Roma, conferenza “Droga dello stupro. Conoscere per prevenire e aiutare”

By 24 ottobre 2015Diritti umani

“La droga allo stupro, dall’acronimo statunitense Drug Facilated Sexual Assault, esiste, nonostante le troppe leggende che hanno contribuito a rendere questo fenomeno ancora più nascosto”:un primo focus su una terribile realtà ancora semisconosciuta a cura di École Universitaire Internationale


di Ilaria Nespoli

magris-s.Roma, 24 ottobre – “La somministrazione delle  droghe dello stupro rappresenta una reale negazione dei diritti umani, poiché unisce in sé la violenza e la sopraffazione dei valori della dignità e della libertà dell’individuo” così , Presidente della Commissione Pari Opportunità della L.I.D.U. Onlus, nell’intervento che l’ha vista relatrice il 20 ottobre 2015 alla conferenza dal titolo “. Conoscere per prevenire e aiutare”, svolta presso la Sala in Piazza Montecitorio. L’incontro, promosso da Presidente dell’istituto di ricerca École Universitaire Internationale, è stato in qualche misura pioneristico su una materia, la droga dello stupro, su cui in Italia ancora si conosce troppo poco, nonostante il fenomeno stia avendo un incremento notevole anche nel nostro Paese. Infatti, come evidenziato, esiste un forte contrasto fra le migliaia di sequestri di queste sostanze che sono all’ordine del giorno e i pochi casi ufficialmente riscontrati:“Purtroppo la droga allo stupro, dall’acronimo statunitense Drug Facilated Sexual Assault, esiste, nonostante le troppe leggende che hanno contribuito a rendere questo fenomeno ancora più nascosto” ha  spiegato la Magris che da anni ormai si occupa di questa terribile realtà. Come ben descritto dal dottor Barroncelli, fra le sostanze più comuni e utilizzate più frequentemente vi sono il GHB (Acido idrossibutirrico) e il GBL (precursore biologico del GHB), entrambe sostanze endogene, prodotte dal nostro organismo in quantità basali e comunque di facile riperibilità. Tuttavia se assunte in maniera esogena a dosi più elevate, tali sostanze determinano nel giro di pochi minuti un aumento dell’euforia e dell’eccitazione, creando proprio l’effetto desiderato dal perpetratore sulla vittima. Se la somministrazione è elevata si possono manifestare convulsioni, compressione respiratoria, fino a possibile coma e morte. La compiacenza, la disponibilità non è assolutamente gestibile dalla vittima, proprio perché sotto l’effetto della   sostanza.     Inoltre, la caratteristica principale di queste sostanze è quella di  cancellare o indebolire il ricordo delle vittime, circostanza che determina l’elevato “numero occulto” di casi, come ribadito dalla dottoressa Francesca Fanti, sociologa e criminologa, ricercatrice in droga dello stupro: non essendo la vittima in grado di ricordare quanto accaduto, tende a non denunciare agli organi competenti. Inoltre, gli stessi operatori che entrano in contratto con la vittima, dai medici fino alle forze di polizia, spesso non sono in grado di riconoscere la sintomatologia, simile a quella di chi assume droga o alcool, inficiando così la possibilità di procedere sul piano giudiziale. Non a caso tali sostanze vengono chiamate “droghe furbe”, perchè somministrate all’insaputa della vittima condizionando il sintomo dell’amnesia anterograda, esse cancellano le loro stesse tracce. Per quanto riguarda “la vittima” della droga allo stupro, interessante è l’analisi condotta dalla dottoressa Martina Grassi, sociologa e criminologa, esperta in violenze di genere. Essa ha evidenziato come sia un errore connotare la vittima come puramente femminile, in quanto “chiunque” può essere vittima: “le stesse statistiche dicono che maschi e femmine sono esattamente alla pari in quanto soggetti a rischio vittimizzazione, e non intendo nei rapporti casuali, ma anche nelle relazioni consolidate”.Inoltre, la dottoressa Grassi sottolinea come la droga dello stupro sia trasversale non solo rispetto al genere ma anche in relazione all’età sia della vittima sia dell’offender. Non è infatti una novità che il mercato della pedopornografica compri e utilizzi la droga dello stupro per produrre filmati che ritraggono minori, perfino bambini, coinvolti in rapporti sessuali con gli adulti. Tuttavia, la minore età non è legata solo alle vittime cui viene somministrata la droga: infatti, casi di droga dello stupro somministrati a terzi vedono come protagonisti soggetti di 12/14 anni che somministrano tali sostanze a propri coetanei, vuoi per eliminare eventuali resistenze o per ricattarli dopo aver filmato le vittime. Un altro elemento importante sottolineato dalla dottoressa Grassi è il fatto che non sempre chi somministra la droga è colui che pone in atto la violenza: vediamo, quindi, come il mondo della droga dello stupro si leghi al mondo dell’imprenditoria, trattandosi di sostanze prodotte a costi minimi (2 euro per dose) e rivendute a prezzi che possono far duplicare i guadagni.   