Il Sughetto della Discordia – The Sauce of Contention, or is it gravy?

By 8 ottobre 2018Italiani nel Mondo
di emigrazione e di matrimoni

Il Sughetto della Discordia

Ogni articolo è una sfida, ma oggi abbiamo una sfida particolare che coinvolge non solo il tema principale, ma anche le differenze tra lingue. In questo caso, un concetto descritto con due parole diverse nell’inglese, ma che nella lingua italiana sono tradotte con soltanto una parola.

Di Gianni Pezzano


Ovviamente questo coinvolge un tema molto caro agli italiani e che ogni giorno si trova sulle pagine degli italiani all’estero, la cucina. Però, nel trattare questo tema allo stesso tempo caro e controverso, ci fa capire benissimo come cambiano gli italiani all’estero nel corso del tempo e le generazioni.

Nel caso specifico, si tratta di un dibattito acceso in un paese particolare, ma ci saranno senza dubbio casi simili in ogni paese dove ci sono comunità di emigrati italiani e i loro discendenti.

 

Il rito domenicale


Molte famiglie italiane, sia in Italia che all’estero, hanno la traduzione del sugo della domenica. In alcuno casi si chiama il ragù ma è sempre parte integrale della vita famigliare. È talmente fondamentale che il rito del ragù, in questo caso di una famiglia napoletana, era al centro della celebre commedia di Eduardo De Filippo “Sabato, domenica e lunedì”.

Quindi non è una sorpresa che famiglie di seconda, terza e seguenti generazioni nate all’estero hanno deciso di tenere questa usanza per dimostrare il legame con i nonni e i genitori. Allora durante ogni weekend le pagine Facebook degli emigrati italiani sono piene di foto di pentoloni colme di salsa rossa con pezzi di carni, polpette e ingredienti vari per mostrare al mondo come fanno la loro versione.

Poi, inevitabilmente, nelle pagine americane qualcuno dice “Do you like my gravy?” cioè “vi piace il mio sugo?” e altrettanto inevitabilmente la risposta viene da molti “It is not gravy, it is sauce” (Non è gravy, è salsa/sugo).

Per gli anglosassoni il gravy è il sughetto preparato dai liquidi di cottura degli arrosti e di solito è servito in una salsiera a parte per permettere a ciascuno di servirsi la quantità desiderata. Naturalmente il gravy è diventato un accompagnamento prelibato per gli arrosti nelle case di emigrati italiani in molti paesi, particolarmente quelli anglosassoni. Però non è essenzialmente una tradizione italiana.

A volte gli scambi sulle pagine americane tra utenti riguardo questa parola diventano molti accesi perché alcuni considerano l’uso della parola inglese come un’offesa verso le tradizioni italiane care a tutti.

Stranamente sembra un tema specificatamente americano perché non ho ancora visto questa usanza sulle pagine australiane e canadesi, ma non sarebbe una sorpresa vedere questo sviluppo nel futuro quando non ci saranno più i nonni per tenere vive le tradizioni culinarie e linguistiche delle famiglie.

Inoltre, nel caso di un ragù specifico, gli anglosassoni si riferiscono al ragù alla bolognese come “bolognaise sauce” e, come sicuramente sa chiunque abbia viaggiato in questi paesi, spesso è servito con gli spaghetti che sarebbe un delitto culinario per gli emiliani e i romagnoli.

 

Tradizioni

Però, per quanto possa essere divertente seguire questo gioco tra gravy e sauce è soprattutto una faccia particolare di quel che succede tra gli italiani all’estero e i specialmente tra i loro discendenti che dobbiamo studiare fino in fondo.

Gli emigrati italiani, prima come genitori e poi come nonni, hanno il desiderio forte di mantenere vive le tradizioni imparate dai proprio genitori. In questo modo famiglie non solo fanno la salsa o il ragù della domenica e per le occasioni speciali. Ci sono le famiglie che fanno il proprio vino, la passata di pomodoro, i sottaceti, il maiale (anche in paesi dove la macellazione in casa sarebbe proibita per legge) e non è sconosciuto per famiglie venete e friulane produrre grappa per uso personale (anche questo di solito illecito secondo le leggi locali).

Però, come l’introduzione del gravy con gli arrosti, le ricette e le usanze subiscono variazioni locali come ho visto qualche giorno fa con una ricetta per i “tortellini alla panna” dove c’era il soffritto di aglio macinato che senza dubbio non fa parte di nessuna ricetta per piatti simili in Italia.

