La Storia che ricordiamo e la Storia che dimentichiamo – The history we remember and the history we forget

di emigrazione e di matrimoni

La Storia che ricordiamo e la Storia che dimentichiamo

La Storia ha davvero un ruolo essenziale in tutti gli aspetti della nostra vita, ma solo se ricordiamo e capiamo la lezione vera di ciascun episodio storico che studiamo

Per molti la Storia consiste solo nel ricordo di lezioni a scuola dove l’insegnante ci imponeva di ricordare date e luoghi antichi per motivi che gli studenti non capiscono bene. Ma nelle mani di un buon insegnante la Storia ci fa capire chi siamo, da dove veniamo e ricordare che siamo la fine di un passaggio storico lunghissimo, e il primo passaggio di un futuro ancora più lungo.

Nell’ultimo articolo (https://thedailycases.com/il-menestrello-astuto-angelo-branduardi-the-astute-minstrel-angelo-branduardi/) abbiamo parlato di una canzone per introdurre un cantante moderno, ma dopo aver fatto altre ricerche sulla canzone abbiamo scoperto che racconta una Storia tragica, e mentre ascoltavamo il brano originale ci siamo ricordati di un’opera moderna che sta subendo un destino totalmente opposto, e perciò stiamo lentamente dimenticando il messaggio vero di un libro epocale.

Seder

Molti di noi dimenticano che la Pasqua celebrava l’episodio del Vecchio Testamento, quando gli ebrei fuggirono dall’Egitto, periodo da loro denominato come  Pesach. Questa è la base di una cerimonia ebrea fondamentale, il Seder dove le famiglie ebree ricordano l’Esodo con il cibo prescritto da Dio quando l’Angelo della Morte colpì il popolo egiziano. Tra questi cibi c’era l’agnello (e la Torah, quel che è il nostro Vecchio Testamento, dice anche il capretto) e così, da quel punto in poi, l’agnello diventa il simbolo degli ebrei stessi.

Quando, nell’ultimo articolo, abbiamo introdotto il cantautore Angelo Branduardi al pubblico internazionale, abbiamo spiegato che il canto pasquale ebraico il Chad Gadyà ha ispirato la sua “Alla Fiera dell’est”, ma ora vogliamo spiegare come quel canto racconta le persecuzioni del popolo ebreo nel corso dei millenni, e quindi fa parte delle tradizioni del Pesach.

Il Chad Gadyà risale ad almeno il ‘500 e viene cantato durante il Seder per far capire ai figli cosa si commemora in quei giorni. Come dice la Torah il Padre comprò un agnello, cioè ebbe figli, gli ebrei, il gatto che venne sono gli egizi, il cane rappresenta gli assiri e i babilonesi, il bastone sono i persiani, il fuoco sono i greci, l’acqua rappresenta l’arrivo dei romani, il toro è il primo califfato musulmano, il macellaio rappresenta i crociati, l’Angelo della Morte rappresenta l’Impero Ottomano dei turchi e infine il Signore/Dio è la Giustizia Divina che li salverà.

Allora in questo modo gli ebrei insegnano il passato ai loro figli per poter guardare verso il futuro nel modo giusto.

Però, come in tutta la Storia di qualsiasi popolo, gli individui vedono il passato in un modo diverso per trarre altre conclusioni e compiere azioni per creare un futuro diverso, come vediamo spesso anche in Italia riguardo certi periodi della nostra Storia. In questo modo, un film recente presenta una versione nuova del Chad Gadyà che segue (tranne per l’agnello al posto del topo) la versione branduardiana, però la fine è molto diversa perché riflette la mentalità di molti ebrei dopo la Shoah, utilizzando l’ormai famoso detto “Mai Più!” Il film è “Free Zone” del regista Amos Gitai, uscito nel 2005.

La scena del filmato è potente e fa molto riflettere. Così abbiamo iniziato a pensare ad altre opere che hanno raccontato il passato e ci siamo ricordati di un libro che abbiamo studiato a scuola e che ora, come “Alla Fiera dell’Est”, è considerato un’allegoria invece di un racconto particolare di un episodio storico fondamentale dei primi decenni del ‘900.

L’apostata

Quasi nessuno conosce il nome Eric Arthur Blair, ma altrettante persone conoscono il suo nome d’arte, George Orwell. Senza dubbio il suo libro più importante, perché è citato spesso per descrivere certe situazioni nel mondo moderno, è “1984”. Ma un altro suo libro è egualmente importante per descrivere un periodo storico che si fa sentire ancora nel mondo d’oggi e per chissà quanti anni nel futuro. Questo libro è nato da una delusione enorme.

George Orwell era comunista e per questo motivo si era arruolato nelle milizie repubblicane della Guerra Civile spagnola degli anni trenta. Nel corso di questo conflitto, che ha attirato volontari da tutto il mondo per combattere il fascismo, Orwell ha visto e ha combattuto anche contro la repressione dei “volontari” sovietici dei loro rivali della sinistra. L’effetto di questi orrori compiuti dai commissar di Stalin è stato il motivo della sua decisione di ripudiare il comunismo e la sua apostasia si vede non solo in “1984”, ma soprattutto nell’altra sua opera “La fattoria degli animali”, la satira che racconta la Rivoluzione d’ottobre in Russia e la nascita della dittatura di Stalin.

Per coloro che conoscono la Storia della Rivoluzione comunista del 1917 è facile identificare chi sono i veri personaggi storici rappresentati dal fattore e gli animali che insorgono contro di lui. Il fattore contro il quale gli animali si ribellano è ovviamente lo Zar Nicola II di Russia, il maiale “Vecchio maggiore” si ispira sia a Carlo Marx che a Vladimir Lenin, “Mollie” la cavalla bianca è l’aristocrazia, il maiale “Napoleone” è Joseph Stalin, il maiale “Palla di neve” non può essere che Leon Trotski, i cani rappresentano la polizia segreta, il corvo “Mosé” rappresenta la Chiesa Ortodossa e le pecore la popolazione.

Gli episodi del libro poi rappresentano momenti chiave della Rivoluzione Russa, compreso l’assassinio di “Palla di neve”/Trotski. Ma l’episodio che dimostra come un’ideologia di eguaglianza può essere sovvertita dai potenti è quando la frase “Tutti gli animali sono uguali” che fa parte dei “comandamenti” creati per formare una fattoria “nuova e moderna”, diventa “Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri” per giustificare i poteri e i lussi assunti dai capi rivoluzionari, cioè i maiali.

Dimenticare e ripetere

Ma quel che ci fa pensare è la differenza tra Chad Gadyà e “La Fattoria degli animali”: mentre il popolo ebreo ha mantenuto il ricordo del passato e lo insegna ogni anno ai figli durante il Pesach, molti di noi, particolarmente tra gli insegnanti, e soprattutto i più giovani di loro, non spiegano ai ragazzi a scuola che quel libro non è una semplice allegoria di animali, ma rappresenta e spiega un periodo storico fondamentale e che gli studenti possono trovare i veri nomi di ciascun personaggio nei libri di Storia.

Sembrerebbe banale ad alcuni fare questa dichiarazione, ma senza capire la Rivoluzione Russa gli studenti non capirebbero mai il Muro di Berlino, del quale abbiamo appena commemorato il 30° anniversario dalla sua caduta. Inoltre, non capirebbero come la sinistra in tutto il mondo sia stata condizionata in un modo o l’altro dallo stalinismo e da quel che sembrava a molti il “comunismo di Marx”, ma non le è stato mai.

Infatti, i partiti di sinistra in tutti i paesi si trovano ancora in cerca della propria identità e lo vediamo ogni giorno nelle cronache politiche che leggiamo nei giornali e nei TG e salotti televisivi.

La Storia ha davvero un ruolo essenziale in tutti gli aspetti della nostra vita, ma solo se ricordiamo e capiamo la lezione vera di ciascun episodio storico che studiamo. “La fattoria degli animali” oltre a essere una satira è un libro di Storia importante, e gli insegnanti a scuola devono essere in grado di spiegare questo agli studenti nel modo giusto.

