Italiani nel Mondo

Il vizio della Cultura italiana – Italian Culture’s Bad Habit

By 15 Aprile 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il vizio della Cultura italiana

Abbiamo davvero il patrimonio culturale più grande del mondo, ma dimentichiamo che ogni Cultura si considera tale e quindi, come paese, non ci rendiamo conto che all’estero quasi nessuno sa delle ricchezze contenute nel nostro stivale.

Di Gianni Pezzano

In queste settimane RAI in Italia, e non dubitiamo RAI World all’estero, ha trasmesso la serie di documentari presentata da Alberto Angela, “La penisola dei tesori”. L’archeologo/presentatore ha dato al pubblico nazionale e internazionale una visione di alcuni dei luoghi che rendono l’Italia un forziere della Cultura mondiale.

Per chi scrive rivedere luoghi già visitati come San Vitale a Ravenna, il Palazzo Ducale di Urbino e lo straordinario Palazzo del Te a Mantova ha dato la voglia di rivederli e anche gli altri luoghi presentati da Angela. Vivere nel cuore della Romagna offre la possibilità unica di poter vedere decine di luoghi UNESCO, ma poi viene in mente che questo programma non fa altro che rinforzare ulteriormente un’impressione che abbiamo da anni, che come paese, l’Italia ha un vizio che ci impedisce di realizzare in pieno il nostro potenziale culturale e conseguentemente anche turistico.


Abbiamo davvero il patrimonio culturale più grande del mondo, ma dimentichiamo che ogni Cultura si considera tale e quindi, come paese, non ci rendiamo conto che all’estero quasi nessuno sa delle ricchezze contenute nel nostro stivale.

Come paese abbiamo il vizio di pensare che tutti nel mondo sappiano la grandezza della nostra Cultura e quindi non ci rendiamo conto che tra il grande pubblico la realtà all’estero non è affatto cosi.

Scuole all’estero

Nel mio percorso scolastico in Australia in scuole cattoliche e facendo quel che in Italia verrebbe considerato il liceo classico, ho studiato solo due libri non inglesi in “letteratura”, entrambi in lingua inglese. Questi non erano italiani ma francesi, “Il Rosso e il Nero” di Stendhal e “Lo Straniero” di Camus. Ma il paradosso è che uno dei libri inglesi che abbiamo studiato fu ispirato da un classico della letteratura italiana.

Geoffrey Chaucer fu l’ambasciatore del re inglese alla corte milanese dove scoprì le opere di Dante, Petrarca e particolarmente Boccaccio. Infatti, il “Decamerone” di Boccaccio lo colpì così tanto che decise di scrivere “I Racconti di Canterbury”.

Noi figli di italiani non abbiamo mai saputo di questo legame con il nostro patrimonio culturale, così come abbiamo studiato poco la Storia d’Italia tranne qualche riferimento fugace al Risorgimento e il ruolo del Papa quando abbiamo studiato la Riforma e la Controriforma.

Non ho dubbi che se chiedessimo ai nostri parenti e amici che hanno frequentato scuole all’estero, sentiremmo la stessa storia con leggere variazioni.

Cultura in generale

In un mondo ora connesso eternamente con i social dimentichiamo che fino a non tanti anni fa era quasi impossibile per chi abita all’estero poter seguire la musica, il cinema e le altre forme di cultura italiana. Fino agli anni ‘90 gli emigrati italiani e i loro figli e discendenti non potevano vedere i programmi televisivi ora disponibili con RAI World.

Quei film italiani che arrivavano all’estero erano per un pubblico che conosceva poco o niente della “Alta Cultura” italiana, e ricordo che i due cinema italiani ad Adelaide proiettavano i film di Totò e Peppino, Amadeo Nazzari e Yvonne Sanson e di Franco e Ciccio, e spesso noi figli capivamo poco di quel che faceva ridere o piangere così tanto i nostri genitori. Alla fine arrivavano alcuni altri film di artisti come Gianni Morandi, Mal dei Primitives e attori del genere, ma per molti di noi giovani c’era poca voglia di vedere film che ci facevano diventare preda facile per i nostri connazionali che cercavano di prenderci in giro per qualsiasi motivo legato alle nostre origini.

Anche qui c’era un paradosso che abbiamo scoperto solo anni dopo, molti dei successi che ascoltavamo alla radio in Australia e altre paesi erano cover locali di grandi successi italiani, come la “Tar e cement” di Verdelle Smith, numero uno nel mondo, che era la versione inglese di “Il Ragazzo della Via Gluck” di Adriano Celentano.


Scoperta

Per alcuni di noi che abbiamo deciso di frequentare l’università è finalmente arrivato il momento di conoscere un’altra Cultura italiana, partendo dal cinema d’autore di registi come Bertolucci, Pasolini, Fellini e Wertmuller.

