Italiani nel Mondo
Quando parlano i sensi, ritroviamo la nostra lingua madre – When the senses speak, we rediscover our first Mother Tongue
Quando parlano i sensi, ritroviamo la nostra lingua madre
di Carmelina Micallef
Molto prima di imparare a parlare, impariamo ad ascoltare.
Cominciamo a muoverci nel mondo prima ancora di comprenderlo.
Viviamo in un’epoca in cui i ricordi si conservano in archivi digitali, curati e condivisi.
Ma dimentichiamo spesso un altro tipo di memoria, quella che abita nel corpo. Una memoria più profonda e duratura: la memoria dei sensi.
É una memoria fatta di odori, suoni, sapori. Parla una lingua universale che tutti comprendiamo, anche senza averla mai studiata.
A volte basta un profumo, una nota, un sapore familiare, ed eccoci altrove. In un altro tempo, in un luogo che conoscevamo, in una parte di noi che credevamo perduta.
Per chi vive tra più Paesi, chi è partito, o sta ancora viaggiando, i sensi diventano spesso la prima vera lingua. Arrivano prima delle parole, e si esprimono proprio quando le parole non bastano. In quei momenti, ciò che sentiamo, odoriamo, gustiamo, diventa più di un ricordo. Diventa legame, diventa un filo che ci riporta a chi siamo, ovunque ci troviamo.
Il profumo del bucato steso al sole.
Il sapore di un piatto cucinato “come una volta”.
Una voce che parla la nostra lingua in una strada straniera.
L’erba morbida di un prato sotto i piedi nudi.
A volte basta solo questo per sentirsi ancora parte di qualcosa.
I bambini questo lo sanno meglio di noi.
Quando il linguaggio manca, o fatica ad arrivare, sono i sensi a guidarli. Un colore, un tessuto, una melodia, la sabbia tra le dita… qualunque cosa può aprire la porta a un’altra vita.
Immagina un bambino appena arrivato in un Paese straniero, circondato da suoni e immagini che non conosce. Gli odori, i gesti, le emozioni, nulla è familiare. Eppure, i sensi si attivano subito. Uno sguardo gentile, un disegno, una danza, una storia condivisa, piccoli passi verso un nuovo inizio.
La tensione si scioglie.
I sensi diventano la sua bussola, una lingua madre più antica delle parole, capace di orientarlo nei momenti più incerti.
Perché sentire è parte essenziale dell’apprendere, soprattutto quando si tratta di linguaggio.
Emozioni positive come la curiosità, la gioia, il senso di appartenenza, stimolano la memoria e rafforzano la motivazione. Al contrario, frustrazione, ansia o la semplice sensazione di essere nel posto sbagliato possono creare blocchi, a volte anche duraturi.
Questa realtà va oltre chi attraversa confini.
Non serve attraversare continenti per sentirsi cambiati.
A volte basta una nascita, una perdita, un amore che inizia o che finisce, anche senza muoverci da dove siamo, per cambiare tutto.
I sensi lo sanno. Noi meno.
Quando diamo loro ascolto invece, quando ci affidiamo al corpo, creiamo spazio per cose nuove. E questo non vale solo per i bambini, vale anche per noi adulti.
Fin dall’inizio, non siamo solo mente.
Siamo corpo.
Pelle.
Suono.
Ma più di ogni altra cosa, siamo energia.
Dimenticarlo significa perdere il contatto con ciò che siamo.
Le emozioni plasmano le nostre azioni e orientano le nostre scelte. Ci muovono avvicinandoci a certe persone, luoghi, idee, situazioni, oppure ci avvertono di allontanarci.
Ci aiutano a riconoscere il pericolo, a connetterci attraverso l’amore, a elaborare il dolore, a restare presenti nel mondo e a noi stessi.
Non sono opposte al pensiero razionale. Sono le fondamenta!
Allora perché non le usiamo davvero, come risorsa quotidiana?
Forse perché abbiamo dimenticato che erano la nostra prima lingua madre, e che possono ancora esserlo.
When the senses speak, we rediscover our first Mother Tongue
by Carmelina Micallef
Long before we learn to talk, we learn to listen.
We begin to move through the world before we can understand it.
We store our memories in digital archives, but we overlook the fact that our body holds a deeper kind of memory: the memory of the senses. A memory made up of smells, sounds and tastes. A language we can all understand, even without ever having studied it.
Sometimes all it takes is a smell, a sound, a flavour, and suddenly we’re somewhere else. In another time, in a place we knew, in a part of ourselves we thought forgotten.
For those who live between countries, who have left, or are still travelling, the senses often become the first real language.
They come before words, and speak exactly when words fall short.
In moments like that, scents, sounds and tastes are more than just memories.
They are threads that bind us to our true selves, no matter where we are.
The smell of fresh, clean laundry drying in the sun.
The taste of food cooked “like in the old days”.
A voice speaking our language on a foreign street.
Touching soft grass under our bare feet.
It takes just one moment…
Children know this better than we do.
When language is missing or hasn’t arrived yet, the senses take over and guide them. A colour, a fabric, a melody, sand on their hands, anything can open up to another life.
Imagine a child arriving in a new country, surrounded by unfamiliar sights and sounds.
The smells, peoples’ gestures. Emotions feel foreign.
And yet, the senses are immediately activated.
A gentle voice, a drawing, a dance, a shared story… small gestures towards a new beginning.
Tension softens.
The senses become their compass, a Mother Tongue older than speech, able to guide them through their foggiest moments.
Because learning, especially language learning, is deeply rooted in emotion.
Positive feelings like curiosity, joy, and a sense of self stimulate memory and strengthen motivation. While frustration, anxiety, or feeling never “enough” can block learning, sometimes for years, even into adulthood.
This is just as true for those who never leave home.
You don’t need to cross continents to feel transformed.
Sometimes a birth, a loss, or a single life event is enough to change everything.
And even then, the senses lead the way, guiding us when the world around us feels unfamiliar.
From the start, we are not just minds.
We are bodies, skin, sound, and above all, energy.
Emotions influence how we act, shape what we care about, and guide the choices we make. They pull us closer to people, places and ideas, or warn us to step back.
They help us recognise danger, connect through love, process grief, and be a part of this world.
Alongside our rational thinking, emotions are essential to how we live and learn.
So why do we ignore them? Why don’t we use them as a daily resource?
Perhaps because we’ve forgotten that they were our first mother tongue,
and that they can still be.
