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Esiste una correlazione tra diabetici e coronavirus? – Is there a correlation between diabetics and coronavirus?

By 9 Aprile 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Esiste una correlazione tra diabetici e coronavirus?

Intervista al Prof. Camillo Ricordi, diabetologo e ricercatore di fama mondiale

Di Paolo Buralli Manfredi


Buonasera Professor Camillo Ricordi, innanzi tutto la ringrazio molto per aver accettato quest’intervista e per dare un supporto scientifico informativo a tutti i lettori del DailyCases..

La prima domanda che le pongo è:

Esiste una correlazione tra diabetici e coronavirus?

Il diabete e il coronavirus: dall’analisi dei primi 3200 morti decessi in Italia che ormai ha raggiunto 1/3 del decesso in tutto il mondo è emerso che più o meno un terzo di questi avevano una patologia, avevano il diabete in pratica. La maggioranza dei decessi hanno comorbidità di altre patologie croniche degenerative ma in particolare, oltre all’ ipertensione, il diabete è emerso come il 33-34% dei casi dei decessi e questo ha creato un po’ di scompiglio e preoccupazione naturalmente in tutti i pazienti diabetici, però il fatto da sottolineare è che queste statistiche non fanno distinzione tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2, è tutto raggruppato insieme e la stragrande maggioranza, più del 95%, sono pazienti con diabete di tipo 2 e la maggioranza di pazienti con diabete di tipo 2 hanno una età superiore ai 65 anni, per cui nella popolazione americana per esempio se uno ha più di 65 anni  ha il 90% di probabilità di avere una comorbidità di altre patologie croniche degenerative, cioè di sicuro un’associazione tra il rischio di avere delle forme gravi di covid-19 e comorbidità di altre patologie croniche degenerative. Però il diabete è legato di più alle patologie di diabete di tipo 2 che hanno una media di età superiore ai 65 anni come overall.

Il problema non è così con genitori o famiglia con bambini di tipo 1, Il diabete di tipo 1 non è così preoccupante  ma richiede sempre una attenzione perché i soggetti con diabete se non hanno un metabolismo controllato possono avere maggiori rischi, perché il sistema immunitario è più compromesso in una situazione di iperglicemia o di metabolismo squilibrato, perché è particolarmente importante in soggetti diabetici a fronte di questa epidemia cercare di mantenere un controllo glicemico, una terapia insulinica appropriata, e queste sono regole in generale anche per tutta la popolazione,  e poi ci sono altre regole come vitamina C e vitamina D che sembrano aiutare, per cui la vitamina D di solito è in difetto nell’organismo, la media negli Stai Uniti sono 24 nanogrammi millilitro nel sangue che è una insufficienza, tutti gli americani sono insufficienti  e in Australia non so quali siano le statistiche, però noi miriamo a raggiungere i livelli di vitamina D nel sangue superiore a 40 nanogrammi per millilitro per dare una spinta anche al sistema immunitario, non solo per il metabolismo dell’osso. Sono usciti lavori anche recentissimi che dicono che la vitamina C può aiutare nello specifico anche in caso di coronavirus, perfino nei pazienti in terapia intensiva con le forme più gravi,  a  risolvere più velocemente la patologia per cui noi consigliamo a tutti in questa fase di prendere 2 grammi di vitamina C, 1 la mattina e 1 la sera, e poi 50 milligrammi negli adulti di vitamina D3 una volta alla settimana cercando di raggiungere livelli superiori ai 40 nanogrammi millilitro nel sangue .

Poi naturalmente non ci sono trial randomizzati prospettici no evidence based medicine, ci sono tutti quelli che criticheranno questa avvertenze ma è quello che possiamo dire in base al buon senso e alla medicina in base a quello che sappiamo a oggi non avendo tempo di aspettare 4 anni. Nella mia famiglia dei miei figli e mia madre,  mia moglie sono tutti in questo regime

Può, per i lettori, fare una spiegazione semplificata tra diabete di tipo1 e di tipo 2?

