La lingua perduta – The lost language


di emigrazione e di matrimoni

La lingua perduta

Non parlare la nostra lingua vuol dire perdere una parte della nostra identità ed è proprio quell’aspetto che ci definisce, la nostra lingua.

Quando si comincia a scrivere un articolo sappiamo che ci sarà sempre qualcuno che criticherà il tema o il contenuto. Questo è il destino di qualsiasi giornalista o autore, ma nel caso di questo articolo il rischio è di offendere chi si sentirà chiamato in causa perché descrive proprio la sua situazione personale.

Però, un breve scambio su Facebook durante il Festival della Musica Italiana di SanRemo mi ha fatto capire una situazione dell’emigrazione italiana che molti non possono immaginare e che ha il potenziale di rendere la vita più difficile per i figli e discendenti di emigrati, anche se per le migliori intenzioni.

Carmen

Nel corso del Festival ho messo sulla mia bacheca Facebook il filmato dello sketch di Virginia Raffaele basato sulla Carmen di Bizet. La mia intenzione era di offrire ai miei amici non italiani un esempio della bravura dell’attrice e comica che non utilizza l’italiano. Una risposta dagli Stati Uniti mi ha fatto molto pensare.


Nel suo ringraziamento per il filmato Michael J Denicola dagli Stati Uniti ha scritto “Vorrei parlare l’italiano o lo spagnolo, ma da piccolo crescendo il nonno permetteva che si parlasse solo l’inglese in casa”.

Anche se non mi ha sorpreso devo confessare che, essendo cresciuto in una casa dove la lingua era l’italiano in un paese anglosassone, la risposta mi ha rattristato perché non parlare la nostra lingua vuol dire perdere una parte della nostra identità e è proprio quell’aspetto che ci definisce, la nostra lingua.

Posso capire i motivi del nonno, magari era in una zona dove gli italiani non erano trattati bene,   sicuramente voleva assicurare che i figli si integrassero al meglio nel paese nuovo. Ma il commento di Michael fa capire che lui sente la mancanza della nostra lingua.

Ma cosa vuol dire davvero perdere la propria lingua? Vogliamo farci alcune riflessioni.

Capire a apprezzare

Non sapere parlare la nostra lingua vuol dire non capire i programmi, film e libri italiani che sono il nostro patrimonio personale. Non parlare la nostra lingua vuol dire che non riusciamo a capire manifestazioni come San Remo dove proprio la lingua è l’elemento essenziale della gara. Infatti, chi seguiva la gara sonora senza capire la nostra lingua non si sarebbe reso conto che una piccola parte della canzone non era in italiano ma in arabo, la lingua del padre di Mahmood, il cantante vincente.

Benché molti libri, film e canzoni italiani siano tradotti in altre lingue nessuna traduzione è fedele al 100% perché ci sono parole ed espressioni che non si traducono e sottigliezze importanti sono perse non solo dal lettore estero, ma spesso anche da parte del traduttore che non conosce tutti gli aspetti della nostra Cultura.

Vedo sulle pagine dei social domande da discendenti di emigrati italiani che chiedono cosa vuol dire una parola o frase e ci mettono approssimazioni perché non hanno l’orecchio che viene da sapere bene un’altra lingua, e quindi non è raro che non si riesce a trovare cosa sia davvero la parola o frase in soggetto.

Tutto questo, messo insieme alla voglia naturale che arriva a tutti prima o poi di voler sapere da dove veniamo rende ancora più difficile la ricerca della Storia della famiglia e i parenti.

Non sapere la nostra lingua vuol dire non aver i mezzi veramente per apprezzare la ricchezza e la grande diversità del nostro patrimonio culturale personale e quel nonno, come gli altri che hanno preso la stessa decisione di abbandonare il passato per cercare di dare un futuro migliore ai   figli e i discendenti, purtroppo, ha dato a loro una vita molto più povera a livello personale e culturale.


Assimilazione o integrazione?

Questo aspetto di negare la lingua e chissà quanti altri aspetti della nostra identità culturale ha un prezzo importante, non solo personale, ma anche economico.

Quando si parla dell’arrivo di immigrati in un paese, non importa quale paese sia, si parla in generale in due termini che, superficialmente, sembrano avere significati simili, ma che in realtà hanno effetti molto diversi come vediamo dal comportamento del nonno di Michael.

