I due mondi dell’Emigrazione italiana – The two worlds of Italian migration

By 29 ottobre 2018Italiani nel Mondo
di emigrazione e di matrimoni

I due mondi dell’Emigrazione italiana

Dobbiamo capire che le circostanze degli emigrati italiani oltreoceano sono molto diverse di quelle degli emigrati in Europa

di Gianni Pezzano

 


É fin troppo facile parlare degli emigrati italiani come un gruppo eterogeneo e per questo motivo spesso dimentichiamo che, benché abbiano quasi tutti gli stessi desideri e sogni per il futuro, le loro circostanze cambiano radicalmente da gruppo a gruppo e da paese a paese. Per questo motivo esistono due mondi di emigrazione italiana.

Dobbiamo tenere in mente che, malgrado gli enormi sviluppi tecnologici degli ultimi decenni, esiste ancora una barriera che separa famiglie e che dobbiamo considerare seriamente quanto parliamo di una popolazione italiana internazionale, che è oltre una volta e mezzo la popolazione dell’Italia oggigiorno.

Grazie alla barriera che è la distanza, dobbiamo tener presente che le nostre comunità di emigrati devono essere divise in due gruppi. Il primo gruppo è quello degli emigrati italiani in Europa e l’altro degli emigrati negli altri continenti.

Potrebbe sembrare banale, ma la distanza detta ancora le regole dei rapporti tra famiglie in Italia e i rami all’estero. Malgrado gli sviluppi tecnologici che permettono comunicazioni facili e a basso costo, è inevitabile che i rami esteri prenderanno strade che i nonni non potevano immaginare quando hanno preso la decisione dolorosa di iniziare la vita nuova in un altro paese.


 

Dai bastimenti agli aerei

Quando vediamo le fiction e i documentari sull’emigrazione del periodo dei bastimenti non abbiamo modo si capire che i viaggi intercontinentali non duravano giorni, ma settimane e in alcuni casi anche mesi.

Inoltre, prima della seconda guerra mondiale le navi non avevano accesso a radar e previsioni del tempo e quindi, come racconta il giornalista Gian Antonio Stella nei suoi libri e spettacoli, la Storia della nostra emigrazione è segnata dai morti che non sono nemmeno riusciti a raggiungere i nuovi paesi e, ancora più tragicamente, le vittime erano spesso i più giovani.

Poi, all’arrivo al nuovo paese i mezzi di comunicazione erano rudimentali, telegrammi costosi all’inizio e poi le lettera internazionali che arrivano a destinazioni in tempi lunghi.

Però, dimentichiamo anche un altro fattore importante in queste comunicazioni dalla lunga distanza. I nostri emigrati dei primi decenni erano di classi sociali che non avevano fatto la scuola e che non avevano i mezzi per poter scrivere. Per questo, esistevano gli scrivani che scrivevano le lettere per loro e poi leggevano anche le eventuali risposte. A peggiorare questa barriera era anche il fatto che questi emigrati non parlavano l’italiano moderno, ma i dialetti dei loro paesini di nascita, che rendevano le comunicazioni più difficili, anche con altri italiani.

Queste condizioni dei nostri parenti e amici all’estero hanno avuto anche l’effetto di rendere più difficile poter studiare formalmente la lingua del nuovo paese di residenza. Perciò, molti stabilimenti avevano l’usanza di avere interi reparti composti da immigrati dello stesso paese con il solo capo reparto che parlava abilmente le due lingue.

 

La chiamata

L’arrivo del telefono ha semplificato le comunicazioni, ma per decenni le chiamate internazionali erano costose e limitate da tecnologia ancora rudimentale. Basti pensare che in Australia fino agli anni 70 chi voleva fare una telefonata ai parenti in Italia per le feste come Natale, doveva prenotare mesi prima e la giornata non era garantita. Ricordo benissimo che il giorno della chiamata ai nonni noi giovani non potevamo uscire da casa per dar gli auguri ai nonni e in più di un’occasione siamo rimasti in casa non per un giorno, ma anche due o tre.

Queste circostanze certamente non aiutavano a tenere contatti tra famiglie, malgrado la volontà fortissima di molti di volerlo fare.

Però, a tutti arrivavano prima o poi le circostanze che più fanno capire il dolore della distanza che esiste ancora oggigiorno. Nei primi anni la notizia di una tragedia a casa veniva spesso con l’arrivo alla porta del fattorino con un telegramma e oggi con telefonate.

 

Viaggi impossibili

Per gli emigrati italiani in Europa l’arrivo della notizia fa male, ma i viaggi per poter tornare a casa per stare vicino ai cari è molto più semplice e veloce.

