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Aumentano le vendite online in Italia.

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Confcommercio suggerisce delle strategie di integrazione tra negozio tradizionale e commercio online.

di Rossella Langone

Le vendite online in Italia hanno raggiunto crescite annuali a due cifre negli ultimi dodici anni, per un valore complessivo di 24 miliardi di euro. Dal 2013 al 2017 i dati sono più che raddoppiati, e solo per il turismo l’online vale il 31% del fatturato totale, pari a 9,2 miliardi di euro. Anche l’abbigliamento, che dovrebbe necessitare di un contatto fisico con la merce,  ha visto aumentare le vendite nel web di 29 volte, con un fatturato di 2,5 miliardi di euro nel 2017.

Confcommercio ha presentato a Roma, presso la propria sede nazionale, il volume “Il negozio nell’era di internet”, che fa parte della collana “Le Bussole”, in occasione del convegno “La distribuzione tra intelligenza artificiale, e-commerce ed abitudini di consumo”. La pubblicazione suggerisce dei consigli per supportare i negozi tradizionali nella competitività con quelli del web, individuando nell’e-commerce un canale da utilizzare per sostenere il proprio business, piuttosto che un nemico da combattere ed analizza in dettaglio le strategie da seguire: imparare a misurare le performance, sviluppare una strategia offline, sviluppare una strategia online. Nei negozi tradizionali la differenza è rappresentata dalla competenza del personale, che deve essere appassionato al proprio lavoro, capace di coinvolgere i clienti nella personalizzazione o nella co-creazione del proprio prodotto.

Gli esercizi di commercio al dettaglio esistenti oggi in Italia sono circa 623mila, di cui 510mila in sede fissa e circa 110mila di commercio ambulante e fuori negozio. Negli ultimi dieci anni 63mila esercizi sono stati chiusi e la crisi non accenna a passare. “Il commercio online e quello tradizionale devono integrarsi” ha spiegato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli “servono regole uguali e stesse tasse a partire dalla web tax”  aggiungendo “il 2018 registra segnali di rallentamento dei consumi e della produzione. In un contesto di rallentamento dell’economia aumentare l’IVA sarebbe un colpo mortale ai consumi ancora claudicanti e alla crescita”.

 

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