vediamo quasi ogni giorno sulle pagine degli italo-americani sui social. Ma soprattutto questo passaggio vuol dire perdere i ricordi delle tradizioni, della consapevolezza delle loro origini italiane e in modo particolare la perdita della capacità di parlare e capire la lingua italiana che definisce le loro origini nel Bel Paese.

Lo sbaglio più grande

 A causa dell’impressione ingannevole dei contatti ufficiali con le comunità italiane, insistiamo a pensare che dobbiamo promuovere la nostra Cultura e i nostri altri prodotti nella nostra lingua nazionale.

L’effetto di questo è semplicemente che non consideriamo oltre la seconda generazione (e a volte nemmeno quella) e cerchiamo di vendere e promuovere ai 5 milioni registrati all’AIRE e ignoriamo un potenziale mercato di oltre 90 milioni.


Una dei responsabili di questo atteggiamento è la RAI che trasmette programmi tv all’estero solo in lingua italiana e non fornisce programmi e servizi per coloro che non capiscono che un minimo dell’italiano. Quindi il nipote o pronipote di emigrati italiani non capisce i programmi della RAI che guardano i nonni, e quando decide di fare la propria casa non pensa di includere la RAI tra i canali a pagamento che vuole guardare.

Per correggere queste fallo di servizio la RAI dovrebbe considerare di fornire programmi con i sottotitoli nelle lingua dei paesi di residenza. Allo stesso tempo fornire siti web in queste lingue dove i discendenti possono trovare dettagli dei programmi e poter capire meglio i programmi stessi, cantanti, comici e altri servizi forniti sul piccolo schermo. Il successo di programmi RAI come “La mia amica geniale” su Netflix all’estero con sottotitoli, dimostra proprio la voglia all’estero di fruire di programmi forniti in quel modo.

Questo discorso vale anche per i nostri giornali e altri mezzi d’informazione, perché nel fornire le loro cronache e servizi solo in italiano arrivano solo agli stessi 5 milioni di cittadini e ignorano il mercato potenziale.

È inutile fornire cronache e informazioni se il pubblico non le capisce. Come la RAI, le cronache dovrebbero essere con sottotitoli in almeno cinque lingue per assicurare una copertura più efficace per le comunità italiane all’estero. Per fornire almeno la minima copertura efficace internazionale questi sottotitoli devono essere in inglese, spagnolo, portoghese, francese e  tedesco, lingue che coprono le maggiori concentrazioni dei nostri connazionali all’estero.

Immaginiamo già le proteste di chi pensa  che sarebbe inutile, ma rispondiamo che la BBC inglese lo fa già da tempo in molte altre lingue.

Per quel che riguarda le spese, aprire ai 90 milioni, e non solo ai 5 milioni di cittadini, il bacino internazionale più grande, vorrebbe dire automaticamente avere un potenziale introito dalla pubblicità molto più grande di quel cha già esiste, non solo per la RAI ma per i  nostri giornali e altri mezzi d’informazione e dobbiamo davvero chiederci perché i loro dirigenti non ci pensino già.


E nel fare queste considerazioni entra in azione la terza cifra fornita dal Sottosegretario Giro a Firenze.

La terza cifra

 La cifra fornita dagli addetti ai lavori della Farnesina ha considerato quante persone nel mondo si identificano con qualche aspetto della nostra Cultura. Questo comprendeva ovviamente l’Arte in generale, la musica Lirica, la cucina e molti altri.

In base a queste considerazioni 250 milioni di persone in giro per il mondo sono interessate in qualche aspetto al Patrimonio Culturale più grande del mondo.

Dunque, se correggiamo i nostri sbagli di valutazione sul nostro potenziale mercato internazionale la cifra non è più oltre 90 milioni, ma ben oltre 300 milioni.

Questo mette in un’altra luce l’insegnamento della nostra lingua nel mondo. Siamo orgogliosi del quarto posto come insegnamento internazionale, ma se sapessimo sfruttare davvero questo potenziale bacino enorme il primo posto non sarebbe impossibile.


Noi italiani diciamo “chi non lavora non sbaglia mai” e sarebbe sciocco dire che non siamo soggetti a sbagliare. Però, queste cifre e considerazioni dovrebbero farci ripensare a come affrontiamo il tema di promuovere la nostra lingua, la nostra Cultura e tutti i nostri prodotti nel mondo.

Ma qualsiasi progetto futuro per avvicinare questo mercato internazionale enorme deve iniziare con i nostri parenti e amici nel mondo e dobbiamo sempre ricordarci che non sono 5 milioni, ma ben oltre i 90 milioni, una volta e mezzo la nostra popolazione nazionale attuale.

Se davvero teniamo a far capire al mondo la grandezza della nostra Cultura che fin troppo spesso è sottovalutata all’estero, a partire dagli anglosassoni, dobbiamo agire in maniera ordinata e per poterlo fare in modo efficace dobbiamo farlo tramite gli italiani all’estero, che sono una risorsa molto più grande di quel che molti hanno capito fino ad ora.

Gli italiani nel mondo non sono solo cifre, ma persone che potrebbero essere i nostri miglior ambasciatori e promotori nel mondo e perciò dobbiamo finalmente trattarli come meritano e non solo, come fanno molti, come parenti lontani a volte un po strani.

di emigrazione e di matrimoni

Italians overseas, the Mistakes

Due to these misleading impressions during the official contacts with the Italian communities we insist on thinking that we must promote our Culture and our other products in our national language.The effect is simply that we do not consider beyond the second generation and we try to sell and promote to the 5 million registered in the AIRE and we ignore a potential market of over 90 million.

