L’imprevisto democratico – Democracy’s unexpected obstacle

By 6 Gennaio 2019Italiani nel Mondo

di emigrazione e di matrimoni

L’imprevisto democratico

Il voto deve anche essere informato e questo non succede nella politica moderna con la diffusione di notizie false e altre informazioni diffamatorie su candidati o politici basati su queste notizie.

di Gianni Pezzano

Il concetto iniziale della democrazia risale a oltre duemila anni fa nell’Atene della Grecia classica. Bensì nel corso dei secoli da allora varie forme rudimentali di Democrazia furono utilizzate, fu solo con l’introduzione dei diritti umani, compreso il suffragio universale estesi a tutti, uomini e donne, ricchi e poveri poco più di due secoli fa, che abbiamo il principio della Democrazia moderna. Purtroppo oggigiorno la Democrazia deve affrontare una barriera imprevista dai suoi fondatori atenesi e gli autori dei diritti umani.

Dopo le due guerre mondiali dell’ultimo secolo una grande fetta della comunità internazionale, compresi i paesi che ora formano l’Unione Europea, gli Stati Uniti, molti (ma non tutti) paesi dell’ex impero britannico) e molti altri paesi in tutti i continenti, si rese conto che la base della società moderna che doveva risorgere dalle ceneri delle carneficine doveva essere la Democrazia, con eventuali variazioni del modello di governo secondo la Storia di ciascun paese individuale.


Ora, vedendo la politica di molti di questi paesi negli ultimi anni, notiamo crisi politiche che erano impreviste dagli statisti che sognavano un mondo di pace dopo gli innumerevoli morti dei due conflitti mondiali.

Però il problema non è tanto nella Democrazia come concetto base, bensì dalla sua incapacità, anzi l’incapacità dei politici, di capire le sfide lanciate dalle tecnologie nuove e soprattutto l’internet e i social media.

Facebook

Il 2018 è stato un anno difficile per Facebook perché il suo fondatore principale Mark Zuckerberg è stato soggetto a molte critiche per il ruolo di Facebook, anzi la sua impotenza, per alcuni volontaria, di affrontare la diffusione di notizie false e la promulgazione dei siti e utenti fasulli che li sfruttano.

Questo svolge un ruolo importante delle indagini attuali delle interferenze russe nella campagna presidenziale americana vinte da Donald Trump nel 2016. Malgrado le lamentale dei difensori del presidente americano, le interferenze non erano nel persuadere elettori a votare Trump, bensì di screditare i suoi concorrenti, soprattutto l’ex Segretaria di Stato Hillary Rodham Clinton che rappresentava il Partito Democratico.

La decisione del Dipartimento di Giustizia americano di nominare un procuratore speciale, Robert Mueller, a indagare la campagna e le accuse di interferenze dei servizi segreti russi nell’elezione presidenziale è criticata da molti, a partire proprio dal presidente americano. Però, bisogna ricordare che tra gli imputati ufficiali fino ad ora ci sono oltre trenta agenti russi e alcune società del paese con legami con il presidente russo Vladimir Putin. Senza dimenticare che alcuni degli imputati sono stati condannati, oppure in attesa di condanne dopo essersi dichiarati colpevoli dei reati a loro imputati.

Queste interferenze si svolgevano tramite i social media con la diffusione di notizie false, con la presenza di utenti farlocchi che hanno “sviato” dibattiti online, e anche dando appoggio a gruppi americani autentici in linea con i loro obbiettivi di sconfiggere l’ex Segretaria di Stato.

Nessuno sa ancora cosa dirà il rapporto finale di Mueller, ma indubbiamente le sue conclusioni avranno grandi effetti sulla politica americana, come anche sulla politica di altri paesi, europei e non, che hanno rivelato pubblicamente le interferenze dei servizi russi anche nelle loro campagne elettorali.

Queste interferenze utilizzavano il disagio di una minoranza della popolazione verso certi temi, e uno di questo è certamente l’immigrazione, e hanno dato una voce così potente a questi disagi da fare sembrare la minoranza molto più grande di quel che in effetti è. Tanto che effettivamente le elezioni furono vinte da partiti e gruppi che rappresentano minoranze dei rispettivi paesi.

Infatti, bisogna sempre ricordare quando parliamo delle elezioni presidenziali del 2016 che il partito più “votato” era quello assenteista e che Donald Trump, il vincitore ufficiale in base ai grandi elettori che decidono la sfida presidenziale, ha ottenuto quasi tre milioni di voti meno della sua concorrente. Ci vuole poco per capire, cifre alla mano, che coloro che hanno votato il presidente ora in carica era una minoranza del paese.


Queste interferenze hanno sfruttato quel che è il diritto più importante di qualsiasi democrazia moderna, il diritto d’opinione e di espressione. Ed è proprio qui che le debolezze della democrazia hanno inizio.

Diritti e conseguenze

Il diritto alle proprie opinioni e di esprimersi liberamente è fondamentale, ma dobbiamo anche ricordare che questo diritto ha dei vincoli. Basti pensare alle leggi come quelle contro la diffamazione per ricordare che ci sono conseguenze serie per coloro che esprimono pareri che possono danneggiare l’immagine di altri individui.

