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Covid19. Non chiamatele palestre

By 24 Ottobre 2020 No Comments

Da Fit and Go un appello al governo per non colpire indistintamente un intero comparto

Si rincorrono le voci di un nuovo provvedimento governativo che sarebbe pronto a disporre “un protocollo attuativo più rigido per le palestre, che prevede maggiore distanziamento dove non si può usare la mascherina e l’uso di quest’ultima in determinate attività”: parola del ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora. Ma siamo sicuri che tutto ciò che burocraticamente è definito palestra sia in effetti un luogo dove non è possibile rispettare gli obblighi di contenimento sociale? Una linea d’azione rigida è sicuramente necessaria in giorni difficili come quelli che stiamo vivendo ma questa deve tenere conto di alcune specificità: “Proprio per questo abbiamo lanciato la campagna con l’hashtag #nonchiamatelepalestre, per evidenziare la diversità totale dei nostri centri fast fitness che, pur essendo assimilati alle palestre a livello legale/burocratico, non hanno nulla a che vedere con simili impianti, né per struttura e dimensioni, né per numero di persone in co-presenza o per la possibilità di rispettare tutte le misure di sicurezza”. Così in una nota Marco Campagnano, CEO e Founder di Fit and Go, realtà leader del fitness hi-tech sempre più capillare sul territorio nazionale. Sono infatti oltre 80 i centri in tutto il paese più di 500 i dipendenti al lavoro e una platea da quasi 200mila clienti annui

A garantire la piena osservanza delle norme anti-Coronavirus sono il format stesso basato su allenamenti personali esclusivamente su appuntamento; i particolari macchinari ad alta tecnologia che permettono di allenarsi senza l’ausilio di attrezzatura condivisa; gli spazi ridotti con numero limitatissimo di presenti (mai più di 3 fra personal trainer e clienti); la possibilità di utilizzare spogliatoi singoli; le procedure di sanificazione continue ed efficaci. “Importante che non si faccia di tutta l’erba un fascio”, continua Campagnano, “e siano imposte le chiusure solo alle strutture che non possono realmente dare la garanzia del pieno rispetto delle misure anti-epidemia. Non colpiamo indiscriminatamente tutti gli operatori di un comparto già abbastanza in affanno e che nel 2019 in Italia vedeva più di 5 milioni di iscritti e un giro d’affari annuo di oltre 2,3 miliardi di euro”. Con il Coronavirus il mondo del fitness si è ritrovato a fronteggiare un crollo di fatturato che già in aprile, secondo i dati forniti dall’International Fitness Observatory, era stimato a circa un miliardo di euro con oltre 200 mila posti di lavoro a rischio, e da qui l’appello a non danneggiare anche quelle realtà che resistono con energia e che possono aderire a tutte le regole in atto adesso.


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