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Italiani nel Mondo

Pirandello, La Giara e l’emigrazione italiana— Pirandello, The Jar and Italian Migration

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Pirandello, La Giara e l’emigrazione italiana

Vogliamo iniziare la parte finale di questa trilogia di articoli con un concetto da tenere ben in mente non solo leggendo la conclusione, ma anche per i nostri articoli che parlano della promozione della nostra Cultura nel mondo, e anche quelli che si occupano di Storia della nostra emigrazione, che sono parti centrali dei tre articoli e di molti articoli di questa rubrica “Italiani nel mondo”. 

Dobbiamo sempre ricordare che la nostra Cultura, compresi i personaggi e le opere in questi articoli, e la nostra Storia, di cui l’emigrazione è un aspetto essenziale, sono al centro del Patrimonio Culturale di tutti con origini italiane, siano nati in Italia o all’estero.

Quindi abbiamo l’obbligo di divulgare questi aspetti nel mondo in modo che i discendenti dei nostri emigrati possano finalmente conoscere il loro Patrimonio Culturale personale. Infatti, questo è il motivo per cui questi articoli sono bilingue e speriamo nel futuro anche in altre lingue. 

Nel secondo articolo nel quale abbiamo parlato dei Fratelli De Filippo abbiamo introdotto il grande drammaturgo italiano Luigi Pirandello, Premio Nobel per la Letteratura, che scrisse memorabili racconti e novelle ambientate nella sua terra natia, la Sicilia. 

Uno di questi è il suo racconto più famoso, “La Giara”, che è il soggetto di questo articolo ed in questo modo vogliamo dimostrare come nel parlare della nostra Cultura, come per la Storia dei Fratelli De Filippo, possiamo far capire perché milioni di italiani hanno dovuto emigrare dall’Italia per trovare una vita nuova senza i limiti che esistevano in Italia fino a non tanto tempo fa che, fin troppo spesso, abbiamo dimenticato nel corso degli anni. 

All’inizio dell’episodio de “La Giara” del film “Kaos” (1984) di Paolo e Vittorio Taviani capiamo immediatamente che Don Lollò, il proprietario dei terreni dove si svolge l’episodio, è ricchissimo e anche superbo con poca considerazione per chi lavora per lui. Vediamo questo quando la sua amante gli dice “voi siete il loro (dei lavoratori) Carlo Magno”, cioè che è il monarca con potere su di loro, e questo messaggio è rinforzato quando vediamo che di notte lei dorme ai piedi del suo letto. 

Questo messaggio è evidente nello “scherzo” del filmato sotto che egli fa a un ragazzo semplicemente perché è giovane mentre lui, ricco e potente, ha pochi anni davanti a lui. Nella scena nel cortile vediamo che l’unico a non lavorare è proprio lui e che lui risponde immediatamente a qualsiasi gesto percepito come “sfida” alle sue azioni. 

Don Lollò aspetta l’arrivo di una grandissima giara ordinata in attesa di una grande raccolta delle olive che promettevano una produzione d’olio più grande del solito. Infatti, al suo arrivo è ovvio che per Don Lollò la Giara è il simbolo di lui e soprattutto del suo orgoglio. 

Però, la prima notte, in circostanze mai spiegate, la giara si rompe in due pezzi e gli operai temono di riferirgli l’accaduto. Dopo la sua ira iniziale l’amante gli dice che aveva fatto chiamare un artigiano esperto nella riparazione di giare che utilizza un “mastice miracoloso”. 

Nell’incontro tra Don Lollo e l’artigiano gobbo Zì Dima, interpretati magistralmente dai comici siciliani Franco (Franchi) e Ciccio (Ingrassia), l’artigiano non vuole mostrare, tantomeno spiegare, il mastice che aveva garantito sarebbe bastato da solo. Allora Don Lollò gli ordina di mettere anche delle punte di filo per sicurezza. Per fare questo Zì Dima deve mettersi all’interno della grande giara per completare il lavoro richiesto. Purtroppo, a causa della gobba dell’artigiano, alla fine del lavoro non riesce a uscire della giara. 

Come vediamo nel filmato sotto Don Lollò non accetta per nulla la situazione e pretende che l’artigiano gli rimborsi il costo della giara che dovrebbe essere rotta per permettergli di uscire, cosa che Zì Dima rifiuta visto che era stato proprio il proprietario a ordinare l’uso delle punte. Questo è l’inizio della loro battaglia. 