Osiamo dire la stessa cosa di altri episodi e libri che abbiamo dimenticato, o piuttosto, abbiamo scelto di ricordarne solo alcuni aspetti per motivi esclusivamente politici, e quindi ogni anno sentiamo ripetersi certe controversie che sarebbero evitabili se solo fossimo onesti con noi stessi riguardo il nostro passato.

Purtroppo, per molti, e uno solo è già troppo, l’onestà storica non conviene per motivi politici attuali e così ripetiamo regolarmente gli stessi sbagli invece di costruire un futuro migliore.

 

 

di emigrazione e di matrimoni

The history we remember and the history we forget

History truly has an essential role to play in all aspects of our lives but only if we remember and understand the real lesson from each episode that we study

For many history consists only of the memory of lessons at school in which the teacher forced us to remember ancient dates and places for reasons the students do not fully understand. But in the hands of a good teacher history lets us understand who we are, where we come from and to remember that we are the end of a very long historical passage and the first passage of an even linger future.

In the previous article (https://thedailycases.com/il-menestrello-astuto-angelo-branduardi-the-astute-minstrel-angelo-branduardi/)  we talked about a song to introduce a modern singer, but after having carried out more research on that song we discovered it tells a tragic story and while we listened to the original song (in a modern version) we were reminded of another modern work that is undergoing a totally different opposite destiny and therefore we are slowly losing the true message of a landmark book.

Seder

Many of us forget that Easter recalls the episode in the Old Testament when the Jews fled Egypt and that they call the commemoration the Pesach. This is the basis of an essential Jewish ceremony, the Seder where Jewish families remember the Exodus with the food prescribed by God when the Angel of Death struck the Egyptian population. One of these foods was lamb (and the Torah, what we now call the Old Testament, also says baby goat) and so, since that time the lamb became the symbol of the Jews themselves.

When we introduced the cantautore Angelo Branduardi in the previous article, we explained that the Jewish Easter song the Chad Gadyà inspired his Alla Fiera dell’est (Highdown Fair) but we now want to explain how this song tells the persecution of the Jewish people over the millennia and therefore became a traditional part of the Pesach.

The Chad Gadyà goes back to at least the 16th century and is sung during the Seder to make the children understand what they commemorate in those days. As the Torah says, the father bought the lamb, that is he had children, the Jews, the cat is the Egyptians’, the dog represents the Assyrians and the Babylonians, the stick is the Persians, the fire is the Greeks, the water represents the arrival of the Romans, the bull is the first Muslim Caliphate, the butcher represents the Crusaders, the Angel of Death is the Ottoman Empire of the Turks and finally the Lord/God is the Divine Justice that will save them.

In this way the Jews teach their children the past so that they can look to the future in the right way.

However, as in the history of any population, individuals then see the past differently in order to draw other conclusions and the carry out actions for a different future, as we often see in Italy as well concerning certain periods in our history. In this way a recent film presents a new version of the Chad Gadyà that follows Branduardi’s version, except for the lamb instead of the mouse. However, the ending is very different because it reflects the mentality of many Jews after the Holocaust who follow the famous saying “Never More!” The film is “Free Zone” by director Amos Gitai that was released in 2005.

The scene in the clip is powerful and gives us a lot to think about. So we started to think of other works that tell the past and we remembered a book that we studied at school and that now, like Alla Fiera dell’est, is considered an allegory instead of a specific tale of a fundamental episode of the first decades of the 20th century.

The apostate

Almost nobody knows the name Eric Arthur Blair but just as many people know his nom de plume, George Orwell. Undoubtedly his most important book is “1984” because it is often quoted to describe certain situations in today’s world. But another of his books is equally important for describing a historical period that is still felt in today’s world and for who knows how many years into the future. This book was the result of huge disappointment.

George Orwell was a communist and for this reason he enlisted in the international brigades during the Spanish Civil War in the 1930s. During this conflict that attracted volunteers from around the world to fight fascism Orwell saw and also fought against the repression by Soviet “volunteers” of their rivals on the left. The effect of these horrors carried out by Stalin’s commissars was his decision to renounce communism and this apostasy can be seen not only in “1984” but especially in his book “Animal Farm”, the satire that tells the story of the October Revolution in Russia and the birth of Stalin’s dictatorship.

It is easy for those who know the history of the Russian Revolution to identify the true historical characters represented by the farmer and the animals that rebel against him. Mr Jones the farmer is obviously Tsar Nicholas II of Russia, the old boar “Old Major” is inspired by both Karl Marx and Vladimir Lenin, “Mollie” the white horse is the Russian aristocracy, “Napoleon” the pig is Joseph Stalin, “Snowball” the boar can only be Leon Trotsky, the old crow “Moses” represents the Russian Orthodox Church, the dogs represent the secret police and the sheep the population.

The episodes in the book represent key episodes in the Russian Revolution, including the assassination of “Snowball”/Trotsky. But the episode that shows how an ideology of equality can be subverted by those in power is when the phrase “All animals are equal” that is part of the “commandments” created for forming a “new and modern” farm becomes “All animals are equal but some are more equal than others” to justify the power and the luxuries assumed by the revolutionary leaders, the boars.

Forgetting and repeating

But what makes us think is the difference between the Chad Gadyà and “Animal Farm” is that while the Jewish people have maintained the memory of the past and they teach it every year during the Pesach, many of us, particularly amongst teachers and especially the younger amongst them, do not teach school students that it is not a simple allegory of animals but represents and explains a fundamental period in history and that the students can find the true names of each character in history books.

It would seem trivial for some to make such this statement but without understanding the Russian Revolution the students would never understand the Berlin Wall, of which we have just commemorated the 30th anniversary of its fall. Moreover, they would never understand how the political left around the world was conditioned in one way or another by Stalinism and by what to many seemed “Marx’s communism”, but never was.

In fact, the left wing parties in all countries are still looking for their own identity and we see this every day in the political news we read in the newspapers and see on the TV news services and chat shows.

History truly has an essential role to play in all aspects of our lives but only if we remember and understand the real lesson from each episode that we study. Besides being a satire “Animal Farm” is an important history book and teachers at school must be able to explain this to the students in the right way.

We dare to say the same thing about other episodes and books that we have forgotten, or rather, we have chosen to remember only some aspects for purely political reasons and so every year we hear certain disputes repeated over and over and these would be avoidable if only we were honest with ourselves about our past.

Unfortunately, for many people, and one is already too many, historical honesty is not convenient for current political reasons and so we regularly repeat the same mistakes instead of making a better future.

Borse di studio: per un anno all’estero fino a €15.000

Studiare all’estero oggi è più accessibile grazie alle diverse opportunità di borse di studio: dopo aver studiato un anno fuori cresce il livello di maturità e responsabilità dei ragazzi

Sono più di 1.500 le borse di studio assegnate dall’INPS ai figli di dipendenti e pensionati pubblici che desiderano frequentare un anno o un semestre scolastico all’estero. Le prossime graduatorie del bando di concorso al riguardo verranno pubblicate entro il 15 gennaio 2020.

Pubblicazione delle graduatorie

Il bando, da poco concluso, è rivolto ai ragazzi delle scuole superiori e punta all’assegnazione di 1.500 borse di studio che consentono di coprire in parte o totalmente il costo del viaggio all’estero. Le graduatorie degli aventi diritto al contributo verranno pubblicate, entro il 15 gennaio 2020, sul sito istituzionale INPS, nella specifica sezione riservata al concorso.

Borse di studio Mondo Insieme

Nella convinzione che lo studio e l’impegno scolastico vadano propriamente riconosciuti, Mondo Insieme ha deciso di offrire ulteriori borse di studio fino a € 2.500 ai ragazzi più meritevoli delle scuole superiori.

Indipendentemente dalla durata del programma, un semestre oppure un anno, o dalla scelta della destinazione, Mondo Insieme premia gli Exchange Students che si distinguono per profitto scolastico, competenza linguistica e motivazione all’esperienza, tenendo in considerazione anche il reddito famigliare. È possibile fare richiesta di questa borsa di studio fino al 30 novembre 2019.

Mondo Insieme, organizzazione con sede a Bologna specializzata in scambi culturali, è una delle associazioni che promuove i soggiorni scolastici all’estero per chi può usufruire del contributo ITACA e che, ogni anno, segue passo dopo passo le famiglie nella compilazione del bando di concorso.

