Connect with us

Arte & Cultura

2020? Il bisestile che ha cambiato il volto del mondo

Avatar

Published

on

Appena si è aperto il sipario del Tempo sul 2020, abbiamo avuto tutti quanti l’esatta percezione, con l’incalzare delle notizie mediatiche giorno per giorno e minuto per minuto, che comunque qualcosa stava cambiando sia nell’economia globale che nella nostra vita.

di Grazia Piscopo

Il 20 giugno 2020, secondo una antichissima profezia Maya, sarebbe dovuto essere teatro della fine del mondo o di quello che noi conosciamo come tale. La fine sarebbe potuta essere anche etica o spirituale. Questo catastrofico avvenimento doveva essere collegato alla fine del 13° (il 13 nella cabala ebraica rappresenta la morte per poi tornare all’unità) ciclo o Baktum del mitico calendario Maya. Per il calendario gregoriano, per una mera faccenda di calcoli, tutto questo doveva invece accadere durante il solstizio di inverno del 2012, pressappoco durante il periodo natalizio. Gli eventi però sia del 2012 che del giugno 2020, hanno avuto quindi una apparente smentita perché nessuno di noi è stato testimone “cosciente”, essendo eventi già passati, del Grande Nulla che ci avrebbe divorato tutti. Nulla di veramente e visivamente terribile è successo dentro e fuori il nostro mondo, ma vanno viste in fila silenziose e snocciolate come perle di una collana sfilata alcune importanti considerazioni di carattere culturale e profetico.

Appena si è aperto il sipario del Tempo sul 2020, abbiamo avuto tutti quanti l’esatta percezione, con l’incalzare delle notizie mediatiche giorno per giorno e minuto per minuto, che comunque qualcosa stava cambiando sia nell’economia globale che nella nostra vita. Nel nostro piccolo ma essenziale ‘sistema vita’ fatto di mille piccole certezze come la salute e la nostra libertà, anche solo nell’abbracciare un amico o quella di uscire da casa per un caffè senza dover compilare lunghissime autocertificazioni o incorrere in pene persecutorie senza regole, in spregio alla carta costituzionale, offensive per la dignità umana. Qualcosa di sinistro stava procedendo con il numero 2020, tanto da farci desiderare tutti che questo anno non solo passasse in fretta ma che fossimo anche capaci di dimenticarlo con una grande X sia dal calendario e sia dal nostro cuore. Il Time ha dedicato al 2020 la copertina nella “damnatio memoriae” nella storia dell’Uomo.

Nella numerologia cabalistica i numeri, intesi non come mero strumento di conteggio ma nella loro essenza semantica e ontologica, sono tutto quello che le limitate parole convenzionali stentano a esprimere. Nel linguaggio informatico infatti persino l’uomo, che fra le opere d’arte del nostro Creatore è la più complessa, essendo summa di spirito e materia, viene espresso in Pixel, cioè Numeri, cioè frequenze. Numeri e frequenze diverse per ogni tipo d’uomo giustamente diverso dal proprio simile, originale e unico come solo le opere d’arte possono essere nella loro essenza interpretativa e materiale, ma ahimè solo e magnificamente numeri.

Il 2020 sin dal suo primo apparire ha dato manifestazioni di sè con la ripetizione delle sue prime cifre. Non possiamo sottovalutare la ripetizione vibrazionale di un numero che è suono occultato di un messaggio musicale che dobbiamo a tutti costi ricevere e comprendere. Nella cabala, scienza etica delle possibilità al pari della fisica quantistica, il 20 rappresenta l’abbreviazione (noi diremmo zippatura) del Sacro Nome di Dio che per i cristiani è assolutamente accessibile, per gli ebrei è addirittura impronunciabile. YHVH, volgarizzato Ieova, nella preghiera ebraica, viene sostituito con ADONAI, Signore. Prendendo la prima lettera del nome impronunciabile e l’ultima lettera di Adonai abbiamo due IOD, decima lettera dell’alfabeto. Il Sacro Nome di Dio zippato e pronunciabile diventa י-י, iud-iud. Quando pensiamo di aver inventato qualcosa con gli acrostici e le abbreviazioni, ci rendiamo miseramente conto che siamo un “copia incolla” di un sistema già in uso più di duemila anni fa. La vera modernità è solo nella evoluzione spirituale dell’uomo.

