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Italiani nel Mondo

Quel mistero che è l’Italia— The mystery that is Italy

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Tempo di lettura: 8 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Quel mistero che è l’Italia

Iniziamo il 2022 guardando come l’Italia potrebbe, e dovrebbe, fare un passo importante per poter rilanciarsi alla grande dopo l’emergenza Covid-19 che condiziona la nostra vita da due anni ormai. Ma per fare questo dobbiamo risolvere un rebus che è un vero mistero per troppi nel nostro paese: come mai il mondo, e anche moltissimi italiani in Italia e nel mondo, sanno poco delle innumerevoli attrazioni di tutti i tipi nel nostro paese?

Questo mistero d’Italia vuol dire che, malgrado il fatto d’aver quel che è ritenuto il Patrimonio Culturale più grande del mondo, il nostro paese non solo ancora non riesce a farlo valere, ma molti dei nostri addetti ai lavori culturali, comprese anche le autorità responsabili per le nostre promozioni turistiche, non riescono a superare una barriera che crea e condiziona queste limitazioni.

Questa mentalità è riassunta in una frase che abbiamo sentito e letto troppo spesso nel corso degli anni nei discorsi dei politici, nei giornali, i salotti televisioni ed i convegni degli addetti ai lavori , “tutto il mondo sa quel che abbiamo…”.

Ma la realtà è dimostrata da una statistica triste per noi tutti. Il paese con il Patrimonio Culturale più grande del mondo è solo al settimo posto nella graduatoria delle mete turistiche internazionali. Chiaramente, o non abbiamo il Patrimonio Culturale più grande, oppure, ed proprio questo è il problema, tutto il mondo NON sa quel che abbiamo.

E se vogliamo rilanciarci alla grande dopo il Covid-19 dobbiamo risolvere questo mistero nel miglior modo possibile.

Allora vogliamo utilizzare una fiction e un film trasmessi recentemente dalla RAI in Italia e un episodio di un film classico italiano, anch’esso prodotto dalla RAI, in tre articoli per studiare come la RAI potrebbe dare un contributo ancora più forte a come presentiamo l’Italia al mondo, partendo dagli italiani all’estero ed i loro discendenti.

Per fortuna in queste settimane una fiction RAI ha dimostrato che c’è chi è capace di guardare oltre i soliti stereotipi ed immagini che vediamo ogni volta che parliamo di promuovere la nostra Cultura, che è dominata delle immagini di solo tre città: Roma, Firenze e Venezia.

Il colmo di questa situazione è che, a causa di questo monopolio pubblicitario, queste città sono stracolme di turisti nella alta stagione mentre gli altri centri culturali, partendo dalle altre grandi Città D’Arte, stentano ad attirare i turisti che fornirebbero i soldi per migliorare le loro infrastrutture e, ancora più importante, i fondi necessari per restaurare opere e luoghi che da decenni Governi italiani non hanno potuto, oppure voluto, finanziare. Famosa la frase di un Ministro del Tesoro che disse “Con la Cultura non si mangia”.

Basta guardare il Louvre a Parigi oppure l’Hermitage a San Pietroburgo per capire che non solo si mangia con la Cultura, ma si mangia anche molto bene.

Nelle ultime settimane la RAI ha trasmesso con grande successo la fiction “Blanca” (trailer sotto) tratta dai libri di Patrizia Rinaldi con Maria Chiara Giannetti nel ruolo della protagonista e Giuseppe Zeno nel ruolo dell’Ispettore Liguori. Non solo la fiction ha come protagonista una giovane stagista cieca, ma è ambientata in una città famosa ma poco conosciuta anche al pubblico italiano, tantomeno quello internazionale, Genova.

Il successo ottenuto ha dimostrato non solo che programmi innovativi vengono premiati dal pubblico, ma anche e particolarmente, che bisogna essere innovativi nelle nostre promozioni e lavori culturali, perché è fin troppo ovvio dalle cifre che non riusciamo ad attrarre i turisti internazionali almeno alla pari con i livelli delle nostre attrazioni.

Il successo di “Blanca” dovrebbe fare capire che non possiamo ostinarci ad offrire le stesse immagini, o stereotipi spesso nocivi, come le fiction delle solite cosche, oppure di situazioni così “italiane” che non sono in grado di entusiasmare il pubblico internazionale, perché il regista ed i produttori pensano che “tutti sanno” il retroscena della loro trama.

Tratteremo questo  specifico aspetto nel prossimo articolo utiilizzando il bellissimo film “I Fratelli De Filippo” (trailer sotto) del regista/autore Sergio Rubini trasmesso dalla RAI in questi giorni, che fa un omaggio dovuto a una famiglia straordinaria di artisti italiani, ma, come introduzione all’articolo, dobbiamo fare una domanda ai nostri lettori, soprattutto in Italia, quanti all’estero sanno chi fossero e cosa fecero i protagonisti Edoardo, Peppino e Titina De Filippo?

E la risposta a questa domanda, e la spiegazione del perché, fanno parte essenziale del mistero con il quale abbiamo iniziato questo articolo.

Infatti, quando parliamo di promuovere la nostra Culture ed il nostro turismo all’estero dobbiamo partire da un passo inimmaginabile per molti dei nostri addetti ai lavori, come anche moltissimi dei nostri politici, la divulgazione ed istruzione del nostro passato perché NON possiamo affatto presumere che “tutto il mondo sa…”.

