Italiani nel Mondo

Il futuro d’Italia già vissuto – Italy’s future has already happened

By 25 Settembre 2018 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il futuro d’Italia già vissuto

L’Italia ha una grande Storia d’emigrazione con decine di milioni di persone partite per trovare una vita nuova in altri paesi. Questi emigrati hanno cambiato molti paesi, l’Italia stessa e i loro nuovi paesi residenza.

di Gianni Pezzano

 


Però la Storia dell’emigrazione non è composta solo di partenze e di arrivi, ma delle varie fasi di transizione subite dai nuovi residenti e anche dal sistema del nuovo paese di residenza nell’assorbire le nuove comunità,   che non vengono solo da un paese con l’inevitabile vastissima varietà di tradizioni, usanze e religioni.

Perciò, le nostre comunità all’estero possono svolgere un ruolo davvero fondamentale per il Bel Paese perché tutte, senza eccezioni, hanno vissuto quelle fasi di transizione che l’Italia affronterà nel futuro con gli immigrati,   che ora arrivano in un paese che una volte esportava gli emigrati e ora si trova ad accoglierli.

Ma c’è un aspetto di questo processo di transizione che, almeno fino ad ora, non è stato considerato ed è quello probabilmente più personale, più difficile e per molti più traumatico. Senza considerare il dibattito politico attuale sul ruolo degli immigrati che merita un discorso a parte, essenzialmente l’Italia non è preparata e non   dimostra il minimo segno a prepararsi per il futuro in arrivo che avrà come primi soggetti gli immigrati che sono già nel paese da decenni.

 

Le nuove famiglie

La grande maggioranza degli immigrati che arrivano in un nuovo paese sono nel fiore della loro vita. Sono giovani, hanno voglia di lavorare e molti di loro hanno figli o nel giro di poco tempo formano le proprie famiglie.

Quindi nei primi anni i pensieri degli immigrati, come anche della autorità e i potenziali datori di lavoro, è di come sfruttare al meglio le nuove possibilità offerte a loro. Certo, gli immigrati si trovano in un ambiente totalmente nuovo dove ci sono le difficoltà della lingua, si devono adattare alle nuove regole e leggi, come anche a situazioni che non avevamo immaginato prima di partire.

Poi, con il consolidarsi delle famiglie e la stabilità di lavoro si trovano a stabilire una vita pacifica con tutti i passaggi naturali che noi tutti ci aspettiamo.

Questo è il punto in cui si trova l’Italia oggigiorno. Ma le esperienze all’estero dimostrano chiaramente che il passare degli anni porta problemi che nessuno immagina quando è giovane e cerca di godere al massimo la vita; l’arrivo della vecchiaia.

 


Cambi crudeli

Per molti, pensare alla vecchiaia vuol dire pensare alla pensione, magari aiutare i figli con i nipotini, poter finalmente viaggiare e fare quelle cose che il lavoro non aveva permesso. Ma la vita può essere crudele e spesso la realtà è ben diversa.

Non ho dubbi che quel ho appena scritto fosse il sogno dei miei genitori nella vecchiaia, disgraziatamente non si è mai avverato e solo chi ci è passato personalmente può capire fino in fondo l’incubo di molti anziani e le loro famiglie.

I miei primi ricordi di papà sono di un uomo che lavorava al massimo per la famiglia cercando di formare un’impresa. Ricordo lui e mio zio con il quale aveva una società edile, salire sui tette delle case che costruivano, ricordo le settimane che non li vedevamo perché lavoravano in campagna a centinaia di chilometri di distanza per potere guadagnare il massimo per finire di pagare la casa e poter far crescere gli affari.

Mamma contribuiva lavorando come bidella all’ospedale locale per pagare le tariffe dei collegi cattolici dove mio fratello ed io abbiamo studiato. Tutti i loro sforzi erano indirizzati versi i figli, come fanno quasi tutti gli immigrati.

I miei ultimi ricordi di mamma sono del reparto oncologico e poi quello delle cure palliative nei suoi sette anni lottando contro una malattia inguaribile. Per papà la vecchiaia è stata ancora più terribile, un destino che nessuno dovrebbe subire, compresi quelli che se ne devono occupare come badanti.

Negli ultimi anni papà è semplicemente sparito come persona fino al punto che per periodi lunghi c’era fisicamente ma non più con noi nella sua mente. Uno dei cambi della vecchiaia è la perdita della memoria a breve termine e questo spesso vuol dire la capacità di parlare la seconda lingua, nel nostra caso in Australia l’inglese. Messo insieme a una forma particolarmente insidiosa della demenza papà viveva più spesso nel passato che nel presente.