Si allora, nel diabete di tipo1 hai una situazione di autoimmunità, dove il sistema immunitario del soggetto improvvisamente, ma non tanto improvvisamente perché ci sono anni anche di progressione della malattia dei primi sintomi, comparsa di anticorpi ai primi dati di scomparsa di picchi di secrezione insulinica e poi la malattia conclamata, ma comunque c’è una progressione autoimmunitaria dove il sistema immune del soggetto inizia a identificare le cellule che producono insulina come degli avversari che distruggono selettivamente, mentre il diabete di tipo 2 è più legato a una disregolazione dell’azione dell’insulina, insulino-resistenza legata spesso all’obesità, stile di vita, dieta. La Insulino-resistenza è una patologia che nella maggioranza dei casi si può anche prevenire con una dieta corretta e uno stile di vita corretto. Per cui mentre nel diabete di tipo 2 dieta e stile di vita possono prevenirlo, nel diabete di tipo1 invece non puoi, luoghi comuni sono che un bambino con diabete di tipo1 chissà quanti dolci mangia, non fa abbastanza ginnastica, guarda troppo il computer. 

Invece non ha niente a che vedere con questi tipi di stile di vita, il diabete autoimmune con una patologia autoimmune come potrebbe essere il lupus, psoriasi colite ulcerosa o le cento malattie autoimmuni che certi dicono colpisca il 20% dell’umanità. Il problema che è emerso deve essere una considerazione poi tra diabete di tipo 2 e diabete di tipo 1, è che ci sono state delle evoluzioni nella nostra dieta che possono predisporre in generale a patologie croniche degenerative e anche autoimmuni, per esempio c’è stato un aumento nelle ultime decadi nel consumo di omega3, acidi grassi e omega3 e una diminuzione degli omega 3 e un aumento degli omega6, una diminuzione  di polifenoli antiossidanti naturali e una diminuzione della vitamina D e un aumento dei cibi ricchi di carboidrati raffinati con alti indici glicemici,  quindi c’è quello che viene considerato una perfect nutritional storm, una tempesta nutrizionale perfetta, che potrebbe predisporre all’esordio di malattie autoimmuni degenerative, per cui anche nel covid-19 ci sono nutrizionisti che sostengono come queste diete pro infiammatorie non aiutino la resistenza anche contro infezioni virali.  Si sta cercando di capire se ci possono essere delle indicazioni anche di nutrizione/dieta infiammatoria per cercare di eliminare quelle che possono essere delle basi di predisposizioni allo sviluppo di malattie croniche degenerative autoimmuni, ma magari anche insulino-resistenza verso le infezioni virali

Sul web e giornali, sono apparse nelle notizie che sconsigliano gli anti infiammatori, perché attiverebbero un’azione violenta del covid19, lei ne è al corrente?

Certi anti infiammatori sono sconsigliati, tipo ibuprofene.  Invece consigliato l’uso di anti infiammatori tipo paracetamolo, la tachipirina italiana, perché il problema è che alcuni anti infiammatori bloccano anche le pathways di risoluzione dei danni da infiammazione, per esempio gli steroidi non sono indicati perché il cortisone negli steroidi può bloccare i sintomi dell’infiammazione ma blocca anche la risoluzione del danno provocato dall’infiammazione , non so gli omega 3 per esempio riattivano queste pathwways di resolving-protecting , molecole che aiutano a risanare il danno provocato dall’infiammazione sono quelle degli anti infiammatori che  modulano l’infiammazione in senso positivo perché ti bloccano l’infiammazione ma promuovono anche la risoluzione dell’infiammazione attraverso queste pathway.

In una sua conferenza cui ho partecipato circa 6 anni fa, parlava di un probabile aumento dei malati di diabete nel mondo e mi colpì il numero che fece, dichiarò che nel giro di 10 anni i diabetici nel mondo avrebbero toccato quota 800 milioni, a sei anni da quell’affermazione i numeri sono quelli? E…  a che punto è la ricerca per la cura del diabete oggi?