In the articles of this section about “Italians in the world” we have often spoken about the official numbers of our relatives and friends around the world but we must ask ourselves if these same numbers have not misled us, not only on how to approach this vast community but also on how to promote our products to the world, starting with our most important and prestigious product, our Culture.

During the first Estates General of the Italian Language in Florence four years ago the Under Secretary for Foreign Affairs, Mario Giro, supplied two figures that we have quoted a number of times since then. According to his ministry there are 5 million Italian citizens abroad, obviously those registered in the AIRE (Registry of Italian citizens overseas) in the respective consulates, a figure that is probably power than the reality, and 85 million descendants of Italian migrants. Seeing the many generations of Italians overseas we must think that this second figure is lower than the reality. Furthermore, Undersecretary Giro also supplied a very important third figure that we will discuss below that reinforces the message that, in all probability, as a country we are making mistakes on the many realities of the Italians overseas.

We do not intend saying that these mistakes are intentional, on the contrary, we are sure that they are not, but that does not mean we must not review how we act towards our communities in all the continents and how we can bring tens of millions closer to the country of origin of their forebears.

In considering these aspects we must start with what Italian authorities see when they visit overseas.

Misleading impressions

When an Italian politician, bureaucrat or entrepreneur visits Italian communities overseas, for any reason, meets the representatives of the various communities these people are almost always of the first generation, or at most the second generation, who speak our language well and are usually already involved in teaching our language, promoting our Culture in general or the sale of our products from tiles to weapons.

But do the people that our politician, bureaucrat or entrepreneur meets in these visits truly reflect the reality of each Italian community in the world?

The simple and cruel answer is that these impressions are misleading and the realities are much more complex.

If we consider the great wave of Italian migration after the Second World War we must bear well in mind the cruelty of time. Not only is that generation passing on to a better life but the children of that generation are already grandparents and in some cases even great grandparents. Italian migration to the countries of the Americas goes back to before the Unification of Italy in 1861 and therefore there have been more than three, four or five generations.

Put simply, these representatives, and in this we include the members of the Comites and CGIE (the representative bodies of Italian migrants), are only a minority of their overseas communities.

When we talk about passing from generation to generation we talk about people who often change surnames due to marriage with non-Italians and subsequently often discover late in life that they are descendants of Italians and we see this almost every day on the social media pages of the Italian Americans. But above all this passage of time means losing the memories of the traditions, the knowledge of their Italian origins and especially the loss of skill in speaking and understanding the Italian language that defines their origins in Italy.

The biggest mistake

Due to these misleading impressions during the official contacts with the Italian communities we insist on thinking that we must promote our Culture and our other products in our national language.

The effect is simply that we do not consider beyond the second generation (and at times not even that) and we try to sell and promote to the 5 million registered in the AIRE and we ignore a potential market of over 90 million.

One of those responsible is State broadcaster RAI that transmits TV programmes overseas only in Italian and does not supply programmes and services for those who only understand a minimum of Italian. Therefore the grandchild or great grandchild of Italian migrants does not understand RAI’s programmes that the grandparents are watching and when they decide to move away from home they do not think to include RAI as one of the pay TV channels they want to watch.

In order to correct this lack of service RAI should consider supplying programmes with subtitles in the languages of the countries of residence. At the same time supplying websites in these languages where the descendants can find details on the programmes and to be able to better understand the programmes, singers, comedians and other services supplies on the small screen. The success of RAI programmes such as La mia amica geniale (My Brilliant Friend) on Netflix overseas, with subtitles, shows this desire overseas for programmes to be supplied in this way.

This also applies to our newspapers and other means of information because supplying the reporting and services only in Italian supplies the same 5 million citizens and ignores the same potential market.

It is useless providing reportages or services if the audience does not understand them. As with RAI, the news reports must be with subtitles in at least five languages to ensure more effective coverage for the Italian communities overseas. To supply a minimum effective coverage these subtitles must be in English, Spanish, Portuguese, French and German that cover the greatest concentrations of our fellow Italians overseas.

We already imagine those who protest that it would be useless but our answer is the British BBC has been providing services in many other languages for some time.

As far as the costs are concerned, opening to the 90 million and not only the 5 million citizens the bigger international market would automatically mean having greater income from advertising than what is already being received, not only for RAI but also for our newspapers and other information services and we must wonder why their managers are not already thinking about doing this.

In making these considerations the third figure mentioned by Undersecretary Giro in Florence comes to the fore.

The third figure

The figure supplied by the experts of the Italian Foreign Affairs Ministry took into account how many people around the world who identify themselves with some aspect of our Culture. These aspects obviously included Art in general, Opera, cooking and many others.

According to these considerations 250 million people around the world are interested in some aspect of the world’s greatest Cultural Heritage.

Therefore, if we correct our mistakes of evaluation of our potential international market, the figure is no longer more than 90 million but well over 300 million.

This puts the teaching of our language around the world into another light. We are proud of fourth place as the second language taught around the world but if we truly knew how to take advantage of this huge potential international market first place would not be impossible.

We Italians say Chi non lavora non sbaglia mai (Who does not work never makes mistakes) and it would be foolish to say we are not subject to making mistakes. However, these figures and considerations should make us rethink how to deal with the theme of promoting our language, our Culture and all our products around the world.

But any future project to approach this enormous international market must start with our relatives and friends around the world and we must always remember that they are not 5 million but well over 90 million, one and a half times our current national population.

If we truly want to make the world understand the greatness of our Culture that is all too often underestimated overseas, starting with the English language countries, we must act in an orderly manner and to be able to do so efficiently we must do this through the Italians overseas who are a much bigger resource than many of us have understood up till now.

The Italians overseas are not only numbers but people who would be our best ambassadors and promoters around the world and therefore we must finally treat them as they deserve and not only, as many do, as far away relatives who are sometimes a bit strange.

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