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Italiani nel Mondo

Qual è la vera Italia?— Which is the real Italy?

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

 Qual è la vera Italia?

In questa rubrica “Italiani nel mondo” parliamo dell’Italia, però, dobbiamo renderci conto che, come ogni grande paese, l’Italia cambia da zona a zona e che l’immagine che ciascuno di noi ne ha dipende dalle nostre esperienze dirette e non solo dalle cronache giornalistiche, servizi televisivi, ecc.

Recentemente un post su una pagina degli italiani in Australia ha presentato un video YouTube .

Questo link tratta un sondaggio dell’equilibrio vita e lavoro nel mondo che ha messo l’Italia al primo posto. Il video presenta un utente che spiega le statistiche di un sondaggio dell’OSCE, l’Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo Economico, non esattamente un ente di poca importanza, che fornisce informazioni di ogni genere a tutto il mondo.

I risultati di questo sondaggio erano stati presentati online da un giornale  e l’utente del filmato ha dato le proprie interpretazioni delle statistiche.

Inevitabilmente i commenti a riguardo sono arrivati da utenti che ritenevano le informazioni inventate, “propaganda”, ecc. In questo non intendiamo difendere o smentire  il video ma dai commenti è ovvio che molti degli utenti critici non hanno visto il video, oppure letto l’articolo dal quale sono venute le statistiche, ed è altrettanto ovvio che i commenti sono il risultato delle esperienze degli utenti stessi che, per motivi vari, hanno deciso di trovare una vita nuova all’estero.

Ed è proprio  “per esperienze personali” che sbattiamo contro il muro delle diversità dell’Italia. Non solo nelle realtà statistiche, ma anche su come ogni regione cambia in dialetti, usanze, Storia, Cultura e ogni altro aspetto che ci fa capire che non possiamo parlare dell’Italia in modo omogeneo.

Ognuno di noi basa le proprie idee di qualsiasi aspetto della vita sulle proprie esperienze e quindi tutto in modo naturale, ma per ognuno le statistiche non riflettono le proprie idee del nostro paese, ma ciò di per sé non smentisce le statistiche del sondaggio originale.

E per questo posso citare le mie esperienze. Sono nato e cresciuto in Australia e dopo vari viaggi in Italia, il primo nel 1972, ho deciso di trasferirmi in Italia nel 2010. Per le mie esperienze personali posso dire che la vita nel cuore dalla Romagna, precisamente a Faenza, ha molti aspetti  alla pari con la mia vita ad Adelaide, ed in alcuni decisamente superiore, tenendo conto dei gusti personali che cambiano da persona a persona.

Però, ed è un però molto importante ed il tema di questo articolo, nel corso di questi viaggi ho avuto la fortuna di girare il paese da nord e sud, sia in auto che in treno e ho potuto vedere chiaramente come l’Italia cambia non solo da regione a regione, ma persino da zona a zona.

Per non rischiare di offendere gli abitanti di certe zone non nomino i luoghi, ma in alcune zone l’accoglienza va dal cordialissimo/amichevole, al silenzioso e/o sospettoso in altre.

Per esperienza diretta posso dire che in alcune zone i servizi veramente funzionano bene, ma in altre i servizi non sono degni di un paese che si trova tra quelli industrializzati e più importanti del pianeta.

Senza dimenticare che in alcune zone, purtroppo facili da individuare, è fin troppo ovvio all’occhio acuto che la vita delle popolazioni è condizionata da poteri oscuri che non solo non dovrebbero esistere, ma hanno persino minacciato la sicurezza del nostro paese nel corso dei decenni dalla seconda guerra mondiale.

Per questo, quando qualcuno mi chiede delle mie esperienze in Italia, preciso che  appartengono a una zona precisa, anche se so che questo vale altrettanto per altre regioni del paese, ma sono anche ben cosciente, e spesso lo faccio notare, che non posso dire altrettanto di altre zone d’Italia, compreso le regioni d’origine dei miei genitori.

