Cosa vuole l’Italia? – What does Italy want?


di emigrazione e di matrimoni

Cosa vuole l’Italia?

È chiaro che gli italiani all’estero cercano un rapporto con l’Italia e ovviamente ci sono rapporti tra l’Italia e le moltissime comunità italiane all’estero. Ma dobbiamo chiederci dell’efficacia di questi rapporti per far crescere gli scambi tra i figli d’Italia all’estero e il loro paese d’origine

Nei nostri articoli sugli emigrati italiani all’estero e i loro figli e discendenti abbiamo trattato gli atteggiamenti verso l’Italia, il loro paese d’origine. Però, abbiamo parlato poco dell’atteggiamento del Bel Paese verso i suoi figli e nipotini, particolarmente oltreoceano. Infatti, dalle reazioni da vari paesi agli articoli e i commenti dei lettori è evidente che all’estero c’è voglia di un rapporto con l’Italia. Ma che rapporto esiste attualmente?

Il dizionario Treccani definisce la parola rapporto come “relazione, corrispondenza o connessione, per lo più reciproca, che intercorre tra due o più azioni, situazioni e condizioni, fatti e fenomeni”.

È chiaro che gli italiani all’estero cercano un rapporto con l’Italia e ovviamente ci sono rapporti tra l’Italia e le moltissime comunità italiane all’estero. Ma dobbiamo chiederci dell’efficacia di questi rapporti per far crescere gli scambi tra i figli d’Italia all’estero e il loro paese d’origine.

Lettrice in Brasile


In seguito a un articolo recente (https://thedailycases.com/la-lingua-perduta-the-lost-language/) Ana Maria Terra Seganfreddo dal Brasile ha scritto un commento sui social media che deve farci molto pensare.

La parte più importante e rilevante dice: “i giovani (ndr in Brasile) hanno poco interesse in identificarsi come italo brasiliani perché non sono visti con “Buon occhio” dagli italiani in Italia. Allora se vogliono ottenere il diritto della cittadinanza con i documenti necessari ritornano senza pensare in Italia come ‘un paese anche loro’. Da milioni che siamo in Brasile pochi dimostrano amore per l’Italia giusto perché i Consolati non li ricevono bene quando si presentano con i documenti che mostrano i diritti dello ius sanguinis! Mi dispiace, però, come amare un paese che non ti vuole dare il diritto che hai? Dov’è la gentilezza del paese dei tuoi antenati?”.

Queste parole ci fanno sentire l’emozione di Ana Maria e, non abbiamo dubbi, di molti italiani all’estero. Benché ci siano addetti ai consolati bravi e premurosi verso i nostri connazionali all’estero, abbiamo anche visto casi di addetti che hanno poca pazienza per chi non conosce bene la nostra lingua e la nostra Cultura, non per colpa loro ma perché le condizioni nel nuovo paese di residenza non hanno mai dato loro la possibilità di potere acquisirne le capacità.

Dobbiamo anche dire che questo atteggiamento negativo spesso si trova anche sui social media da parte di utenti che non conoscono la Storia dell’Emigrazione, che in fondo fa parte della Storia d’Italia.

Memoria inesistente

Negli scambi sui social media vediamo commenti come “perché gli italiani all’estero devono avere a che fare con l’Italia? In fondo sono scappati via”. Vediamo variazioni di questa frase che dimostrano due carenze storiche non indifferenti.

La prima, particolarmente riferita alle ondate di emigrazione dopo le due guerre mondiali, che molti italiani non sono “scappati” per loro spontanea volontà, ma perché non esistevano le condizioni per poter vivere in Italia. Infatti, in molte zone d’Italia, e non solo nel Sud perché dimentichiamo fin troppo spesso che una volta il Veneto era considerato il “Sud del Nord”, gli emigrati erano costretti a partire spesso da autorità locali. Allora dire che sono “fuggiti” è solo uno dei tanti luoghi comuni riguardo i nostri connazionali all’estero da smentire.

La seconda inesattezza storica da parte di molti in Italia è che gli italiani all’estero non contribuiscono più al Bel Paese e quindi sono un “peso” per la nostra economia. Questa è una dimenticanza enorme perché per decenni i soldi inviati dagli emigrati alle loro famiglie sono stati una della maggiori entrate di valute estere dell’economia italiana e considerati uno dei fattori essenziale che hanno creato il “Boom economico”, che ha portato al paese avanzato che conosciamo ora, una delle maggiori potenze economiche del mondo. Infatti, sarebbe interessante sapere quanti avvocati, ingegneri, architetti, medici e altri professionisti in Italia sono laureati grazie ai soldi inviati alle loro famiglie da parenti all’estero.

Senza dimenticare poi che le comunità italiane nel mondo sono ancora motori importanti per le vendite di prodotti, e non solo alimentari, delle nostre industrie e quindi ancora oggi svolgono un ruolo importante per la crescita d’Italia.

Poi, abbiamo avuto un episodio che dimostra un basso livello di riconoscimento di questi contributi da parte del sistema politico e burocratico italiano.


Rappresentanza vera o presenza puramente simbolica?