La Yod dell’alfabeto ebraico ha quindi valore numerico di 10 (ogni numero è una lettera e ogni lettera è un numero). Va da sé che quindi il nome di Dio sarebbe “10-10” cioè 20. Venti, in gematria, codice tra i tanti codici della cabala, corrisponde per equivalenza numerica a Chazah, avere una visione. E’ andare oltre il fatto puramente fisico della vista limitata ai sensi che ci mette di diritto in una condizione superiore alla normale condizione gravitazionale. E’ una risvegliata prospettiva metafisica di sicuro gusto esoterico, dove esoterismo non sta per magia ma per indagine oltre la superficiale crosta della conoscenza che abbiamo la concessione di calpestare. È l’atto dell’uomo che alza lo sguardo da terra fino agli astri, beandosi di una verità che sovrastandolo lo illumina a sua volta. La realtà quando viene osservata cambia a sua volta. E’ una legge della fisica quantistica. Tutto questo ci rimanda, come scatole cinesi, alla eterna lotta tra il Bene e il Male, il giorno e la notte, il buio e la luce, il maschile e il femminile.

La mitologia egiziana, nel Pantheon delle divinità, celebrava gli eterni rissosi fratelli Osiride e Seth, l’uno rappresentante la luce e l’altro il caos e il disordine, come la rassicurante e necessaria ciclicità dell’esistenza soggetta al ciclo del sole con la luna e dell’estate con l’inverno. Nel tardo regno Seth assunse i definitivi connotati di Demone e male assoluto. La necessaria lotta fra l’incauto Osiride, poi ricucito da Iside in 28 pezzi come la lunazione, e Seth e poi ancora tra il figlio di Osiride, Horus, e suo zio l’usurpatore, è lo stesso ritmo incalzante delle fasi della nostra vita che ricalca tempi diversi in una diversa evoluzione. Nella sanguinosa lotta l’occhio di Horus, perso in battaglia, diventa l’icona di una visione globale, quasi ultraterrena e profetica di chi può e crede di gestire il potere assoluto.

Ponendoci su un grattacielo di Manhattan, avremmo finalmente l’esatta visione di un quadro stradale e umano di una intera città che mentre è disorientata e disarticolata negli affanni di ogni giorno, ignora di essere parte della visione dell’eterno presente di qualcun’altro. Qualcuno dice che nell’operazione avveniristica della Looking Glass nata nel 2012, data profetica dei Maya, le linee del tempo potendo essere manipolate, ci ponessero nella cinica condizione di guardare il nostro presente o il nostro passato, e così dare la possibilità a qualcuno di modificare alcuni segmenti del Tempo. E’ come se la fantomatica macchina del tempo fosse stata già inventata e così ci mettesse di fronte a uno specchio. Lo specchio è la dimensione del due che ci rimanda l’immagine del nostro uno che specchiandosi può mutare, mutando prospettiva, la propria immagine. Tornando all’alfabeto ebraico, lo Yod, piccolissimo segno grafico somigliante ad una virgola, equivalendo al numero 10 è il primo punto di partenza della creazione tutta. È come se poggiando una penna su un grande foglio bianco, Dio avesse voluto dare l’avvio alle dieci parole della Creazione con un piccolo, impercettibile punto. È lo stesso punto da cui è partito per dipingere la Sua migliore opera d’arte, l’Universo. Lo Yod nella originale scrittura ideografica (grafica corrispondente ad una parola o a un concetto) rappresenta il dito e deriva da YAD, mano. È la magica immagine manifestata nella volta della Cappella Sistina, del dito di Dio che sfiora il dito di Adamo. Nella cabala due Yod messe insieme rappresentano la mano creatrice di Adonai e la mano dell’uomo a sua volta responsabile sia di mantenere al meglio il lavoro del suo Creatore e sia quello di imitarlo. Come se fosse allo specchio. Creatore ex nihilo l’uno, Creatore per imitazione speculare l’altro.

Due mani vicino Iud-Iud. Il macro con il micro.

