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Trieste ospita la settimana Sociale dei Cattolici in Italia- Trieste hosts the Social Week of Catholics in Italy

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di emigrazione e di matrimoni

Trieste ospita la settimana Sociale dei Cattolici in Italia

di Isabel Russinova

A Trieste con la lectio del Presidente della Repubblica Italiana e il saluto del Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della CEI, si sono aperti i lavori della 50a settimana dei Cattolici in Italia e, oltre al saluto di Monsignor Luigi Renna, Presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore e quello di Monsignor Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, sono tanti gli interventi illustri che animeranno le giornate, tra questi anche quello di Monsignor Giuseppe Lorizio, noto teologo che ora svolge il ruolo di direttore dell’Ufficio Cultura del Vicariato di Roma, in particolare nella Tavola Rotonda del 6 Luglio alle 15.00 (link diretta https://youtube.com/live/s7IZv7pgUDI)

Monsignor Lorizio il tema scelto dalla Settima Sociale per quest’anno è “Al cuore della democrazia – Partecipare tra storia e futuro” e la scelta di incastonare l’appuntamento proprio a Trieste ne fortifica ancora di più il significato?


Trieste è certamente un luogo di frontiere geografiche, culturali ed etniche. In questi giorni, si propone come zona di frontiera fra storia e futuro a partire dall’istanza democratica, che tanto sta a cuore a tutti noi sia come cittadini che come credenti. La necessità di rileggere ed interpretare la storia per immaginare il futuro consente di rilevare come non bisognerebbe mai dare per scontata la democrazia che, data la sua fragilità è sempre a rischio e dovrà essere di volta in volta, oserei dire di generazione in generazione, ripensata e riproposta.

Nel contesto di questa settimana sociale si situa la tavola rotonda promossa dal Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (= MEIC) dal titolo “Verso una Camaldoli europea”, che va spiegato a quanti ne possano essere interessati. Nel lontano 1943 una trentina di intellettuali cattolici si riunirono nel monastero di Camaldoli in Toscana per riflettere sul ruolo dei credenti nella politica del Paese. Il documento che stilarono si denomina “Codice di Camaldoli” e vide la luce due anni dopo, proponendosi come insieme di linee guida per quanti, dopo la guerra, si impegnarono nella vita politica, dando vita alla nostra Costituzione. Oggi tutti avvertiamo che l’Europa ha bisogno di un colpo d’ala, oserei dire di un’anima. Trieste come città di frontiera è il luogo più indicato per proporre una “Camaldoli europea”, che non potrà ovviamente riguardare soltanto i cattolici, ma dovrà necessariamente coinvolgere i credenti di altre confessioni cristiane e di altre religioni, nonché anche non credenti e diversamente credenti. Di qui la presenza, insieme a voci di ambito giuridico, del sottoscritto che porterà l’istanza teologica nel dibattito.

Sono attesi più di mille delegati provenienti dalle diocesi italiane, portatori di tanti spunti di riflessione e, tra questi sicuramente quello a lei affidato, quello della Cultura, avrà un posto molto significativo, ce ne può parlare?

L’esercizio della democrazia non si esprime soltanto nei momenti elettorali, oggi peraltro disertati da quasi la metà dei nostri concittadini, ma è un’attitudine che si innesta su una mentalità. Proprio tale innesto appella alla necessità della cultura e della formazione, cui la Chiesa da sempre offre ed è sempre chiamata ad offrire un contributo notevole e creativo nel nostro Paese, attivando forme di coabitazione e collaborazione con altre appartenenze religiose, culturali e politiche. Il codice di cui sopra rappresenta un momento alto di riflessione e partecipazione da parte di credenti in specie laici alla vita politica.

Quali gli obbiettivi più attesi da questa 50° settimana sociale?

L’evento è stato preparato da ben due anni di lavoro e vive non solo nelle conferenze e nei momenti istituzionali più importanti quali la lectio offerta dal presidente Sergio Mattarella e la celebrazione eucaristica che sarà presieduta da papa Francesco domenica. Qui si vivono momenti laboratoriali, piazze e tavole rotonde tematiche volte a stimolare la partecipazione sia del vasto pubblico che dei delegati. La settimana si apre mentre si chiude, ovvero allorché i partecipanti ritornano nelle chiese e nei territori di provenienza, dove sono chiamati all’impegno quotidiano nella formazione tendente a innestare una cultura democratica fra quanti non sono presenti a Trieste, ma si sentono chiamati a prendere a cuore (parola che nel titolo risuona particolarmente evocativa) le sorti della nostra democrazia.

La settimana sociale si chiuderà il giorno 7, giorno in cui è atteso Papa Francesco che incontrerà i bambini di Gaza, un momento molto forte e significativo per la delicata situazione storica che stiamo vivendo, dove la Chiesa Cattolica sta spendendo grande energia per la costruzione di Pace, ci può dire la sua opinione?