Con l’attuale proposta del numero di parlamentari tra la Camera dei Deputati e il Senato vedremo la riduzione anche dei parlamentari eletti dall’estero dall’attuale 18 a 12. In teoria questo è in linea con la riduzione generale dei parlamentari, ma non fa altro che aprire la via all’eventuale abolizione di questi parlamentari a Montecitorio e Palazzo Madama eletti da tutti i continenti.

Sin dall’inizio la rappresentanza delle comunità estere era irrisoria in considerazione dei numeri da rappresentare e anche le distanze geografiche che gli eletti dovevano coprire. Se la riforma andrà in porto il ruolo di questi parlamentari sarà ancora più difficile e ingrato.

Già diciotto voti, non sempre in accordo su obbiettivi in comune e sempre soggetti a ordini dei partiti che pensano più a tattiche di politica italiana che alle esigenze dei cittadini all’estero, in mezzo a quasi mille parlamentari volevano dire poche iniziative utili per le comunità estero. Figuriamoci con 12 parlamentari.

Senza dubbio qualcuno pensa già all’abolizione di questi seggi esteri e il leghista Roberto Calderoli che non ha mai nascosto la sua contrarietà a queste presenze, avendo votato contro la proposta originale, è certamente tra questi.

Viste le difficoltà del lavoro dei futuri parlamentari abbiamo l’obbligo di fare domande scomode e di chiedere se davvero la presenza minore di parlamentari dalle circoscrizioni estero sia meglio che potenziare le rete dei CGIE-Comites per dare a loro un ruolo più forte e con persone di specifiche competenze per far crescere gli scambi economici e ancora più importante, culturali, tra l’Italia e i suoi figli sparsi per il mondo. L’eventuale aumento degli scambi economici e culturali tra paesi pagherebbe le spese in più per creare una rete efficace e potente per gli interessi del paese, anzi, di tutti i paesi.

Ovviamente non tutti saranno d’accordo con questi commenti, ma dobbiamo chiederci se la presenza dei parlamentari a Roma, dei quali non dubitiamo la buona volontà e sforzi, ha davvero avuto l’effetto sperato da chi ha lottato per la legge sulla rappresentanza all’estero.


Poi, abbiamo un simbolo potente e triste della mancanza di volontà di molti in Italia di riconoscere il fenomeno che ha cambiato non solo l’Italia, ma tutti i paesi che hanno accolto i nostri parenti e amici.

Il museo che non c’è più

C’era una volta il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana a Roma, ma ora non c’è più e questo è il simbolo più potente e triste della mancanza di considerazione del sistema politico italiano. Aspettiamo di vedere i dettagli e gli sviluppi per la proposta di un nuovo museo a Genova, ma abbiamo il sospetto che sarà soggetto ai soliti rallentamenti e riduzioni causati da tagli fondi e mancanza d’interesse ai livelli alti delle nostre istituzioni nazionali.

Infine, se RAI World vuole dare un contributo fondamentale negli scambi tra l’Italia e i suoi figli e nipotini all’estero, è ora che vediamo programmi che facciano vedere in Italia e al mondo le imprese delle nostre comunità in giro per il mondo.

Non parliamo solo dei soliti noti che sono sempre presenti alle riunioni e le serate ai consolati e le ambasciate e non solo a chi ha avuto successo economico. Dobbiamo far conoscere gli scienziati, gli artisti, gli insegnanti e tutti coloro che hanno avuto e hanno ancora un ruolo attivo nel rendere grandi le nostre comunità perché la grandezza di una Cultura, partendo dalla nostra, non è semplicemente ‘fare soldi’, ma anche contribuire a rendere la nostra vita più ricca e interessante.

Ma per fare questo, l’Italia deve finalmente riconoscere che deve essere più attiva nel promuovere i rapporti con gli italiani all’estero e non solo perché non ha niente da perdere, ma perché ha solo tanto da guadagnare…

 


di emigrazione e di matrimoni

What does Italy want?

It is clear that Italians overseas are looking for a relationship with Italy and obviously there are relations between Italy and the very many Italian communities overseas. But we must wonder about the effectiveness of these relations for increasing the exchanges between Italy’s children overseas and their country of origin.

In our articles on Italian migrants and their children and descendants we have dealt with their attitude towards Italy, their country of origin. However, we have spoken little about the attitude of Italy towards it children and grandchildren, especially those in other continents.  In fact, from the reactions from various countries and readers’ comments it is evident that there is the desire for a relationship with Italy. But what relationship exists now?

The dictionary defines the word relationship as “relation, correspondence or connection, mostly reciprocal, between two or more actions, situations, conditions, facts and phenomena”.

It is clear that Italians overseas are looking for a relationship with Italy and obviously there are relations between Italy and the very many Italian communities overseas. But we must wonder about the effectiveness of these relations for increasing the exchanges between Italy’s children overseas and their country of origin.

Reader in Brazil

Following a recent article (https://thedailycases.com/la-lingua-perduta-the-lost-language/) Ana Maria Segafredo from Brazil wrote a comment on the social media that must give us a lot to consider.