Allora ci siamo, siamo a 430milioni e ho l’impressione che diventeranno 600-650milioni nelle prossime due decadi. Non siamo ancora agli 800 milioni però ci sono aumenti preoccupanti tipo l’obesità e il sovrappeso, che sono legati al diabete di tipo2, molto più dell’80% dei pazienti americani sono sovrappeso, un dato preoccupante perché è una predisposizione al diabete di tipo 2. Poi il 20% della popolazione ha una malattia autoimmune che vuol dire 1 su 5 hanno una delle malattie autoimmuni, e se vedi c’è una base a tutte queste patologie che può essere anche riconducibile ad un effetto di diete pro infiammatorie che sono state sviluppate nelle ultime decadi nel mondo, soprattutto nelle diete occidentali o americane, vedi sempre questo aumento di omega6 diminuzione di omega3 e polifenoli, fattori protettivi nella dieta, un aumento di fattori negativi come i cibi super processati con alto indice glicemico  e l’insieme di tutte queste funzioni che  causa calo della vitamina D e un calo della vitamina C, perché consumare meno porzione di vegetali e frutta al giorno può costituire una congiunzione negativa degli effetti che possono poi provocare una predisposizione alle malattie croniche degenerative autoimmuni

Ecco, si può affermare che le aeree con maggiore possibilità di contrarre il diabete siano quelle occidentali, quelle che consideriamo sviluppate?

Si senz’altro perché se vedo anche il tasso, il rapporto omega6/omega3che è il cosiddetto indice di infiammazione della popolazione generale, in pratica gli omega6 sono il prototipo del pro infiammatorio e gli omega3 sono quelli che modulano di più la infiammazione; il rapporto omega6/omega3  più è elevato e più ti dice che una persona ha un indice di infiammazione elevato nel sangue che è relativo alla diete. Se vedi questo rapporto nella storia, tipo in Grecia negli anni ’60 quando la dieta mediterranea era tipo 3, questo rapporto poi nel Giappone dove c’è la sopravvivenza sana più alta nel mondo, siamo sui 4 se guardi gli Stati Uniti ed Europa è 16/18 ed è già molto più alto.

Se poi tu vai a vedere in paesi in via di sviluppo tipo India, vedi che le regioni rurali hanno ancora una dieta più bilanciata dal punto di vista nutrizionale, hanno un fattore tipo 4 come in Giappone, poi vai a vedere nelle metropoli dove sono stati invasi dai fast food e dalle diete occidentali, hanno un valore di 35 e sono addirittura due volte peggio della dieta americana/europea. Si vede come all’interno di una stessa popolazione con una stessa genetica di base, tutta la dieta che consumi ti può portare ad avere dei rischi molto più alti di sviluppare malattie croniche degenerative rispetto a chi sta ancora in campagna e ha una dieta molto più tradizionale, basata su vegetali e cibi meno processati a più basso contenuto di omega 6

Ho letto su una rivista qualche tempo fa che, uno dei suoi pazienti, ha subito un trapianto che gli permetteva di produrre insulina, ci può spiegare meglio questo intervento?

Noi estraiamo le cellule che producono insulina dal pancreas umano, che poi vengono iniettate nel fegato di un ricevente col diabete e ri-ingegnerizzano il fegato che diventa un doppio organo, che produce sia la funzione del fegato che quella di un pancreas endocrino, nel senso di produzione di insulina.  Per cui un ingegneria di organi invece che una ingegneria di genetica se vogliamo, dove inietti, questi cluster di cellule che producono insulina nel fegato, si fermano, vengono  bloccate dai capillari del fegato, vengono rivascolarizzate e diventa un vero e proprio doppio organo, che fa sia la funzione del pancreas endocrino che quella del fegato

E questa soluzione sta funzionando bene?