L’Italia ha da offrire per tutti i gusti e per tutte le tasche, ma per attirare questi visitatori, turisti e potenziali clienti dei nostri prodotti, di ogni genere, dobbiamo toglierci i paraocchi dell’idea che un tale prodotto sia “conosciuto in tutto il mondo” ma dobbiamo presentarlo in modi nuovi ed innovativi ed in questo “Blanca” ci ha dato un esempio stupendo non solo per la trama, ma dal semplice fatto che è ambientata in una città storica ed importante, ma sconosciuta a troppa gente. E come Genova tantissimi, troppi luoghi in Italia.

E per fare questo dobbiamo anche finalmente capire fino in fondo che, se il mondo NON sa quel che offriamo ai nostri potenziali turisti e clienti, la colpa NON è dei nostri emigrati che non hanno insegnato bene ai loro figli, come ritengono alcuni che non conoscono affatto le realtà degli italiani all’estero, perché in fondo la loro priorità era sempre di fare una vita nuova e quindi questo insegnamento non era una priorità essenziale, ma del nostro sistema di promozione e nel nostro modo di vedere il mondo che ci ha ingannato a credere a qualcosa che non è affatto vero, che “tutto il mondo sa…”.

 

di emigrazione e di matrimoni

The mystery that is Italy

Let us start 2022 by looking at how Italy could and should take a major step to being able to relaunch itself after the Covid-19 emergency that has conditioned our lives for the last two years. And to do this we must solve a riddle that is a real mystery for too many in our country: how come the world and also many Italians and Italy and around the world know little about the countess attractions of all kinds in our country?

This mystery means that, despite the fact we have what is considered the world’s greatest Cultural Heritage, not only does our country still fail to make it count in the world but many of our professionals in culture, which also includes the authorities responsible for promotions of our tourism, cannot overcome a barrier that creates and conditions these limitations.

This mentality is summed up by a phrase we have heard and read too often over the years in speeches by politicians, in the newspapers, in TV talk shows and in conferences by the experts, “The whole world knows what we have…”.

But the reality is shown by a statistic that is sad for all of us. The country with the world’s biggest Cultural Heritage is only in seventh place in the list of international tourist destinations. Clearly, either we do not have the biggest Cultural Heritage or, and this is precisely the problem, the whole world does NOT know what we have.

And if we want to relaunch ourselves after Covid-19 in a grand way we must solve the mystery in the best way possible.

So we want to use a TV series and a film that RAI recently broadcast in Italy and an episode of a classic Italian film, also produced by RAI, in three articles to study how RAI could give an even more stronger contribution to how we present Italy to the world, starting with the Italians overseas and their descendants

Luckily in recent weeks a RAI TV series has shown that there are those who are capable of looking beyond the usual stereotypes and images that we see every time we talk about promoting our Culture which is dominated by the images of only three cities, Rome, Florence and Venice.

The crux of this situation is that, due to this domination of advertising, these cities are overflowing with tourists in the high season while other cultural centres, starting with the other great Cities of Art, struggle to attract the tourists who would provide the funds to improve their infrastructures and, even more important, the funds needed to restore works and places that for decades Italian governments have not been able or wanted to fund. A comment of a national Treasurer became famous when he said: “You do not eat with Culture”.

We only have to look at the Louvre in Paris or the Hermitage in Saint Petersburg to understand that only can you eat with Culture but you also eat very well.

In recent weeks RAI very successfully broadcast the TV series “Blanca” (trailer below) based on the books by Patrizia Rinaldi with Maria Chiara Giannetti playing the protagonist and Giuseppe Zeno playing Inspector Liguori. Not only is the protagonist of the series a young blind intern but it is set in a city that is famous but little known even to the Italian audience let alone the international audience, Genoa.

Its success showed not only that innovative programmes are rewarded by the audience but also and especially that we need to be innovative in our promotions and work in Culture because it is all too obvious from the figures that we do not attract international tourists at least on a par with the level of our attractions.

The success of “Blanca” should make us understand that we cannot persist in offering the same images or often harmful stereotypes, such as TV series on the usual criminal gangs or situations that are so “Italian” that they cannot excite the international audience because the director or producers think that “everybody knows” the background of their plot.

We will deal with this specific aspect in the next article using the wonderful film “I Fratelli Di Filippo” (The De Filippo Brothers and Sister) by the director/actor Sergio Rubini broadcast by RAI a few days ago that pays dutiful homage to this extraordinary family of Italian artists but, as an introduction to the article we must ask our readers, especially those in Italy,  a question: how many people overseas know who the protagonists Edoardo, Peppino and Titina De Filippo were and what they did?

And the answer to this question and explanation of why are an essential part of the mystery with which we began this article.

Indeed, when we talk about promoting our Culture and our tourism overseas we must start with a step that is unimaginable for our experts, as well as many of our politicians, the divulgation and education of our past because we can NOT assume at all that “the whole world knows…”.

Italy has things to offer for all tastes and budgets but in order to attract these visitors, tourists and potential customers of our products of all kinds we must take off the blinkers made by the idea that a certain product is “known around the world” but we must present it in new and innovative ways and “Blanca” has given us a fantastic example of this not only in its plot but by the simple fact that it is set in a city that is historic and important but unknown to too many people. And like Genoa many, too many places in Italy.

And to do this we must finally understand fully that if the world does NOT know what we offer to our potential tourists and customers the fault is NOT with our migrants who did not teach their children well, as some people who do not know at all the realities of the Italians around the world believe because basically their priority was always to start a new life, and therefore this education was not an essential priority, but of our system of promotion and our way of seeing the world that deceived us into believing something that is not true at all, the “the whole world knows…”.