Italiani nel Mondo

Siamo davvero noi la Storia – We are truly History

By 5 Ottobre 2018 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Siamo davvero noi la Storia

La Storia è un mezzo per capire come evitare gli sbagli del passato. Perciò, la Storia dovrebbe dare voce ai suoi veri protagonisti, a partire dalle gente comune che è quella parte della popolazione che soffre di più i cambiamenti storici.

Di Gianni Pezzano

Per molti la materia più odiata alla scuola è la Storia. L’apparente ripetizione infinito di date, luoghi e nomi fatto dagli insegnanti fa dimenticare che la Storia non è composta da una serie di incidenti celebri nel corso dei millenni, secoli e i decenni.


Per noi che abbiamo avuto la fortuna d’avere un insegnante di Storia degno di quel titolo, la Storia è un continuo evolversi del nostro mondo e non solo sotto le mani di personaggi celebri come Giulio Cesare, Napoleone, Garibaldi e Gandhi.

La Storia coinvolge tutti, dal neonato al più anziano per formare la società che abbiamo ora e per dare il contributo a formare la nuova società del futuro.

Questo è il motivo per cui questo giornale ha cominciato una ricerca di storie dell’Emigrazione italiana in tutto il mondo. Gli emigrati italiani non solo hanno aiutato l’Italia in vari modi, ma le lezioni di queste emigrazioni dovrebbero aiutare a evitare di ripetere i tristi episodi cui sono stati soggetti i milioni di emigrati che anche oggi cercano una vita migliore in altri paesi.

 

Commento dal cuore

Il giorno dopo l’uscita del nostro articolo più recente (https://thedailycases.com/il-futuro-di-italia-gia-vissuto/) abbiamo ricevuto questa risposta da un lettore, Tony Battista dal Nord America: “Caro Pezzano, gli italiani che non hanno vissuto all’estero non sanno come si vive all’estero e a che sofferenze si incontrano all’inizio dell’avventura e a quanto lavoro e sacrifici ci si è messi sulle spalle. Gli italiani venuti nel Nord America prima della Secondo Guerra Mondiale sono stati trattati vicino alla schiavitù. L’Italia è una causa persa, cambieranno solo quando l’acqua arriva alla gola. Il paese ospite ha sempre sfruttato l’emigrante, pagando meno o al nero e affibbiandoli i lavori meno abbienti. Cerchiamo piuttosto di accogliere i nuovi giovani italiani che emigrano da un paese che non si occupa di loro e che sono stati costretti a fuggire invece di rassegnarsi a una carriera scialba.”

Purtroppo non abbiamo dettagli di Tony e speriamo che lui abbia visto la risposta e che accolga il nostro invito a scrivere la propria storia per la nostra collezione perché questo grido dal cuore dice molte cose che dovrebbero farci pensare.

Non dubitiamo che ci sarà chi si sentirà chiamato in causa dai commenti finali e lo spazio non ci permette di approfondare quella parte del commento. Però, la prima parte del commento dice quel che tutti gli emigrati italiani e i loro figli e discendenti sanno molto, ma molto bene.

In Italia pochi sanno davvero cosa vuol dire l’esperienza “emigrazione” tranne che si va in paesi lontani e in molti casi una famiglia si spacca in più rami e, tristemente, non raramente questi rami perdono i contatti.


 

Gente normale

Infatti, è proprio l’emigrazione il fenomeno che più ci fa capire che la Storia non è composta semplicemente da episodi fondamentali con un capo carismatico alla testa che più spesso che non finisce male.

L’emigrazione è composta da innumerevoli milioni di persone che hanno lasciato il paese di nascita per una moltitudine di motivi. Basta vedere le cronache dei giornali d’oggigiorno per vedere i motivi più importanti: condizioni economiche, guerre, malattie, disastri naturali, carestie per vari motivi, malgoverno ecc., ecc., ecc.

Nella stragrande maggioranza dei casi gli emigrati sono “gente comune”, che di comune non hanno, che vuole dare alla famiglia una vita migliore e più sicura. Pochi di loro sanno le condizioni che troveranno nel paese nuovo e nessuno immagina come sarà trattato dagli autoctoni che molto spesso si sentono minacciati dai nuovi residenti nel loro paese.

 


Condizioni e discriminazioni

E qui cominciamo a capire profondamente il senso vero della prima parte del commento di Tony Battista. Un commento che sicuramente tutti in nostri lettori emigrati in tutti i continenti capiranno perché anche loro l’hanno vissuto sulla propria pelle.