Con la gematria scopriamo che la parola Du con valore numerico 10 scritta con dalet e vav, quarta e sesta lettera dell’alfabeto ebraico, in aramaico significa Due. Ecco che i numeri con i loro pixel e vibrazioni si materializzano prima nella visione ultraterrena del grande occhio di Horus, che per molte culture corrisponde a quello divino, poi nella realizzazione delle mani che operano sia in alto che in basso secondo la ciclicità e moltiplicazione del due, come la cellula fecondata. Il numero due è l’Inizio, la Genesi, il Bereshit (“In principio”) ebraico della vita primordiale. Salmo 62,12 “una cosa Dio ha detto, due cose ho udito da Lui”. Tutto ciò che concerne l’Uomo o la Creazione è sempre nel numero due, cioè nel numero doppio. Due occhi, due orecchie, due narici e così via dicendo. Una parte destra del cervello, l’ispirazione, la creatività, l’idea, e una parte sinistra, l’analisi, la scomposizione in verità prime, la comprensione analitica e divisa. Come in uno specchio. La Torah, il libro per eccellenza, inizia con la parola Bereshit dove la Bet, seconda lettera dell’alfabeto ebraico ma prima nel libro, esprime l’idea unica del creatore nel Suo incipit nella realizzazione pratica e moltiplicata delle parti della sua idea. La cellula fecondata che si è scissa in due, in quattro e oltre fino a formare il cielo, la terra e tutte le polarità viventi. Tutto questo solo parlando e dando un nome alle cose in un alfabeto composto da 22 lettere dove il 2 compare ben due volte specularmente. Specchio in ebraico viene scritto con una Resch ventesima lettera dell’alfabeto con valore numerico 200, con un Alef lettera muta con il valore di 1 e una Yod decima lettera con il valore di 10. La parola RI, specchio, ha valore numerico di 211 dove compare il numero 2 e l’11 che sommato compone un altro numero 2.

Ma tornando al nostro iniziale quesito, perché il miglior uso della facoltà della parola è quello di porsi i “perché”, il 2020 ci appare sul canovaccio di queste informazioni, un numero che nella sua essenza ci comunica vibrando tutta la sua complessità. Il Sacro e il Profano sono sicuramente presenti nella ripetizione dello Yud-Yud. È come se ci fossero due mani di Dio e due dell’Uomo, ognuno responsabile delle proprie azioni. Ognuno di spalle all’altro, non più comunicanti dito con dito. La parola Bechirà, libero arbitrio, si allinea alla legge del numero due iniziando con la lettera Bet, la lettera del femminile, ma lo stesso secolo 2000 si apre con il sorpasso dell’aspetto lunare e femminino dell’universo. Abramo stesso, leader indiscusso del monoteismo, è la ventesima generazione dopo Adamo. La nostra storia inizia con il percorso a ostacoli di Abramo. L’ordine ricevuto da Dio nel famoso capitolo 12 della Genesi è “vattene dalla tua terra” cioè vattene dalle tue comodità, dalle tue certezze ed è stato proprio quello l’inizio della nostra Genesi, sempre alla perenne ricerca del nostro Valore di uomini liberi, nonostante il buio doloroso delle incognite. Il 2020 anche per noi è l’anno zero. Un nuovo Bereshit. Il Tohu e Bohu, il vuoto, il caos biblico, sono alle nostre spalle. È un inizio annunciato. Il 2020 è il paradigma di un tempo che sta già vivendo nelle nostre inconsapevoli mani. È un grande setaccio che separerà inevitabilmente la pula dal grano. Le nostre mani possono operare sia nel bene imitando Dio che nel male imitando Set.

Sicuramente andremmo a dormire più serenamente se ci dessero la possibilità di guardare oltre il nostro 20 temporale, oltre lo specchio di questo tempo e vedere quali incognite o meraviglie ci aspettano dietro l’angolo. Il Messia? L’apocalisse e il caos? Il risveglio dell’uomo dopo secoli di sonno? Noi siamo molto di più di uno specchio. Il 2020 dal grattacielo di Manhattan ci rimanda alla grande visione del difficile cammino nel deserto dei nostri lontani antenati. È purtroppo un inizio doloroso, senza neanche il ristoro della manna, anzi senza nessun ristoro di nessun genere. E’ un percorso ad ostacoli in cui ci sembra che il 2020 bisestile sia per noi una grande iattura. È un duro e feroce percorso in cui però la grande visione è solo il Risveglio della autodeterminazione come Uomini liberi.

