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Una Nonna Italiana in America- An Italian Grandmother in America

By 7 Agosto 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Una Nonna Italiana in America

Mia nonna si chiamava Rosa Fretta Salerno. Faceva parte della prima famiglia italo-americana a formare un’impresa a New York. Però, prima di quello…

Il recente articolo dei nonni I Legami Mancanti, i Nonni – The Missing Links, the Grandparents (I Legami Mancanti, i Nonni – The Missing Links, the Grandparents) ha avuto una grande reazione dai lettori e una di loro, Josephine Zavolakis, ci ha inviato i suoi ricordi della nonna. È ovvio quando le siano cari questi ricordi, come per tutti coloro che hanno avuto la buona fortuna di crescere con i nonni.

Ci sono molti aspetti di questa storia che ci fanno capire le difficoltà di crescere come un migrante, o figlio/discendente di un migrante. Uno è che anche dopo generazioni certi aspetti delle tradizioni italiane sono ancora rispettate, però con qualche cambiamento dalle tradizioni italiane originali. Con questo commento non intendiamo offendere nessuno negli Stati Uniti oppure in altri paesi con migranti italiani. È una semplice costatazione che col passare degli anni e il luogo le tradizioni cambiano secondo le circostanze.


Difatti, questo spesso crea controversie sulle pagine dei social perché le tradizioni delle famiglie italiane cambiano enormemente da famiglia a famiglia. Quel che si considera sia una “tradizione” italiana è spesso una tradizione di una famiglia italiana particolare che poi si sente offesa se qualcuno dice che non sia italiana. Utilizzando un riferimento argentino, per molte famiglie italiane in quel paese il “mate”, una tisana, è una parte fondamentale delle loro tradizioni quotidiane, come in Australia dove il “Christmas pudding” britannico è ora una parte essenziale dei festeggiamenti natalizi di molte famiglie italiane.

Questi cambiamenti delle tradizioni sono semplicemente naturali ed inevitabili e abbiamo il dovere di documentare come le nostre tradizioni cambiano non solo da paese a paese, ma anche da città a città, come vediamo nell’eterna controversia di “sugo contro il gravy (sughetto all’inglese)” sulle pagine social americane che è arrivata al punto che molte pagine l’hanno proibita come soggetto per i post. Dobbiamo fare un’osservazione su questo aspetto specifico, sarebbe importante sapere perché famiglie italiane in certe zone degli Stati Uniti hanno adottato una parola inglese per una tradizione italiana che ovviamente molti di loro hanno molto a cuore. Abbiamo il sospetto che nasconde una storia di discriminazione e/o assimilazione forzata che molti oggi hanno dimenticato o chi i genitori/nonni nascosero ai figli per renderli “americani” il più presto possibile. Ci auguriamo che i lettori americani daranno un contributo per spiegare questo tema a noi nel resto del mondo.

E in tutti questi cambiamenti i nonni, quando presenti, erano e sono ancora un legame importante tra la famiglia in Italia e i nuovi rami in altri paesi. Ci auguriamo che altri lettori, da tutti i paesi, ci invieranno i loro contributi su questo ed altri temi dell’emigrazione italiana nel mondo al link in fondo alla pagina.

Una Nonna Italiana in America

Josephine Zavolakis

Mia nonna si chiamava Rosa Fretta Salerno. Faceva parte della prima famiglia italo-americana a formare un’impresa a New York. Però, prima di quello…

Perse la madre all’età di sei e aveva tre fratelli maggiori. Il padre era un macellaio, allora vivevano in buone condizioni. Abitavano a Casavatore(NA). Fece la scuola fino alla morte della madre dopo di che, all’età di 6 anni, diventò la donna della casa! Lavava la biancheria, cucinava, puliva e continuava a cucire, lavorare all’uncinetto e lavorare a maglia come la madre le aveva insegnato. Lei ha passato questo a me. Suppongo che il padre non voleva perdere l’aiuto perché rifiutava tutti che gli chiedevano la sua mano. Alla fine, dopo che i suoi fratelli fossero partiti per gli Stati Uniti e il padre si era risposato le si sposò. Era vecchia….22 anni! Suo marito era di una famiglia molto al di sotto del suo rango. Suo suocero vendeva biancheria da paese a paese.

Gli sposini si trasferirono a Napoli e lei e suo marito vendevano frutta e verdure. Mi disse che un’amica della madre la vide mentre vendeva i prodotti e pianse per quanto fosse cambiata la sua vita. Vissero un paio di anni a Napoli quando mio nonno decise di raggiungere i cognati negli Stati Uniti. Lasciò la moglie incinta ed arrivo a New York alla Vigilia di Natale, 1908. Passarono due anni prima che la nonna si riunisse con lui! Non avendo aiuto, vendette tutto quel che aveva e si comprò un biglietto in terza classe.