Quel che fanno i nostri amici sulla pagina degli italiani in Australia in risposta a un post è di fare quel che fanno moltissimi in  Italia,  pensare che il resto del paese sia uguale alla loro regione/paese. Ma in molti casi non è vero.

Basta chiedere a qualcuno di dare la ricetta di famiglia per il ragù, oppure la lasagna, per vedere che anche a quei livelli l’Italia cambia radicalmente da zona a zona. E questo vale per ogni aspetto della vita di ogni paese.

Ovunque vado in Italia cerco di parlare con gli abitanti del luogo e non sempre questo è possibile. A Faenza basta andare due o tre volte al bar locale e già cominci a fare amicizie, partendo dal barista che ti chiede il “solito?” al tuo arrivo, eppure ci sono zone dove puoi anche andarci regolarmente da mesi, ed ho fatto proprio questo, e la cordialità finisce al momento del pagamento, come una saracinesca chiusa in faccia dal proprietario di turno.

Lo stesso vale per la conoscenza di molti italiani verso altre regioni. Ho avuto un esempio lampante di questo in uno scambio online due anni fa quando un utente da Ravenna (a 30km da dove abito) ha definito la foto di un piatto particolare “roba da arabi” e non voleva credere che il piatto, la capuzzella, la testa d’agnello arrostito nel forno, era un piatto tradizionale nelle regioni del sud. E vedo commenti del genere ogni giorno quando faccio il giro delle pagine non solo degli italiani all’estero, ma anche di pagine italiane.

Quindi, in moltissimi casi quando parliamo de “l’Italia” si parla di determinate zone secondo le esperienze dell’interlocutore di turno e non del paese in generale.

E questo crea danni per il paese perché, e lo scrivo con molta tristezza, queste esperienze negative danneggiano l’immagine del nostro paese all’estero, non perché “inventate o propaganda”, come vorrebbero alcuni, ma perché le esperienze sono vere e spesso sono problemi che il paese non è ancora riuscito a risolvere, a partire dai problemi delle cosche, per nominare i più dolorosi, con troppe vite perse e non solo i famosi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992.

Purtroppo, per risolvere queste situazioni non basta fare belle campagne promozionali, come abbiamo scritto negli ultimi articoli, ma, come paese, dobbiamo risolvere i problemi per sempre ed in questo non bastano solo le leggi ed i decreti dei politici, ma anche un cambio di atteggiamento di molti italiani che, con il loro silenzio, diventano complici dei problemi che costringono i nostri giovani a dover cercare una vita nuova all’estero, quando alcune regioni dimostrano che l’Italia è capace di dare a loro quel che cercano, lavoro e felicità.

E questo fallimento è di tutto il paese, e non solo di quelli nominati fin troppe volte, perché troppi chiudono un occhio, sia perché non succede nelle loro zone, quasi sempre una percezione sbagliata, sia perché per troppi, e uno è già troppo, conviene tenere in vita certe situazioni…

 

 


di emigrazione e di matrimoni

Which is the real Italy?

In the “Italiani nel mondo” (Italians in the world) column we speak about Italy but we must realize that, like any large country, Italy changes from area to area and that the image that each one of us has of it depends on our direct experiences and not only on newspaper columns, TV services, etc.

Recently a post on a page of Italians in Australia presented a YouTube video

This link deals with a survey on the best work-life balance in the world that put Italy in top place. The video shows a user who explains a survey by the OECD, the Organization for Economic Cooperation and Development, not exactly a minor body, which provides information of every kind to the whole world.

The results of this survey had been presented online by a newspaper and the user of the video gave his own interpretation to the statistics.

Inevitably the comments about the survey came from users who believed the information to be made up, “propaganda”, etc. In this we do not intend defending or disproving the video but from the comments it was obvious that many of the critical users had not listened to the video or read the article from which the statistics came and it is just as obvious that the comments were the result of the experiences of the users themselves who, for various reasons, decided to find a new life overseas.

