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Italiani nel Mondo

Il lascito triste de “Il Padrino” — The sad legacy of “The Godfather”

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Tempo di lettura: 12 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Il lascito triste de “Il Padrino” 

La mafia (minuscolo intenzionale) non è un concetto effimero, è una realtà tragica e devastante, non solo in Italia dove le cosche controllano interi territori, ma anche all’estero dove si ha la prova triste che tra le decine di milioni dei nostri emigrati nel corso del tempo ci sono stati criminali spietati. E per combattere questa triste realtà dobbiamo capire che anche l’atteggiamento di tutti verso questa vergogna nazionale è un’arma e, purtroppo il cinema, come anche la televisione, come i moderni “Suburra” e “Gomorra” e anche  nel passato La Piovra, hanno avuto un ruolo non positivo nella lotta contro la criminalità. 

Negli anni ’60 in Australia due serie televisive americane hanno marchiato gli italiani come criminali. In quasi ogni puntata di “The Naked City” (titolo in italiano, “La città in controluce”, ambientata a New York) e “The Untouchables” (i celebri Intoccabil) i cattivi erano inevitabilmente italiani dalla pelle scura, capelli neri e di solito spietati nelle loro azioni.  

Questi programmi, e altri del genere anche alcuni film, hanno avuto l’effetto che insiste ancora oggi nella mente di molti in giro nel mondo che “Italiani = mafia”. E proprio per quel motivo gli emigrati italiani in ogni paese hanno dovuto subire, e spesso subiscono ancora, un atteggiamento di sprezzo da parte degli autoctoni per cui ogni giorno i giornali locali mettevano in prima pagina l’arresto di qualsiasi italiano, anche per reati relativamente minori, e non importava che la stragrande maggioranza delle locali comunità italiane fossero composte da gente onesta, spesso persino da gente fuggita da zone controllate dalle cosche. 

Però, qualcosa dell’atteggiamento verso i criminali ha cominciato a mutare in senso negativo nel 1972  con l’uscita del film “The Godfather” (Il Padrino) del regista italo-americano Francis Ford Coppola, tratto dal libro omonimo dell’autore Mario Puzo, anche lui italo-americano che ha collaborato con Coppola per la sceneggiatura. 

Questo film è ora giustamente considerato un capolavoro del cinema per aver vinto moltissimi premi, compreso l’Oscar, non solo per le categorie tecniche, ma anche per le interpretazioni magistrali degli attori, a cominciare da Marlon Brando e Al Pacino.  

Ma oggi, a cinquant’anni dall’uscita del film dobbiamo dire che questo film, ed il suo seguito “The Godfather Part 2” del 1974, ancora più impressionante a livello tecnico, hanno avuto un impatto negativo nella mente di molti figli e altri discendenti di emigrati italiani, che cercano di emulare i personaggi interpretati così bene dagli attori. 

Il risultato è che oggigiorno sulle pagine social dedicate agli italiani all’estero, e non solo quelle italo-americane come alcuni potrebbero pensare, vediamo post che utilizzano immagini e citazioni dai film per “dare lezioni di vita e/o morali” che sarebbero da seguire, se non fosse per il fatto che nel contesto del film questi messaggi non erano consigli, bensì istruzioni per mantenere il potere dei padrini (di nuovo minuscolo intenzionale) delle cosche. Purtroppo in molti hanno sbagliato ad interpretare il messaggio vero di questi film che viene spiegato nel terzo film, che smentisce chiaramente le ambiguità morali dei primi due. 

Già nella celebre scena del matrimonio del primo film lo spettatore acuto dovrebbe notare tre cose. Il supplicante sdegnato e arrabbiato che chiede un favore al padrino, ne esce da suddito intimorito dal potere mostrato da Vito Corleone e con un possibile “favore” sconosciuto da ricambiare nel futuro. Il secondo aspetto è che il vero “estraneo” al matrimonio è Michael, il figlio ribelle che non aveva intenzione di seguire gli “affari della famiglia”, ed il terzo il fatto è che sì, la famiglia viveva in una villa di lusso, ma dietro mura protette da guardie armate. Se la famiglia fosse stata una di “successo”, che bisogno c’era per protezioni del genere, soprattutto dall’FBI come si capisce chiaramente? 