Quando gli emigrati partono per la nuova “avventura”, come la chiama lui, non immaginano le discriminazioni, aperte e occulte, praticate verso di loro dai nuovi vicini, datori di lavoro e anche a scuola verso i loro figli.

A volte la parola “razzismo” è utilizzata in un modo troppo banale, ma l’immigrato la conosce fin troppo bene quando vede che gli unici lavori possibili sono quelli più poveri e duri che altri non vogliono fare, quando viene sfruttato in ogni senso, quando vede negare il riconoscimento delle qualifiche ottenute con gli studi e le esperienze di lavoro in patria, quando la loro cultura è considerata “inferiore” dagli altri e i figli trovano difficoltà a scuola a causa dei nomi diversi, il colore della pelle e l’incapacità iniziale di parlare la lingua locale.

In alcuni paesi immigrati italiani sono stati linciati e soggetti a violenza e discriminazioni da parte delle autorità locali e non ci limitiamo solo a indicare gli Stati Uniti, ma anche molti altri che in un modo o l’altro non ci vedono di buon occhio. Basta ricordare la storia del nostro contributore Guilherme Balista che ci ha raccontato che la legge in Brasile durante una delle sue dittature proibiva agli immigrati di dare nomi non portoghesi ai loro figli.

 


Storia

Perciò gli emigrati e i loro figli e discendenti hanno l’obbligo di raccontare le loro storie perché, in tutti i sensi, fanno parte della Storia d’Italia (nel nostro caso) e del nuovo paese di residenza. Con la loro partenza e spessissimo con i loro contributi finanziari (compreso comprare prodotti industriali, cibi, ecc.) gli immigrati continuano a dare un contributo importante al loro paese d’origine. L’Italia ne è un esempio importante di questo perché, come abbiamo già raccontato, gli emigrati italiani post bellici hanno contributo a creare le condizioni per il “boom economico” della fine degli anni 50 e l’inizio anni 60.

Inoltre, con il loro lavoro ed eventuale intraprendenza contribuiscono anche allo sviluppo culturale del paese di residenza. Non basta vedere solo il solito luogo comune della cucina, ma vedere anche il contributo in tutti i campi degli immigrati e i loro discendenti.

La Storia deve riflettere questi cambiamenti, deve documentare non solo le cose buone (e cattive) che hanno fatto, ma anche documentare le discriminazioni che hanno subito per fare capire il prezzo vero del loro contributo ai due paesi.

 

Lezioni


Questo è importante perché queste esperienze sono lezioni che dovrebbero insegnarci come trattare gli emigrati nel mondo nuovo. Purtroppo, come vediamo dalla cronache di ogni paese, queste lezioni non sono state tenute in conto dalle autorità e anche dalla gente comune in molti paesi.

Quindi la Storia non è una materia inutile, come pensano molti, ma un mezzo per capire come evitare gli sbagli del passato. Perciò, la Storia dovrebbe dare voce ai suoi veri protagonisti, a partire dalle gente comune che è quella parte della popolazione che soffre di più i cambiamenti storici.

Ed è per questi motivi che ripetiamo il nostro appello ai nostri lettori di contribuire con le proprie storie dell’emigrazione italiana. Cerchiamo storie non solo da chi è partito, ma anche dai loro figli e discendenti perché anche loro sentono gli effetti della decisione di emigrare, come abbiamo già letto nel passato.

Ogni storia che riceviamo è semplicemente e profondamente una pagina della Storia dell’Emigrazione italiana, in molti sensi il fenomeno più importante della Storia d’Italia.

Siamo davvero la Storia.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

We are truly History

History is a means to understand how to avoid the mistakes of the past. For this reason history should give voice to its true protagonists, beginning with the common people who are the part of the population that suffers most from historical change.

By Gianni Pezzano

 

For many the most hated subject at school was history. The apparent infinite repetition of dates, places and names made by the poorer teachers makes us forget that history is not made up of a series of famous incidents in the course of millennia, centuries and decades.

For those of us lucky enough to have had a history teacher worthy of this title, history is the continual evolution of our world and not only at the hands of famous people such as Julius Caesar, Napoleon, Garibaldi and Gandhi.

History involves everyone, from the new born child to the oldest person, to form the society we have now and to give a contribution to forming a new society in the future.

This is the reason that this site began its search for stories of Italian migration around the world. Italy’s migrants not only helped the country in a number of ways but the lessons from these migrations should help us learn to avoid repeating sad episodes that millions of migrants were subject to, including those who today seek a better life in other countries.