Il prima è il concetto di assimilazione. Quello di dimenticare le radici, di perdere per strada la lingua, le usanze e tradizioni e di adottare in toto la lingua, le usanze e le tradizioni del nuovo paese di residenza. Come abbiamo visto in una storia da un lettore in Brasile, questo voleva anche dire l’obbligo legale di dare ai figli solo le versioni portoghesi dei nomi e non quelle italiane (o di altre lingue).

Questo potrebbe anche dire abbandonare la religione per prendere quella locale e per questo motivo sarebbe interessante sapere perché, molti italiani negli Stati Uniti abbiano abbandonato il cattolicesimo per altre fedi cristiane. Questo non per critica verso le decisioni e coloro che ora seguono queste fedi, ma per sapere i motivi storici di queste decisioni e se fossero volontarie, oppure direttamente o indirettamente obbligate da condizioni locali.

Nel caso dell’assimilazione totale dell’immigrato questo vuol dire prima o poi perdere la parte italiana dell’identità personale con chissà che effetti a lungo termine, sia all’immigrato stesso che ai figli e discendenti quando vogliono conoscere le proprie origini,   come vogliono moltissimi.

Dall’altra parte l’integrazione vuol dire l’entrata nel paese dell’immigrato nella comunità locale con quelle usanze, tradizioni e comportamenti che rendono più ricca la comunità locale. L’esempio più ovvio è l’uscita di ristoranti con cucine nuove, come vediamo ora in Italia con ristoranti indiani, asiatici e di altre culture che sono la normalità in tutti i paesi più avanzati.


Ma questi sono effetti superficiali perché l’integrazione vuol dire soprattutto l’arrivo di molti modi nuovi di vedere il mondo, di idee diverse di architettura, arte e ogni aspetto della nostra vita. Così autori, architetti, artisti, attori, ecc, di origine immigrata danno vita a nuove versioni di mestieri vecchi che non erano possibili prima.

Educazione

L’assimilazione spiega perché molti figli e discendenti di emigrati conoscono poco o niente della nostra lingua e cultura quando finalmente vengono qui in vacanza e, come ora fanno molti, per conoscere le loro origini.

Come paese dobbiamo fornire a loro i mezzi per poter finalmente imparare la nostra lingua che, in fondo, è anche una dei mezzi principali che riflette la Storia delle loro famiglie.

Qualcuno, a partire da politici di rango di tutti i partiti, potrebbe obbiettare che sono soldi che il paese non può permettersi per questo “lusso”, ma la risposta è semplice. Se insegniamo davvero per bene la nostra lingua all’estero realizzeremo almeno due effetti importanti.

Il primo effetto sarebbe di aumentare il mercato dei nostri film, libri e musica, come anche il mercato internazionale dei nostri canali televisivi, iniziando da RAI World. Il secondo effetto sarebbe il grande aumento dei turisti in Italia in cerca delle loro origini.

Ci sarebbe poi un terzo effetto importante, che questi nuovi italofoni sarebbero anche i nuovi portavoce di quel che scoprono nei   loro viaggi nella nostra lingua e cultura.


Tutto questo avrebbe effetti importanti sulla nostra economia con l’aumento delle vendite e del turismo.

Ma come paese l’Italia deve capire che non è un progetto che si realizza da solo, ma con il contributo, in Italia e all’estero di tutti e quindi spetta a noi tutti dare il proprio contributo perché fin troppo spesso aspettiamo che siano gli “altri” a farlo, ma dimentichiamo che siamo tutti gli “altri” per qualcuno…

 

di emigrazione e di matrimoni

The lost language

Not speaking our language means losing part of our identity and it is that very aspect that defines us, our language.

When we start writing an article we already know there will always be someone who will criticize the theme or the contents. This is the fate of any journalist or author but in the case of this article the risk is of offending those who will feel called into question because it describes their own personal situation.

However, a short exchange on Facebook during the San Remo Italian Song Festival made me understand a situation of Italian migration that many cannot imagine that has the potential to make life harder for the children and descendants of migrants, even if for the best of intentions.


Carmen

During the Festival I posted on my Facebook page a film of the sketch by Virginia Raffaele based on Bizet’s Carmen. My intention was to offer my friends overseas an example of the actress/comic’s skills that did not use Italian. A reply from the United States gave me a lot to think about.

https://www.youtube.com/watch?v=Ds8BlrZrxtg

When he thanked me for the film clip Michael J Denicola from the United States wrote “I wish I could speak Italian or Spanish but as a young child growing up my grandfather would only let people speak English in the house”.