Il film racconta non solo i tradimenti alla famiglia che portano all’attentato a Vito, ma, ancora di più come il figlio ribelle in un primo tempo diventa poi il sicario vendicatore del padre, e poi, in seguito alla morte dell’erede Santino (Sonny), diventa l’erede del padre. 

In molti sensi è quasi una tragedia greca, soprattutto con la morte della nuova sposa di Michael in Sicilia, ma la risposta della famiglia è molto più spietata, dimostra la vera crudeltà ed ipocrisia dei “valori famigliari” che alcuni scioccamente vedono nei tre film. 

La morte solitaria di Vito Corleone mentre gioca con il nipotino, messo a parte dal potere, tradito e ferito in ogni senso da parenti e amici, è già un’ammonizione che quella vita ha un costo enorme, come Michael imparerà alla fine del terzo film. Infatti, una delle scene più potenti del cinema mondiale degli ultimi cinquant’anni, dimostra in pieno la spietatezza e l’ipocrisia di quella vita. 

Nella scena del battesimo vediamo non solo la cerimonia, ma anche i passi delle vendetta dei Corleone verso i loro nemici. Sin dalle prima domande sappiamo già che la risposta “Credo” è un bugia e quindi blasfema perché sappiamo che i rivali stanno per morire. E per mostrare l‘enormità della blasfemia, vediamo il primo morto quando lui risponde “Si, Rinuncio” alla domanda “Rinunci a Satana?”  e a ogni “Rinuncio” che segue un uomo muore.  

Alla fine del primo film Michael Corleone ha ottenuto il potere, ma a un costo enorme di vite soppresse.  

Il secondo film mostra le vite parallele di Vito e di Michael. Il primo che fugge da una faida in Sicilia per poi diventare proprio quello per cui era fuggito e Michael che diventa ancora più spietato del padre, persino ordinando l’uccisione del fratello Fredo per essere andato contro gli interessi della famiglia.  

E con questa decisione vediamo l’inizio della fine della famiglia Corleone che viene rafforzata quando la moglie lascia Michael e con questi due episodi la “scusa” di fare le cose “per il bene della famiglia” svanisce. E nel guardare questo secondo film vediamo anche una realtà che pochi oggigiorno ricordano, che le vittime più numerose di queste cosche all’estero, come anche in Italia stessa, sono i nostri connazionali. 

Nel terzo film de “Il Padrino”, chiamato anche “La morte di Michael Corleone”, vediamo chiaramente che, malgrado le immagini benefiche pubbliche, Michael Corleone è sempre un manipolatore e uomo di potere. Però, man mano che prosegue il film è ovvio che il sogno sta per finire.  

Non solo per il comportamento della figlia Mary (interpretata da Sofia Coppola, figlia del regista) con il cugino, ma soprattutto per la decisione del figlio Anthony di fare ciò che Michael stesso avrebbe voluto fare, cambiando idea dopo il tentato omicidio del padre, cioè abbandonare la “famiglia” e l’eredità del padre per seguire la sua carriere da cantante lirico.  

Ed è durante il viaggio di Michael in Sicilia per assistere al debutto del figlio a Palermo nella “Cavalleria Rusticana” (che con la sua storia di vendetta non è una scelta casuale da parte di Coppola e Puzo) che vediamo le due scene che fanno capire che i tre film sono ammonizioni e non esempi da seguire, come molte persone credono. 

Quando il Cardinale Lamberti offre a Michael di raccogliere la sua confessione (video sotto) la risposta è chiarissima “La mia è un’anima irrecuperabile”. Ma alla insistenza del Cardinale, Michael riferisce uno dei peccati commessi con la frase “ho tradito me stesso”, che mette nella luce giusta tutte le decisioni di una vita intera, e poi confessa d’aver ordinato la morte del fratello con una frase potente “Ho ucciso la carne di mio padre”. La risposta del Cardinale spiega meglio di qualsiasi parola di chi scrive il senso di condanna verso la vita di Michael. 

