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75 anni fa il fungo atomico su Hiroshima: elogio della follia

By 6 Agosto 2020 No Comments

Mentre la devastazione compiuta in Giappone fu davvero senza precedenti, la politica internazionale tra le grandi potenze fondata sul principio della dissuasione, grazie alla proliferazione degli arsenali nucleari, ha plasmato e segnato il mondo per decenni.

di Andrea Cavazzini

Il 6 agosto di 75 anni fa il bombardiere “Enola Gay” effettuò il primo bombardamento nucleare della storia moderna, uccidendo all’istante circa 200.00 civili a Hiroshima e avviando di fatto la terrificante possibilità di una possibile distruzione di massa istantanea. E mentre la devastazione compiuta in Giappone fu davvero senza precedenti, la politica internazionale tra le grandi potenze fondata sul principio della dissuasione, grazie alla proliferazione degli arsenali nucleari, ha plasmato e segnato il mondo per decenni. Quell’esplosione della bomba conosciuta ironicamente come “Little Boy”, la luce accecante, il suono assordante e l’orrore che ne seguì, fu seguita tre giorni dopo da quella su Nagasaki, dovrebbero essere giustamente incisi nella storia non solo come le note conclusive di una guerra mondiale, ma come i primi giorni di una terribile nuova realtà per l’umanità che è ancora irrisolta.

Nella storia ufficiale, il bombardamento delle città di Hiroshima e Nagasaki è stato a lungo presentato come giustificato dal desiderio del governo americano di porre fine alla guerra nel Pacifico il più rapidamente possibile, una scelta che spinse il presidente Truman a decidere a sangue freddo di “atomizzare” 300.000 esseri umani.


Ma nel 1988, uno studio del Servizi segreti americani scoperto negli archivi nazionali degli Stati Uniti fornì prove decisive che smentirono la versione presentata all’opinione pubblica. Questo studio scoprì che l’invasione da parte delle truppe statunitensi della principale isola dell’arcipelago giapponese, Honshu, era considerata superflua e non decisiva per le sorti del conflitto. Il rapporto indicava che l’imperatore Hirohito aveva deciso, già il 20 giugno 1945 (cioè un mese e mezzo prima dei bombardamenti) di cessare le ostilità. Dall’11 luglio 1945 furono fatti tentativi di negoziare la pace attraverso messaggi a Sato, ambasciatore giapponese in Unione Sovietica. Il 12 luglio, il principe Konoye fu nominato emissario per invitare Mosca a usare i suoi buoni uffici per porre fine alla guerra.

In realtà leggendo con attenzione il rapporto della CIA, i reali motivi che spinsero l’amministrazione Truman a procedere furono essenzialmente due: Il primo per puro spirito di vendetta contro un popolo disarmato, il cui esercito si rese responsabile di violenze senza precedenti contro la popolazione inerme a Nachino in Cina, dove furono massacrati donne e bambini e dove i soldati del Sol Levante si resero responsabili di stupri di massa, in Corea e buon ultimo l’attacco alla base navale a Pearl Harbour.

Il secondo di ordine psicologico nei confronti di Stalin per dare dimostrazione di una prova di forza per impressionare e intimidire i sovietici e di fermare la loro avanzata sia sul fronte occidentale che in Estremo Oriente in considerazione del fatto che l’Unione Sovietica era il primo stato socialista che aveva svolto un ruolo essenziale nella vittoria contro il nazi-fascismo in Europa e sarebbe diventata una delle principali superpotenze del XX secolo.

Quando pensiamo a Hiroshima e Nagasaki, il passato ci porta velocemente ad un presente che rimane minacciato dall’esistenza approssimativa di circa 13.000 testate nucleari detenute da nove paesi in possesso di queste armi letali. Nell’era della Guerra Fredda negli anni ’80, le armi odierne sono solo un quinto, ma sufficienti per distruggere ripetutamente il pianeta Terra e causare un cambiamento climatico globale definitivo. A questo enorme potere distruttivo si aggiungono i devastanti conflitti armati tra le varie nazioni e tra le fazioni al loro interno, che continuano in mezzo a una pandemia di Covid-19 globale, sotto l’influenza di meschini interessi geopolitici e il dominio politico-militare che impedisce un cessate il fuoco globale e potrebbe portare allo scoppio di una guerra con armi nucleari. È immaginabile?

Pertanto, l’era attuale è caratterizzata dall’esistenza di enormi minacce alla pace e alla sicurezza mondiale. Le armi nucleari sono la principale minaccia e incorporano un fattore di forza nella politica estera delle grandi potenze, impedendo la trasformazione democratica delle relazioni internazionali e le mostruose conseguenze delle esplosioni nucleari a Hiroshima e Nagasaki testimoniate da immagini difficili da commentare di due citta devastate, di esseri umani trasformati in ombre e di sopravvissuti, che sono diventati il simbolo di una lotta contro la guerra e le armi atomiche in tutto il mondo.

Nei giorni che seguirono, Albert Camus scrisse nel suo diario: “Dovremo scegliere, in un futuro più o meno prossimo, tra il suicidio collettivo e l’uso intelligente delle conquiste scientifiche”. Parole che risuonano di terribile acutezza, come se il mondo non avesse imparato nulla e non volesse vedere nulla. Il pericolo è più che mai presente. Lo spettro si materializza.  Di chi avrà il volto?


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