Grazia Piscopo. Taranto, 10 febbraio 1961. Si trasferisce a Lecce nel 1967 con la famiglia per ragioni professionali del padre. Appassionata di storia studi umanistici e lingue antiche, frequenta e consegue il Diploma di maturità Classica presso il liceo Classico Virgilio di Lecce. La mistica, le religioni e l’ebraico sono gli studi a cui approda intorno agli anni 80 e che continuerà ad approfondire fino a giorni nostri. La Cristalloterapia insegnata dalla Maestra di origine ebraica Fufi Sonnino nella città di Roma, è una piccola gemma nei suoi studi. Nel 2001 fonda l’Associazione Culturale per la promozione delle Scienze Olistiche Filosofiche ed Umanistiche “Thorah” accreditata e iscritta nel Registro delle Associazioni del Comune di Lecce, di cui attualmente è Presidente pro-tempore. Nel 2006 frequenta la facoltà  di Scienze Teologiche e Religiose presso la Curia Vescovile di Lecce. Nel 2017 quale Presidente dell’Associazione Thorah, formalizza  protocolli di collaborazione per la diffusione della Cultura con vari Enti, Amministrazioni Comunali e Associazioni, in particolare con la “Fondazione Palmieri” di Lecce. Nel gennaio del 2018 formalizza l’adesione dell’Associazione alla Federazione delle Associazioni di Italia-Israele. Successivamente, a luglio del 2018, decide, con l’Approvazione dell’Assemblea dei Soci di modificare lo Statuto e il nome del Sodalizio, per rispetto verso la Comunità Religiosa Ebraica e la Sue Sacre Scritture da Associazione “THORAH”, di chiaro riferimento alle Sacre scritture, in Associazione “HORAH”, che in ebraico anche se ha una assonanza simile significa “ballo gioioso”. Nel 2018 scrive e pubblica con la Casa Editrice I Quaderni del Bardo Edizioni, il suo primo libro “La Via per la Cabala…la Via del Cuore”. E nel 2020 “ Le note della Cabala” distribuiti su internet da Amazon e Ibs. ( Grazia Piscopo https://www.amazon.it) (Grazia Piscopo https://www.ibs.it).

 Ancora adesso, ora e sempre, il suo grande amore, la Cabala è motivo di studio, ricerca e di approfondimento.

Lascia un commento
Continue Reading

Arte & Cultura

Nel periodo della pandemia la cultura resiste e non si ferma.

Avatar

Published

on

Nonostante i musei e luoghi culturali siano chiusi dal 4 novembre 2020, la cultura resiste e non si ferma. A metterlo in evidenza è mdmart.it.

Sono diverse le iniziative legate al mondo della cultura che sono state lanciate durante il periodo della pandemia, una situazione che ha prodotto un aumento esponenziale di iniziative culturali legate alla fruizione dell’arte, con visite virtuali ed esperienze digitali, che —benché non abbiano lo scopo di sostituire la visita in sito— rappresentano comunque una valida alternativa.

Il momento della pandemia è stata un’ottima occasione, per tutti coloro che si occupano di cultura, per riformulare la propria offerta comunicativa, ma anche per sfruttare il ruolo sociale dell’arte e del suo potere di accomunare e raccontatore esperienze ed emozioni di uno stato emotivo comune.

Il mare magnum di iniziative atte a valorizzare l’offerta culturale ha riscontrato un grande successo grazie ad un aumento considerevole dell’audience digitale. Secondo gli studi elaborati da «We are social» e «Hoot Suite», in Italia gli utenti dell’arte presenti online sono 50 milioni e quelli attivi sui social sono 35 milioni, con un tempo passato sul web pari mediamente a 6,5 ore.

Tutto ciò ha portato ad un riassestamento del panorama dell’offerta digitale relativo alla cultura ed in particolar modo all’arte. Riviste digitali, blogger e profili individuali di influencer dell’arte sono diventati punti di riferimento di un pubblico che è alla costante ricerca di aggiornamento.  

In questo contesto hanno avuto un ruolo importante i social network che hanno visto aumentare il numero degli utenti online. Facebook ed Instagram sono rispettivamente la terza e quarta piattaforma social più utilizzata, dopo YouTube e WhatsApp.

Innumerevoli sono i profili e le pagine di riviste specializzate nella divulgazione del settore culturale presenti sui social. A questi bisogna aggiungere anche i profili professionali, i blogger ed i digital curator che raccontano e diffondono esperienze culturali.