Ma ogni confessione deve avere la sua penitenza e si arriva con Michael Corleone alla serata all’Opera. L’assassino che dovrebbe ammazzare Michael invece uccide per caso la sua amata figlia Mary (video sotto) 

Come abbiamo appena visto, la morte di Michael Corleone è quasi identica a quella del padre Vito, ma con una grandissima differenza, non c’è un nipotino con cui giocava, è solo, desolato per le morti che provocato, e non ha eredi, non solo per la morte di Mary, ma anche per la decisione di Anthony.  

Lui muore sapendo che della sua vita sono rimaste solo ceneri e una lunghissima scia di sangue che il giovane Michael Corleone non voleva affatto quando si era ribellato al padre… 

Quindi “Il Padrino” non è una storia di “successo” come alcuni pensano e certamente dimostra che la mafia non è composta da “uomini d’affari incompresi” come ho visto scritto scioccamente nel passato da utenti online. La mafia è un male da eradicare e questo succederà solo quando tutti riconosceranno questa verità e si faranno parte attiva nella lotta a questo male assoluto. 

E dire che “anche gli altri hanno le mafie” NON è una scusa per continuare ad accettare simili realtà.  Film come Il padrino, e nessun’altra nazionalità ha utilizzato la malavita come soggetti di film e fiction allo stesso livello di noi italiani, vanno interpretati come atti d’accusa verso realtà criminali e non dovrebbero raccogliere l’effetto paradossale per cui alcuni considerano “eroi” i protagonisti, invece di quel che sono davvero, anti-eroi che portano vergogna a noi tutti.  

Ed è ora che quelli che li ammirano capiscano il vero messaggio dei tre film invece di dare un’interpretazione che è, come minimo, “idiota”… 

The sad legacy of “The Godfather”

The mafia (lower case deliberate) is not an ephemeral concept; it is a tragic and devastating reality, not only in Italy where the gangs control whole territories, but also overseas, which is the proof that there were ruthless criminals amongst the tens of millions of our migrants over the years. And in order to combat this sad reality we must understand that everybody’s attitude to this national shame is also a weapon and, unfortunately the movies and also television, like the modern “Suburra” and “Gomorrah” and in the past “The Octopus”, have played a negative role in the fight against criminality.

In the ‘60s in Australia 2 American TV series labelled Italians as criminals. In almost every episode of “The Naked City” (set in New York) and “The Untouchables” the villains were inevitably Italians with dark skins, black hair and usually ruthless in their actions.

These programmes, and others of their kind, as well as films, had the effect that still exists today in the minds of many around the world that “Italians = mafia”. And precisely for this reason Italian migrants in every country had to suffer, and often they still do, the attitude of contempt on the part of the locals for which the local newspapers would put the arrest of any Italian on the front page, even for relatively minor crimes, and it did not matter that the vast majority of the local Italian communities were made up of honest people, often even people who had run away from areas controlled by gangs in Italy.

However, something of this attitude began to change negatively in 1972 with the release of the film “The Godfather” by the Italian American director Francis Ford Coppola, based on the book of the same name by Mario Puzo, he too Italian American, who collaborated with Coppola on the screenplay.

This film is now rightly considered a masterpiece of cinema, winning many awards, including Oscars, not only in the technical categories but also for the masterful interpretations of the actors, starting with Marlon Brando and Al Pacino.

But today, fifty years after the release of the film, we must say that this film, and also its sequel “The Godfather Part 2” in 1974, an even more impressive film on a technical level, have had an impact on the minds of many children and descendants of Italian migrants who try to emulate the characters played so well by the actors.

The result is that today on the social media pages of the Italians overseas, and not only of the Italian Americans, we see posts that use pictures and quotations from the films to “teach lessons of life and/or morals” that should be followed were it not for the fact that in the context of the film these messages are not advice but instructions to keep the power of the godfathers (again the lower case is deliberate) of the gangs. Unfortunately they have misinterpreted the true message of these two films that was explained in the third film which clearly disproves the moral ambiguities of the first two.

Already in the famous scene of the wedding in the first film the attentive viewer would notice three things. The indignant and angry supplicant we hear asking a favour of the godfather comes out of the scene as a scared subject of the power shown by Vito Corleone and with a possible unknown “favour” in the future. The second aspect is that the true “outsider” at the wedding is Michael, the rebel son of the family who had no intention of following the “family business” and the third fact is that, yes, they live in a luxurious home but behind walls protected by armed guards. If the family was really “successful” what need was there for such protection, especially from the FBI that we see clearly?