Perché studiare all’estero

Studiare all’estero, per un anno o un semestre scolastico, apre gli orizzonti dei giovani, non solamente aiutandoli nel superamento delle barriere linguistiche, ma soprattutto delle più significative barriere culturali.

Vivere in una famiglia diversa dalla propria, conoscere nuove persone, crescere in contesti educativi differenti rispetto a quello italiano, sono il vero trampolino di lancio per diventare cittadini del mondo autonomi e responsabili.

“Parlando con un Exchange Student si capisce immediatamente il livello di maturità e responsabilità che ha acquisito durante l’esperienza” – afferma Graziella Costa, responsabile del Programma Anno Scolastico all’Estero di Mondo Insieme.

“I nostri ragazzi imparano a vedere il mondo con occhi diversi e sviluppano una grande adattabilità a nuovi contesti e culture, caratteristica sempre più importante per muoversi in un mondo internazionale. Forti dell’importanza del nostro lavoro, abbiamo deciso di offrire un contributo economico, valido per tutte le 40 destinazioni che siamo orgogliosi di offrire, per dare l’opportunità a tutti i ragazzi di partire e crescere grazie a questa esperienza”, specifica Costa.

Negli ultimi anni, tra le mete più gettonate svettano gli Stati Uniti, seguiti dall’Australia, dal Canada e dai Paesi del Nord Europa. Se queste destinazioni sono ancora tra le più richieste, è interessante vedere come l’area geografica di interesse si stia spostando: un incremento notevole di domande si è registrato per la Corea del Sud, ma anche per Cina, Giappone, Argentina e Sudafrica, in linea con l’influenza culturale che questi Paesi stanno esercitando in Occidente. Quale modo migliore per imparare a conoscerli?

Per ricevere maggiori informazioni basta contattare Mondo Insieme (Via Castiglione, Bologna) al tel.: 051 6569257, alla mail info@mondoinsieme.it o tramite il sito internet www.mondoinsieme.it.

‘L’Olio delle Colline’: aperte le iscrizioni alla XV edizione del Concorso Provinciale

Le domande entro il 15 Gennaio 2020. Novità di quest’anno: il I Concorso “Giovane Olivicoltore”

Sono aperte le iscrizioni alla XV edizione del Concorso Provinciale ‘L’Olio delle Colline’, organizzato dall’Associazione Assaggiatori Produzioni Olivicole Latina “CAPOL”, in collaborazione con l’Associazione Provinciale Produttori Olivicoli “ASPOL” e il patrocinio di Regione Lazio, Provincia di Latina e Camera di Commercio di Latina. La manifestazione si propone di: valorizzare i migliori oli extra vergini di oliva del territorio dei Monti Lepini, Ausoni e Aurunci, per favorirne la conoscenza dei caratteri tipici mediante analisi sensoriali; stimolare gli olivicoltori e frantoiani al miglioramento della qualità del prodotto; contribuire alla diffusione e valorizzazione a livello provinciale della professionalità degli assaggiatori di olio vergine d’oliva; incoraggiare il consumo consapevole e un uso appropriato dell’olio extra vergine di oliva; riconoscere l’importanza dell’olivicoltura nella tutela e conservazione di un ambiente rurale che è storia della Provincia di Latina.

La partecipazione al Concorso è gratuita e riservata all’olio extra vergine d’oliva ottenuto da olive prodotte nella campagna olearia 2019/2020 in Provincia di Latina. Possono iscriversi tutti gli olivicoltori produttori di olio in proprio, singoli o associati. I partecipanti dovranno inviare al CAPOL tramite e-mail – capol.latina@gmail.com – la domanda di partecipazione allegata al Regolamento entro 15 Gennaio 2020. La partita minima per partecipare è 50 chilogrammi di prodotto e ogni olivicoltore potrà gareggiare con un solo campione di olio ottenuto da olive raccolte e molite dal 1 ottobre 2019 al 15 gennaio 2020. Il prelievo dei campioni sarà effettuato da tecnici incaricati entro il 15 gennaio 2020 presso le aziende produttrici che partecipano al concorso: saranno prelevati due campioni di olio in contenitori di dimensione di 0,50 litri, provenienti da partite di almeno 50 chilogrammi di prodotto. E’ ammessa la partecipazione al Concorso di una stessa azienda per più categorie. I campioni di olio ammessi al Concorso saranno sottoposti ad un esame organolettico effettuato presso la Sala Panel della Camera di Commercio di Latina, secondo quanto disposto dall’allegato XII al Reg. CE 796/2002 e successive modifiche, da una Giuria costituita dagli assaggiatori del Comitato di assaggio professionale CAPOL riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

La Commissione di assaggio designerà i primi 2 classificati di ogni categoria di fruttato (intenso, medio e leggero), procedendo alla redazione delle classifiche in due sezioni: una per le aziende iscritte alla Camera di Commercio, e l’altra per le aziende che non attivano tale procedura (piccole produzioni). Ai restanti campioni di olio selezionati per la finale sarà assegnata la “Gran Menzione”. Un ulteriore riconoscimento andrà all’olio che avrà ottenuto più punti nelle due sezioni. Saranno premiati il primo e il secondo classificato che hanno imbottigliato il prodotto DOP “Colline Pontine”. Il premio speciale “miglior Olio Biologico” verrà aggiudicato al prodotto, certificato a norma di legge, più votato tra gli oli biologici delle aziende partecipanti. Uno speciale riconoscimento è previsto quest’anno al primo “Giovane Olivicoltore” (titolare rappresentante dell’Azienda con età fino a 40 anni, iscritto alla Camera di Commercio) con il punteggio più alto tra quelli in gara. Premi particolari saranno conferiti alle due migliori confezioni ed etichetta fra le aziende olivicole che confezionano secondo le norme di legge per la categoria merceologica olio extra vergine di oliva.

Per il Premio Custode delle Colline “Paesaggi dell’Extravergine”, tre Commissioni formate da tecnici qualificati (agronomi ed esperti del settore) individueranno tre aziende olivicole che operano rispettando i requisiti agro-ambientali, per ogni comprensorio dei Monti Lepini, Ausoni e Aurunci, Riconfermato il Concorso “L’Oliva Itrana”, prima iniziativa del genere nel settore agroalimentare a livello provinciale, aperto agli olivicoltori produttori di olive da mensa, trasformatori e confezionatori in proprio, singoli o associati della varietà “Itrana”, iscritti alla Camera di Commercio di Latina con partita IVA appartenente al settore agricolo, riservato all’olive da mensa della cultivar “Itrana” (oliva Itrana bianca e oliva di Gaeta) prodotto nella provincia di Latina nella campagna olivicola 2018/19. La Commissione di assaggio CAPOL premierà i primi 2 classificati delle due categorie (Oliva “Itrana bianca” e “Oliva Gaeta”).

La premiazione dei vincitori e la consegna a tutti i concorrenti dell’attestato di partecipazione si terrà il giorno 8 febbraio 2020, nel corso del tradizionale evento promozionale “I Paesaggi dell’Extravergine, percorsi guidati tra Coltura e Cultura”, alla presenza di Autorità, di giornalisti qualificati ed operatori del settore. Per Informazioni: cell. 329.1099593 / e-mail: capol.latina@gmail.com / pagina Facebook Associazione CAPOL Latina.

2° Congresso di Oncologia dei Castelli Romani, malattia cancerosa è emergenza sociale

Quali sono i traguardi raggiunti dalla ricerca nella cura del cancro? Le risposte a questa domanda sono racchiuse nelle relazioni di alto profilo scientifico del 2° Congresso di Oncologia dei Castelli Romani che si è aperto stamane a Frascati. Tra le misure di prevenzione la dieta mediterranea ed il cibo salutare

Il cancro è diventato la seconda causa di morte in Italia con 365mila nuovi casi l’anno, mille ogni giorno di cui 30 sotto i 40 anni d’età. E’ questo il dato allarmante messo in evidenza dal prof. Francesco Cammareri in apertura del 2° Congresso di Oncologia dei Castelli Romani, che ha preso il via stamane presso l’Hotel Flora di Frascati. L’incontro, organizzato da A.Di.M.O. onlus e associazione Dieta Mediterranea e non solo, è stato inaugurato da A.  De Carli, assessore ai Servizi Sociali del comune di Frascati, che ha stigmatizzato l’importanza della collaborazione tra azienda ospedaliera territoriale e amministrazione comunale in attuazione del piano sociale regionale. Con lei anche il consigliere Mattia Ambrosio che ha auspicato una riforma del comparto sanitario, spiegando come l’eccesso di tagli nel settore abbia determinato una carenza consistente di personale medico che ha determinato forti disagi per i pazienti, soprattutto in territori periferici come i comuni del Castelli Romani.

