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Diritti umani

È morta Letizia Battaglia:  la più nota fotografa di mafia italiana

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Il 13 aprile è morta, all’età di 87 anni, Letizia Battaglia, la più nota fotografa di mafia italiana. Le sue fotografie sono state esposte in tutto il mondo e le sono valse prestigiosi riconoscimenti internazionali.

 di Giordana Fauci

Il 13 aprile è morta, all’età di 87 anni, Letizia Battaglia, la più nota fotografa di mafia italiana, invero conosciuta nel mondo intero.

Letizia Battaglia era originaria di Palermo, una città che la faceva sentire prigioniera di una condizione che la soffocava. Eppure a Palermo è sempre tornata, perché prigioniera sì ma di un amore tormentato.

Letizia Battaglia se ne è andata proprio pochi giorni prima che la sua storia irrequieta venisse trasmessa dalla Rai: una vita incredibile la sua, interpretata da Isabella Ragonese e raccontata in una fiction di Roberto Andò.

A 27 anni Letizia ha conosciuto il poeta Ezra Pound e questa conoscenza l’ha avvicinata alle sue poesie, divenendo grande fonte di ispirazione per la sua stessa vita.

Battaglia ha lavorato per anni presso il quotidiano L’Ora, come foto-reporter.

Si è, dunque, trattenuta per diversi anni a Milano, imparando ancor meglio il suo mestiere e raccontando soprattutto gli Anni di Piombo.

Nel 1974 è tornata nella sua amata-odiata Palermo, come responsabile della fotografia sempre per il giornale L’Ora: qui ha raccontato la sua città tra mafia, clientelismo, politica e degrado al fianco di grandi testimoni tra cui Josef Koudelka e Ferdinando Scianna.

Il suo archivio racconta soprattutto l’egemonia del clan dei Corleonesi.

Sono suoi gli scatti all’Hotel Zagarella in cui ha ritratto gli esattori mafiosi Salvo insieme a Giulio Andreotti, poi acquisiti agli atti del processo.

Il 6 gennaio del 1980 è stata la prima foto-reporter a giungere sul luogo in cui è stato assassinato il Presidente della Regione Piersanti Mattarella, soccorso dal fratello Sergio, attuale Presidente della Repubblica.

Lo scatto più drammatico ed evocativo è senza alcun dubbio proprio quello in cui Sergio Mattarella tenta di soccorrere il fratello Piersanti, pochi attimi dopo esser stato abbattuto dai sicari della mafia.

Le foto di Letizia Battaglia sono icone drammatiche e simboliche delle vicende di mafia più terrificanti.

Suoi sono gli scatti che riprendono i boss imputati nel maxi-processo di Giovanni Falcone, come pure quelli che ritraggono Tommaso Buscetta mentre rilascia le sue rivelazioni, senza dimenticare le foto scattate a Giulio Andreotti, durante il processo in cui fu accusato di avere avuto rapporti con Cosa Nostra.

Deve esser senza alcun dubbio per questo che l’archivio di Letizia Battaglia è diventato, negli anni, un’immensa galleria di personaggi ma, prima ancora, un giacimento di memoria della cosiddetta “Apocalisse Palermitana”.

Del resto, nel lavoro compiuto da Letizia non è mai mancato un forte impegno civile ma anche un senso di disgusto che l’ha portata a cambiare spesso soggetti e ad occuparsi soprattutto di donne e bambine.

Non a caso, le sue fotografie sono state esposte in tutto il mondo e le sono valse finanche prestigiosi riconoscimenti internazionali, quali il premio Eugene Smith.

C’è stato un tempo in cui anche Letizia Battaglia si è lasciata tentare da altri interessi.

Tra tutti la politica in primis: con i Verdi è stata, pertanto, eletta deputato regionale e, poi, nominata assessore al decoro urbano in una delle Giunte di Leoluca Orlando, con il quale è rimasta legata da un profondo legame di amicizia.

Tuttavia, al di là di altri interessi, indubbiamente secondari, Letizia Battaglia non ha mai rinunciato al suo primo-amore: la fotografia ha sempre prevalso su tutto, continuando ad accompagnarla fino a pochi giorni or sono.   

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