Alla fine non parlava più nemmeno l’italiano, la lingua che parlavamo in casa perché mamma veniva dal Lazio, ma il suo dialetto originale perché nella mente lui era tornato al suo paese in Calabria e a volte, vedendo la tavola   apparecchiata per tre, chiedeva dove erano gli altri e solo dopo settimane abbiamo capito che non si riferiva all’assenza di mamma, ma ai suoi genitori e gli otto fratelli e sorelle della sua gioventù.

Queste situazioni rendono le cure degli anziani ancora più difficili per i medici, infermieri e chi deve aiutare le famiglie a superare un periodo impossibile da descrivere del tutto a chi non ci è mai passato.

 

Assistenza

In questo eravamo fortunati in Australia perché i governi statali e federali, insieme ai gruppi di assistenza delle comunità non australiane, avevano già preparato un sistema di assistenza per famiglie come la nostra. I governi hanno aiutato i gruppi non solo a fornire persone per cure domiciliari, ma in molti casi le comunità hanno potuto persino comprare case di cure per i casi più estremi. Ora che la prima generazione di immigrati nel paese si sta estinguendo, queste case saranno eventualmente vendute ai nuovi gruppi come i vietnamiti e i cinesi che stanno affrontando a loro turno questi problemi.

Però questa assistenza non è arrivata all’improvviso, ma dopo anni di preparazione e di sviluppo sia dei programmi dei vari ministeri direttamente interessati, che dei gruppi di assistenza delle comunità che sono i migliori per poter assistere i loro connazionali.

L’Australia, come gli Stati Uniti, Canada, Argentina e gli altri paesi di residenza degli emigrati italiani hanno dovuto partire da zero per fornire questi servizi. Però l’Italia non deve partire da zero, può imparare dagli esempi dei nostri parenti e amici all’estero.


 

Futuro

L’Italia ha la fortuna di avere la possibilità di consultare i nostri gruppi di assistenza all’estero per trovare il modello più adatto alla situazione in Italia. Infatti, bisogna anche ricordare che in molti casi questi gruppi hanno avuto e continuano ad avere contributi dal governo italiano e allora sarebbe più che giusto che il Bel Paese abbia un ritorno per questi contributi.

Sarebbe facile per alcuni dire, come ho sentito, che il nostro sistema politico/giuridico è diverso, ma questo non dovrebbe impedire alla nostre autorità di cercare soluzioni valide all’estero.

Però, c’è un aspetto che dobbiamo capire dall’estero. La migliore assistenza viene dagli immigrati stessi e per questo motivo devono essere incoraggiati ad aiutare i loro connazionali, nel rispetto delle leggi italiane naturalmente, perché sono proprio loro a sapere come meglio aiutare i loro anziani, come anche i loro malati. Gli esempi dall’estero dimostrano che questo è la strada maestra per preparare questo futuro che arriverà inesorabilmente tra non molto.

Non si tratta di servizi solo agli immigrati ma, come dice la Costituzione, di assicurare il diritto di parità di trattamento a tutti nel paese. A gente che con il lavoro ha pagato le tasse e che ha contribuito alla nostra economia, come hanno fatto gli italiani all’estero. Questo diritto è stato esteso ai nostri parenti e amici all’estero e quindi è giusto che sia esteso anche a chi ora abita in Italia.

Per fare capire queste esperienze in Italia è importante che gli italiani all’estero facciano sentire le loro voci e raccontare le loro storie perché possano dare un contributo importante a chi è rimasto in Italia per preparare meglio il futuro.


Per questo motivo ripetiamo il nostra appello ai lettori di scrivere le proprie storie da mettere online.

Inviate le vostre storie a [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

Italy’s future has already happened

Italy has a great history of migration with tens of millions who left to find a new life in other countries. These migrants changed many countries, Italy herself and their new countries of residence.

By Gianni Pezzano

 

However, the history of migration is not made up only of departures and arrivals but of the various phases of transition experienced by the new residents and also by the new country of residence in absorbing new communities that do not come only from one country but from many with the inevitable vast variety of traditions, habits and religions.

For this reason, our overseas communities can carry out a truly essential role for Italy because all of them, without exception, experienced the phases of transition that Italy will have to deal with in the future with the migrants who are now coming to a country that once exported migrants and not finds itself welcoming them.

But there is one aspect of this process of transition that, at least up till now, has not been considered and it is probably the one that is the most personal, difficult and for many the most traumatic. Without considering the current political debate on the role of migrants that warrants discussion on its own, Italy is essentially unprepared and does not show the slightest sign of preparing for the coming future which will have as its first subjects the migrants who have already been here for decades.