In rappresentanza della categoria dei medici ha portato il suo saluto Giuseppe Lavra, segretario regionale del Cimo Lazio, che ha spiegato come l’attuale momento storico possa essere definito ‘era oncologica’ per l’alta incidenza di malattia tumorale nella popolazione, tanto da mettere al centro delle cure di secondo livello proprio le cure oncologiche. Un’emergenza sociale che richiede una rivisitazione del ruolo del medico e della deontologia anche alla luce di una crisi profonda della gestione dell’universo sanità, che da molti anni ormai vede il ruolo di chi effettua le cure ai propri pazienti, confondersi con il piano politico-burocratico, creando confusione e danno al paziente stesso.

Al centro del dibattito la prevenzione che secondo Francesco Cammareri comincia dalla dieta e dal cibo che giornalmente ingeriamo. Preferenza dunque per la dieta mediterranea con grande attenzione al condimento: poco sale ma soprattutto privilegiare l’uso di olio extravergine d’oliva. Frutta e verdura in quantità, con preferenza per quelli con grande contenuto di molecole benefiche quali la quercetina (asparagi, capperi, cioccolato fondente, cipolle e lattuga); resveratrolo presente nell’uva; curcumina; anticianine (arance rosse, cavoli cappucci rossi, ciliegie, frutti di bosco, melanzane, patate viola, prugne nere, radicchio e uva nera); epigallocatechingallato del tè verde e nero, fisetina (cachi, fragole e mele); capsaicina( paprica piccante e peperoncino).   Ma anche legumi ed alimenti integrali, poco zucchero e molta acqua. Indicazioni alimentari che nascono da studi approfonditi sull’influenza del microbiota, presente nel nostro intestino, sull’insorgenza o meno di una malattia tumorale.

Alla prima giornata del congresso hanno partecipato:

  1. V. Iaffaioli : Eubiosi e disbiosi una rivoluzione in medicina guidata dal microbiota
  2. Treggiani : Novità in tema di trattamento chirurgico delle metastasi polmonari nei principali tumori solidi

La prima sessione si è dedicata al “PIANETA DONNA CARCINOMA DELLA MAMMELLA”, Presidente: S.Tomao; Moderatori: M. Verrico – M. Raffaele

Gli argomenti trattati: Microabambiete intestinale e carcinoma della mammella: quali aspetti fisio-patologici coinvolti V. Quagliariello; Test genetico come biomarker terapeutico nel carcinoma mammario F. Tomao; Immunoterapia nelle pazienti triplo negative S. Tomao; Nuovi schemi in neoadiuvante M. Verrico; La terapia delle pazienti luminali Her2 NEG R. Sarmiento; Scenario Clinico: Neoadiuvante F. Buzzacchino; Scenario Clinico: Adiuvante F. Di Lisa; Target Therapy e ormonoterapia nella malattia ormonosensibile M. Raffaele;

“TUMORI GINECOLOGICI”, titolo della seconda sessione, Presidente: F. Cammareri. Moderatori: M. Cammarota – F. Barletta.  

Gli argomenti trattati: La strategia terapeutica del carcinoma dell’ovaio F. Barletta; Parp inibitor: update e prospettive future P. Malaguti; Selezione delle pazienti da sottoporre a test genetico M. Cammarota

La terza Sessione si è concentrata su “AGGIORNAMENTI SUGLI STUDI NAZIONALI E INTERNAZIONALI”, Presidente: G. Lanzetta; Moderatori: N. Salesi – D. Gattuso

Argomenti trattati: Lettura Magistrale e Integrazione chemio-ormono di I e II linea nel carcinoma della prostata P. Carlini; Il carcinoma prostatico: quale sequenza dei farmaci nei tumori ormono-resistenti G. Lanzetta; RCC – Quale I linea di trattamento D. Gattuso; Immunoterapia: carcinoma renale e vescicale quali novita’ N. Salesi; Terapia di supporto: nausea e vomito indotti dalla chemioterapia; endocrinopatie, fatigue e neuropatie causate dell’immunoterapia G. Cristina

Il congresso continuerà per tutta la mattina di domani 30 ottobre 2019 con termine alle 13.00

La resa di Peter Kurten: ciò che nessun serial killer aveva mai fatto prima

“Mi potrebbe dire se, una volta che la mia testa è stata tagliata, sarò ancora in grado di sentire il suono del mio sangue uscire dal ceppo del collo? Questo sarebbe il piacere di tutti i piaceri”.

“Mi potrebbe dire se, una volta che la mia testa è stata tagliata, sarò ancora in grado di sentire il suono del mio sangue uscire dal ceppo del collo? Questo sarebbe il piacere di tutti i piaceri”.

Con queste parole, rivolte al boia che lo decapitò il 2 luglio 1931, Peter Kurten, soprannominato Il Vampiro di Dusseldorf, lasciò questo mondo.

Soffriva di Sindrome di Renfield, una patologia che prende il nome da R.M. Renfield, personaggio del romanzo Dracula di Bram Stoker. Detenuto nel manicomio del Dr. John Seward, Renfield era un mangiatore compulsivo di uccelli e insetti allo scopo di trarne la forza vitale. La sindrome omonima è una manifestazione del vampirismo clinico, una parafilia caratterizzata dall’eccitazione sessuale associata al bisogno compulsivo di vedere, sentire o ingerire sangue. Secondo la psicanalisi, il vampirismo clinico, che non necessariamente comporta la convinzione per chi ne soffre di essere un vampiro, sembrerebbe dovuto a traumi e conflitti subiti durante lo sviluppo infantile dell’individuo e si manifesterebbe già in fase puberale associato proprio all’eccitazione e al piacere sessuale, diventando in età adulta il mezzo per raggiungerli.

La storia di Peter Kurten, effettivamente, ne è un esempio calzante. La sua infanzia è caratterizzata da estrema povertà, dovendo convivere con i genitori e dodici fratelli più piccoli in un angusto monolocale nella periferia industriale di Colonia. Già a nove anni Peter uccide la sua prima vittima, un amichetto con cui sta giocando su una zattera improvvisata. Il futuro Vampiro di Dusseldorf finge di affogare per attirare con l’inganno l’amico in suo soccorso, affogandolo. Quando il fiume restituisce il corpo, Peter è lì, e rivive tutto nella sua mente. Sarà la prima di tante fantasie rivissute sui luoghi dei suoi delitti.

È sicuramente il padre l’elemento destabilizzante della famiglia: alcolizzato e irascibile mina alle fondamenta una situazione già precaria, frustrante per le difficoltà economiche e connotata da continue tensioni tra gli adulti. La violenza è di casa e viene scatenata con brutale crudeltà contro la signora Kurten. Davanti agli occhi traumatizzati dei figli avvengono anche gli abusi sessuali con cui il padre rivendica il suo “diritto alla sessualità” nei confronti della moglie, ridotta a oggetto sessuale privo di volontà, spersonalizzata e succube.

A ciò si aggiunge presto l’amicizia con un vicino di casa, accalappiacani di professione. In realtà un uomo perverso che insegna a Kurten a masturbare e a torturare gli animali che finiscono nelle sue grinfie, tanto che Peter inizia presto ad avere rapporti sessuali con cani, ma anche agnelli, caprette e galline. La sua escalation nella perversione cresce ancora quando si accorge che l’eccitazione è maggiore se, durante il rapporto sessuale, pugnala a morte gli animali. Un’estasi mistica è quello che prova, non tanto durante l’orgasmo, quanto più nel momento in cui infligge il colpo con la lama del coltello.

