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Emergenza coronavirus. Il pesce d’Aprile del bonus INPS


Il nostro giornale ha provato ad entrare nel sito INPS per verificarne il funzionamento. Quello che si vede sono le schede con i dati sensibili di altri utenti registrati

 

 


A mezzanotte di ieri è scoccata l’ora x per accedere al portale Inps e richiedere il bonus di 600 euro previsto dal Famoso Decreto Cura Italia, in aiuto ad una popolazione chiusa in casa in quarantena per il coronavirus ormai da più di un mese. Un atto dovuto che nel corso dei giorni precedenti ha subìto centinaia di polemiche per l’esigua somma messa in gioco per i tanti lavoratori che al momento non possono lavorare, che si è rivelato come l’ennesimo bluff delle nostre istituzioni. In un momento in cui la popolazione italiana è allo stremo delle forze ci mancava anche questa: il sito dell’INPS è andato in tilt in poco tempo per l’esubero di domande che gli utenti hanno presentato. Un pesce d’Aprile sicuramente involontario ma che svela tutta l’approssimazione con cui si è affrontato un problema prevedibile dopo tanti proclami dei giorni precedenti.

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In effetti appena il nostro giornale ha provato ad entrare nel sito INPS per verificarne il funzionamento non solo non si riesce ad effettuare l’accesso correttamente, ma cosa ancor più emblematica è che cominciano a venire fuori le schede con i dati sensibili di altri utenti che hanno effettuato la registrazione, con relativo Pin, come appare dagli screenshot in testa a questo articolo. Un problema che si poteva evitare ad esempio scaglionando gli utenti per orario e lettera di inizio del cognome. Ma soprattutto pensando per tempo a potenziare la piattaforma di accesso, creando magari delle sotto piattaforme regionali. Insomma, di fronte ad una popolazione più che mai provata che vive con disagio la quarantena, ed ogni giorno si sente ripetere che le mascherine di protezione stanno arrivando, che i posti che mancano in terapia intensiva stanno per essere sostituiti dal supporto dell’esercito, ci mancava questo scivolone dell’INPS a dimostrazione del fatto che tutto si poteva prevedere per fare ‘il meglio’.  E soprattutto alla luce di questa anomalia è evidente la difficoltà delle Istituzioni che, nello stesso momento in cui hanno garantito la continuità dei servizi utilizzando la tecnologia digitale, si sono rivelate incapaci ed inaffidabili nell’assicurare i servizi essenziali al cittadino.

 

La foto in evidenza rivela i dati sensibili che sono visibili sul sito dell’INPS. È stata nostra cura coprire i dati sensibili per tutelare gli sfortunati cittadini in questione.


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