 

The new families

The vast majority of migrants that come to a country are in the prime of their lives. They are young, have a will to work and many of them have children or in a short space of time form their own families.

Therefore, in the early years the thoughts of these migrants, as well as of the authorities and potential employers, are how to exploit the new possibilities that they have. Certainly, the migrants find themselves in a totally new environment where there are problems with the languages, they have to adapt to new rules and laws and also to situations they never imagined before leaving

Then, with the consolidation of the families and stable work they find themselves establishing a new peaceful life with all the natural passages that we all expect.

This is the point in which Italy now finds herself. But the experience overseas clearly shows that the passage of time brings problems that nobody imagines when they are young and want to make the most of life; the arrival of old age.

 

Cruel changes

For many thinking about old age means thinking about the pension, maybe helping with the grandchildren, being finally able to travel and doing those things that work did not allow. But life can be cruel and often the reality is very different.

I have no doubt that what I just described was my parents’ dream of old age, unfortunately this never happened and only those who went through it personally could understand fully the nightmare of many aged persons and their families.

My first memories of my father are of a man who worked very hard for his family and who tried to build a company. I remember him and my uncle, with whom he had a partnership, climbing on the roofs of the houses they built, I remember the weeks that we did not see them because they were working hundreds of kilometres away to be able to make as much money as possible to finish paying the mortgage and to be able to make their business grow.

Mamma contributed by working as a cleaning woman at the local hospital in order to pay the fees for the catholic colleges my brother and I attended. All their efforts were directed to their children, as nearly all migrants do.

My final memories of mamma are of the cancer ward and then the palliative care wing in the seven years of her battle against an incurable disease. For papà old age was even more terrible, his was a fate that nobody should suffer, including those who have to look after them.

In the final years papà simply disappeared as a person up to the point that he was there physically but his mind was no longer with us. One of the changes of old age is the loss of short term memory and often this means the capacity to speak the second language, in the case of Australia, English. Together with a particularly insidious form of dementia papà lived more often in the past than in the present.

In the end he longer spoke even Italian, the language we spoke at home because mamma came from Latium, but his original dialect because in his mind he had gone back to his home town in Calabria and at times, seeing the ready set for three he asked where the others were and only after a few weeks we understood that he did not refer to mamma’s empty place but to his parents and eight brothers and sisters of his youth.

These situations make the care of the aged even more difficult for the doctors, nurses and those who help the families to overcome a period that is impossible to describe to those who have not lived them.

 

Assistance

In this we were lucky in Australia because the state and federal governments, together with the welfare groups of the non-Australian communities had already prepared a system of assistance for families such as ours. The governments helped these groups not only to supply people for home care but in many cases the communities could even buy nursing homes for the more extreme cases. Now that the first generation of migrants to the country are passing on these homes will eventually be sold to the new groups such as the Vietnamese and the Chinese that are now dealing with these problems.

However, this assistance did not some suddenly but after years of preparation and the development of both the programmes of the ministries directly involved and the welfare groups of the communities that are the ones best able to assist their countrymen and women.

Australia, just like the United States, Canada, Argentina and the other countries of residence of Italian migrants had to begin from scratch to supply these services. However, Italy does not have to start from nothing but can learn from the examples of our relatives and friends overseas.

 

Future

Italy has the luck of having the chance to consult with our welfare groups overseas in order to find the model best suited to the situation in Italy. In fact, we must also remember that in many cases these groups have had and continue to have contributions from the Italian government and therefore it would be more than just that Italy has a return from these contributions.

It would be easy for some to say, as I have heard, that our political/legal system is different but this should not stop our authorities from seeking valid solutions overseas.

However, there is one aspect that we must understand from overseas. The best assistance comes from the migrants themselves and for this reason they must be encouraged to help the countrymen and women, within Italian law of course, because they are the very ones who know how to best help their aged, as well as their sick. The overseas examples show that this is the best way to prepare for this future that will inexorably come in the not too distant future.

These are not services only for migrants but, as stated in the constitution, to ensure the right of equality of treatment for everyone in the country. To people who, with their work paid taxes and contributed to our economy, as did the Italians overseas. This right was given to our relatives and friends overseas and therefore it is right that it is extended to those who now live in Italy.

In order to make these experiences understood in Italy it is important to make Italians overseas make their voices heard and to tell their stories so that they give an important contribution to those who stayed in Italy to better prepare the future.

For this reason we repeat our appeal to the readers to tell their stories to put online.

Send the stories to: [email protected]

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