Per altri la scoperta della ricchezza della nostra Cultura è arrivata con il primo viaggio in Italia quando non solo abbiamo scoperto cantanti straordinari e film nuovi, ma anche luoghi come, naturalmente Roma, Pompei e Firenze, che ci hanno fatto capire che il nostro passato era molto più ricco di quel che pensavamo.

Un altro problema nella promozione della Cultura italiana all’estero era ed è tutt’ora la diffidenza dei burocrati esteri verso la nostra Cultura. Nelle scuole anglosassoni il francese in particolare era considerato la lingua da studiare, e in questo l’Alliance Française è stata molto più efficace della nostra Società Dante Alighieri.

Ma era troppo tardi per moltissimi dei figli e poi i nipoti degli emigrati italiani, conoscevano si e no il dialetto e poco della lingua italiana moderna. La grande maggioranza di loro non ha le capacità di poter capire e quindi di apprezzare davvero il nostro cinema, letteratura e musica, e conoscono poco o niente della nostra Storia.

Ma questo non è colpa loro ma delle circostanze nei loro paesi di residenza. Però, non manca la volontà in molti di volerlo imparare. Alcuni sin da giovani e altri anche quando vanno in pensione e hanno finalmente il tempo di poterlo fare.

Realtà

Questa è la realtà e basta fare una visita sulle pagine dei social degli italiani all’estero per capirlo. E questa è la realtà che chi in Italia vuole promuovere la nostra Cultura all’estero non capisce fino in fondo.


Ho sentito addetti ai lavori parlare di promuovere di più la lirica. Ma che senso ha se il pubblico internazionale non capisce le parole delle opere?

Dobbiamo capire che per promuovere la nostra Cultura non può partire dalla lingua italiana, ma nelle lingue dei paesi di residenza dei nostri parenti e amici all’estero. Dobbiamo dare a loro il modo di poter iniziare la strada che li porterà a imparare la nostra lingua e   poter finalmente accedere a tutti i livelli della nostra grandissima Cultura.

Non ho dubbi che molti in Italia leggendo queste parole penseranno che sia ridicolo non iniziare con la nostra lingua, ma risponderei con una domanda semplice: se il pubblico internazionale non capisce Gianni Morandi o Adriano Celentano che hanno un linguaggio pulito e semplice, come fanno a capire Fabrizio de André considerato il poeta dei cantautori e come potremmo pretendere che capisse qualsiasi opera lirica?

Questo discorso è altrettanto valido per i nostri comici, spettacoli teatrali, documentari e qualsiasi mezzo di informazione.

I nostri responsabili per la Cultura devono cominciare a capire le dure realtà all’estero per trovare il modo di incoraggiare i figli, nipoti e pronipoti dei nostri emigrati a imparare la nostra Cultura e la nostra lingua.

Molti di loro vogliono davvero imparare le loro origini e quindi, come paese, dobbiamo fornire a loro i mezzi di poterlo fare.


Qualche politico direbbe sicuramente che queste sono spese inutili e che il paese ha altre priorità. Ma con oltre 90 milioni di italiani all’estero tra emigrati italiani e i loro discendenti, abbiamo un potenziale mercato enorme per turisti che verrebbero qui per imparare di più delle loro radici, come anche del loro patrimonio culturale personale.

Ma per farlo dobbiamo togliere il vizio di pensare “tutti sanno quel che abbiamo”, non è vero e non è mai stato. Allo stesso tempo dobbiamo anche capire che il potenziale guadagno nel futuro è molto più grande delle spese iniziali per mettere in azione programmi mirati per insegnare al mondo la grandezza della nostra Cultura.

Partendo dagli italiani all’estero.

di emigrazione e di matrimoni

Italian Culture’s Bad Habit

We truly have the world’s biggest Cultural heritage but we forget that every Culture considers itself such and therefore we do not understand that overseas almost nobody knows about the treasures contained in out boot.

By Gianni Pezzano

In recent weeks Rai TV in Italy, and we do not doubt RAI World overseas, has been broadcasting the series of documentaries presented by Alberto Angela La penisola dei tesori (The Peninsula of Treasures). The archaeologist/presenter gave the national and internaitonal audience a view of some of the places that make Italy’s a treasure chest of the world’s Culture.


For me seeing once more places already visited such as San Vitale in Ravenna, Urbino’s Ducal Palace and Mantua’s stupendous Palazzo Te gave me the desire to see them again, as well as the other places presented by Angela. Living in the heart of the Romagna offers the unique opportunity to see dozens of UNESCO World Heritage Sites and then comes to mind that this programme only reinforces even more an impression I have had for years of how this country has a bad habit the hinders us from fulfilling our cultural and subsequently our tourism potential.

We truly have the world’s biggest Cultural heritage but we forget that every Culture considers itself such and therefore we do not understand that overseas almost nobody knows about the treasures contained in out boot.