La svolta, per la famiglia Kurten, si ha nel momento in cui il padre viene arrestato con l’accusa di aver abusato della figlia tredicenne. La moglie si risposa e tutti si lasciano alle spalle l’incubo passato. Tutti, tranne Peter, che ormai ventottenne, ha già superato il limite da un pezzo. Per lui la sessualità è qualcosa di distorto, è l’immagine della sofferenza della madre, è la furia dominatrice del padre, è la sadica tortura verso bestie terrorizzate. Il sesso è imposizione ad altri del proprio volere e piacere, è umiliazione e dolore. Il sesso è sangue.

A sedici anni scappa di casa ma viene presto arrestato per alcuni piccoli furti di cibo e vestiti. In carcere le sue fantasie vengono amplificate dai racconti brutali degli altri galeotti. Quando esce va a convivere con una prostituta specializzata in prestazioni sadomasochiste. Qui completa la sua deviata “educazione sessuale” assistendo ai rapporti della donna con i clienti e imparando nuovi e più raffinati metodi per provocare umiliazione. Ora può definirsi pronto.

Ciò che segue è un periodo di aggressioni, stupri e violenze in cui accumula ben 27 sentenze di colpevolezza a causa delle quali diventa una sorta di pendolare del carcere. Entra ed esce, accumulando odio, desiderio di vendetta e fantasie morbose. Nasce in lui l’idea che un’orgia di sangue e morte possa lavare via le sue sofferenze.

Nel 1913 Kurten torna a uccidere. Durante un tentato furto in appartamento, trova una bambina di 10 anni addormentata nel suo letto. La strangola, lasciandola priva di sensi, ma non la uccide. Poi, con un temperino la colpisce alla gola e si ritrova completamente imbrattato del suo sangue. Il semplice contatto con il liquido caldo gli provoca un’eiaculazione e a quel punto i pochi freni inibitori rimasti vengono abbattuti: si lancia sulla ragazza e le morde il collo, succhiandole il sangue direttamente dalla giugulare. Contemporaneamente la penetra con le mani, finché il cuore smette di battere, il sangue non scorre più e termina la possibilità di berne.

La colpa cade sulla zio della bimba e da questa vicenda Kurten ne esce indenne e galvanizzato. In compenso torna in carcere per furto e ci rimane fino al 1925. Nel 1929 si trasferisce a Dusseldorf per lavoro e qui, dopo appena un mese, torna ad uccidere. Ancora una bambina, Rosa Ohliger, viene trovata in un fossato cosparsa di liquido infiammabile e pugnalata con tredici coltellate. Prima di ucciderla l’assassino le ha morso il collo e il petto più volte, ne ha bevuto il sangue (vengono trovate tracce di saliva) e l’ha imbrattata di liquido seminale. Il giorno seguente è tornato sul luogo del delitto per tentare invano di incendiarne il corpo.

Si scopre però che, una settimana prima, il vampiro aveva già colpito con una brutale aggressione a Frau Kuhn, trovata con 24 pugnalate al petto. È stato questo il primo effettivo omicidio a Dusseldorf ed è in tale occasione che Kurten sperimenta nuovamente il ritorno sulla scena del delitto per rivivere e tornare a provare ripetutamente il piacere sessuale del sangue versato, che diventerà un rituale irrinuciabile per il vampiro di Dusseldorf.

A lui, tra il 1929 e il 1930, vengono associati almeno 30 delitti tra uomini, donne e bambini, a dimostrazione che non è il sesso in sé che lo attira, ma sono il sangue e l’assassinio in sé ad appagarlo realmente. Al piacere poi si aggiunge il senso di onnipotenza e l’eccitazione derivati dal terrore che pervade la popolazione alla notizia di un nuovo assassinio.

Dopo questa serie di omicidi, per i quali viene incolpato tale Strausberg, lo scemotto del villaggio che, oltre alle sue colpe, confessa anche quelle del vampiro, Kurten fa calmare le acque e diventa maggiormente premuroso nei confronti della moglie, in precedenza trascurata per dedicarsi alle sue fantasie.

La giostra della violenza ricomincia però sei mesi dopo, con tre donne aggredite, mutilate, abusate e “vampirizzate” in un solo giorno. Stessa sorte tocca a due bambine pochi giorni dopo e a tante altre vittime, fino all’ultima, Maria Budlick, una sguattera appena arrivata in città in cerca di lavoro. È il 14 maggio del 1930 quando Kurten salva letteralmente la ragazza dalle grinfie di un uomo che l’aveva condotta con l’inganno in un parco isolato e le offre una sistemazione presso un affitta camere. Kurten si presenta come un tipo a posto, corretto e gentile, e quella fede al dito dimostra che è sposato. Ma la moglie è fuori città e lei finisce per seguirlo fino a casa. Dopo un blando approccio rifiutato dalla ragazza, Kurten la riporta nei pressi del parco, confondendola tra viuzze e vicoli a lei sconosciuti. Poi la minaccia con un coltello e la violenta, ma non la uccide, sicuro di non poter essere rintracciato. La ragazza però ricorda il suo indirizzo di casa e il giorno dopo si presenta sotto casa di Kurten minacciandolo di rivolgersi alla polizia.

Il vampiro di Dusseldorf capisce di essere nei guai e con le spalle al muro e allora fa qualcosa che nessun serial killer aveva mai fatto prima: organizza la sua stessa cattura, confessando tutto alla moglie e pregandola di denunciarlo alla polizia. In tal modo la moglie potrà incassare la taglia su di lui e continuare a vivere serenamente per molti anni ancora.

Peter Kurten viene arrestato il 24 maggio del 1930. Il processo a suo carico si conclude con una sentenza di condanna a morte per ghigliottina. Fino all’ultimo momento dimostra di essere il “vampiro” che tutti hanno imparato a temere, desideroso di sentire letteralmente il proprio sangue uscire dal collo decapitato e provare, per un’ultima volta, il piacere di tutti i piaceri.

Al via la costituzione di due “Club di Prodotto”per la valorizzazione turistica di Reggio Calabria

Camera di commercio di Reggio Calabria, avviata la fase operativa del progetto di valorizzazione turistica della Città metropolitana di Reggio Calabria

Con una due-giorni di incontri territoriali è stata avviata la fase operativa del progetto di valorizzazione turistica della Città metropolitana di Reggio Calabria attraverso la costituzione di due Club di prodotto. I club rappresentano un’offerta turistica organizzata, articolata in itinerari ed esperienze ricchi di unicità, in grado di rappresentare appieno la “turisticità” del territorio reggino: da un lato l’offerta del tema storico-culturale “Heritage” che rappresenta l’elemento più identificativo della Città metropolitana, dall’altro quella del movimento e della vacanza attiva “Sport Activity”, in grado di rispondere alle moderne esigenze motivazionali dei flussi turistici con trend crescente.

Tre appuntamenti (presso i Comuni di Palmi e Locri e presso la sede camerale) che hanno coinvolto attivamente circa 100 operatori della filiera turistica aderenti all’iniziativa, per la definizione delle regole condivise e l’individuazione del modello organizzativo; il percorso culminerà con la definizione di un apposito piano di comunicazione e l’avvio di azioni di marketing su mercati target, per ciascuno dei due Club di Prodotto, già dalla prossima stagione estiva 2020.

“Il nostro territorio offre esperienze ed emozioni uniche – ha dichiarato il Presidente della Camera di commercio Antonino Tramontana-: dalla cultura greca sino alla scoperta dei borghi, dai musei sino ai luoghi delle esperienze artigiane ed enogastronomiche,  all’immateriale percorso legato all’Odissea, alla Varia di Palmi (patrimonio immateriale Unesco) ed alla forza esclusiva dei Bronzi di Riace.  Altrettanto ricca è l’offerta di esperienze legate al movimento, praticabili sull’area costiera (Kitesurf, vela, snorkeling, diving…) o all’interno del ricco patrimonio naturalistico dell’Aspromonte, anche nelle sue espressioni slow (trekking, bike, sport invernali, torrentismo…).”

Queste due tematiche legate al prodotto turistico, negli ultimi anni sono sempre più elementi di scelta della destinazione di soggiorno.