Per gli emigrati oltreoceano la notizia tragica dall’Italia aveva e ha ancora altre reazioni. Nei primi decenni tornare in tempo utile era impossibile. Prima dei voli intercontinentali, il semplice fatto di viaggi di settimane voleva dire non poter tornare a casa per condividere il dolore. Però, oggigiorno ci sono ancora le difficoltà di poterlo fare.

Quando arriva la chiamata l’emigrato oltreoceano deve considerare un numero di fattori per sapere come agire. Il primo è semplice, è ancora valido il passaporto? In caso negativo, bisogna chiederne il rilascio d’emergenza, ma questo può impegnare giorni e aggiunge costo al documento. Per coloro che non sono ancora cittadini del paese di residenza, si aggiunge il fatto che devono mettere al passaporto nuovo il visto di ritorno, altrimenti si rischia di avere problemi al rientro e quindi altro tempo perso.

Inoltre, l’emigrato deve avere i fondi a disposizione per pagare il biglietto e bisogna trovare un posto su un aereo che nelle alte stagioni potrebbe essere difficile.

Messo insieme è facile capire che per gli emigrati in altri continenti è difficile arrivare in tempo per il funerale in Italia, tantomeno per poter dare l’ultimo saluto ai cari moribondi. In questi casi, le famiglie fanno le messe di suffragio, gli annunci funebri nei giornali locali e persino i santini dei defunti da distribuire alla messa.

Ma questi limiti di viaggio non valgono solo per le tragedie.

 

Altre occasioni

La vita è fatta anche di occasioni felici. Le nascite dei figli, le prime comunioni, le cresime, le lauree, i fidanzamenti e i matrimoni. È naturale aspettare la presenza di nonni, zii e cugini alle grandi occasioni.

Purtroppo, anche con il preavviso di queste occasioni, gli stessi limiti descritti per le tragedie valgono per le feste liete. L’età e la salute dei nonni impedisce il viaggio, il costo del viaggio e poter lasciare il lavoro per un periodo lungo sono tutte considerazioni che limitano la presenza dei parenti lontani da feste, sia in Italia che all’estero.

Fino a non tanti anni fa, i matrimoni italiani in Australia, e non ho dubbi che sia successo così anche in altri paesi, dedicavano una parte del ricevimento alla lettura dei telegrammi di auguri dai vari parenti all’estero. E non poche coppie hanno avuto momenti di tristezza durante la lettura per non aver potuto condividere di persona l’occasione.

Nel mondo informatico moderno ora ci sono i collegamenti via Skype per gli auguri, anche durante i ricevimenti, dove si possono almeno scambiare qualche parola e, inevitabilmente, qualche lacrima tra i festeggiati e i parenti lontani.

Naturalmente, le eventuali bomboniere e altri ricordi delle occasioni sono inviati ai parenti all’estero, ma non è proprio un sostituto per la presenza vera dei cari.

 

Legami

Per questi motivi dobbiamo capire che le circostanze degli emigrati italiani oltreoceano sono molto diverse di quelle degli emigrati in Europa.

La distanza detta i rapporti tra parenti e ancora rende comunicazioni diverse. Un esempio di questo è pensare al fuso orario nelle telefonate e messaggi lontani per non disturbare il sonno, oppure il lavoro del destinatari.

Però, la distanza non cambia un aspetto fondamentale degli emigrati, oltreoceano e in Europa; di voler sapere il proprio passato e patrimonio personale. A qualche punto tutti sentono i richiamo di quel paese che i nostri genitori e nonni hanno lasciato per fare una vita nuova lontano dal luogo di nascita.

Noi dall’estero non dobbiamo dimenticare quel che abbiamo dovuto fare per tenere i legami con i parenti rimasti a casa perché anche questo fa parte della nostra Storia.

Chiediamo sempre ai nostri lettori di inviarci le loro storie su questo e altri temi perché abbiamo l’obbligo di documentare le nostre esperienze.

Inviate la vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

The two worlds of Italian migration

We must understand that the circumstances of Italian migrants in other continents are different from those of migrants in Europe

By Gianni Pezzano

 

It is all too to talk about Italian migrants as a heterogeneous group and for this reason we often forget that, although nearly everyone has the same desires and dreams for the future, their circumstances change radically from group to group and from country to country. For this reason there are two worlds of Italian migration.

We must bear in mind that despite the enormous development of technology in recent decades, there is still a barrier that separates families and that we must seriously consider when we talk about an worldwide Italian population that is at least one and a half times Italy’s population today.

Thanks to the barrier of distance we must always consider that our migrant communities must be divided into two groups. The first group is that of Italian migrants in Europe and the other of the migrants in other continents.

