Italiani nel Mondo

CAV. Giuseppe Simonetta, una vita esemplare al servizio del prossimo

By 27 Settembre 2018 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

CAV. Giuseppe Simonetta, una vita esemplare al servizio del prossimo.

Una di quelle storie che conserva visibilmente l’orma di chi l’ha attraversata, l’impronta di centinaia di immigrati italiani che, come lui, hanno contribuito a costruire la meravigliosa città da cui scrivo: Toronto.

di Catia Rizzo

 


Quando si ha la fortuna di incontrare qualcuno che ha fatto della propria esistenza un esempio di dedizione e fratellanza, non si può fare altro che soffermarsi e ascoltarlo con l’ammirazione che merita.

Con l’auspicio che ognuno di voi possa trarne lo stesso piacere, voglio parlarvi dell’ex Carabiniere, Cavaliere Ufficiale Giuseppe Simonetta, uno dei maggiori protagonisti della Comunità Italiana di Toronto il cui incontro ha reso indubbiamente più ricca la mia esperienza in Canada.

La sua è una di quelle storie che, incrociandosi con la storia degli altri ne ha assorbito un po’ l’essenza. Una di quelle storie che conserva visibilmente l’orma di chi l’ha attraversata, l’impronta di centinaia di immigrati italiani che, come lui, hanno contribuito a costruire la meravigliosa città da cui scrivo: Toronto.

Prima ancora di conoscere la sua vita, ciò che a primo impatto colpisce di questo uomo è il suo aspetto, così distinto e minuziosamente curato da nascondere facilmente buona parte dei suoi 89 anni e che si accorda, non comunemente, con la gentilezza e la cortesia dei suoi modi d’altri tempi.

L’arruolamento del Cavaliere nella Benemerita risale al 1946, esattamente nel pieno di un difficile dopoguerra in cui, come lo stesso racconta ai nostri microfoni, l’Italia era immersa in un mare di disordine e criminalità.

Ancora diciassettenne, la sua esperienza nell’Arma ebbe inizio nella Scuola Allievi di Roma per poi essere trasferito alla Legione Territoriale dei Carabinieri di Milano. Nonostante la giovane età fu impegnato spesso nei servizi di scorta di politici come Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti e il Primo Presidente dell’allora nascente Repubblica, Enrico De Nicola.

Il Cavaliere fu uno delle prime nuove reclute successive alla sconfitta che aveva cambiato profondamente l’immagine del nostro Paese. Dal suo racconto emergono le difficoltà affrontate per riorganizzare l’Arma dopo lo smembramento subito, ricoprendo, in pochi, i posti lasciati vacanti da molti Carabinieri, tra cui molti caduti in guerra, altri dispersi, altri ancora prigionieri, mentre un consistente gruppo aveva volontariamente lasciato l’Arma in seguito alla disfatta della Casa Savoia per dimostrarne la propria dedizione.

Confessa, con voce nostalgica che non nasconde quel briciolo di amarezza: “I giovani non lo sanno e non possono comprenderne l’umiliazione, ma a guerra persa, L’Arma, come l’Italia tutta, erano sotto il comando degli Alleati. I mezzi che usavamo, persino le uniformi, appartenevano a loro e avevamo bisogno del permesso degli inglese anche per mettere la benzina nelle auto di servizio. Per un lungo periodo i Carabinieri non hanno avuto un proprio equipaggiamento, non si usava la “Grande uniforme”, o almeno, succedeva raramente. Eravamo costretti a indossare vecchie divise militari abbandonate dagli alleatiin ripostigli pieni di tarli e insetti. Era davveroumiliante. Solo dopo qualche anno l’Arma ha recuperato un po’ di autonomia, ma pur sempre sotto un Comando ‘controllato’».

La sua avventura nell’Arma è finita nel 1954, quando per amore decise di raggiungere la moglie, emigrata a   Timmins con alcuni familiari e in attesa del loro primo figlio.


Il nome del Cavaliere Simonetta è oggi collegato alla famosa Processione del Cristo Morto del Venerdì Santo, la quale, iniziata nel 1962, è oggi la più grande manifestazione religiosa del Nord America.

L’evento si ripete puntualmente ogni anno proprio nel cuore della città di Toronto, precisamente nella zona chiamata “Little Italy”.

Non a caso, questo caratteristico quartiere è doppiamente legato al Cavaliere Simonetta, perché fu proprio per interessamento dello stesso – il quale si adoperò in una cospicua raccolta di firme tra la comunità italiana di Toronto – se nel 1984 fu posta una targa tricolore su una lunga tratta di College Street come riconoscimento per i duri sacrifici affrontati dagli italiani per lo sviluppo di questo Paese.