“La decisione di sostenere processi di valorizzazione turistica del territorio incentrati sulla motivazione del viaggiatore e sul coinvolgimento dell’economia locale, dell’artigianato artistico, delle produzioni locali – ha proseguito il Presidente Antonino Tramontana – risponde a specifiche linee d’indirizzo dell’Ente camerale, per lo sviluppo e la crescita economica e sociale: valorizzare i fattori identitari e distintivi del territorio metropolitano che ne determinano l’attrattività; sostenere un percorso di aggregazione tra soggetti privati e di partnership con il sistema pubblico; superare il posizionamento turistico della Città metropolitana ancora fortemente ancorato alla sola tematica del mare, in un’ottica di soddisfazione di ulteriori nicchie del mercato in forte espansione; incentivare il turismo maggiormente rispettoso dell’ambiente, del territorio e delle identità locali;  favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici sul territorio e l’ampliamento del periodo di permanenza, agendo in particolar modo sui mercati esteri più interessati alle specifiche tematiche dei Prodotti turistici”.

UNICEF/ Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: tra i gruppi vulnerabili le adolescenti migranti e rifugiate che arrivano sole in Italia

Da oggi al 10 dicembre al via i “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”

 A livello globale circa 15 milioni di ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni hanno subito violenza sessuale durante la loro vita. Come ampiamente documentato, resta molto alto il rischio di violenza sessuale sulle donne e le adolescenti che percorrono la rotta del Mediterraneo centrale. Il rischio è ancora più alto se si tratta di minorenni non accompagnate, oggi l’8% degli oltre 6500 minori stranieri non accompagnati in Italia.

In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’UNICEF aderisce alla campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere nata per favorire la sensibilizzazione sul tema e per promuovere azioni globali di risposta.

In una recente ricerca condotta da ISMU in collaborazione con UNICEF, IOM e UNHCR, che raccoglie le testimonianze di 19 ragazze arrivate in Italia come minori non accompagnate, il tema della violenza si ripresenta in quasi tutti i racconti. Tra i fatti riportati, i matrimoni precoci e gli abusi che ne seguono, la violenza sessuale subita nei paesi di transito e in particolare in Libia. L’arrivo in Italia crea una situazione di sicurezza solo in alcuni casi, mentre tante donne e adolescenti sono soggette a sfruttamento sessuale. Anche il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha recentemente riportato l’attenzione sul fenomeno nelle osservazioni conclusive 2019 al quinto e sesto rapporto periodico dell’Italia facendo riferimento in modo specifico alla violenza di genere, “compresa la tratta di minorenni stranieri, in particolare di sesso femminile”.

La ricerca congiunta ha mostrato anche come intervenire tempestivamente possa avere effetti positivi sul percorso delle giovani anche nella ricerca dell’autonomia e nella transizione all’età adulta e ha ribadito l’esigenza che tutte le giovani a rischio e/o vulnerabili abbiano accesso ai servizi specializzati. Eppure secondo un’analisi condotta su 30 Paesi solo l’1% delle adolescenti sopravvissute a violenza ha richiesto supporto a personale specializzato. Secondo un recente sondaggio condotto sul tema su U-Report on the Move, la piattaforma UNICEF pensata per dare voce ai giovani migranti e rifugiati in Italia, 6 su 10 delle rispondenti affermano che in caso di violenza risolverebbero da sole, ignorerebbero il problema o si rivolgerebbero solo a familiari e amici.

“Le ragazze migranti e rifugiate sono oggi tra le categorie più a rischio di violenza, in particolare legata allo sfruttamento sessuale, per quanto sia difficile citare numeri esatti. Le giovani con cui veniamo in contatto ci stupiscono per la loro capacità di resilienza, sappiamo però che chi è sopravvissuto a violenza ha bisogno di supporto. Per questo l’UNICEF le accompagna con interventi che puntano sull’empowerment oltre che sull’accesso ai servizi utili. Vogliamo inoltre garantire che l’intero sistema di attori che entra in contatto con bambine, ragazze e donne sia preparato ad affiancarle in maniera adeguata nel difficile percorso di superamento delle esperienze traumatiche”, ha dichiarato Anna Riatti, responsabile UNICEF della risposta a favore dei bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia.

L’UNICEF in Italia ha avviato programmi finalizzati alla prevenzione e risposta alla violenza di genere, e al rafforzamento dei sistemi di protezione. Solo quest’anno, sono stati raggiunti con messaggi di prevenzione e supporto oltre 3000 migranti e rifugiati. Inoltre, sono stati formati circa 700 operatori che lavorano nel sistema di accoglienza e protezione per poter meglio accogliere e supportare i sopravvissuti a violenza di genere.

La campagna dei 16 giorni si chiuderà il 10 dicembre in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti umani.

Il menestrello astuto – Angelo Branduardi – The astute minstrel – Angelo Branduardi

di emigrazione e di matrimoni

Il menestrello astuto – Angelo Branduardi

Nel decidere di presentare la sua musica in altre lingue, con la collaborazione di parolieri e poeti per assicurare che le canzoni fossero ancora le sue con gli stessi messaggi, Branduardi ha dimostrato un’astuzia vera per le potenzialità della nostra Cultura.

La Cultura italiana ha moltissimi aspetti e volti che il pubblico internazionale non conosce, a partire dagli italiani all’estero. Uno di questi è il fenomeno dei cantautori che è dettato dal fatto che i testi delle canzoni siano importanti quanto la loro musica, e per questo motivo molti dei nostri cantautori non hanno mai ricevuto il riconoscimento internazionale che avrebbero meritato.

L’eccezione è un cantautore milanese che basa la sua musica principalmente sui temi e i ritmi del medioevo che avrebbe dovuto limitare il suo impatto internazionale, invece questo cantautore ha avuto l’astuzia di poter fornire la sua musica in modo che il seguito è stato molto più internazionale di molti dei suoi colleghi.

Nel caso del suo brano più rinomato, abbiamo deciso di presentarlo in due versioni per far capire ai nostri lettori internazionali non solo questa sua astuzia, ma anche le differenze tra la versione originale e le versioni per coloro che non capiscono la lingua italiana.

Presentazione

Ci voleva coraggio per presentare “Alla Fiera dell’est” un brano musicale ispirato a un canto pasquale ebraico del 500, Chad Gadya . Nel fare la presentazione Angelo Branduardi probabilmente non poteva immaginare che il pubblico internazionale avrebbe avuto la sua musica.

Non sappiamo se si era ispirato anche al celebre Scarborough Fair della leggendaria coppia americana di cantanti americani Paul Simon e Art Garfunkel, oppure al gruppo britannico Jethro Tull, ma come loro Branduardi ha dimostrato che, presentata nel modo giusto, la musica medioevale ha ancora un ruolo nel mondo d’oggi.

Il brano originale racconta gli oppressori del popolo ebraico nel corso della loro Diaspora. Nelle mani di Angelo Branduardi per la musica, e di sua moglie Luisa Zappa che scrisse la parole in italiano non solo di questa canzone, ma anche di molti suoi successi, sembra quasi un canto infantile, ma ascoltando bene le parole si percepisce il messaggio originale.

Angelo Branduardi è nato a Milano nel 1950 ed ha amato la musica sin da giovane. Questo amore era tale che si è diplomato in violino a soli 16 anni al Conservatorio di Genova dove si era trasferito con i genitori a pochi mesi dalla sua nascita. Nel corso degli anni ha imparato a suonare molti strumenti, e chi cerca i filmati dei suoi concerti su YouTube vedrà la sua bravura e talento non solo con il violino.

Le Fiere diverse

L’uscita dell’album che prende il nome da “Alla Fiera dell’Est” ha avuto poi un seguito da parte di Branduardi che molti altri cantautori italiani non hanno potuto, oppure non hanno voluto, seguire.

Quell’album è stato tradotto e interpretato da Branduardi stesso nelle altre lingue, compreso l’inglese, il francese e il tedesco. Per queste versioni straniere ha trovato parolieri e poeti capaci di esprimere i messaggi delle canzoni nelle loro lingue.

Perciò presentiamo due versioni di questo brano. Ovviamente il primo è l’originale con immagini divertenti che raccontano la storia della canzone.

La seconda versione è quella in lingua inglese “Highdown Fair” (come dimostra il filmato sopra). Le parole rispecchiano perfettamente il ritmo del testo italiano e Branduardi canta davvero molto bene in quella lingua.