Sta funzionando bene, però richiede ancora farmaci immuno-sopressori antirigetto, per cui viene limitata ai casi più gravi di diabete di tipo1, dove si ha rischio di ipoglicemia grave, non riesce più a capire quando arriva un episodio di ipoglicemia, per cui è a rischio della propria vita e della vita di altri se per esempio guida una macchina o un mezzo che può investire qualcuno, se perde conoscenza. Allora dopo aver provato a ristabilire questo controllo metabolico in tutte le maniere possibili compresi sensori per il glucosio, microinfusori di insulina, microinfusori con la sospensione di iniezione di insulina per valori di glucosio bassi, se niente funziona si fa il trapianto di isole

Quindi, quale sarà il prossimo passo?

Adesso i nuovi trial che inizieranno quest’anno sostituiranno la immunosoppressione con delle nuove molecole, che sono invece immunomodulanti e non hanno gli effetti collaterali dell’immunosoppressione per cui sono molto entusiasta di iniziare questi trial perché potrebbero essere il giro di volta, perché se riesci a fare un trapianto di cellule che producono insulina senza dovere usare farmaci immunosoppressivi, allora tutti vorranno un trapianto di cellule che producono insulina, ed è per quello che stiamo lavorando in parallelo anche con compagnie che stanno producendo fonti illimitate di cellule che producono insulina derivate dalle cellule staminali per avere proprio una fonte che non sia legata ai donatori di organo che sono come sai molto limitati

Allora chiuderei questa intervista chiedendole qualche consiglio per i diabetici, devono comportarsi come si sono sempre comportati o devono avere qualche accortezza in più?

Ma in questo momento direi massima attenzione al controllo metabolico: fare la dose d’insulina appropriata mantenere la glicemia più normale possibile, ma anche aiutare a tenere un sistema immunitario in check assumendo vitamina C  e vitamina D, una dieta antiinfiammatoria, evitare alti contenuti di cibi con alti contenuti di omega 6, favorire il pesce con omega 3 e in generale avere una dieta sana che si consiglia a tutti

Perfetto, la ringrazio per il tempo dedicato a me ed ai lettori del DailyCases, ancora grazie e buon lavoro.

di emigrazione e di matrimoni

Is there a correlation between diabetics and coronavirus?

Interview with Prof. Camillo Ricordi, world-renowned diabetologist and researcher

By Paolo Buralli Manfredi

Good evening Professor Camillo Ricordi, firstly I want to thank you very much for having accepted this interview and for giving scientific support to all the readers of DailyCases. The first question I would like to ask you is:

Is there a correlation between diabetics and coronavirus?

Diabetes and coronavirus: from the analysis of the first 3,200 deaths in Italy that has now reached 30% of the deaths around the world it has come out that more or less a third of these have a condition, in practice they had diabetes. The majority of the deaths had comordibity with other chronic degenerative diseases as especially, in addition to hypertension, diabetes emerged in 33-34% of the cases of the deceased and naturally this upset and worried all the diabetic patients. However, the fact to be highlighted is that these statistics do not distinguish between Type 1 and Type 2 diabetes, they are all grouped together and the great vast majority, 92%, are patients with Type 2 and the majority of the patients with Type 2 are older than 65. So in the population of America for example someone older than 65 has a 95% probability of having comordibity with other chronic degenerative conditions, in other words they would surely an association between the risk of having serious forms of covid-19 and comordibity with other chronic degenerative diseases.

However, diabetes is tied to conditions of Type 2 diabetes patients who have an average age higher than 65 overall. So the problem is not with parents or a family with children with Type 1 diabetes. Type 1 is not as worrying but always requires attention because if the subjects with diabetes do not control the metabolism they can have greater risk because the immune system is more compromised in a situation of hyperglycaemia or an unbalanced metabolism because with this epidemic it is particularly important in diabetic subjects to try to maintain glycemic control with an appropriate therapy of insulin and these generally are the rules for all the population. And then there are other rules such as vitamin C and vitamin D that seem to help. Vitamin D is usually lacking in the population, the average in the United States is 24 nanogrammes per millilitre in the blood which in insufficient, however we aim to reach a level of vitamin D higher than 40 nanogrammes per millilitre to also give a boost to the immune system and not only the metabolism of the bones. Specifically, research papers have been released, some very recently, which say that vitamin C can also help in cases of coronavirus, even in patients in the most serious forms intensive care, to resolve faster the condition for which we recommend that all those in this phase take 2 grammes of vitamin C, 1 in the morning and 1 in the evening and then 50 milligrammes of vitamin D3 for the adults once a week to try to reach levels higher than 40 nanogrammes per millilitre in the blood. And then naturally there are no prospective randomized trials, no evidence based medicine. There are all those who will criticize these warnings but it is what we can do according to common sense and medicine based on what we know today as we cannot wait 4 years. In my family, my mother, some of the children and my wife are all in this regime.

