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Italiani nel Mondo

I De Filippo, Napoli e gli emigrati italiani— The De Filippo family, Naples and Italian migrants

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di emigrazione e di matrimoni

I De Filippo, Napoli e gli emigrati italiani

Nella prima parte di questa trilogia di articoli abbiamo spiegato come fiction e film della RAI (LINK) potrebbero dare un contributo fondamentale, non solo per promuovere la nostra Cultura ed il turismo in Italia nel mondo, ma anche per spiegare ai discendenti dei nostri emigrati perché i loro avi hanno lasciato il paese e come l’Italia è cambiato in questi anni.

In quell’articolo abbiamo fatto una domanda ai nostri lettori prima di leggere questa parte: Quanti all’estero sanno chi fossero e cosa fecero Eduardo, Peppino e Titina De Filippo? Questi sono i protagonisti del film “I Fratelli De Filippo”, il soggetto di questo articolo.

La risposta alla domanda è semplice e sarà sicuramente disarmante per gli italiani in Italiani: poco o niente.

Questo malgrado il fatto che i De Filippo, e anche il padre, il celebre drammaturgo e attore partenopeo Eduardo Scarpetta, sono ancora ricordati in Italia. Ed il motivo è semplice, le loro opere ed i film ispirati da loro sono ancora presentati sul palco o trasmessi dalle reti televisive italiane, statali e private, e quindi il ricordo di loro è ancora più che vivo in Italia. Proprio quel che NON succede all’estero.

Senza alcun dubbio Eduardo, Peppino e Titina erano famosi e amati dai nostri emigrati nei tre decenni dopo l’ultima guerra mondiale, ma ora, se sono ancora sulla terra, questi sono nonni, se non addirittura bisnonni, ed i nostri addetti ai lavori dovrebbero chiedersi perché i loro figli, nipoti e pronipoti non conoscono non solo i tre De Filippo e altri personaggi fondamentali della nostra Cultura, ma nemmeno l’Italia tranne i paesi dei loro nonni, bisnonni, se ci sono mai andati, e ovviamente, Roma, Firenze e Venezia.

Infatti, negli anni dalla loro partenza i ricordi dell’Italia e la loro consapevolezza di figli/discendenti del motivo per cui i loro avi sono emigrati sono mutati, se li hanno mai saputi, e dunque spesso non riflettono la realtà dell’epoca, come anche le loro idee sono condizionate da film e fiction televisivi italiani che spesso presentano una visione molto limitata del nostro paese. Una visione che viene trasmessa all’estero senza dare al pubblico internazionale il contesto dei programmi che aiuterebbe il pubblico nel mondo a capirli meglio.

Per di più, questa situazione esiste anche perché la nostra lingua, la nostra Cultura e la nostra Storia non sono insegnate alle scuole all’estero.

E se i discendenti ne sanno poco o niente è ovvio che il pubblico non-italiano ne sa ancora meno…

Quindi, per capire meglio questi aspetti parleremo del bellissimo film “I Fratelli De Filippo” dell’attore/regista Sergio Rubini trasmesso da RAI 1 in Italia il 29 dicembre (una scena nel filmato sotto) con grande successo sia di pubblico che di critica.

Questa storia dimostra benissimo aspetti della società italiana di allora, e non solo nel sud, che hanno condizionato, se non addirittura costretto, milioni di nostri parenti e amici a cercare una vita nuova all’estero.

Per i motivi spiegati sopra speriamo che nella sua trasmissione all’estero la RAI avrà l’accortezza di presentare in anteprima un programma, che spieghi al suo pubblico mondiale soprattutto le opere di questi personaggi e quindi perché sono importanti per la nostra Cultura. E questo vale anche per molti altri film, fiction e documentari che la Rai trasmette all’estero, oppure vende ad altre reti internazionali, televisive e cinematografiche.

Come il film dimostra fin troppo bene, la loro vita famigliare era difficile perché benché figli di Eduardo Scarpetta, la madre non era sua moglie, Rosa De Filippo con cui ha avuto altri figli, bensì della nipote di lei Luisa De Filippo. Il pubblico vede le difficoltà di quella vita, come la scena del cameriere di Scarpetta che porta gli avanzi della famiglia ufficiale a “l’altra famiglia”. E, ancora di più, il simbolo dell’ascensore del palazzo il cui uso era limitato esclusivamente agli Scarpetta per cui i De Filippo dovevano salire le scale per arrivare al piano dello “zio”/ padre. E senza dubbio aspetti di questa vita, come anche della Napoli in cui sono cresciuti, appaiono nelle loro opere.

Lo spazio non ci permette di presentare per bene le loro opere perciò suggeriamo ai nostri lettori all’estero che non li conoscono, di leggere questo link per avere un’idea non solo della loro fama, ma anche dell’altro personaggio che sarà trattato nel prossimo articolo.

Il filmato sotto è una delle poche volte che i due fratelli hanno lavorato insieme in un film. Il film è “Ferdinando 1° re di Napoli” del 1959, regia di Gianni Franciolini. È più che giusto che Eduardo interpreti Pulcinella, la maschera per eccellenza di Napoli, in ribellione contro il re del titolo, interpretato da suo fratello, perché i due fratelli avevano un rapporto a dir poco burrascoso come il film di Rubini fa capire. E non c’è bisogno di capire il dialetto napoletano per vedere quanto sia teatrale la loro interpretazione. E non abbiamo dimenticato Titina che appare anche lei in questo film, purtroppo non siamo riusciti a trovare una scena con tutti e tre insieme.