It may seem banal but distance still dictates the rules for relationships between families in Italy and the branches overseas. Despite the technological developments that allow easy and cheap communication, it is inevitable that the overseas branches will take other roads that the grandparents could not imagine when they took the painful decision to begin a new life in another country.

 

From ships to planes

When we see television miniseries and documentaries about migration in the period of the great ships we have no way of knowing that the intercontinental voyages did not last days but weeks and. in some cases, even months.

Furthermore, before the Second World War the ships did not have radar or weather forecasts and therefore, as journalist Gian Antonio Stella tells us in his books and shows, the history of our migration is littered with the dead that did not even reach the new countries and, even more tragically, the victims were often the youngest.

Then, on arrival in the new country, the means of communication were rudimentary, expensive telegrams at the beginning and international letters that reached their destinations in long time frames.

However, we also forget another important factor of these long distance communications. Our migrants of the first decades were from social classes that had little schooling and did not know how to write. For this reason there were scrivani (scribes) who wrote the letters for them and then read them the replies. What made this barrier worse was also the fact that these migrants often did not speak modern Italian but the dialects of their places of birth that made communication even more difficult, even with other Italians.

These conditions of the relatives and friends overseas also had the effect of making it harder for them to formally study the language of the new country of residence. Therefore, many factories had the habit of having whole section made up of migrants from the same country with only the section head who spoke well the two languages.

 

The call

The arrival of the telephone made communications easier but for decades international phone calls were costly and limited by technology that was still rudimentary. We just have to think that in Australia until the 1970s whoever wanted to telephone relatives in Italy for the holidays such as Christmas had to book months before and the day was not guaranteed. I remember very well that on the day of the call to the grandparents we children were not allowed to go out so as to greet our grandparents and on more than one occasion we stayed at home not for a day but even two or three days.

These circumstances certainly did not have families keep in touch, despite the strong will of many to do so.

However, sooner or later comes the moment that most make you understand the pain of distance that still exists today. In the first few years tragic news often came home with the arrival of a telegram and today with a telephone call.

 

Impossible trips

For migrants in Europe the arrival of bad news hurts but the trips home to be near the dear ones are much easier and faster. For migrants in other continents tragic news from Italy had, and still has, other reactions.

In the first decades it was impossible to get home in time. Before intercontinental flights the simple fact that trips took weeks meant not being able to get home in time to share the pain. However, there are still problems today in being able to do so.

When the call comes the migrant in another continent must consider a number of factors before acting. The first is simple, is the passport still valid? If not, he or she has to apply for an urgent issue but this can still take days and this is added to the cost of the passport. Those who are not yet citizens of their country of residence must also consider that the new passport will need a new visa, otherwise there is the risk of problems on the return, and this is more time lost.

In addition, the migrant must have the money to pay for the ticket and has to find a seat on a plane which could be difficult in the high seasons

Put all together makes it easy to understand that it is hard for migrants in other continents to come back to Italy in time for the funeral, let alone to be able to say goodbye to the dear one on the final days. In these cases the families have the funeral mass, place death notices in the newspapers and even the memorial cards to give out at the mass.

But these limits to travel do not apply only to tragic events.

 

Other occasions

Life is also made up of happy occasions; the birth of children, first communions, confirmations, graduations, engagements and weddings. It is natural to expect the presence of the grandparents, uncles, aunts and cousins at the big occasions.

Sadly, even with notice of these occasions, the same limits explained for the tragedies apply for happy occasions. The age and health of the grandparents hinders travelling, the cost of the trip and being able to leave work for a long period are all considerations that limit the presence of far away relatives to festivities, in Italy or overseas.

Until not many years ago Italian weddings in Australia, and I have no doubt this happened in other countries as well, dedicated a part of the reception to the reading of telegrams from relatives overseas. And not a few couple would have had moments of sadness during the reading because they could not share the occasion in person.

In today’s IT world there are now Skype connections to give blessings, also during the receptions where it is possible to swap some words and, inevitably, a few tears between the people celebrating and the relatives far away.

Naturally, the bomboniere and other mementoes of the occasions are sent to the relatives overseas but they are not a real substitute for the presence of the close relatives.

 

Links

For these reasons we must understand that the circumstances of Italian migrants in other continents are different from those of migrants in Europe.

Distance dictates the links between relatives and still makes communication different. An example of this is thinking about time differences in phone calls and messages to places far away so as not to disturb sleep or even work.

However, distance does not change one fundamental aspect of all migrants in other continents and in Europe, to want to know their past and personal heritage. At some point they all feel the call of the country their parents and grandparents left to start a new life far from their places of birth

We from overseas must not forget what we had to do the keep our links with the relatives left at home because this too is part of our history.

We still ask our readers to send us their stories on this and other themes because we have the duty to document our experiences.

Send your stories to: [email protected]

Lascia un commento