Però, questi vincoli non trattano il tema che ha avuto un ruolo essenziale nelle campagne elettorali in molti paesi in questi anni, come su un tema fondamentale nel dibattito pubblico di molti paesi in giro per il mondo.

Questo tema è proprio quello di diffondere notizie volutamente false, di creare e diffondere immagini e statistiche manipolate per screditare la politica dei concorrenti e di manipolare in maniera decisiva e intenzionalmente divisiva l’opinione pubblica.

In molti casi i responsabili di questa disinformazione creano anche pagine false, filmati manipolati e altri ingegni informatici per fornire “prove” delle dichiarazioni per coloro che abboccano alle esche informatiche.

Le leggi attuali regolano il comportamento dei giornali registrati, ma ancora non hanno i mezzi capaci di combattere coloro che intenzionalmente forniscono e diffondono queste bugie e falsificazioni.


Per capire fino a che punto i manipolatori sono arrivati nel falsificare i dibattiti politici, e non solo online, dobbiamo solo vedere una “teoria” storica/politica nata negli Stati Uniti e ora ripetuta in molti siti, sui social media e anche in altri mezzi di “informazione” in molti paesi. Insieme a questo è interessante vedere la mutazione politica in quel paese di una parola che dimostra come è facile cambiare le percezioni degli utenti meno educati.

Storia falsa e parola ingannevole

Negli ultimi anni sulle pagine di lingua inglese esce regolarmente una frase che non può che far ridere uno studente serio della Storia: “Ma, in fondo i nazisti erano socialisti”.

La frase è cosi falsa da far ridere, ma dopo pochi secondi ci vuole poco per capire che chi la usa ci crede davvero. Nel richiedere, come abbiamo fatto varie volte su più siti, l’utente di turno a fornirne le prove inevitabilmente si riferisce a filmini su YouTube, come anche siti e blog dubbiosi che non fanno altro che riferire alle stesse fonti. Ogni tentativo di chiedere prove concrete o di smentire la frase riceve la risposta “Ho il diritto alle mie opinioni”.

Allo stesso modo negli Stati Uniti la parola “liberale”, che nel dizionario vuole dire una persona che “rispetta la libertà di pensiero e d’azione altrui” (Garzanti) è diventata il sinonimo di “socialista/comunista”. È facile capire che i due significati sono diversi. Infatti, questo cambio del senso della parola dice molto del cambio nella politica americana degli ultimi decenni.

Educazione e votare

La negazione della Storia del nazismo dimostrata dalla frase è la prova che molti giovani non sanno e certamente non capiscono il processo storico che ha portato alla formazione dell’attuale Unione Europea e anche le Nazioni Unite.

Inevitabilmente la prima soluzione deve essere l’educazione della Storia nella scuole, ma non solo per insegnare i retroscena del mondo attuale, ma soprattutto per insegnare come valutare le fonti di informazioni e di poter capire le differenze tra fonti attendibili e le notizie volutamente false e manipolatorie.


La seconda soluzione è quella di votare. Sarebbe facile a dire, “non voto perché nessuno vale il voto” perché tutti dobbiamo subire il risultato, sia chi vota che chi non ha votato.

Ma il voto deve anche essere informato e questo non succede nella politica moderna con la diffusione di notizie false e altre informazioni diffamatorie su candidati o politici basati su queste notizie.

La nostra democrazia ora si trova in una sfida difficile per decidere il suo ruolo vero nel futuro, ma per trovare questo ruolo dobbiamo assicurare che le nostre elezioni non vengono decise da informazioni false e manipolate, ma da informazioni certe e facilmente verificabili. E per fare questo dobbiamo anche assicurare che i nuovi elettori abbiano i mezzi personali per poter valutare queste informazioni.

Solo così potremo superare questo periodo di instabilità politica in molto paesi e solo così potremo assicurare che la Democrazia dia voce a tutti i cittadini e non solo a minoranze rumorose.

 


di emigrazione e di matrimoni

Democracy’s unexpected obstacle

The vote must also be informed and this is not happening in modern politics with the distribution of false news and other defamatory information on candidates and politicians based on this news.

By Gianni Pezzano

The initial concept of Democracy goes back more than two thousand years in the Athens of Classical Greece. Although over the centuries since then various rudimental forms of Democracy were practiced but it was only with the introduction of human rights, including universal suffrage extended to everybody, men and women, rich and poor little more than two centuries ago that we have the modern principle of Democracy. Unfortunately, today Democracy must deal with an obstacle that its Athenian founders and the authors of human rights could not have expected.

After the two world wars of the last century a large slice of the international community, including those countries that now form the European Union, the United States, many (but not all) the countries of the former British Empire and many other countries in all the continents, understood that the foundation for the modern society that should rise up from the ashes of the bloodbaths should be Democracy, with eventual variations in the model of government according to the history of every individual country.

Now, looking at the politics of many of these countries in recent years, we notice political crises that were not expected by the statesmen who dreamed of a world of peace after the innumerable deaths of the two world wars.