E proprio una delle scene milanesi ci presenta il personaggio italiano che sarà il soggetto del prossimo articolo. Al contrario dei De Filippo questo personaggio è molto conosciuto dal pubblico mondiale perché ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura, Luigi Pirandello, le cui opere sono ancora rappresentate in tutto il mondo.

La scena soggetto dell’articolo viene da un film del 1983 tratto dal suo racconto più famoso, “La Giara” e questo episodio del film ci fa vedere le condizioni nel nostro paese all’epoca che troppi in Italia oggigiorno hanno dimenticato, cioè che fino a non tanti anni fa il paese che è ora tra i primi paesi industrializzati nel mondo, era ancora in effetti una società feudale in molte regioni, e non solo nella Sicilia di Pirandello.

 

di emigrazione e di matrimoni

The De Filippo family, Naples and Italian migrants

In the first part of this trilogy of articles we explained how TV series and films on RAI (LINK) could give a fundamental contribution not only to promoting our Culture and tourism in Italy around the world but also to explain to the descendants of our migrants why their forebears left the country and how Italy has changed over the years.

In that article we asked our overseas readers a question to consider before they read this part: How many people overseas who Eduardo, Peppino and Titina De Filippo were and what they did? These are the protagonists of the film “I Fratelli De Filippo” (The De Filippo family), the subject of this article.

The answer to the question is simple and will surely be disarming for the Italians in Italy; little or nothing.

This despite the fact that the De Filippo family and also their father, the famous Neapolitan playwright Eduardo Scarpetta, are still remembered in Italy. And the reason is simple, their works and the films inspired by them are still presented on the stage and broadcast by Italy’s State and private TV networks and therefore their memory is more than alive in Italy. Precisely what does NOT happen overseas.

Without any doubt Eduardo, Peppino and Titina were famous and beloved by our migrants of the three decades after the last world war but today, if they are still on this Earth, they are grandparents if not great grandparents and our workers in Culture should ask themselves why their children, grandchildren and great grandchildren do not know not only the two de Filippo brothers and sister and other essential people of our Culture but not even Italy except for their parents’, grandparents’ and great grandparents’ towns, if they have ever gone there, and of course Rome, Florence and Venice.

In fact, in the years since their departure the memories of Italy and the awareness of the children/grandchildren of the reasons why their forebears migrated have changed, if they ever knew them, and therefore they often do not reflect the reality of the times, just as their ideas are also conditioned by Italian films and TV series that often present a very limited vision of our country. A vision that is given overseas without giving the international audience the context of the programmes that would help the worldwide audience to understand them better.

Moreover, this situation exists also because our language, our Culture and our history are not taught in schools overseas.

And if the descendants know little or nothing it is obvious that the non-Italian public knows even less…

Therefore, in order to better understand these aspects we will talk about the wonderful film “II Fratelli De Filippo” by the actor/director Sergio Rubini broadcast by RAI 1 in Italy on December 29 (a scene in the video below) with great success with both the audience and the critics.

This story perfectly shows aspects of Italian society at the time, and not only in the south, which conditioned, if not forced, millions of our relatives and friends to seek a new life overseas.

For the reasons explained above we hope that when it is broadcast overseas that RAI will have the foresight to present a preview programme that explains to its international audience above all the works of these people and therefore why they are important for our Culture. And this also applies to many other films, TV series and documentaries that RAI broadcasts overseas or sells to other international TV and cinema networks.

As the film shows all too well, their family life was difficult because although they were the children of Eduardo Scarpetta, their mother was not his wife Rosa De Filippo with whom he had other children but her niece, Luisa De Filippo. The audience sees the hardships of that life, such as the scene of Scarpetta’s waiter taking the leftovers of the official family to the “other family”. And, even more, the symbol of the elevator of the building with its used limited exclusively to the Scarpetta family for which the De Filippo family had to climb the stairs to reach the floor of their “uncle”/father. And undoubtedly aspects of this life, as well as of the Naples in which they grew up, show up in their works.

Space does not allow us to present their works properly therefore we suggest that our overseas readers who do not know them to read this link to have an idea not only of their fame but also of the other person who will be the subject of the next article. 

The video below shows one of the few films in which the two brothers worked together in a film. The film is the “Ferdinando 1° re di Napoli” (Ferdinand the 1st, king of Naples, 1959) directed by Gianni Franciolini. It is more than right that Eduardo plays Pulcinella, Naples’ mask par excellence, who rebels against the King of the title played by his brother, because, as the Rubini film shows, the two brothers had a stormy relationship, to say the least. And there is no need to understand the Neapolitan dialect to see how theatrical their interpretation is. And we have not forgotten Titina who also appears in this film but unfortunately we were unable to find a scene with all three together.

And as far as our emigrants are concerned, the film shows perfectly the conditions in Naples that forced them to look for a new life other countries. Even Eduardo took this step to Milan and the scenes set that city let us understand the prejudices of the Milanese towards the new southern residents that in the end forced Eduardo to return to his hometown where he wrote the screenplay for a film based on these experiences, “Napoletani a Milano” (Neapolitans in Milan, 1953).

It was one of the scenes set in Milan that presents to us the person who will be the subject of the next article. Unlike the De Filippo family this person is very well known to the international audience because he was awarded the Nobel Prize for literature, Luigi Pirandello, whose works are still performed around the world. 

The scene that is the subject of the article is from a 1983 film taken from his most famous short story, “La Giara” (The Jar) and this episode from the film lets us see the conditions in our country at the time that too many people in Italy today have forgotten, that is that until not many years ago the country that is now one of the most industrialized countries in the world was still in effect a feudal society in many regions and not only in Pirandello’s Sicily.