La riflessione e la visione non possono limitarsi al nostro Paese, così come – e lo ha sottolineato il presidente dei vescovi italiani Matteo Zuppi – i cattolici non devono rinchiudersi nelle sacrestie, ma partecipare alla vita pubblica. Il villaggio globale richiede attenzione al mondo intero e in particolare a quei luoghi in cui si vivono conflitti armati devastanti. Per questo l’incontro coi bambini di Gaza oltre che un profondo senso umanitario ha un forte valore simbolico, in quanto esprime vicinanza al popolo palestinese vittima sia del terrorismo islamico che delle incursioni militari dello stato israeliano. Entrambi questi soggetti hanno provocato morte e sofferenze atroci nella popolazione civile, che non vuole la guerra, ma la pace.

Per saperne di più

Trieste hosts the Social Week of Catholics in Italy

by Isabel Russinova

In Trieste, with the lectio of the President of the Italian Republic and the greeting of Cardinal Matteo Zuppi, President of the Italian Bishops’ Conference, the work of the 50th Week of Catholics in Italy opened and, in addition to the greetings of Monsignor Luigi Renna, President of the Scientific and Organizing Committee and that of Monsignor Enrico Trevisi, Bishop of Trieste, there are many illustrious interventions that will animate the days,  among these also that of Monsignor Giuseppe Lorizio, a well-known theologian who now plays the role of director of the Culture Office of the Vicariate of Rome, in particular in the Round Table on July 6 at 3.00 pm (direct link https://youtube.com/live/s7IZv7pgUDI)

Monsignor Lorizio, the theme chosen by the Social Week for this year is “At the heart of democracy – Participating between history and future” and does the choice to set the event in Trieste strengthen its meaning even more?


Trieste is certainly a place of geographical, cultural and ethnic borders. In these days, it is proposed as a frontier area between history and the future, starting from the democratic instance, which is so dear to all of us both as citizens and as believers. The need to reread and interpret history in order to imagine the future allows us to point out that democracy should never be taken for granted, which, given its fragility, is always at risk and will have to be rethought and re-proposed from time to time, I would dare to say from generation to generation.

In the context of this social week is the round table promoted by the Ecclesial Movement of Cultural Commitment (= MEIC) entitled “Towards a European Camaldoli”, which should be explained to those who may be interested. Back in 1943, about thirty Catholic intellectuals met in the monastery of Camaldoli in Tuscany to reflect on the role of believers in the country’s politics. The document they drew up is called the “Code of Camaldoli” and saw the light of day two years later, proposing itself as a set of guidelines for those who, after the war, engaged in political life, giving life to our Constitution. Today we all feel that Europe needs a stroke of wings, I would dare say a soul. Trieste as a border city is the most suitable place to propose a “European Camaldoli”, which obviously cannot concern only Catholics, but must necessarily involve believers of other Christian denominations and other religions, as well as non-believers and different believers. Hence the presence, together with voices of the juridical field, of the undersigned who will bring the theological instance into the debate.

More than a thousand delegates from Italian dioceses are expected, bearers of many different ideas for the reflection and, among these, certainly the one entrusted to you, that of Culture, will have a very significant place, can you tell us about it?

The exercise of democracy is not only expressed in electoral moments, which are now deserted by almost half of our fellow citizens, but it is an attitude that is grafted onto a mentality. It is precisely this graft that appeals to the need for culture and formation, to which the Church has always offered and is always called to offer a significant and creative contribution in our country, activating forms of cohabitation and collaboration with other religious, cultural and political affiliations. The above code represents a high moment of reflection and participation on the part of believers, especially lay people, in political life.

What are the most awaited objectives of this 50th social week?

The event has been prepared for two years of work and lives not only in the conferences and in the most important institutional moments such as the lectio offered by President Sergio Mattarella and the Eucharistic celebration that will be presided over by Pope Francis on Sunday. Here there are workshops, squares and thematic round tables aimed at stimulating the participation of both the general public and delegates. The week opens as it closes, that is, when the participants return to their churches and territories of origin, where they are called to daily commitment in formation aimed at grafting a democratic culture among those who are not present in Trieste, but feel called to take to heart (a word that in the title sounds particularly evocative) the fate of our democracy.

The social week will end on the 7th, the day on which Pope Francis is expected to meet the children of Gaza, a very strong and significant moment for the delicate historical situation we are experiencing, where the Catholic Church is spending great energy for the construction of Peace, can you tell us your opinion?

Reflection and vision cannot be limited to our country, just as – and this was emphasized by the president of the Italian bishops Matteo Zuppi – Catholics must not shut themselves up in sacristies, but participate in public life. The global village requires attention to the whole world and in particular to those places where devastating armed conflicts are experienced. For this reason, the meeting with the children of Gaza, as well as a profound humanitarian sense, has a strong symbolic value, as it expresses closeness to the Palestinian people, victims of both Islamic terrorism and military incursions by the Israeli state. Both of these subjects have caused death and atrocious suffering in the civilian population, which does not want war, but peace.

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