 

Comment from the heart

The day after our most recent article (https://thedailycases.com/il-futuro-di-italia-gia-vissuto/) came online we received a reply from a reader. Tony Battista from North America wrote: “Dear Pezzano, Italians who have not lived overseas do not know how we live overseas and what suffering we encountered at the beginning of the adventure and how much work and sacrifices we carried on our shoulders. The Italians who came to North America before the Second World War were treated nearly like slaves. Italy is a lost cause, they will change only when the water reaches their throats. The host country has always exploited migrants, paying them less or illegally and denying them the better jobs. Rather, let us try to welcome the new young Italians who migrate from a country that does not take care for them and who are forced to flee instead of resigning themselves to a dull career.”

Sadly we have no details about Tony and we hope he has seen our reply and accepts our invitation to write his own story for our collection because this cry from the heart says many things that should make us think.

We have no doubt that some will feel they are being accused by the final comments and space does not allow us to delve deeper into that part of reply. However, the first part of the comment says what all Italian migrants, their children and descendants know very, very well.

Few in Italy know what the “migration” experience means except that they go to distant countries and that in many case families break up into more than one branch and, sadly, not uncommonly they lose contact.

 

Ordinary people

In fact, migration is the very phenomenon that lets us best understand that history is not made up simply of important episodes with a charismatic leader at the head who more often than not finishes badly.

Migration is made up of countless millions of people who left their countries of birth for a multitude of reasons. We only have to look at today’s newspapers to see reports of the most important reasons: economic conditions, wars, disease, natural disasters, famines with various causes, misgovernment, etc, etc, etc.

In the great majority of cases these migrants are “ordinary people”, who are not at all ordinary, and want to give their families a better and safer life. Few of them know the conditions that they will find in the new country and nobody imagines how they will be treated by the locals who very often feel menaced by the new residents in their country.

 

Conditions and discrimination

And here we begin to understand intensely the true sense of the first part of Tony Battista’s comment. A comment that many of our migrant readers in all the continents will understand because they experienced it directly.

When migrants leave for their new “adventure”, as he calls it, nobody imagines the discrimination, open and hidden, directed at them by their new neighbours, employers and also at school towards their children.

Sometimes the word “racism” is used too trivially but migrant know this all too well when they see that the only jobs possible are the poorest and hardest that the others do not want to do, when they are exploited in every sense, when their qualifications that they studied and worked so hard for are not recognized, when their culture is considered “inferior” to the others and their children have difficulty at school because of different names, the colour of their skin and the initial inability to speak the local language.

In some countries Italian migrants have been lynched and subject to violence and discrimination by the local authorities and we do not limit this only to the United States but also to many others that in one way or another do not see us favourably. We only have to remember the story by our contributor Guilherme Balista who told us how the law in Brazil during one of its dictatorships forbade migrants from giving non-Portuguese names to their children.

 

History

Therefore migrants and their children and descendants have a duty to tell their stories because, in every sense, they are part of the history of Italy (in our case) and that of the new country of residence. With their departure and very often with their financial contributions (including buying industrial, food, products, etc) migrants continue to give their country of origin an important input. Italy is an important example of this because, as we have also written, after the war the contribution of Italian migrants helped create the conditions for the “economic boom” of the late 50s and the early 60s

Furthermore, with their work and eventual enterprise they also contribute to the cultural development of their country of residence. It is not enough to see only the usual clichés of cooking but we also see the contribution in all the fields of activities by migrants and their descendants.

History must reflect these changes, it must document not only the good (and bad) things that they did but it must also document the discrimination that they suffered in order to understand the true price of their contribution to the two countries.

 

Lessons

This is important because these experiences are lessons that should teach us how to treat migrants in the new world. Unfortunately, as we see in the newspapers of every country, these lessons have not been learnt by the authorities and also by the ordinary people in many countries.

Therefore history is not a useless subject, as many think, but a means to understand how to avoid the mistakes of the past. For this reason history should give voice to its true protagonists, beginning with the common people who are the part of the population that suffers most from historical change.

And it is for these reasons that we repeat our appeal to the readers to contribute their own stories of Italian migration. We are not looking only for stories from those who left but also from their children and descendants because they too feel the effects of the decision to migrate. As we have read in the past.

Each story we receive is simply and profoundly a page of the history of Italian migration, in many ways the most important phenomenon of the country’s history.

We are truly history.

Send your stories to: [email protected]

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