As a country we have the bad habit of thinking that the entire world knows our Culture’s greatness and thus we do not understand that for the huge public overseas this is not the case at all.

Schools overseas

In my schooling in catholic schools in Australia and having attended what in Italy would be considered a “Classical high school” I studied only two non-English books, both in English. These were not Italian but French, Stendhal’s “The Red and the Black” and Camus’ “The Outsider”. But the paradox is that one of the English books we studied was inspired by a classic of Italian literature.

Geoffrey Chaucer was the Ambassador of the King of England to the Milanese court where he discovered the works of Dante, Petrarch and especially Boccaccio. In fact, Boccaccio’s “Decameron” struck him so much that he decided to write his “The Canterbury Tales”.

We children of Italians never knew about this link with our cultural heritage, just as we studied little of Italy’s history except for a few fleeting references to Italy’s Reunification and the Popes’ role in the Protestant Reformation and the Counter Reformation.

I have no doubt that if we asked our relatives and friends who attended schools overseas that we would hear the same story with minor variations.

Culture in general

In a world now eternally connected by the social media we forget that until not many years ago it was almost impossible for those who live overseas t be able to follow music, cinema and other forms of Culture from Italy. Until the 1990s Italian migrants overseas and their children and descendants could not see the television programmes now available with RAI World.

Those Italian films that reached overseas were for a public that knew little or nothing of “High Italian Culture” and I remember the two Italian cinemas in Adelaide showed films by Totò and Peppino, Amadeo Nazzari and Yvonne Sanson and Franco and Ciccio and often we children understood little of what made our parents laugh or cry so much. Finally other types of films came with people such as Gianni Morandi, Mal and other such actors but for many of us young people there was little desire to see films that made us easy prey for our peers who were looking for ways to make fun of us because of our origins.

And even in this there was a paradox that we discovered only years later, many of the hits that we heard on the radio in Australia and other countries were local covers of great Italian hits such as Verdelle Smith’s “Tar and cement”, a worldwide number one hit, that was the English version of Adriano Celentano’s Il Ragazzo della Via Gluck.

Discovery

For some of us who decided to go to university the moment finally came to get to know another Italian Culture, starting with the art house cinema with directors such as Bertolucci, Pasolini, Fellini and Wertmuller.

For others the discovery of the richness of our Culture came with the first trip to Italy where we discovered not only extraordinary singers and new films, but also places such as, naturally, Rome, Pompeii and Florence that made us understand that our past was much richer that we thought.

Another promotion for promoting Italian Culture overseas was and still is the diffidence of bureaucrats overseas towards our Culture. In Anglo-Saxon schools French in particular was considered a language to be studied and in this the Alliance Française was much more effective than our Dante Alighieri Society.

But it was too late for many of the children and then grandchildren of Italian migrants who more or less knew the dialect and little of modern Italian. The great majority of them did not have the skill to be able to understand and therefore truly appreciate our cinema, literature and music and they know little or nothing of our history.

But this was not their fault, but of the circumstances in their countries of residence. However, there is no lack of desire to want to learn. Some since they were very young and others even when they retire and finally have the time to do so.

Reality

This is the reality and we only have to visit the social media pages of the Italians overseas to understand this. And this is the reality that those in Italy who want to promote our Culture overseas do not understand deeply.

I have heard experts speak about promoting our opera even more. But what is the sense if the international public does not understand the words of the operas?

We must understand that in order to promote our Culture we must not start with Italian but with the languages of the countries of residence of our relatives and friends overseas. We must give them the means to begin the path that will take them to learning our language and to finally be able to access all the levels of our great Culture.

I have no doubt that on reading these words many in Italy will think that it is ridiculous not starting with our language but I would answer with a simple question: if the international public does not understand Gianni Morandi or Adriano Celentano who use a language that is clean and easy, how will they understand Fabrizio de André who is considered the poet of our singer songwriters and how could they understand any opera?.

And this is just as valid for our comedians, stage shows, plays, documentaries and any form of information.

Our bureaucrats and experts who are responsible for Culture must start understanding the hard lessons from overseas in order to find a way to encourage the children, grandchildren and great grandchildren of our migrants to learn our Culture and language.

Many of them truly want to learn their origins and therefore, as a country, we must supply them the means to be able to do so.

Some politicians would surely say that there are useless expenses and that the country has other priorities. But with more than ninety million Italian migrants and their descendants around the world we have a potentially enormous market for tourists that would come here to learn more about their origins, as well as their personal cultural heritage.

But in order to do this we must lose the bad habit of thinking “everybody knows what we have”, it is not true and it never was, At the same time we must also understand that the potential income in the future is much greater than the initial costs to put into action programmes aimed at teaching the world the greatness of our Culture.

Starting with the Italains overseas.

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