Tra le pagine di profili Facebook che vendono servizi relativi all’arte spiccano: Travel on Art di Anastasia Fontanesi e Anna Fornaciari con 8814 like, Amalia di Lanno Arte e Cultura di Amalia di Lanno con 5139 like, Andrea Concas con 5856 like, Art Nomade Milan di Elisabetta Roncati con 853 like, The girl in the gallery di Cristina Giopp con 870 like, Sutnaj Contemporary Art con 602 like, ArteXy con 492 like e Culturush di Virginia Bianchi con 209 like.

E tra le pagine Facebook italiane di riviste ufficiali dedicate all’arte spiccano: Arte con 3.1 milioni di like, Finestre sull’arte con 376.129 like, Inside Art con 334.351 like, Artribune con 328.816 like, Artslife con 320.125 like, Exibart con 159.816 like, My Art Guides con 58.358 like, Artuu con 27.546 like, Arte Magazine con 26.316 like, Treccani Arte con 23.338 like, Flash Art Italia con 7.964 like e Close Up Art 2.551 like.

Poi, tra le pagine Instagram italiane di riviste ufficiali dedicate all’arte, troviamo: Artribune con 206 mila follower, Exibart con 72 mila follower, Finestre sull’arte con 68.1 mila follower, Artuu Magazine con 48.2 mila follower, Arte.it 39.2 follower, Treccani Arte 34.5 follower, Arts Life 20.6 follower, My Art Guides 13.4 follower, Inside Art 3.946 follower, Close Up 919 follower

E tra le pagine Instagram che vendono servizi relativi all’arte:  Art Nomade Milan di Elisabetta Roncati con 34.7 mila follower, Sutnaj con 31,2 mila follower, Maria Vittoria Baravelli con 25.1 mila follower, The girl in the gallery di Cristina Giopp con 21.4 mila follower, Andrea Concas con 20 mila follower, Travel on Art di Anastasia Fontanesi e Anna Fornaciari con 7.352 follower, Amalia Surreale di Amalia di Lanno con 6.475 follower e Culturush di Virginia Bianchi con 3.411 follower. (AJ-Com.Net)

Lascia un commento
Continue Reading

Arte & Cultura

II edizione di FOOD SOCIAL NIGHT

Avatar

Published

on

Venerdì 22 gennaio 2021 torna il social contest fotografico promosso da Associazione Italiana Chef e Artix per mettere alla prova la propria abilità narrativa sull’estetica del cibo.

Nuovo appuntamento su Instagram per la Food Social Night, il contest fotografico aperto a tutti promosso da Associazione Italiana Chef e Artix e dedicato alla narrazione estetica del cibo. Fotografare un piatto nella sua creatività, design, emozionalità è l’incipit di una sfida a tema libero che metterà alla prova venerdi 22 gennaio il popolo del food per conquistare un pranzo o una cena (restrizioni Covid permettendo) in un ristorante stellato.

La procedura è molto semplice: tra le ore 18.00 e le ore 24.00 chiunque potrà scattare e condividere le  migliori   foto   come   post   sul   proprio   Instagram,   taggando   obbligatoriamente @associazioneitalianachef e aggiungendo l’hashtag #foodsocialnight

Una giuria qualificata, formata da chef ed esperti del settore, selezionerà 30 foto finaliste che verranno pubblicate per 24 ore sulla pagina Instagram dell’Associazione Italiana Chef (https://www.instagram.com/associazioneitalianachef/), nella sezione “Stories”, a partire dalle ore 13 del giorno dopo, 23 gennaio: durante questo periodo sarà aperto il voto a tutti gli utenti con un profilo Instagram. Le immagini verranno posizionate in tre highlights di 10 foto ciascuno, con il numero di riferimento e la modalità sondaggio (pollice alto/pollice verso) per far votare gli utenti. Le Stories saranno salvate nelle storie in evidenza.

La classifica finale, secondo un ordine dall’ultima alla prima, verrà annunciata  lunedì 25 gennaio attraverso un comunicato stampa e la pubblicazione sulla
landing page del contest (www.foodsocialnight.com), oltre che sul sito dell’AIC (https://www.associazioneitalianachef.it/). Il vincitore e le 5 menzioni speciali saranno contemporaneamente rese note anche sui canali FB e IG.

Il primo in classifica si aggiudicherà un pasto-degustazione per due persone in un ristorante stellato, il più vicino rispetto al suo luogo di residenza del vincitore. La prima edizione è stata vinta da @noemi_ciabattoni, con lo scatto “Il mio polpo”, che verrà ospitata al Marco Martini Restaurant.

