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Attualità

Alfie, il bambino affetto da una rarissima malattia è morto

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Tempo di lettura: 2 minuti

Falliti i tentativi di trasferirlo in cura in Italia. Il padre: «Mio figlio condannato a morte»

 

di Vito Nicola Lacerenza

 

E’ morto a soli 23 mesi Alfie Evans, il bambino inglese nato con una malattia neurologica degenerativa non identificata, che    lottava per la sua sopravvivenza dal giorno in cui è venuto al mondo, il 9 maggio 2016. Le macchine che lo tenevano in vita sono state spente  con le speranze dei suoi genitori, Tom Evans e Kate James, che fino all’ultimo hanno sperato di veder guarire il figlio, giudicato “incurabile” dai medici dell’ospedale inglese di Bootle, la città natale del piccolo. Dall’ospedale di Bootle è partita la battaglia della famiglia Evans contro la decisione della Corte Suprema inglese di staccare la spina e concedere l’eutanasia a Alfie. Al padre, però, la sentenza dei giudici è apparsa come una “condanna a morte”.

«Nessuno mi porterà via il bambino, nessuno violerà i suoi diritti- ha detto Tom Evans, pochi giorni prima della morte di suo figlio- Mio figlio è stato condannato a morte. Quando durerà? Abbiamo chiesto che gli concedessero almeno la dignità di farlo tornare a casa e invece no. Lo vogliono morto venerdì. Perché lo vogliono morto così velocemente?». È la domanda che lascia un’eco che risuona ancora adesso, perché resta ancora viva la consapevolezza che altre terapie erano possibili. Gli ospedali Bambino Gesù di Roma e Giannina Galisi di Genova avevano offerto la loro disponibilità ad accogliere il bambino e a sottoporlo a cure sperimentali, mentre il governo italiano aveva predisposto l’aereo per il trasporto e concesso la cittadinanza italiana ad Alfie, affinché giungesse immediatamente in Italia. Ma la Corte Suprema ha interpretato l’interessamento del nostro Paese come “un’ ingerenza” nei confronti della legge inglese, stabilendo il divieto per il bambino di viaggiare. Ora, mentre si piange la morte di Alfie, sono in molti a chiedersi se sia lecito negare a  genitori disperati l’ultima possibilità di salvare il  figlio, specie se, ad offrire l’aiuto, sono centri ospedalieri d’eccellenza di dichiarata fama.