However, the problem is not so much in Democracy as a basic concept, rather in its incapacity, indeed in the incapacity of politicians, to understand the challenges launched by new technologies and especially by the internet and the social media.

Facebook

2018 was a difficult year for Facebook because its main founder, Mark Zuckerberg, was the subject of much criticism for Facebook’s role, rather its impotence, which some consider voluntary, to face deal with the distribution of false news and the promulgation of false sites and users that exploit them.

This plays an important role in the current investigations into the Russian interference in the American presidential campaign won by Donald Trump in 2016. Despite the complaints of the American president’s defenders, the interference was not so much to persuade electors to vote for Trump, rather it was to discredit the opponents, especially former Secretary of State Hillary Rodham Clinton who represented the Democratic Party.

The American Justice Department’s decision to appoint a special Counsel, Robert Mueller, to investigate the campaign and the interference by the Russian secret services in the presidential election is criticized by many, beginning with the American president himself. However, we must remember that amongst the people officially indicted so far there are more than thirty Russian agents and some companies from the country with ties to Russian president Vladimir Putin. Without forgetting that some of those indicted were condemned, or awaiting sentencing after declaring themselves guilty of the crimes for which they were indicted.

This interference occurred through the social media with the distribution of false news, the presence of fake users that “deflected” online discussions and also supporting real American groups that were in line with their objectives of defeating the former Secretary of State.

Nobody yet knows with Mueller’s final report will say but undoubtedly his conclusions will have big effects on American politics, as well as also on other countries, European and non-European, that have publicly revealed interference in their electoral campaigns by Russian secret services.

This interference used the uneasiness of a minority of the population towards certain themes, and one of these is surely migration, and gave such a powerful voice to this uneasiness that it made the minority seem bigger than what it really is.   So much so that elections were won by parties and groups that represent minorities in their respective countries.

In fact, when we speak of the presidential election in 2016 we must remember that Donald Trump, the official winner as per the electoral colleges that decide the presidential race, obtained three million votes less than his opponent. It takes little to understand, numbers in hand, that those who voted for the president now in the Oval Office were a minority in the country.

This interference exploited the most important right of any modern democracy, the right to thought and free speech. And it was with this that the weaknesses of democracy began.

Rights and consequences

The right to opinion and freedom of expression is essential but we must also remember that this right had limits. We only have to think of laws such as those against defamation to remember that there are serious consequences for those who express opinions that could damage the image of others.

However, these limits do not treat the theme that had a fundamental role in the electoral campaigns of many countries in recent years, as well as on such as essential theme in public debate in many countries around the world.

This very theme is the distribution of deliberately false news, the creation and distribution of manipulated images and statistics to discredit the policies of opponents and to deliberately manipulate decisively and divisively public opinion.

In many cases those responsible for this disinformation also create pages, manipulated films and other IT tricks to provide “proof” of the declarations for those who take the IT bait.

Current laws govern the behaviour of registered newspapers but they still do not have the means to combat those who intentionally supply and distribute these lies and falsifications.

In order to understand up to what extent the manipulators have reached to falsify political debate, and not only online, we only have to look at a historical/political “theory” that was born in the United States and is now repeated in many sites on the social media and also in other means of “information” in many countries. Together with this it is interesting to look at the political mutation in that country of a word that shows how easy it is to change the perceptions of the less educated users.

False history and deceptive word

Recently on English language pages a phrase appears regularly that can only make a serious student of history laugh; “But, essentially the Nazis were socialists”.

The phrase is so false that it makes you laugh but then after a few seconds it takes little to understand that the person who uses it really believes it. When we ask the user, as we have done a number of times on these sites, to supply proof he or she inevitably refers us to film clips on YouTube and dubious blogs that only refer to the same sources. Any attempt to ask for solid proof or to disprove the phrase receives the answer “I have the right to my opinion”.

In the same way in the United States the word “liberal” that in the dictionary means “willing to respect or accept behaviour or opinions different from one’s own” (Oxford Dictionary) has become a synonym for “socialist/communist”. It is easy to understand that the meanings are totally different.   In fact, this change of the word’s meaning tells us a lot of the change in American politics in recent decades.

Education and voting

The denial of the history of Nazism shown by the phrase is the proof that many young people do not know and certainly do not understand the historical process that brought about the formation of the current European Union and also the United Nations.

Inevitably the first solution must be to teach history in school, not only to teach the background of today’s world but especially to teach how to evaluate sources of information and to be able to understand the differences between reliable sources and news that is deliberately false and manipulative.

The second solution is that of voting. It would easy to say “I do not vote because is worthy of the vote” because we all suffer the outcome, both those who voted and those who did not vote.

But the vote must also be informed and this is not happening in modern politics with the distribution of false news and other defamatory information on candidates and politicians based on this news.

Our democracy now finds itself in a difficult challenge of deciding its true role in the future and to find this role we must ensure that our elections are not decided by false and manipulative information but by reliable and easily verifiable information.   And in order to do this we must ensure that new electors have the personal skills to be able to evaluate this information.

Only in this way will we be able to overcome this period of political instability and only in this way will we be able to guarantee that Democracy gives a voice to all its citizens and not only to loud minorities.

Lascia un commento