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Donne, bambini e disastri naturali: dati allarmanti su vittime e abusi

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L’anno 2023 sarà ricordato, tra le altre cose, per i forti eventi sismici registrati e per le decine di migliaia di morti e i milioni di sfollati conseguenti.

di Antonio Virgili – vicepresidente Lidu Odv

L’anno 2023 sarà ricordato, tra le altre cose, per i forti eventi sismici registrati e per le decine di migliaia di morti e i milioni di sfollati conseguenti.  Secondo funzionari delle Nazioni Unite, nel recente terremoto di ottobre, nell’Afghanistan occidentale, che ha avuto una magnitudo 6,3, oltre il 90% delle persone perite sono state donne e bambini.  È certo che la maggior parte di donne e bambini fossero a casa quando si è verificato il terremoto la mattina, anche perché alcune delle persone hanno forse pensato che il boato fosse un’esplosione e si è rifugiata nelle proprie case. Molte donne risultano tuttora disperse, mentre gli uomini erano per lo più nei campi a lavorare. Tra le cause di questa ecatombe femminile le disposizioni dell’attuale governo talebano che impone a donne e ragazze di restare a casa, visto che le ragazze non possono frequentare la scuola oltre la prima media, né corsi universitari ed anche le opportunità di lavoro per le donne sono state limitate.  Risultano rasi al suolo interi villaggi, con la distruzione di centinaia di case di mattoni di fango che non potevano certo resistere alla forza del sisma. Anche le scuole, gli ambulatori e molte altre strutture dei villaggi, realizzate con materiali a bassa resistenza, sono crollate.     Nel sisma in Marocco dello scorso settembre, di intensità 6,8, la stima dell’OMS dei bambini feriti o in vario modo colpiti dal sisma è di almeno 100.000.  Andando a ritroso nel tempo, nel terremoto che ha colpito Turchia e Siria, lo scorso febbraio di quest’anno, con intensità pari all’XI grado Mercalli, e che ha provocato circa 60.000 morti, secondo stime UNICEF, oltre alle migliaia di bambini morti, se ne contano circa 850.000 che risultano sfollati.  Considerato che la Siria è tra i Paesi del mondo già con il maggior numero di sfollati interni, circa 7 milioni, di cui 3 milioni di bambini, la situazione generale appare più che critica, drammatica quella dei bambini, i cui traumi si proietteranno negli anni a venire.

Cambiando regione geografica, il terremoto di Haiti dell’agosto 2021, come già quello del 2010, ha riproposto in modo eclatante il problema di un rischio post sismico spesso ignorato o taciuto, quello degli abusi sessuali.     Si stima che, nelle sei settimane dopo il sisma del 2010, circa 11.000 persone abbiano subito abusi sessuali, la stragrande maggioranza di queste erano donne e minorenni. Secondo una ricercatrice dell’Università di Bergen, presente nel 2010, nel caos e insicurezza degli enormi campi profughi, la violenza sessuale era aumentata moltissimo.  Dopo quel sisma del 2010, undici anni dopo, quasi nulla era cambiato nella mentalità sociale e per il rischio di abusi.    Quelle citate, purtroppo, non sono situazioni isolate, diversi studi accademici hanno confermato un incremento del tasso di violenza e di abusi in seguito al verificarsi di una catastrofe. Secondo una ricerca della London School of Hygiene and Tropical Medicine, questo fenomeno è dovuto ad una serie di concause, tra cui la perdita delle abitazioni, delle relazioni famigliari e l’isolamento sociale improvviso causato dal disastro.

Dopo aver perso la casa, molte donne sono costrette a dormire per strada o in campi profughi sovraffollati, spesso le bambine vengono separate dai genitori e ospitate da conoscenti, amici e parenti, nelle case che sopravvivono alla catastrofe e che diventano abitazioni provvisorie per molti adulti. Il sovraffollamento e la mancanza di spazi protetti per donne e minori aumentano l’esposizione al rischio di abusi, perché purtroppo in società dove il rispetto degli altri è solo teorico e la scarsa civiltà prevale, ci si trova a dover prevedere, appunto, a degli “spazi protetti”.  A fronte dei numerosi dati circa l’incremento del tasso di violenza dopo disastri naturali, è ancora difficile disporre o accedere a dati precisi su abusi e violenze durante le prime fasi di un’emergenza.

Spesso, anche quando le persone sopravvissute riportano gli abusi subiti alle autorità, non vi è un seguito alla denuncia, come nel caso di New Orleans. Secondo uno studio della Loyola University, dopo che l’uragano Katrina aveva devastato New Orleans nel 2005, in diversi casi le denunce di violenza sessuale non erano state registrate ufficialmente, a causa della situazione emergenziale. Proprio per questo si sottolineava la necessità di includere linee guida per la prevenzione della violenza sessuale e degli abusi nei protocolli di risposta alle emergenze naturali. Anche all’indomani di Katrina, un alto numero di abusi si era consumato nei campi allestiti per gli sfollati. Da notare che dopo una catastrofe l’incremento delle violenze non riguarda solo gli abusi per mano di sconosciuti, ma anche la violenza domestica.  Secondo la ricerca citata, i disastri naturali amplificano alcuni degli elementi che tendono ad acuire la violenza, tra questi l’insicurezza finanziaria, il trauma e i problemi mentali. Si stima che, nel periodo successivo al sisma che aveva colpito la Nuova Zelanda nel 2011, nelle zone rurali del Paese, la violenza domestica sia aumentata del 40%.   In genere è molto più difficile intervenire per catastrofi verificatisi in Paesi poveri a causa della non adeguatezza delle infrastrutture, per la scarsità di supporti socio-sanitari, per la disorganizzazione diffusa.

Queste stesse dinamiche rendono le donne e i minorenni più vulnerabili pure al cambiamento climatico. Esattamente come nel caso dei terremoti, secondo un recente rapporto dell’Unicef, i disastri climatici portano ad un aumento degli abusi sessuali e della violenza.  Ciò trova conferma anche nei dati del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite per cui si è affermato che per molte donne il cambiamento climatico e i disastri da esso derivati hanno molto accresciuto il rischio di subire violenza.

Ѐ chiaro che abusi e violenze non sono generati dalle emergenze, ma con le emergenze e i disastri si creano, o favoriscono, contesti socio-ambientali nei quali risulta più facile che esse possano verificarsi. Se la violenza contro donne e bambini è già diffusa in una data area, le catastrofi amplificano alcune dinamiche, allentano ulteriormente i controlli, accrescono le occasioni, lasciano maggior spazio alle attività criminali o a persone e gruppi violenti.

Se è vero che ci sono tanti eventi negativi, è giusto ricordare anche quei casi di generosa messa in gioco della propria vita per salvare altre vite.  L’Osservatore Romano, del 15-2-2023, ha voluto giustamente dare rilievo anche a questi gesti, ricordando la pronta reazione delle infermiere di un ospedale di una città turca che, avvertite le prime scosse di quello che sarebbe stato un sisma devastante, anziché scappare corsero in terapia intensiva verso le incubatrici dove erano i nati prematuri, tenendo ferme le incubatrici, che sarebbero facilmente cadute uccidendo i piccoli, sino al termine del terremoto.   Perfetto esempio della morale racchiusa nell’affermazione del grande commediografo latino del III secolo a. C. Cecilio Stazio: “homo homini deus est, si suum officium sciat”, ovvero «l’uomo è un dio per l’uomo, se conosce il proprio dovere».

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