“La Food Social night è stato per noi un record assoluto di presenze che ci auspichiamo di replicare, se non superare – affermano Marco Panella e Daniela Galdi, rispettivamente presidenti di Artix e di  Associazione Italiana Chef – un gioco tecnologico che, attraverso la promozione di uno storytelling legata ai piaceri della tavola,  diventa il motore per una sana e divertente condivisione di intenti tra cultori, esperti e amanti sia della cucina che dell’arte fotografica. Un modo di mettersi alla prova ma anche di alleggerire questa delicata fase storica che stiamo tutti vivendo”.

La giuria della seconda edizione è composta da: Fabrizio D’Alessandro, Francesco Mammola, Andrea Golino, Daniel Cavuoto, Emiliano Lopez, Britta B Battogtokh, Simona Pambianchi e Marco Panella

Lascia un commento
Continue Reading

Arte & Cultura

Edizione Straordinaria e la memoria dei giovani

Avatar

Published

on

Il documentario di Walter Veltroni che ripercorre gli eventi più significativi della nostra storia dal 1954 ad oggi attraverso le Edizioni straordinarie dei telegiornali Rai.

Rai storia ha riproposto il documentario di Walter Veltroni Edizione Straordinaria, ora presente su Rai Play e già presentato da Rai 3, il 5 dicembre scorso. Il documentario   ripercorre gli eventi più significativi della nostra storia dal 1954 ad oggi attraverso le Edizioni straordinarie dei telegiornali Rai. Un documento attento e coinvolgente che ha impegnato un anno di lavoro, ideato e diretto da Walter Veltroni, realizzato con i materiali di Rai Teche con la collaborazione dei ricercatori Enrico Salvatori Maria Lalicata e Francesco Russo e il montaggio di Paolo Carpineto.

I grandi eventi che hanno segnato la storia contemporanea sono raccontati in un’ora e mezza di immagini, molte delle quali divenute simbolo nella narrazione storica del nostro tempo.  Il documentario oltre agli eventi raccontati evidenzia anche i mutamenti del linguaggio dei mass media, i cambiamenti sociali, il progresso tecnologico e così si ritrovano gli annunci seriosi e compiti dei giornalisti negli anni 50, fino ad arrivare allo stile più impetuoso dei professionisti di oggi.

Edizione straordinaria ci accompagna in un viaggio emotivo   che racconta 60 anni della nostra storia: il terrorismo, la mafia, le guerre, le rivoluzioni, le grandi scoperte scientifiche, i disastri naturali, le tragedie umane il tutto costruito con un tempo serrato ed emozionante. ”Mi interessava capire  l’ evoluzione  del linguaggio, indagare nelle teche della Rai  per capire come gli italiani avessero saputo o non saputo le notizie”  e ancora  “ La memoria  è una mia ossessione, ho l’impressione  che siamo in un tempo  in cui c’è una grande rimozione della memoria.” così Walter Veltroni spiega l’urgenza  che l’ha spinto a realizzare Edizione Straordinaria, una  proposta significativa e coinvolgente  per chi quegli eventi li ha vissuti, sofferti, affrontati , ma assolutamente interessante , attrattiva ed avvincente per i più giovani, i millennia, come chi scrive, per chi non c’era  o era  troppo giovane per ricordare  i volti, le espressioni, la verità, le reazioni dei giornalisti  nell’annunciare  eventi così  forti da cambiare la storia,  come  anche  gli  sguardi e la voce delle persone comuni chiamate a commentare  quel  loro presente con  la voce rotta  come quella della signora che ha visto accasciarsi Papa Wojtyla nel momento dell’attentato, o  l’ attesa dei corpi svuotati di chi pregava per Alfredino  inghiottito dalla terra o gli occhi sbarrati  di chi  ha visto cadere le torri gemelle.

Per i più giovani la proposta di Walter Veltroni  diventa un documento importante   e proprio rivolgendosi a loro  così si esprime l’ autore: “Nei ragazzi  ho un enorme fiducia, stanno dimostrando  un grande senso di  responsabilità anche se vivono in  un  tempo  difficile  proprio per questa rimozione della coscienza e della speranza”.  I giovani hanno sempre desiderato cambiare il mondo per questo devono conoscere il passato.

Lascia un commento
Continue Reading

In evidenza