Can you give our readers a simple explanation of the difference between type 1 and type 2?

In type 1 diabetes you have a situation of autoimmunity in which the subject’s immune system quickly, but not suddenly because there are also years of progression of the first symptoms of the disease with the appearance of antibodies at the first sign of disappearance of peaks of secretion of insulin before the full blown disease, starts to identify the cells that produce insulin as hostile that they destroy selectively, while type 2 diabetes is more tied to a dysregulation of the action of insulin, resistance to insulin often tied to obesity, lifestyle and diet.

In the majority of cases the resistance to insulin is a condition that can also be prevented with a proper diet and proper lifestyle. For this reason diet and lifestyle can prevent type 2 diabetes, instead you cannot with type 1 diabetes. The clichés say that a child with type 1 diabetes eats who knows how many sweets, doesn’t exercise enough and is at the computer for too long but it has nothing to do with lifestyle, autoimmune diabetes with an autoimmune disease such as lupus, ulcerative colitis psoriasis of the hundred autoimmune diseases which some say affect 20% of humanity.  The problem that has emerged, which must then be a consideration between type 1 and type 2 diabetes, is that there have been evolutions in our diet that can in general predispose chronic degenerative and even autoimmune conditions. For example, in recent decades there has been a growth in the consumption of Omega 3, fatty and acids and omega 3 and a decrease in omega 3 and an increase in omega 6, a decrease in natural antioxidant polyphenols and a decrease in vitamin D and an increase in foods that are rich in refined carbohydrates with a high glycemic index.

Therefore there is what is considered a perfect nutritional storm which could predispose the onset of degenerative autoimmune diseases for which there are nutritionists who maintain that these pro inflammatory diets do not help with resistance against viral infections as well, even in covid-19. We are trying to understand if there can be indications on the basis of predisposition for the development of chronic degenerative autoimmune diseases and maybe also resistance to insulin towards viral infections.

There have been reports on the web and in newspapers that advise against anti-inflammatory treatments because they could set off a violent covid-19 action, are you aware of this?

Some anti inflammatory medication, such as ibuprofen are not recommended. Instead the use of anti inflammatory medicine such as paracetamol is recommended because the problem is that some anti inflammatory medication also block the pathways to resolution of the damage by the anti-inflammatory medication. For example, steroids are not recommended because the cortisone of the steroids can block the symptoms of the inflammation and also block the resolution of the damage caused by the inflammation. I do not know if omega 3, for example, reactivates these resolving-detecting pathways or molecules that help to heal the damage caused by the inflammation are those of the anti inflammatory medications which modulate the inflammation in a positive sense because they block the inflammation but also promote the resolution of the inflammation through these pathways.

In one of your conferences that I attended about 6 years ago you spoke about a probable increase in diabetes patients around the world and I was struck by the number you mentioned, you declared that in the space of 10 years the diabetics around the world would number 800 million, six years after that declaration are these the numbers? And… at what stage is the research for the cure for diabetes today?