Un altro aspetto su cui si è posto l’accento nel corso della conferenza è la tendenza di chi ha subito una violenza dopo aver assunto la droga dello stupro a pensare al suicidio: come evidenziato da Febronia Riggio, specializzata in tecniche psicologiche, oltre l’80% delle vittime vede nel porre fine alla propria vita l’unica soluzione al proprio malessere. Infatti, la vittima si trova a vivere sintomi di cui non conosce la causa, quali ad esempio dolori in determinate parti del corpo, pur non avendo la piena consapevolezza di quanto accaduto. Di conseguenza comincia a nutrire sentimenti di vergogna e di auto colpevolezza per non essere stata in grado di badare a se stessa, spesso alimentati dalla società che tende a puntare il dito contro la vittima.  Dal punto di vista giuridico l’avvocato Antonietta Saracino ha evidenziato come nel nostro ordinamento giuridico i reati di natura sessuale presentino un carattere eterogeneo, inglobando fattispecie diverse fra loro. L’aumento di tali reati ha colto impreparato un ordinamento, il nostro, che tende ad ignorare le esigenze di tutela della vittima, specie nel corso dell’iter processuale, puntando l’attenzione sul mero comportamento lesivo. In particolare, in ordine alla violenza sessuale, viene in rilevo la legge n. 66/1996, la quale presenta numerosi aspetti critici, in primis quello di non riconoscere ai reati  a sfondo sessuale la dignità di reati a tutela privilegiata e poi quello di non dare risalto nella configurazione del reato di violenza al mero dissenso, puntando tutto sulla violenza vera e propria. Inoltre, sulla fattispecie della droga allo stupro non abbiamo alcuna norma specifica: secondo l’avvocato è pertanto estremamente auspicabile l’introduzione di una legislazione speciale che preveda questa fattispecie come autonoma e non come meramente aggravante del reato di stupro, proprio perché il comportamento del reo si manifesta secondo modalità tanto subdole da richiedere una considerazione autonoma, al fine di evitarne l’impunità.      Infine, come evidenziato dal deputato Giovanni Burtone della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e ribadito da tutti i relatori intervenuti nel dibattito, è fondamentale porre in essere politiche preventive adeguate, informando in maniera seria sui rischi che si corrono assumendo delle droghe. E’ opportuno in tal senso formare in maniera adeguata coloro che si trovano ad interagire con la vittima: dagli operatori socio-sanitari fino alle forze dell’ordine e alla magistratura, fornendo loro delle linee guida circa la sintomatologia, il repertamento di eventuali tracce presenti sulla vittima e la perquisizione di materiale audiovisivo allo scopo di scoprire eventuali informazioni che possono condurre all’autore del reato. Tale figure professionali devono essere in grado di interagire fra loro con un coordinamento centrale, come avviene negli Stati Uniti il cui Dipartimento di Stato si occupa da oltre trent’anni di tale argomento e ha saputo sviluppare un modus operandi in grado sia di supportare le vittime sia di assicurare alla giustizia colui o colei che compie tali atti criminosi.   Infine, sulla necessità di prendere misure efficaci contro l’assenza di prevenzione ed informazione ha posto l’attenzione l’intervento di Maricia Bagnato Belfiore, , la quale ha evidenziato come tale fenomeno vada monitorato con attenzione in quanto di tali droghe ci sia d’aver paura, poiché la somministrazione di tale sostanze non si limita ai luoghi più affollati quali discoteche, pub e rave, ma riguarda anche luoghi più tranquilli come ospedali, sempre meno sorvegliati, e persino il proprio ambiente domestico, dal momento che non sono rari i casi di offender registrati fra i partner delle vittime.

 


 

 

 

 

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