All’arrivo a New York rimase seduta fuori la macelleria di proprietà del marito poiché non aveva il tempo di portarla all’appartamento. Fu allora che incontrò la sua prima amica, Concettina. Questa donna adorabile portò lei e suo figlio di due anni nel suo appartamento. Rimasero amiche fino al giorno che nonna è deceduta.

Tra tutti gli alti e bassi della vita riuscì ad avere sette figli. Carolina, Filomena, Biagio, Luigi, Raffaele, Jennie e Giuseppe. Erano gli zii e le zie con cui sono cresciuta. Erano amorevoli, divertenti e devoti a mamma. Nonno ebbe successo per un periodo. La famiglia si trasferì in una casa in pietra rossa a Brooklyn. Mia madre si ricordava un pianoforte grande, una tavola da pranzo grande e un cappotto di pelle di coniglio. Questo era il periodo in cui la famiglia godeva di un pò di felicità. Mi pare di capire che hanno avuto come ospite una delle stelle di spicco del teatro italiano, La Mignoitte. Magari fossero durati questi tempi buoni.

Le cose andavano bene, però il papà beveva. Quando mamma aveva 17 anni e abitavano in una casa più piccola a causa del crollo della borsa e la Grande Depressione che ne seguì, poi suo papà è deceduto. Aveva 47 anni. Zia Carrie era sposata ed aveva un bimbo. A causa delle circostanze è tornata a casa a vivere con mamma. Zio Lou era sposato con la meravigliosa zia Anna (Dominiana), zio Benny era un Marine e stava per sposarsi. Zio Ralph lavorava come scaricatore di porto. Zia Fillie era sposata e viveva a Long Island. Adoravo andarci, suo marito, lo zio Vincent, era uno dei miei preferiti. Mia madre si sposò e poco dopo anche zio Joe si sposò. Gli anni a Brooklyn erano finiti.

Nonna ritornò alla Little Italy di New York e alla sua amica Concettina. Noi abitavamo a un isolato da lei. Quando mamma lavorava nonna era la mia seconda madre! Mi faceva il pranzo, di panini di broccoli di rapa. Mi controllava mentre facevo i compiti ed allora iniziavano le lezioni, fare i bordi dei fazzoletti con l’uncinetto, lavorare a maglia piccole coperte per le mie bambole, e guardare le lumache “correre” sulla tavola mentre preparava il sugo caldo e le frizelle. Ho tanti bei ricordi di tempi buoni. Di andare alla vendita di beneficenza e lei vincere un premio per me, ma sono rimasta scontenta perché non era la bicicletta che volevo. Di andare a vedere Cenerentola al cinema e lei che mi raccontava la storia in italiano, con il dispiacere dei cinesi seduti vicino a noi! Ci sono stati molti pranzi, cene e feste. Tristemente quando avevo 35 anni se n’è andata, aveva 90 anni e ancora cucinava, faceva le pulizie, ecc. Abbiamo cercato di stare insieme, e ci siamo riusciti in parte, ma il collante se n’era andato.

L’anno dopo il suo decesso ho fatto un viaggio in Italia. Ho pianto mentre camminavo lungo la strada dove viveva, visitavo la sua chiesa e anche la sua casa. Vorrei che fosse viva per sentire la storia del mio viaggio. Penso che sarebbe stata contenta.

Arriviamo ad oggi, tutti i miei zie, zii e parenti se ne sono andati. Mi sono trasferita a New York ma cerco di mantenere i contatti con i cugini. Siamo ancora una famiglia di amore, italiani fino in fondo. La maggior parte di noi è sposata con ogni nazionalità, religione e origine, però la domenica è sempre il sugo alle 15.00! Certe cose non cambiano mai. Mi mancate e vi amo tutti, la mia famiglia.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

An Italian Grandmother in America

The recent article on grandparents (I Legami Mancanti, i Nonni – The Missing Links, the Grandparents) drew a big reaction from readers and one of them, Josephine Zavolakis, wrote us her memories of her grandmother. It is obvious how dear the memories are to her, just like they are to all those who had the good fortune to grow up with their grandparents.

There are many aspects to this story that make us realize the difficulties of living as a migrant or as the child/descendant of a migrant. One is that even after generations certain aspects of Italian traditions are still kept but with some have changed from the original Italian time. This comment is not meant to offend anyone in the United States or any other country with Italian migrants. It is a simple statement of fact that over time and place traditions change according to circumstances.

In fact, this is a frequent bone of contention on many social media pages because the traditions of Italian families vary enormously from family to family. What someone considers an “Italian” tradition is often a tradition of a particular Italian family and they feel insulted when someone says that it is not Italian. To use an Argentinean reference, for many Italian families in that country “mate”, a herbal tea, is a fundamental part of their daily traditions, just like in Australia the British Christmas pudding is now an essential part of Christmas celebrations for many Italian families.

