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Diritti umani

Fake news: la risposta inesistente

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Il mestiere di dare notizie non è mai stato facile, né per chi le scrive, tantomeno per chi le legge.

di Gianni Pezzano

Il mestiere di dare notizie non è mai stato facile, né per chi lo svolge, tantomeno per chi le legge.Ora il mondo sta seguendo una strada molto pericolosa per la Democrazia perché molti politici, a partire dal Presidente degli Stati Uniti, hanno deciso di utilizzare una tattica ingannevole. Con due parole notizie vengono negate, ma queste stesse parole di per sé non spiegano niente tranne l’incapacità di chi le utilizza nel presentare una risposta coerente.

Notizie false

Sin dai primi giorni della sua candidatura alla Casa Bianca Donald Trump era controverso, sia per motivi legati alla sua carriera imprenditoriale, sia per la sua totale mancanza di esperienza politica. La sua soluzione alle critiche era ed è ancora di ripetere la frase fake news su ogni addebito che gli viene attribuito dalla stampa, che è stata ripresa poi da politici, e non solo, in giro per il mondo. Ma davvero possiamo ripetere questa frase per smentire un articolo?

Come ormai sappiamo tutti fake news vuol dire notizie false, ed è più uno slogan veloce da utilizzare per i fedeli che una risposta al contenuto di un articolo o di una dichiarazione di altri politici o giornalisti.

Poi, molti di coloro che leggono i giornali e guardano i vari salotti televisivi, spesso non si rendono conto non solo che gli articoli non sempre sono di cronaca, politica o quel che sia, ma che spesso per poter dare una determinata notizia il giornalista non può rivelare la sua fonte.

Giornalisti e giornalisti

 Partiamo dal primo caso. Molti lettori ancora confondono articoli di cronaca con articoli di opinione scritti da giornalisti che spesso vengono chiamati opinionisti o editorialisti. Il ruolo di questi giornalisti non è semplicemente di dare una notizia, ma di dare al lettore un modo per poter interpretare le notizie del giorno. Ogni articolo deve essere messo nel suo contesto e un bravo opinionista fornisce una chiave per leggere le notizie più importanti.

Nel caso degli opinionisti l’accusa di “notizie false” non è valida perché trattano interpretazioni delle notizie allo scopo di iniziare un costruttivo dibattito pubblico su temi importanti.

Senza dubbio l’articolo d’opinione più famoso è l’articolo “J’accuse” (Io accuso) dell’autore/giornalista francese Emile Zola nel mezzo del Caso Dreyfuss, che ha dato una scossa al dibattito nazionale sul caso che non era tanto la presunta colpevolezza di spionaggio del Colonello Dreyfuss, poi rivelatasi una montatura, quanto di antisemitismo visto che la sua religione era spesso indicata come motivo per il tradimento alla Patrie.

Invece il lavoro del giornalista che scrive le notizie utilizzate dagli opinionisti come ispirazione è un compito molto più difficile. Benché sia facile per molti dire che il giornalista deve rivelare le sue fonti, secondo la natura della notizia non è sempre possibile.

Il fischiatore

In inglese esiste la frase whistle blower, il fischiatore , per descrivere esponenti, sia in politica che negli altri campi della vita, che rischiano il lavoro per rivelare situazioni che considerano illecite, pericolose o immorali. Per esempio, l’assistente di un politico che sa che il suo capo sta svolgendo azioni contro l’interesse pubblico, come nel famoso caso Watergate con il presidente americano Richard Nixon, o scienziati di una società farmaceutica che considerano le ricerche del laboratorio pericolose per la salute pubblica e vedono che  il datore di lavoro rifiuta di rettificare il problema e di smettere le ricerche oppure le vendite, come è successo con medicine pericolose, il caso più famoso di questo è stato quello della medicina talidomide negli anni ‘60 che causò deformazioni in centinaia di migliaia di bambini. Infatti ci sono paesi che hanno varato leggi per proteggere i “fischiatori” per assicurare che non siano vittime di timori o minacce di ritorsioni da parte dei datori di lavoro quando si rendano responsabili di rivelare verità scomode alla stampa.

In casi come questi il giornalista si trova in una situazione difficile, a metà tra l’interesse pubblico e la protezione della sua fonte. Per questo motivo spesso alcuni articoli citano “fonti anonime”.

Tribunale

In questi casi il lettore deve capire che i direttori dei giornali svolgono un ruolo importante perché, in fondo, sono loro i responsabili di quel che viene pubblicato nei giornali o riportato nei telegiornali. Nei casi delle notizie più sensibili o controverse il giornalista deve assicurare il suo editore/direttore che la fonte è affidabile e sull’importanza della notizia. Solo quando tutto è chiaro e comprovato( verità oggettiva) esce la notizia.

Il motivo di questo è semplice, il direttore, come il giornalista, potrebbe essere chiamato a rispondere in tribunale per quel che pubblica nella sua testata. In questi casi saranno i tribunali a decidere la fondatezza delle notizie e nel caso di notizie certificate come false ci sarà l’obbligo civile di rimborsare la vittima. Anche in questo caso, in molti paesi, compresi gli Stati Uniti dove fake news viene gridato più volte ogni giorno, i tribunali riconoscono il diritto/obbligo del giornalista di difendere la sua fonte.

Social media

 Lo scontro tra politici e grandi società contro la stampa non è nuovo, ma negli ultimi anni il ruolo del pubblico in questo scontro è cambiato a causa del ruolo dei social media nella diffusione di notizie.

Prima di tutto, leggendo i commenti sui dibattiti più seguiti diventa presto ovvio che molti utenti non reagiscono all’articolo ma al titolo e alla presentazione. Inoltre, molti utenti non sanno fare differenze tra le fonti più affidabili e i siti fasulli creati come click bait, cioè acchiappa click per attirare utenti e quindi per aumentare i contatti di un sito allo scopo di  guadagnare con la pubblicità, e i servizi giornalistici veri e seri.

Inoltre, molti utenti reagiscono in base ai propri pregiudizi, leggono e commentano quelle notizie che confermano le loro idee piuttosto di leggere quelle notizie che le smentiscono. A questo dobbiamo aggiungere un’altra considerazione importante.

Molti dei siti fasulli, e non solo in Italia, sono legati a politiche estreme e presentano notizie ovviamente false, oppure presentate in modo di sviare un dibattito serio. L’intenzione di questi siti è la condivisione delle notizie ai loro fedeli nella speranza che la ripetizione le renda “vere” nella mente di una parte della popolazione.

Lettori

 Trovare la soluzione a queste situazioni non è facile perché il problema non è tanto nel contenuto dell’articolo, bensì nell’interpretazione del lettore.

Per molti lettori il mondo non consiste di migliaia di sfumature di colori, ma di bianco o nero. Seguono quel che piace a loro e sono pronti a credere a quel che non sopportano, siano essi politici, squadre di calcio a anche cantanti o altri personaggi pubblici.

Però stiamo arrivando al punto che il mondo dell’editoria, e in questo si trovano coinvolti i giganti dei social media come Facebook Twitter e Pinterest, deve trovare una soluzione per gestire la crescita delle notizie false.

Non sappiamo come finirà, ma di una cosa siamo certi, gridare la frase fake news non è la risposta. La vera risposta su piano legale vedrà  l’impegno del mondo politico internazionale per ancora molti anni.  Ma come al solito il problema delle fake news si può cominciare a risolvere nel luogo dove ognuno di noi impara a leggere e a sapere interpretare le parole: la scuola…

 

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