Questa battaglia dimostra prima di tutto l’arroganza di Don Lollo, e il suo dispetto per tutti coloro che non sono suoi pari, compresi i suoi lavoratori e l’artigiano, anche se la sua maestria avrebbe dovuto garantire almeno un certo livello di rispetto. 

Quel che capiamo da questa lotta, come anche dalle reazioni e poi gli appoggi degli operai all’artigiano, è che quella società, e non solo nella Sicilia, ma anche in molte altre regioni d’Italia, sia nel nord che nel sud, era in effetti ancora feudale, dove la vita e la dignità umana degli operai e gli artigiani non era rispettata dai grandi proprietari. Il risultato di questo fu che milioni di loro hanno deciso di sfidare i mari per cercare una vita nuova in altri continenti. 

Alla fine, aizzato dalla astuzia di Zì Dima, e sotto la luce magica della luna che nelle società  rurali ha sempre avuto un ruolo mistico, gli operai cominciano a sentire la forza di opporsi al loro “Carlo Magno” come vediamo nel filmato sotto, e a don Lollò si ribella perfino la sua amante. Una scena resa più bella dalla musica del compositore Premio Oscar Nicola Piovani. 

Questa ribellione ai proprietari si trova anche in un altro film italiano importante, il bellissimo “L’Albero degli zoccoli” del regista Ermanno Olmi del 1978 ambientato in una cascina di Bergamo, che dimostra che la vita degli operai rurali del nord non era affatto migliore di quelli del sud, perché il film finisce con l’espulsione di una famiglia “colpevole” d’aver tagliato un albero senza il permesso dei proprietari per fare zoccoli nuovi per i figli che erano rimasti scalzi. 

Naturalmente questa famiglia avrebbe avuto poche possibilità di trovare altri proprietari pronti ad accettare “ribelli” e quindi quella famiglia malcapitata era destinata a dover emigrare per fare una vita nuova. 

Infatti, molti in Italia, e anche all’estero, pensano che la nostra emigrazione proveniva principalmente dalle regioni meridionali, ma dobbiamo ricordarci che molte zone settentrionali, ora ricche e potenti, hanno visto ondate pesanti di emigrazione verso il Nuovo Mondo. 

Per questi motivi, film, fiction, documentari, ecc., sia Rai che al cinema, devono svolgere un ruolo nella promozione della nostra Cultura e la Storia della nostra emigrazione, ma non possiamo farlo solo in italiano perché abbiamo l’obbligo di insegnare ai discendenti dei nostri emigrati la vera grandezza della nostra e ANCHE la LORO Cultura e Storia. 

Allora, partendo dal nostro Governo, passando per la Rai e anche i grandi circoli italiani in giro per il mondo, dobbiamo lavorare per promuovere questi aspetti del nostro paese in un modo coordinato, perché con questo insegnamento creeremo anche le condizioni per mostrare finalmente quel che il mondo ancora NON sa, come abbiamo spiegato in questa trilogia. Abbiamo un Patrimonio Storico enorme e dobbiamo fare il più possibile non solo per preservarlo, ma anche per farlo capire a tutto il mondo, perché, come dimostra la lista di siti UNESCO, il nostro Patrimonio è anche un tesoro per tutto il mondo. 

E se il mondo non lo conosce la colpa è nostra e quindi è nostra responsabilità divulgarlo al resto del mondo, partendo con fiction e film come quelli di questa trilogia. 

 

di emigrazione e di matrimoni

Pirandello, The Jar and Italian Migration

Part 1

Part 2

We want to start the final part of this trilogy of articles with a concept to keep well in mind not only while reading the conclusion but also our articles that deal with the promotion of Italian Culture in the world, as well as those that deal with the history of our emigration which is a central part of the three articles and of many of the articles in this “Italians in the world” column.

We must always remember that our Culture, including the people and the works in these articles, and our history, of which emigration is a fundamental part, are at the centre of the Cultural Heritage of everyone with Italian origins, whether born in Italy or overseas.

Therefore we have an obligation to disseminate these aspects in the world so that the descendants of our migrants can finally know their personal Cultural Heritage. In fact, this is why these articles are bilingual and we hope in other languages in the future as well.

In the second article in which we spoke about the De Filippo family we introduced the Italian playwright Luigi Pirandello, the Nobel Prize winner for Literature who wrote memorable stories and novellas that are set in his homeland, Sicily.