Even though this did not surprise me I must confess that, being brought up in a home where Italian was the language in an Anglo-Saxon country, the answer saddened me because not speaking our language means losing part of our identity and it is that very aspect that defines us, our language.

I can understand the grandfather’s reasons, maybe it was in an area where Italians were not treated well and he certainly wanted to ensure that the children integrated as well as possible in the new country. But Michael’s comment lets us understand he feels the loss of our language.

But what does it mean to lose your language? We want to make some considerations.

Understanding and appreciating

Not knowing how to speak our language means not understanding Italian programmes, films and books that are our personal cultural heritage. Not speaking our language means that we cannot understand events such as San Remo where exactly our language is the essential element of the competition. In fact, those who followed the song competition who do not understand our language would not have understood that a small part of the song was not in Italian but in Arabic, the language of the winner Mahmood’s father.

https://www.youtube.com/watch?v=KvJUrrMgyGs

Although many Italian books, films and songs are translated into other languages no translation is 100% faithful because there are words and expressions that cannot be translated and important subtleties are lost not only by readers and viewers but often also by the translator who does not know every aspect of our Culture.

On the social media pages I see questions from descendants of Italian migrants who ask the meaning of a word or phrase and they post approximations because they do not have the ear that comes from knowing another language well and therefore it is not rare that they do not find out the word or phrase in subject really is.

All this, together with the natural desire that comes to everybody sooner or later to want to know from where they come, makes it even harder to look for the family’s history or relatives.

Not knowing our language means not having the means to truly appreciate the richness and the great variety of our personal cultural heritage and that grandfather. like the others that took the same decision. to abandon the past to try to give their children and descendants a better future sadly gave them a much poorer life, personally and culturally.

Assimiliation or integration?

This aspect of denying our language and who knows how many other aspects of our cultural identity has an important cost, not only personal but also economic.

When we talk about the arrival of migrants into a country, it does not matter which country, we generally talk in two terms that superficially seem to have similar meanings but really have very different effects as we see in Michael’s grandfather’s behaviour.

The first is the concept of assimilation. That of forgetting the origins and to lose along the   way the language, habits and tradition and to adopt in full the language, habits and traditions of the new country of residence. As we saw in the story from a reader in Brazil, this also meant the legal obligation to give children only the Portuguese versions of names and not the Italian versions (or of other languages).

This could also mean abandoning a religion to take the local religion and for this reason it would be interesting to know why many Italians in the United States abandoned Catholicism for other Christian faiths. This is not a criticism of the decisions and those who now follow other faiths but to know the historical reason for these decisions and if they were voluntary or, directly or indirectly, obliged to by local conditions.

In the case of total assimilation of the migrant, this means sooner or later losing the Italian part of their personal identity with who knows what long term effects, both for the migrant and the children and the descendants when they want to know their origins as many do.

On the other hand, integration means entry of the migrant into the local community with the habits, traditions and behaviour that make the local community richer. The most obvious example is the opening of restaurants with new cuisines, as we now see in Italy with Indian, Asian and other restaurants that are normal in all the other advanced countries.

But these are superficial because integration means above all the arrival of many new ways to see the world, of different ideas in architecture, art, and every aspect of our lives. In this way authors architects, artists, actors, etc of migrant origin give life to new versions of old trades that were not possible previously.

Education

Assimilation explains why many children and descendants of migrants know little or nothing of our language and culture when they finally come here on holiday or, as many now do, to know their origins.

As a country we must supply them the means to finally learn our language that is after all one of the main means that reflect the history of our families.

Some, beginning with top ranked politicians of all the parties, could object that this costs money that the country cannot afford for this “luxury” but the answer is simple. If we truly tech our language well overseas it would have at least two important effects.

The first effect would be to expand the market for our films, books and music, as well as the market for our television channels, beginning with RAI World. The second effect would come from the great increase of tourists into Italy in search for their origins.

There would then be a third major effect; that these new Italian speakers would also be the new spokespersons of what they discover in their journeys into our language and culture.

All this would have major effects of our economy with the growth of sales and tourism.

But as a country Italy must understand that it is not a project that makes itself but only with the contribution, in Italy and overseas, of everybody and therefore it is up to all of us to give our personal contribution because all too often we expect the “others” to do it but we forget that we are all the “others” for someone…

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