Branduardi ha cercato molte ispirazioni per la sua musica, non solo in Italia, o nella tradizione ebraica. La bellissima e struggente “Confessioni di un malandrino” viene dalle “Confessioni di un teppista”, poeta russo Sergei Esenin, come l’album “Branduardi canta Yeats” dimostra che non gli manca il coraggio nel cercare di presentare a un pubblico italiano le poesie del grande poeta irlandese William Butler Yates.

Nel 1979 ha avuto un grandissimo successo con “Cogli la prima mela”, che è un inno a godere la vita e a non perdere le opportunità che ti presenta, non solo con il testo originale ma anche con le scene del Palio del Tributo a Priverno nel Lazio.

In quel periodo ha fatto tournée importanti sia in Italia che all’estero che si sono trasformate poi in un triplo album con vari brani in altre lingue nei paesi in cui ha fatto i concerti.

Il Santo e il Papa

Sarebbe banale presentare Branduardi come un semplice menestrello e le sue opere nel corso dei decenni ne sono la prova. La prima prova di questo si trova negli album di “Futura antico” nei quali lui presenta in un modo nuovo pezzi importanti della Storia della Musica nel corso dei secoli, con ben otto album nel corso di 20 anni.

Inoltre, lui ha contributo a film e fiction televisive come “State buoni se potete” che racconta la vita di san Filippo Neri, nel quale recita anche la parte di un personaggio insolito all’interno della trama. Questo lavoro gli è valso sia il David di Donatello come migliore musicista che il Nastro d’argento per la miglior colonna sonora.

Nel 2000, insieme alla moglie, Branduardi ha messo la vita di San Francesco d’Assisi in musica, compresa una versione cantata del bellissimo “Cantico della Creature” del santo. In riconoscimento di questa opera lui ha avuto l’onore di interpretarlo alla presenza di Papa Giovanni Paolo II. Questo album è straordinario anche per la partecipazione di alcuni dei personaggi più importanti della musica italiana degli ultimi 50 anni, compresi Ennio Morricone, Franco Battiato (un altro cantautore non conosciuto abbastanza all’estero), Madredeus e la Nuova Compagni di Canto popolare di Napoli.

Negli ultimi anni, oltre ai concerti, Angelo Branduardi ha continuato i suoi progetti ambiziosi e il suo nuovo “Il cammino dell’anima” racconta la vita della santa benedettina Hildegard von Bingen.

Ma la vita di Branduardi ci da anche una lezione che dobbiamo capire se vogliamo promuovere la Cultura italiana nel mondo.

Lezione

Per quanto sia bella la lingua italiana, e malgrado il fatto che sia la quarta seconda lingua insegnata nel mondo, gli italofoni non sono sufficienti per promuovere la nostra Cultura, a partire dai cantautori per poi passare ai poeti e gli autori che hanno vinto anche Premi Nobel per la Letteratura.

Possiamo dire altrettanto del nostro cinema che spesso non riusciamo a vendere a mercati molto più grandi, perché per capirli fino in fondo bisogna avere almeno una buona conoscenza della nostra lingua.

Nel decidere di presentare la sua musica in altre lingue, con la collaborazione di parolieri e poeti per assicurare che le canzoni fossero ancora le sue con gli stessi messaggi, Branduardi ha dimostrato un’astuzia vera per le potenzialità della nostra Cultura.

Ripetiamo sempre che il nostro Patrimonio Culturale è il più grande del mondo, ma come possiamo promuoverlo nel modo giusto e davvero mondiale se insistiamo nella “purezza” di promuoverlo principalmente nella nostra lingua? Possiamo già immaginare le proteste dei “puristi”, ma troppi di loro non conoscono bene il mercato internazionale.

Parliamo degli italiani nel mondo per darne l’esempio più lampante. Sappiamo che sono circa 5 milioni coloro che registrati all’AIRE nei consolati presumiamo sappiano la nostra lingua. La Farnesina stima i discendenti degli emigrati italiani nel corso oltre un secolo a circa 85-90 milioni di persone (probabilmente una cifra contenuta). Allora chiediamoci, quanti di loro hanno una padronanza tale della nostra lingua per poter apprezzare davvero le opere, non tanto dei Premi Nobel, ma almeno dei cantautori? Temiamo che la risposta sia, pochi.

Allora, prendiamo l’esempio del menestrello astuto e presentiamo al mondo le opere dei nostri cantautori, autori e poeti in formati che il pubblico internazionale possa capirle. E non solo in un modo limitato.

Dobbiamo presentarle in modo tale da incoraggiare il pubblico internazionale a voler imparare la nostra lingua per capire davvero la grandezza della nostra Cultura. Non accontentiamoci del quarto posto delle lingue insegnate nel mondo, ma puntiamo al prima posto.

Se davvero teniamo a cuore la promozione della nostra Cultura nel mondo, cominciamo a pensare a livello internazionale e non insistiamo che basti farlo solo in italiano. In fondo, non abbiamo niente da perdere a tutto da guadagnare.

 

 

di emigrazione e di matrimoni

The astute minstrel – Angelo Branduardi

In deciding to present his music in other languages, with the collaboration of lyricists and poets to ensure that the songs were still his with the same messages, Branduardi showed true astuteness for our Culture’s potential.

Italian Culture had many aspects and faces that the international public does not know, starting with the Italians overseas. One of these is the phenomenon of the cantautori, the country’s singer songwriters, which is dictated by the fact that the lyrics of their songs are as important as their music and for this reason many of our cantautori have never received the international recognition they deserved.

The exception is a cantautore from Milan who bases his music mainly on medieval themes and rhythms that would have limited his impact overseas. Instead this cantautore had the guile to produce his music in a way that the outcome was much more international than many of his colleagues.

In the case of his most famous song we decided to present it in two versions in order to to let our international readers not only understand his guile but also the differences between the original version of the song and the version in English for those who do not understand Italian.

Presentation

It toook courage to present Alla Fiera dell’est (At the Fair of the East), a piece of music inspired by Chad Gadya , a Jewish Passover chant of the 16th century. When he was making his presentation Angelo Branduardi probably could not have imagined the international audience his music would have.

We do not know if he was also inspired by the famous Scarborough Fair by the legendary American duo Simon and Garfunkel or by the British group Jethro Tull but like them Branduardi showed that, presented in the right way, medieval music still has a role to play in today’s world.

The original piece tells the story of the oppressors of the Jewish people during their Diaspora. In the hands of Angel Branduardi for the music and his wife Luisa Zappa, who wrote the words in Italian not only for this song but also for many of his hits, it almost seems like a child’s song but listening to the words closely the original message can be understood.

Angelo Branduardi was born in Milan in 1950 and loved music since he was a child. This love was such that at only 16 he graduated on the violin from the Conservatory in Genoa where he had moved a few months after his birth. Over the years he learnt to play many instruments and anyone who looks at the film clips of his concerts on YouTube will see his skill and talent not only with the violin.

The different fairs

The release of the album that took the name of Alla Fiera dell’est then had a follow up on Branduardi’s part that many other Italian singer songwriters could not or did not want to follow.

This album was translated into other languages, including English, French and German, and performed by Branduardi himself. For these foreign versions he found lyricists and poets who could express the messages of the songs in their languages.

Therefore we present two versions of this song. Obviously the first is the original with entertaining images that tell the song’s story.

The second is the English version “Highdown Fair” (as shown in the film clip above). The words perfectly reflect the rhythm of the Italian text and Branduardi truly sings very well in that language

Branduardi has sought for many inspirations for his music and not in Italy or the Jewish tradition. The beautiful and poignant Confessioni di un malandrino, “The Hooligan’s confession” in English, came from a poem of the same name by Russian poet Sergei Yesenin, just as the album Branduardi canta Yeats (Branduardi sings Yeats) shows he does not lack courage in presenting the poems of the great Irish poet William Butler Yates to the Italian public.

In 1979 he had a huge hit with Cogli la prima mela (Life is the only teacher) that is a hymn to enjoying life and to not lose the opportunities that present themselves which we introduce not only with the original lyrics but also with scenes from the Palio del Tributo event in Priverno in the Lazio region.

 

At that time he made major concert tours in Italy and abroad that were then transformed into a triple album with a number of pieces in other languages from the countries where he performed.