One of these is his most famous tale, “La Giara” (The Jar), which is the subject of this article, and in this way we will show how, when we speak about our Culture, as we did with the story about the De Filippo family, we can make people understand why millions Italian had to migrate from Italy to find a better life without the limits that existed in Italy until a short while ago that, all too often, we have forgotten over the years.

At the start of the episode “La Giara” of the film “Kaos” by Paolo and Vittorio Taviani we understand immediately that Don Lollò, the owner of the land in which is the episode takes place, is rich and also arrogant with little consideration for those who work for him. We see this when his lover tells him “You are their (the workers’) Charlemagne”, in short that he is their monarch with power over them and this message is reinforced when we see that she sleeps at the foot of his bed at night.

This message is evident in the “joke” that he plays on a young boy in the video below simply because he is young while Don Lollò, who is rich and powerful, has few years ahead of him. In the scene in the courtyard we see that he is the only person not working and he answers quickly any gesture he perceives as a “challenge” to his actions.

Don Lollò is waiting for the enormous jar he had ordered in anticipation of a large olive harvest that promised a bigger than usual production of oil. Indeed, on its arrival it is evident that Don Lollò considers the jar as the symbol of him and above all his pride.

However, on the first night, in circumstances that are never explained, the jar breaks into two pieces and the workers are afraid to tell him what happened. After his initial rage the lover tells him that she had called an expert craftsman who uses a “miraculous mastic” for the repairs.

During the meeting between Don Lollò and the hunchbacked craftsman Zì’ Duma, played masterfully for the Sicilian comedy duo Franco (Franchi) and Ciccio (Ingrassia), the craftsman does not want to show, much less explain the mastic that he guarantees would be enough on its own. So Don Lollò orders him to also put wires as a precaution. In order to do this Zì Duma must go into the big jar to complete the requested task. Unfortunately, due to the craftsman’s hump at the end of the job he is unable to get out of the jar.

As we see in the video below (English subtitles) Don Lollò does not accept the situation at all and demands that the craftsman reimburses him for the cost of the jar that must be broken to allow him to get out but Zì Dima refuses seeing that it was the owner himself who had ordered him to wire the jar. This is the beginning of their battle.

First of all, the battle shows fully Don Lollo’s arrogance and his spite for all those who are not his peers, including his workers and the craftsman, even if his skill should have guaranteed at least a certain level of respect.

What we understand from this battle, and also from the reactions and then the support of the workers for the craftsman, is that that society, not only in Sicily but also in many other regions of Italy, in both the north and the south, was in fact still feudal where the lives and human dignity of the workers and the craftsmen were not respected by the great landowners. The result of this was that millions of them decided to brave the seas to seek a new life in other continents.

In the end, urged on by Zì Dima’s cunning and under the magical light of the Moon that always played a mystical role in rural societies, the workers start to feel the strength to oppose their “Charlemagne” as we see in the video below and even Don Lollò’s lover rebels against him. The scene is made even more beautiful by the music of the Oscar winning composer Nicola Piovani for which subtitles are not needed to understand the scene and its conclusion.

 This rebellion against the landowners is also found in another major Italian film, the wonderful “L’Albero degli zoccoli” (The tree of the wooden clogs, 1978) directed by Ermanno Olmi that takes place in a farmstead in Bergamo that shows how the life of the agricultural workers in the north was no better than those of the south because the film ends with the expulsion of the family “guilty” of having cut down a tree without the owner’s permission to make new wooden clogs for their barefoot children.

Of course this family would have had little chance of finding other landowners ready to take in “rebels” and this unfortunate family was destined to have to migrate to start a new life.

 In fact, many people in Italy and also overseas think that our migration came mainly from the southern regions but we must remember that many northern areas that now rich and powerful saw heavy waves of migration to the New World.

For these reasons films, TV series, documentaries, etc, both RAI and at the movies, must also play a role in the promotion of our Culture and the history of our migration but we cannot do this only in Italy because we have an obligation to teach the descendants of our migrants the true greatness of our and ALSO THEIR Culture and history.

So, starting with our Government, passing through RAI and also the big Italian clubs and organizations around the world, we must work to promote these aspects of our country in a coordinated manner because with this education we will also create the conditions to finally show the world what it does NOT know, as we have explained in this trilogy. We have a huge Cultural Heritage and we must do as much as possible not only to preserve it but also to make it understood around the world because, as the UNESCO list of World heritage Sites shows, our Heritage is also a treasure for the whole world.

And if the world does not know this the fault is ours and therefore it is our responsibility to make it known around the world, starting with TV series and films like those in this trilogy.

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