The film tells not only the story of the betrayals of the family that led to the attempted assassination of Vito, but even more of how the rebel son who first becomes the assassin who avenges his father and then, after the death of the heir Santino (Sonny), also the father’s heir.

In many ways it is almost a Greek tragedy, especially with the death of Michael’s new bride in Sicily, but the reply of the family is much more ruthless and shows the real cruelty and the hypocrisy of the “family values” that some people foolishly see in the films.

The lonely death of Vito Corleone as he plays with his grandson, after being set aside from the power, betrayed and wounded in every way by family and friends is already a warning that that life has an enormous cost, as Michael will learn at the end of the third film. Indeed, one of the most powerful scenes in the world’s cinema of the last fifty years fully demonstrates the ruthlessness and hypocrisy of that life.

In the scene of the baptism below we see not only the ceremony but also the steps of the vendetta of the Corleone family towards their rivals. Starting from the first question we already know that the “I do” is a lie and therefore blasphemous because we know the rivals are about to die. And to show the enormity of the blasphemy, we see the first death when he answers “I do renounce him” to the question “Do you renounce Satan and all his promises?” and with every repetition of “I do renounce him” that follows someone dies.

At the end of the first film Michael Corleone has gained power but at a huge cost of lives.

The second film shows the parallel lives of Vito and Michael. The former who ran away from a blood feud in Sicily to then become precisely what he had run away from and how Michael becomes even more ruthless than his father, even ordering the death of his brother Fredo for having gone against the family’s interests.

And with this decision we see the beginning of the end of the Corleone family that is reinforced when Michael’s wife leaves him and with these two steps the “excuse” of doing things for “the good of the family” disappears. And when we watch the second film we also see a reality that few remember today, that most of the many victims of these gangs overseas, as well as in Italy itself, are our fellow Italians.

In the third “The Godfather” film, also called “The Death of Michael Corleone”, we clearly see that despite his generous public image Michael Corleone is always the manipulator and the man of power. However, as the film continues it is obvious that the dream is about to end.

Not only due to the behaviour of his daughter Mary (played by Sofia Coppola, daughter of the director) with her cousin but especially by the decision of his son Anthony who takes the step that Michael wanted to do but gave up after the attempted killing of his father, that is to abandon the “family” and the legacy of his father to follow his career as an opera singer.

And during Michael’s trip to Sicily to see his son’s debut in Palermo in the opera “Cavalleria Rusticana” (which, with its story of revenge, was not a random choice by Coppola and Puzo) we see two scenes that make us understand that the three films are warnings and not examples to be copied like many people think.

When Cardinal Lamberti offers to listen to Michael’s confession (scene below) the answer is very clear “I’m beyond Redemption”, But, at the insistence of the Cardinal Michael says that one of his sins was “I betrayed myself” that puts all his life’s decisions into the right light and then he confesses he ordered the death of his brother with a powerful phrase “I killed my father’s son”. The Cardinal’s reply explains better than any words by this author the sense of the condemnation of Michael’s life.

But every confession must have its penance and this comes to Michael Corleone during the evening at the opera. The killer who should have killed Michael accidentally kills his daughter Mary instead (scene below).

As we just saw, Michael Corleone’s death is almost identical to Vito’s but with a huge difference, there is no grandson to play with, he is alone, desolated for the deaths he had committed, ordered and seen and with no natural heirs, not only due to Mary’s death but because of Anthony’s decision.

He died knowing that of his life only ashes remained with a very long trail of blood that the young Michael Corleone did not want at all when he rebelled against his fathe

So, “The Godfather” is not the “success” story that some people think but it certainly demonstrates that the mafia is not made up of “misunderstood businessmen” as I saw foolishly written by users online. They are an evil to be eradicated and this will only happen when everyone had recognized this truth and take an active part in the battle to fight this absolute evil.

And saying that “others also have their mafias” is NOT an excuse because no other nationality has used organized crime as subjects for films and TV programmes to the same extent as we Italians with the effect that some people consider them “heroes” instead of what they really are, anti-heroes who bring shame to us all.

And it is time that those who admire them understand the true message of the films instead of giving them an interpretation that is, at the very least, “idiotic”…

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