Nominato “Cavaliere” al Merito della Repubblica Italiana nel 1987 e successivamente “Cavaliere Ufficiale” nel 1997, ciò che ha contraddistinto la vita di quest’uomo è senz’altro la costante e totale dedizione verso la comunità Italo-Canadese che lo accompagna ancora oggi, a 89 anni, e me lo fa ritrovare nel suo ufficio di College Street, impegnato a ricoprire tutti gli incarichi che custodisce con orgoglio:Direttore del Patronato IPAS-ANCOL al servizio della comunità italiana; notaio pubblico; Rappresentante dell’ANFE, Associazione Nazionale Famiglie Emigrati; Segretario Generale per il Canada della F.I.D.I.C.A., Federazione Ex Combattenti Alleati; Membro dell’Associazione Polizia Internazionale del Canada; Commissioner Municipality di Toronto con delega della firma legale dei documenti; Nominato Corrispondente Consolare dal Console Generale d’Italia in Toronto.

Profondamente grata nei confronti del Cavaliere Simonetta per avermi lasciato scrutare nel suo pesante e prezioso bagaglio di vita, colgo l’occasione per ringraziarlo ancora sulle pagine del nostro giornale e per augurargli una continua quanto cospicua raccolta dei frutti seminati nel suo sacrificato cammino.

 


di emigrazione e di matrimoni

CAV. Giuseppe Simonetta, an exemplary life at the service of the neighbour.

It is one of those stories that clearly saves the shadow of those who crossed it, the sign of hundreds of Italian migrants who, like he, contributed to building the marvellous city about which I write: Toronto.

by Catia Rizzo

 

When you are lucky enough to meet someone who has made his existence an example of dedication and brotherhood you can only stop and listen with the admiration he deserves.

With the hope that you can take the same pleasure, I want to talk to you about the ex Carabiniere, Cavaliere Ufficiale Giuseppe Simonetta, one of the main protagonists of Toronto’s Italian community, a meeting which undoubtedly made my experience in Canada richer.

His is one of those stories that in crossing with the stories of others it absorbed some of their essence. It is one of those stories that clearly saves the shadow of those who crossed it, the sign of hundreds of Italian migrants who, like he, contributed to building the marvellous city about which I write: Toronto.


Even before getting to know his life, what first strikes you about this man is his look that is so distinguished and minutely looked after that it easily hides a good part of his 89 years and which, uncommonly, agrees with the kindness and the courtesy of his manners of times gone by. The Cavaliere’s enrolment in the Carabinieri goers back to 1946, right in the middle of the difficult post war period in which, as he personally told us in our microphones, Italy was   submerged in a sea of disorder and crime.

He was still only seventeen when his experience in the Carabinieri began in the Recruit School in Rome after which he was then transferred to the Milan Territorial Legion of the Carabinieri. Despite his tender age he was often involved in the escort of politicians such as Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti and the first President of the new born Republic, Enrico De Nicola.

The Cavaliere was one of the first new recruits after the defeat in war that deeply changed the image of our country. His story tells us of the problems faced in reorganizing the Corps after it had been torn apart. The few who filled in the places vacated by many Carabinieri, amongst which were those who fell in war, others who disappeared, others who were still prisoners, while a large group left the Corps voluntarily after the defeat of the Royal Family to show their personal dedication to House Savoia.

He confesses, with a nostalgic voice that does not hide a touch of bitterness, “Young people do not know and cannot understand the humiliation, but with the war lost the Carabinieri, all of Italy, was under the command of the Allies. The means we used, even our uniforms, belonged to them and we even needed the permission of the English to put fill our service vehicles with petrol. For a long time the Carabinieri did not have their own equipment, we could not use the “High uniform”, or at least, it happened rarely. We were forced to use old uniforms that had been abandoned by the Allies in closets full of worms and insects. It was really humiliating. The Corps regained some independence only after a few years but it was still under “controlled” Command”.

His adventure in the Corps ended in 1954 when, for love, he decided to join his wife who was with relatives in Timmins and expecting their first child.

Today the name Cavaliere Simonetta is linked to the famous Procession of the Dead Christ of Good Friday which began in 1962 and is now the biggest religious event in North Amercia.


The event takes place punctually every year in the very heart of Toronto, exactly in the area called “Little Italy”.

Not by chance, this characteristic suburb is doubly tied to Cavaliere Simonetta because it was due to his very interest, when he gathered a big collection of signatures amongst Toronto’s Italian community, that in 1984 a tricolour plaque was placed on a long stretch of College Street in recognition of the hard sacrifices faced by the Italians for the development of this country.

He was made “Cavaliere”   (Knight) to the Merit of the Italian Republic in 1987 and subsequently “Cavaliere Ufficiale” in 1997 and what distinguished the life of this man is surely the constant and total devotion to the Italo-Canadian community that he still accompanies today, at 89 years of age. He met me in his office in College Street where he is busy covering all the positions he proudly holds: Director of the Patronato IPAS-ANCOL at the service of the Italian community, the Representative of ANFE, Associazione Nazionale Famiglie Emigrati (the National Association of Italian Families), Canada’s Secretary General of F.I.D.I.C.A., Federazione Ex Combattenti Alleati (the Federation of ex Allied Combatants), Municipality Commissioner for Toronto with the mandate for signing legal documents, and appointed as Consular Correspondent for the Consulate General for Italy in Toronto.

I am deeply grateful to Cavaliere Simonetta for letting me delve in the heavy and precious baggage of his life and I take this opportunity to thank him once more on the pages of our newspaper and to wish him a continuous and substantial harvest of the fruits he seeded in his journey of sacrifices.

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