The most important and relevant part states: “young people (editor’s note, in Brazil) have little interest in identifying as Italo-Brazilians because they are not “well seen” by Italians in Italy. So, if they want to obtain their right to citizenship with the necessary documents they go back without thinking of Italy as “their country as well”. From the millions we are in Brazil few show love for Italy for the very reason that the Consulates do not receive them well when they present the documents that show their rights of ius sanguinis (Italian citizenship law based on birth)! I am sorry, but how can you love a country that does not want to give you a right you have? Where is the kindness of your forebears’ country?”


These words make you feel Ana Maria’s emotions and we have no doubt that of many Italians overseas. Although there are staff in the consulates who are good and considerate towards our fellow Italians overseas, we have also seen cases of staff with little patience for those who do not now our language and Culture well, not through their own fault but because conditions in the new country of residence did not give them the chance to be able to acquire the capacity.

We must also say that this negative attitude is often also found on the social media from users who do not know the history of Italian migration which essentially is also part of Italian history.

Non-existent memory

In the discussions on the social media we see comments such as “why do Italians overseas want to be involved with Italy? Basically they ran away”. We see variations of this final phrase that show two major holes in the users’ knowledge of Italian history.

The first hole refers especially to the waves of migration after the two world wars, that many Italians did not “run away” of their own free will but because there were not the conditions to be able to live in Italy. In fact, in many areas of Italy, and not only in the South because we forget all too often that the Veneto was considered the “South of the North”, the migrants were often forced to leave by the local authorities. So, hearing that they “ran away” is only one of the many clichés concerning our fellow countrymen and women overseas to be belied.

The second historical hole on the part of many in Italy is that Italians overseas no longer contribute to Italy and are therefore a “weight” on our economy. This is an enormous lack of memory because for decades the money sent back by migrants to their families was one of the Italian economy’s major sources of foreign income and considered one of the fundamental factors that created the “Economic Boom” that created the advanced country we know today with one of the most powerful economies in the world. In fact, it would be interesting to know how many lawyers, engineers, architects, doctors and other professionals graduated thanks to the money their relatives overseas sent to their families.

Without forgetting that the Italian communities overseas are still important engines for the sale of products, from our industries, and not only food, and therefore today they still carry out an important role in Italy’s growth.

And then we have seen an episode that shows the low level of recognition of these contributions on the part of the Italian political and bureaucratic system.

True representation or a purely symbolic presence?

With the current proposal to reduce the number of parliamentarians in the Italian Chamber of Deputies and the Senate we will also see the reduction of the parliamentarians overseas from the current 18 to 12. Theoretically this is in line with the general reduction of parliamentarians but this does nothing more than open the way for the eventual abolition of the parliamentarians elected in all the continents in both Houses

From the beginning the representation of the overseas communities was paltry in consideration of the numbers to be represented and also the geographic distances to be covered. If the reform is finalized the role of these parliamentarians will be even harder and thankless.

Eighteen votes, which were not always in agreement on common aims and always subject to orders from the parties that thought more of Italian political tactics than the needs of Italian communities overseas, amongst nearly a thousand parliamentarians means that there have been few initiatives that were useful for the overseas communities. We can only imagine with 12.

Undoubtedly some are already thinking of abolishing these seats and Roberto Calderoli of La Lega who never hid his opposition to these parliamentarians, having voted against the original proposal, is surely one of these.

Considering the difficulty of the work of future parliamentarians, we are obliged to ask some uncomfortable questions and to ask if the minor presence of the parliamentarians from the overseas electorates is better than upgrading the CGIE-Comites network to give them a stronger role and with people with specific skills to expand the economic and, even more importantly, cultural exchanges between Italy and her children spread around the world. The eventual increase of the economic and cultural exchanges between countries would pay for the extra expenses for creating an efficient and powerful network for the country’s interests, or rather for all the interest of all the countries.

Obviously not everybody will agree with these comments but we must ask if the presence of the parliamentarians in Rome, and we do not doubt their goodwill and efforts, truly had the effect that those who fought for the law on overseas representation hoped for.

Then we have a powerful and sad symbol of the lack of will of many in Italy to recognize the phenomenon that changed not only Italy, but all the countries that welcomed our relatives and friends.

The museum that no longer exists

There was once the National Museum of Italian Migration in Rome, but it no longer exists and this is the most powerful and saddest lack of consideration on the part of the Italian political system. We are waiting to see the details and developments for the proposed new museum in Genoa, but we suspect that it will be subject to the usually slowdowns and reductions due to the reduction of funds and the lack of interest at the high levels of our national institutions.

Finally, if RAI World wants to give a fundamental contribution to the exchanges between Italy and her children overseas, it is time we saw programmes that show us in Italy and the world the deeds of our communities around the world.

We are not talking about the usual famous people who are always present at the meetings and evenings at the Consulates and the Embassies and not only those who had financial success overseas. We must introduce the scientists, artists, teachers and all those who had and who still play an active role in making our communities great because the greatness of a Culture, beginning with our own, is not simply from “making money” but also in contributing to making our lives richer and more interesting.

But to do this Italy must finally recognize that she must be more active in promoting relations with Italians overseas and not only because she has nothing to lose but because she has a lot to gain…

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