These changes in tradition are only natural and inevitable and we have a duty to document how our traditions change not only from country to country but also from town to town as we see in the eternal “sauce versus gravy” controversy on the American social media pages that has reached the point that many pages have banned this as a subject for posts. On this specific issue we must make one observation, it would be important to know why Italian families in certain parts of the United States adopted an English word for an Italian tradition they obviously hold very dear. We suspect that it hides a story of discrimination and/or forced assimilation that many today may have forgotten or that the parents/grandparents hid from the children to make them “American” as quickly as possible. We hope that American readers can make a contribution to explain this issue to us in the rest of the world.

And in all these changes, the grandparents, when they were present, were and still are a major link between the family in Italy and the new branches in other countries. We hope that other readers, from all countries, send us their contribution on these and other issues of Italian migration around the world to the link at the bottom of the article.

Una Nonna Italiana in America

Josephine Zavolakis

My grandma’s name was Rosa Fretta Salerno. She was part of the first Italian-American family to incorporate a business in N.Y.  But, before that…

She was motherless at age 6 with 3 older brothers. Her father was a butcher so they lived well. They lived in Casavatore(NA). She had schooling until her mother died, after that she was, at age 6, the woman of the house! She washed bedding, cooked, cleaned and continued the sewing, crochet and knitting her mother had taught her. This she passed in to me. I guess her father didn’t want to lose the help, because he refused all those who proposed marriage. Finally after her brothers came to America and her father remarried, she herself married. She was old…22! Her husband was from a family much below her station. Her father in law sold linen from town to town.

The newlyweds moved to Naples proper and she and her husband sold fruits and vegetables. She told me an old friend of her mother’s saw her on the street selling produce and cried at how much her life had changed. They lived for a couple of years in Naples when my grandfather decided to join his brothers in law in America. Leaving a pregnant wife behind, he arrived in New York on Christmas Eve 1908. It would be two years until my grandmother would join him! Having no help, she sold everything she had and bought a ticket in steerage.

Arriving in New York, she was left to sit outside the butcher shop her husband owned as he had no time to let her into the apartment. That’s when she made her first friend, Concettina. This lovely woman took her and her two year old child into her apartment. They were friends until the day my grandmother passed!

Through all the ups and downs of life, she managed to have 7 children. Carolina, Filomena, Biagio, Luigi, Raffaele, Jennie and Giuseppe. These were the Uncles and Aunts I grew up with. They were loving, funny and devoted to Mama. Grandpa was successful for a while and moved the family to a brownstone in Brooklyn. My mother remembers a grand piano, a large dining table and having a rabbit coat.  This was the time the family enjoyed some happiness. I understand they hosted one of the prominent stars of the Italian La Mignoitte theatre. Would that good times would last.

Things were good, but grandpa drank. When my mother was 17 and living in a smaller house due to the crash and Depression that followed, her father passed. He was 47 years old. Aunt Carrie was married and had one small child. Due to circumstances, she was back home living with Mama. Uncle Lou was married to wonderful Aunt Anna (Domiana), Uncle Benny was a Marine and soon to be married. Uncle Ralph was working as a longshoreman. Aunt Fillie was married and living on Long Island. I loved going there, her husband Uncle Vincent was one of my favourites. My mom married, soon Uncle Joe married as well. The years in Brooklyn were over.

Grandma returned to New York’s Little Italy and her friend Concettina. We lived one block away. While mom worked, grandma was my second mother! She made my lunches (broccoli rabe sandwiches). Watched me do homework and then began the lessons. Edging hankies with crochet, knitting small blankets for my dolls and watching snails ‘race’ across the table as she prepared some with hot sauce and frizelle. There are so many memories of good times. Attending a bazaar and her winning a prize for me, unhappy because it wasn’t the bike I wanted. Going to see Cinderella at the movies and her telling me the story in Italian…to the chagrin of the Chinese people sitting near us! There were many lunches, dinners and celebrations. Sadly in my 35th year, she passed, she was 90 and still doing all of her own cooking, housekeeping, etc. We tried to keep together, and we did somewhat, but the glue was gone.

The year after she passed, I made a trip to Italy. I cried walking the street she lived on, visited her Church, even her house. I wish she was alive to hear the story of my trip. I think she would be pleased.

We come to today, all of my Aunts, Uncles and parents are gone. I’ve moved from NY, but try to keep in touch with my cousins. We are still a family of love…Italian to the core. We are most of us married to every Race, religion and background…but Sunday is always sauce at 3:00! Some things never change. I miss and love you all my family.

Please send your stories to: [email protected]


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