Well, we are now about 430 million and I have the impression that this will become 600-650 million in the next two decades. We have still not reached 800 million, however there have been worrying increases in obesity and weight gain which are linked to type 2 diabetes. More than 80% of American patients are overweight and this is a worrying figure because this is a predisposition for type 2 diabetes. And then 20% of the population has an autoimmune disease which means that 1 in five has an auto immune disease and, if you look, there is the basis for all these conditions which can also be traced back to an effect of pro inflammatory diets that have been developed in recent decades around the world, especially western or American. You always see this increase in omega 6, decrease of omega 3 and polyphenols which are protective factors of the diet, an increase of negative factors such as super processed foods with a high glycemic index and the sum of all these functions that causes the decrease in vitamin D and a decrease in vitamin C because eating smaller portions of vegetables and fruit per day can constitute a negative conjunction of the effects which can then cause a predisposition for chronic degenerative autoimmune diseases.

And so can it be said that the areas with greater possibility of contracting diabetes are those in the west, those that we consider developed?

Yes, of course, because if I also look at the relation of omega 6 / omega 3 which is the so-called index of inflammation of the general population, in practice the omega 6 is the prototype of the pro inflammatory and the omega 3 is that which modulates more the inflammation. The higher the relationship of omega 6 / omega 3 the more it tells you that a person has a high index of inflammation in the blood which is related to diet. If you look at this relationship in history, like in Greece in the 1960s when the Mediterranean diet was about 3, this relationship then in Japan which has the highest health survival rate in the world,, we are at about 4, if you look at the United States and Europe it is 16/18 which is already very much higher.

And then if you look at the developing countries such as India, you see that the agricultural regions still have a balanced diet from the nutritional point of view, they have a value of type 4 like in Japan. But then if you go to look in the metropolises which have been invaded by fast food and western diets, they have a value of 35 and are even twice as bad as the American/European diet. You can see how within the same population with the same genetic basis any diet you eat can cause much higher risks of developing chronic degenerative disease compared to those who still live in the countryside and has a much more traditional diet based on vegetables and less processed foods with a lower content of omega 6.

Some time ago I read in a magazine that one of your patients underwent a transplant which allowed him to produce insulin, can you better explain this operation?

We extract the cells which produce insulin from the human pancreas which are then injected into the liver of the recipient with diabetes and re-engineer the liver that becomes a double organ which produces both the function of the liver and that of the endocrine pancreas, in the sense of the production of the insulin. So this is an engineering of the organs instead of genetic engineering, if we want, when injected these clusters of cells which produce insulin in the liver stop, they are blocked by the liver’s capillaries, re-vascularized and become a real double organ which does the function of the endocrine pancreas and that of the liver.

And this solution works well?

It works well, however, it still requires anti rejection immune suppression drugs for which it is limited to the most serious cases of type 1 diabetes which have the risk of serious hyperglycaemia and can no longer understand when they reach the onset of an episode of hyperglycaemia with the risk to life and the lives of others such as, for example, while the patient is driving a car or another means of transport which could crash into someone if he or she loses consciousness. So, if after having tried to re-establish control of the metabolism in all the ways possible including sensors for the glucose, insulin pumps for suspension for low glucose suspension, none of these work islet transplantation is done.

Therefore, what will be the next step?

The new trials that will begin this year will replace immunosuppression with new molecules which instead are immunomodulatory agents and do not have the side effects of immunosuppressant agents. I am very excited about starting this new trial because it could be the turning point because if you can transplant cells that produce insulin without having to use immunosuppressant medication then everybody will want a transplant of cells to produce insulin and that is we are also working in parallel with companies that are producing unlimited amounts of insulin derived from stem cells in order to have our own source that is not tied to organ donors who, as you know, are very limited.

So, I would like to close this interview by asking you for some advice for diabetics, must they behave as they have always behaved or must they be more careful?

Right now I would say to take the highest attention to metabolic control. Take the appropriate dose of insulin to maintain the blood sugar as normal as possible but also to help keep the immune system in check by consuming vitamin C and vitamin D, an anti-inflammatory diet, to avoid food with high levels of omega 6, to favour fish with omega 3 and to maintain a healthy diet in general that is recommended for everybody.

Perfect, thank you for your time dedicated to me and the readers of DailyCases, thanks again and good work.

Translation by Gianni Pezzano


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