The Saint and the Pope

It would be banal to present Branduardi as a simple minstrel and his work over the years proof of this. The first proof is found in the Futuro Antico (Ancient future) albums in which he presents in a new way important pieces from the history of music over the centuries with eight albums over twenty years.

Furthermore, he contributed to films and TV series such as State buoni se potete potete (Be good if you can) which tells the life of Saint Philip Neri in which he also plays the role of an unusual character. This work earned him both the Davide di Donatello award for the best music and the Nastro d’argento award for the best musical score.

In 2000 Branduardi, together with his wife, put the life of Saint Francis of Assisi to music, including a musical version of the saint’s beautiful Cantico della Creature (Canticle of the creatures). In recognition of this work he had the honour of performing this work in the presence of Pope John Paul II. This album is also extraordinary for the participation  of some of the most important people of Italian music of the last 50 years, including Ennio Morricone, Franco Battiato (another cantautore who is not recognized enough overseas), Madredeus and Naples’ Nuova Compagnia di Canto Popolare.

In addition to his concerts, in recent years Angelo Branduardi has continued his ambitious projects and his latest album Il cammino dell’anima (The soul’s path) tells the story of the Benedictine Saint Hildegard von Bingen.

But Branduardi’s life also gives us a lesson we must learn if we want to promote Italian Culture around the world.

Lesson

As beautiful as the Italian language is and despite the fact that it is the fourth taught second language in the world, Italian speakers are not enough to promote our Culture, starting with the cantautori and then passing on to the poets and the authors who have also won Nobel Prizes for Literature

We can say the same about our cinema that we often do not manage to sell to much bigger markets because understanding them well requires having at least a good knowledge of our language.

In deciding to present his music in other languages, with the collaboration of lyricists and poets to ensure that the songs were still his with the same messages, Branduardi showed true astuteness for our Culture’s potential.

We always say that our Cultural heritage is the world’s largest but how can we promote it in the right and truly global way if we insist on the “purity” of promoting it mainly in our language? We can already imagine the protests of the “purists” but too many of them do not know the international market well.

Let us talk about the Italians around the world to give the most striking example. We know there are about 5 million of them registered in the AIRE (Register of Italians resident overseas) in the consulates and we presume they know our language. The Italian Foreign Ministry estimates the number of descendants of Italian migrants over more than a century and a half at about 85-90 million people (probably a modest estimate). So, let us ask ourselves, how many of them have sufficient mastery of our language to be able to truly appreciate the works, not so much of the Nobel Prize winners but at least our cantautori? We fear that the answer is few.

So let us take the astute minstrel as an example and let us present the works of our cantautori,  authors and poets to the world in formats that let the international public understand them. And not only in a limited way.

We must also present them in a way that encourages the international audience to want to learn our language to truly understand our Culture’s greatness. We must not be content with fourth place in the languages taught around the world but we must aim for first place.

If we truly care for the promotion of our Culture around the world let us start to think internationally and not insist that doing this only in Italian is enough. After all, we have nothing to lose and everything to gain.

Roma: Sanità sempre peggio, si vuol chiudere dei reparti di eccellenza?

San Filippo Neri, reparti a rischio, Visconti (FdI): “Ferma opposizione a chiusura al di là di ogni colore politico”

di Ettore Lembo

Sempre peggio la Sanità a Roma, giunge così notizia che si vuol chiudere alcuni reparti di eccellenza di un Ospedale come il San Filippo Neri.

Quasi scontato che possa trattarsi di motivi economici e quindi è più facile tagliare i reparti piuttosto che intervenire sulla razionalizzazione dei costi.

In pratica ritorna il serio rischio di chiusura di importanti reparti del San Filippo Neri, come già avvenne qualche anno fa.

Ci si ricorda ancora della durissima la reazione del Delegato di Fratelli d’Italia Marco Visconti fortemente preoccupato per la salute dei cittadini romani e non solo, che alcuni anni fa riuscì a fermarne la chiusura.

Oggi, la protesta dell’ex Assessore all’Ambiente torna ad essere appassionata e vibrante.

A seguire il comunicato stampa emesso questa mattina dal Delegato FdI Marco Visconti

“La paventata chiusura dei reparti di neurochirurgia e cardiochirurgia del San Filippo Neri sarebbe una sconfitta per l’intero sistema sanitario, oltre che una grave mancanza di responsabilità nei confronti dei cittadini che da ogni parte d’Italia trovano in questo Ospedale un punto d’eccellenza e di alta specializzazione. -così in una nota l’esponente Fratelli d’Italia Marco Visconti- Nel sostenere con forza, come già nel 2012, le ragioni del No alla chiusura dei due reparti  di questa preziosa struttura pubblica di Roma nord, voglio testimoniare la mia personale solidarietà a medici, lavoratori, agli ammalati e ai cittadini che immagino sgomenti davanti ad un incubo che a distanza di anni si ripropone. Voglio anche rivolgere -prosegue Visconti- un appello urgente al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e all’Assessore alla Sanità, D’Amato, affinché non stabiliscano provvedimenti contrari all’interesse pubblico e al diritto all’assistenza sanitaria, in considerazione dell’eccellenza che il San Filippo Neri rappresenta nel panorama sanitario Regionale, prima che nazionale e alla luce degli investimenti che negli anni sono stati spesi per la riorganizzazione e il potenziamento

La Dieta Mediterranea al centro del 2° Congresso di Oncologia dei Castelli Romani

Le associazioni A.di.m.o Onlus (Associazione per la Tutela dei Malati Oncologici) e ‘Dieta Mediterranea e non solo’ protagoniste del 2° Congresso di Oncologia dei Castelli Romani che si terrà a Frascati il prossimo 29-30 Novembre

‘L’approccio multidisciplinare al cancro oramai costituisce un aspetto preminente della moderna medicina oncologica, con l’intento di sviluppare piani di trattamento individuali basati sulla “best clinical practice” e si prefigge lo scopo di considerare il trattamento come una decisione collegiale che si concentri sui bisogni psicofisici della persona con diagnosi di cancro’. Lo afferma il prof. Francesco Cammareri, dirigente oncologo dell’ospedale di Frascati e fondatore di A.di.m.o Onlus (Associazione per la Tutela dei Malati Oncologici) che insieme a Dieta Mediterranea e non solo, anche quest’anno ha in programma 2° Congresso di Oncologia dei Castelli Romani che si terrà a Frascati, presso l’hotel Flora, il prossimo 29-30 Novembre. Un incontro che intende valorizzare i benefici della dieta mediterranea rispondendo ad un semplice quesito: quanto incidono le abitudini alimentari sul rischio di sviluppare un tumore? Ed in effetti gli studi sul microbiota evidenziano l’azione di quest’ultimo anche su un maggiore successo della moderna immunoterapia in alcune tipologie di cancro.

Il Congresso prenderà in esame il trattamento combinato delle principali neoplasie solide, tenendo presente la multidisciplinarietà come metodologia imprescindibile nella fase diagnostica e per la strategia terapeutica in oncologia, mantenendo come prerogativa la centralità del paziente. Inoltre verrà dato ampio risalto alle nuove tecniche di imaging per la valutazione della risposta dopo l’impiego di farmaci bio-molecolari. La struttura formativa è orientata al confronto con tutti i partecipanti ed il ruolo dei mediatori sarà quello di mettere in risalto il valore dei diversi specialisti nella medicina oncologica.

Il Congresso è accreditato presso la Commissione Nazionale della Formazione Continua in Medicina con 11 crediti formativi a medici, specialisti in Oncologia, Radioterapia, Chirurgia Generale, Urologia, Radiodiagnostica, Medicina Nucleare, Ginecologia ed Ostetricia, Medicina Interna, Scienza dell’Alimentazione e Dietetica, Igiene degli Alimenti e della Nutrizione, Medicina Generale, e personale infermieristico.

Programma delle 5 sessioni

1° Sessione: Pianeta Donna, Carcinoma della Mammella
2° Sessione: Tumori Ginecologici
3° Sessione: Aggiornamenti sugli Studi Nazionali ed Internazionali
4° Sessione: Carcinoma Polmonare NSCLC
5° Sessione: Colon –Retto

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