Diritti umani
Arrestata Vida, la donna simbolo delle proteste in Iran contro il regime islamico
La sua colpa? Aver sventolato il suo velo bianco come una bandiera. Amnesty International contro il velo: “pratica discriminatoria e umiliante”
di Vito Nicola Lacerenza
Si teme per le sorti di Vida Movahedi, la donna che durante le proteste in Iran contro il regime islamico, avvenute il 27 dicembre scorso, si è tolta il velo bianco, sventolandolo come fosse una bandiera della pace. Ora lei, iraniana di 31 anni, è in carcere; rea di aver infranto il divieto per le donne di non indossare l’hijab nei luoghi pubblici, vigente in quel paese. Anche se prigioniera, però, Vida è riuscita a diventare famosa in tutto il mondo grazie al video che l’ha ripresa mentre, col capo scoperto e svettante sugli altri manifestanti, agitava la sua “bandiera bianca”. Non si sapeva neppure il suo nome. È stata chiamata “la ragazza di via Enghelab”, ovvero, via “della rivoluzione”, una delle strade principali di Teheran, capitale iraniana; la strada dove la 31enne si trovava il giorno delle proteste. «Si chiama Vida, ha 31 anni- ha rivelato su facebook l’avvocata della donna, Nasrin Sotoudeh un’attivista per i diritti umani.
L’avvocata, inoltre, ha fornito informazioni su ciò che sarebbe accaduto quel 27 dicembre: “Io e Reza, marito di Vida, ci siamo recati sul luogo dove Vida ha sventolato la sua bandiera bianca.- ha raccontato – Le nostre ricerche hanno confermato che una giovane, di cui non si sapeva il nome, quel giorno era stata arrestata e portata alla stazione di polizia 148. Poi è stata liberata temporaneamente e di nuovo arrestata. Finora- ha concluso – non c’è nessuna informazione sul suo rilascio». Nel frattempo, gli attivisti iraniani per i diritti umani hanno diffuso sui social una foto di Vida con la sua bambina di 19 mesi, mente un hashtag ha circolato su twitter con la domanda “dov’è la ragazza della Rivoluzione?”. Colei che, senza volerlo, sventolando il suo velo bianco, ha aperto gli occhi dell’opinione pubblica internazionale sulla condizione di milioni di donne che, invisibili, lottano ogni giorno in Iran per i propri diritti. Pochi giorni fa Amnesty International ha diffuso un comunicato chiedendo la liberazione della giovane e rivolgendo “un rinnovato appello alle autorità iraniane a porre fine alle persecuzioni delle donne che parlano contro il velo obbligatorio e ad abolire questa pratica discriminatoria e umiliante”. Un messaggio forte al regime islamico che, adesso, oltre che con le tensioni interne, dovrà fare i conti con le pressioni della comunità internazionale.