Ci vuole poco poi per vedere come i cambi di ricette superficialmente simili hanno innumerevoli variazioni all’estero perché la ricette di base in casa sono le versioni delle varie regioni e i paesini di origine.

Quel che viene identificato come “italiano” da ciascun utente è, a tutti gli effetti, quel che hanno imparato in casa e non nei viaggi in Italia. Di conseguenza i nipotini di emigrati italiani che vanno al Bel Paese trovano che nei ristoranti non viene portato il burro insieme al pane come l’usanza di altri paesi,   anglosassoni e non, oppure il formaggio e i condimenti sono molto diversi da quelli che conoscono sin dalla gioventù.

 

Lingua e ricerche

Naturalmente questi cambi non si trovano solo nelle ricette, ma in ogni aspetto della vita, a partire dalla lingua italiana parlata in ciascun paese. Questi cambiamenti poi si estendono a tutti gli aspetti della vita come le tradizioni dei matrimoni, i funerali, le feste e i riti quotidiani in generale, per esempio l’uso della bevanda mate nei paesi della America del Sud.

L’introduzione di nuove parole, oppure l’invenzione di parole ibride che mettono insieme aspetti dell’italiano e la lingua locale, hanno fatto sì che tutte comunità condividono aspetti generici simili in giro per il mondo, ma nelle specificità queste variazioni rendono ogni comunità unica.

Di conseguenza, quando parliamo della ricchezza del patrimonio culturale italiano abbiamo l’obbligo di riconoscere che questo patrimonio è molto più grande e variegato di quel che pensiamo se lo limitiamo solo ai confini del Bel Paese.

Perciò, come cerchiamo di fare con la nostra ricerca per le storie dell’emigrazione italiana, abbiamo come paese l’obbligo di documentare e scrivere queste variazioni della nostra lingua e della nostra Cultura. Dobbiamo incoraggiare i ricercatori a cominciare a concentrarsi sulle locali comunità italiane per fare capire come sono diverse dalle altre comunità.

I nostri ricercatori già vanno all’estero per fare le ricerche sui quei dialetti ormai spariti in Italia che ora esistenti solo tra le famiglie dei nostri emigrati dovrebbero anche documentare le variazioni della lingua italiana che incontrano.

Ma ricerche del genere non si svolgono in maniera sparsa, ma con gli sforzi di più gruppi e con la coordinazione di enti come l’Accademica della Crusca in Italia che documentano i cambi della nostra lingua e Cultura.

Ormai, è troppo tardi per molti aspetti del passato, ma non per questo dobbiamo pensare che dobbiamo rinunciare al tentativo. La nostra Cultura, come ogni Cultura vera, è vivente e cambia in base a ogni individuo che vi contribuisce e ogni persona che la diffonde.

Per questi motivi è importante far capire che la storie che chiediamo dai nostri lettori non sono   semplicemente parole per riempire pagine, ma un serio tentativo di iniziare un progetto internazionale per la raccolta della Storia della nostra Immigrazione. Una Storia che non solo ha contribuito al creare l’Italia d’oggigiorno, ma anche a contribuire alla costruzione di ogni paese dove ora si trovano emigrati italiani e i loro discendenti.

Da figlio di emigrati italiani ora residente in Italia vedo ogni giorno che qui quasi nessuno capisce la moltissime realtà dei nostri parenti e amici all’estero. È ora che cominciare a insegnarle…

Inviate le vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

The Sauce of Contention, or is it gravy?

Every article is a challenge but today we have a special challenge not only on the main theme but also due to differences in languages. In this case, a concept described with two different words in English but which in Italian is stated with one word.

By Gianni Pezzano

Obviously this involves a theme that is very close to Italians and which can be found every day on the pages of Italians overseas, cooking. However, in dealing with a theme that is loved and controversial at the same time, it lets us understand very well how Italians overseas change over time and generations.

This specific case deals with a fiery discussion in one particular country but there will undoubtedly be similar cases in every country where there are communities of Italian migrants and their descendants.

 

The Sunday ritual

Many Italian families, in Italy and overseas, have the tradition of the Sunday sauce. In some cases it is called ragù but it is always an essential part of family life. It is so essential that the ritual of the sauce-ragù, extremely long cooking times, is the central theme of the famous play “Saturday, Sunday and Monday” by Eduardo De Filippo, in this case involving a family from Naples.

