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Ambiente & Turismo

Ancora increduli di fronte al cambiamento climatico in atto

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Se il cambiamento climatico porterà davvero a un aumento di eventi estremi come quelli recenti, sarà necessario prendere misure preventive per ridurre i rischi.

di Dania Scarfalloto Girard – Pres. commissione Ambiente Lidu (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo) Roma – Pres. Lidu Comitato di Firenze

Nel periodo dal 2010 al 2024 abbiamo assistito ad episodi climatici violenti in crescita, secondo autorevoli fonti scientifiche. Nel mese di giugno di quest’anno in Italia si è registrata un’ondata di caldo eccezionale, con temperature massime che hanno sfiorato o superato i 40°C nelle pianure del Nord, nelle zone interne di Sicilia e Sardegna e in alcune aree del Centro. Tuttavia, già sabato al Nord si è verificato un netto cambiamento: le temperature sono diminuite bruscamente, in alcuni casi anche di dieci gradi rispetto al giorno precedente, con forti temporali, nubifragi, grandine, allagamenti ed esondazioni.

Il nostro è un paese fragile, a causa delle sue caratteristiche geologiche, morfologiche e idrografiche, è naturalmente predisposto a fenomeni di dissesto quali frane e alluvioni. L’azione dell’uomo poi, spesso sconsiderata, altera il territorio contribuendo ad aggravare la situazione.

Come dice il climatologo Luca Mercalli “Certi scenari non sono fantascienza, gli effetti del cambiamento climatico sul patrimonio paesaggistico e culturale ci chiamano a fare prevenzione nel più breve tempo possibile”. Stiamo trattando i nostri territori come se fossero una risorsa senza fine. Ma la natura si ribella e reagisce”.

L’Italia è il paese europeo con il più alto consumo di territorio. Secondo le statistiche tra il 1990 e il 2005 la superficie agricola si è ridotta di quasi quattro milioni di ettari, un’area come il Lazio e l’Abruzzo, abbiamo cementificato, inquinato, degradato una percentuale altissima del nostro suolo agricolo e zone verdi. E ad oggi la situazione non è migliore, secondo l’Ispra il consumo del suolo è paurosamente in aumento, per fermare questo scempio basterebbe avere una benché minima coscienza e conoscenza ambientale, consapevoli della bellezza dei territori, e delle conseguenze ecologiche di certi gesti sconsiderati.

La domanda che ci poniamo è: ma le nostre città i nostri territori, le nostre comunità definite resilienti (capaci, cioè di resistere in base alla capacità di allertamento), sono organismi costituiti da intrecci di relazioni, risorse, opportunità e prospettive, saranno nel prossimo futuro capaci di mettere in atto strategie in grado di fronteggiare in tutta la sua drammaticità gli effetti del cambiamento climatico? Riusciranno ancora a cavarsela?

Se il cambiamento climatico porterà davvero a un aumento di eventi estremi come quelli recenti, sarà necessario prendere misure preventive per ridurre i rischi. Per esempio, rafforzare strutture esposte al vento, come insegne, antenne, tettoie e alberi, per evitare danni o crolli, realizzare sistemi di raccolta dell’acqua piovana, come vasche o bacini, per limitare il rischio di allagamenti durante le precipitazioni intense, ma esistono anche altre possibilità da mettere in atto. In sostanza, dovremo prepararci meglio per affrontare le conseguenze di fenomeni atmosferici sempre più violenti, adottando soluzioni che proteggano persone, edifici e infrastrutture. Ma la cosa più importante è la prevenzione nel più breve tempo possibile, perché è già tardi.

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