And it is precisely for these “personal experiences” that we hit the wall of the different Italies. Not only in the realities of the statistics but also how every region changes in dialects, customs, history, Culture and every other aspect that lets us understand that we cannot talk about Italy in a homogeneous way.

Each one of us bases our ideas on many aspects of life from our experiences and therefore all naturally, but for them the statistics do not reflect their ideas of our country but this on its own does not disprove the statistics of the survey.

And for this I can cite my experiences. I was born and raised in Australia and after a number of trips to Italy, the first in 1972, I decided to move to Italy in 2010. From my personal experiences I can say that life in the heart of the Romagna, precisely in Faenza, has many aspects at least on a par with my life in Adelaide and in some decidedly superior, taking into account personal tastes that change from person to person.

But, and this is an important  but and the theme of this article, over the trips I was lucky enough to travel the country from north to south,  both by car and by train where you can clearly see how Italy changes not only from region to region but even from area to area.

In order not to risk offending the inhabitants of certain areas I will not name places but in some cases the welcome goes from very cordial/friendly to silent and/or suspicious in others.

From direct experience, I can say that in some areas the services really work well but in others the services are not worthy of a country that is amongst the planet’s most important industrial countries.

Without forgetting that in some areas, unfortunately easy to understand, it is all too obvious to a keen eye that the life of the populations is conditioned by dark powers that not only should not exist but have even threatened the security of our country over the decades since World War Two.

For this reason, whenever someone asks me of my experiences in Italy I specify that my experiences belong to a precise area, even if I know that this is also true for other regions in the country but I am also very aware, and I often point out, that I cannot say the same about other areas of the country, including the regions of origin of my parents.

What our friends on the Italian pages in Australia do in response to the post is what so many do in Italy, they think that the rest of the country is the same as their region/town. But in many cases this is not true.

We only have to ask someone for the family recipe for ragù or lasagna to see that even at those levels Italy changes radically. And this applies to every aspect of life in any country.

Wherever I go in the country I try to speak with the locals and this is not always possible. In Faenza you only have to go to the local bar two or three times and you already start to make friends, beginning with the barista who asks for the “usual” on your arrival, and yet there are areas where you can also go there regularly for months, and I have done just this, and the cordiality ends on the moment of payment, like a shutter closing in your face by the owner.

This is also true for the knowledge of a lot of Italians about the other regions. I had a striking example of this during an online discussion two years ago with a user from Ravenna (30km from where I live) who defined a particular dish as “Arab stuff” and he did not want to believe that the dish, la capuzzella, oven roasted lamb’s head, was a traditional dish in the southern regions. And I see comments like that every day when I do the rounds not only of the pages of Italians overseas but also Italian pages.

Therefore, in very many cases when we talk about “Italy” we speak about certain areas according to the experiences of the interlocutor of the moment and not of the country in general.

And this damages Italy because, and I write this with great sadness, these negative experiences cause damage to our country’s image overseas, not because they are “made up or propaganda”, as some would like, but because the experiences are real and often they are problems that country had not yet managed to resolve, starting with the problems of the criminal gangs, to mention the most painful, with too many lives lost and not only the most famous like Giovanni Falcone and Paolo Borsellino in 1992.

Unfortunately, in order to resolve these problems it is not enough to make good promotional campaigns as we have written in the recent articles but, as a country, we must resolve the problems once and for all and in this only laws and decrees by the politicians are not enough but also a change in the attitude of many Italians who, with their silence, become complicit in the problems that force our young people to look for a new life overseas when some regions demonstrate that Italy is capable of giving them what they want, jobs and happiness.

And this failure is of the country as a whole, and not only of those mentioned all too often, because too many people turn a blind eye, both because it does not happen in their areas, almost always a false perception, and because for too many people, and one is already too many, it is convenient to keep certain situations alive…

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