Therefore it is no surprise that families of second, third and further generations born overseas decided to keep this habit to show the link with their parents and grandparents. So, every weekend the Facebook pages of Italian migrants are full of photos of pots full of red sauce, pieces of meat, meatballs and the various ingredients to show the world how they make their version.

And then, inevitably, on the American pages someone writes “How do you like my gravy?” and just as inevitably the answer comes from many “It is not gravy, it is sauce”.

Naturally gravy has become a favourite condiment for roasts in the homes of Italian migrants in many countries, especially the Anglo-Saxon ones. But essentially it is not an Italian tradition.

At times the exchanges between users on the American pages concerning this word become very fiery because some consider the use of the English word as an insult to the Italians traditions dear to all of them.

Strangely this theme seems to be specifically American because I have not yet seen this habit on the Australian and Canadian pages but it would not be a surprise to see this development in the future when grandparents will no longer be with us to keep the family culinary and linguistic traditions alive.

Furthermore, in the case of the ragù from Bologna, the Anglo-Saxons refer to it as “Bolognaise sauce” and, as those Italians who have travelled overseas know, it is served with spaghetti which would be a serious culinary sin for the people of the Emilia-Romagna where it originated.

 

Traditions

However, as much as it can be fun to follow these exchanges, the game between gravy and sauce is above all a specific face of what happens amongst the Italians overseas and especially amongst their descendants that we must study in depth.

Italian migrants, first as parents and then as grandparents, had the strong desire to keep alive the traditions they learnt from their parents. In this way families do not only make their own sauce or ragù for Sundays and special occasions. There are families that make their own wine, produce their own tomato purée, preserved vegetables, butcher the pig (even in countries where home butchering is forbidden by law) and it is not unknown for families from the Veneto and Friuli to make their own grappa spirits for their personal use (this too is illegal according to local laws).

However, like the introduction of gravy with roast meats, the habits undergo local changes as I saw a few days ago with a recipe for “tortellini alla panna” that included sautéed diced garlic which undoubtedly is not part of any recipe for similar dishes in Italy.

It takes little to see that these changes of recipes that are superficially similar have innumerable variations overseas because the basic recipes in the home are the versions of the various regions and towns of origin.

What is identified as “Italian” by each user is, in every way, what they learnt at home and not in their trips to Italy. Subsequently, the grandchildren of Italian migrants who visit Italy find that the restaurants do not bring butter with the bread as is the habit in Anglo-Saxon and other countries, or that the cheese and the condiments are very different from those they have known since their childhood.

 

Lineage and research

Naturally these changes are not only in recipes but in every aspect of life, beginning with the Italian spoken in each country. These changes then extend to every aspect of life such as the traditions at weddings, funerals, parties and daily habits in general, such as the use of the drink mate in South American countries.

The introduction of new words, or the invention of hybrid words that put together aspects of Italian and the local language, have ensured that all the communities share generic aspects around the world but the specific details make each community unique.

Subsequently, when we talk about the wealth of Italy’s cultural heritage we are obliged to recognize that this heritage is much bigger and varied than what we think if we limit ourselves only to Italy.

Therefore, as we seek to carry out our search for stories of Italian migration, as a country we have the duty to document and write down these variations in our language and our Culture. We must encourage researchers to concentrate on their local Italian communities in order to let us understand how they are different from the other communities.

Our researchers who already go overseas to carry out research on those dialects that have now disappeared in Italy and now exist only amongst the families of our migrants must also document the variations of the Italian language they encounter.

But this research cannot be carried out randomly but with the efforts of a number of groups and with the coordination of such bodies as Italy’s Accademia della Crusca that document the changes in our language and Culture.

It is already too late for many aspects of our past but this must not make us think that we must give up trying. Our Culture, just like every real Culture, is a living entity and changes according to who contributes to it and each person who spreads it.

For these reasons it is important that we make people understand that the stories we ask from our readers are not simply words to fill pages but a serious attempt to begin an international project to collect the History of our migration. A History that not only contributed to making Italy what it is today but also contributed to the building every country where there are now Italian migrants and their descendants.

As the son of Italian migrants now living in Italy I see every day that almost nobody here understands the multitude of realities of our relatives and friends overseas. It is time we began teaching them…

Send your stories to: [email protected]ses.com

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