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Pericolo Coronavirus: qual è il punto della situazione

By 7 Febbraio 2020 No Comments

Analisi sullo stato attuale del flagello di Wuhan

di Francesco De Blasi

Oltre un mese è già trascorso da quando la nuova malattia ha iniziato la sua veloce ed incessante avanzata. Nell’arco di questo breve tempo, troppe e confusionarie sono state le ipotesi elaborate. Astenendoci da fantasie e complottismi vari, in questo articolo, cercheremo di fare il punto della situazione su quella che potrebbe rivelarsi la peggiore epidemia delle ultime generazioni.

31 Dicembre 2019: città di Wuhan, provincia dell’Hubei, Cina. Viene notificato un focolaio di polmonite ad eziologia non nota.

Il primo campanello d’allarme. Una forma virale di polmonite sconosciuta comincia a propagarsi nella cittadina orientale. Vista la natura aliena della patologia, ed il numero crescente di contagiati, gli interessati vengono interpellati sugli spostamenti effettuati nei giorni antecedenti ai malori. Tutti, nessuno escluso, riferiscono o di aver frequentato un luogo ben specifico, oppure di essere stati a contatto con persone che hanno “bazzicato” il medesimo.


Il luogo in questione? Il Wuhan South China Seafood City Market.  A parte il governo Cinese ed i complottisti, nessuno è sorpreso. Le condizioni igienico-sanitarie sfoggiate da tali mercati, sia ittici che non, sono degne dell’incipit del migliore film di zombie. Animali ammassati in gabbie, feci, sporcizia, e carcasse appese in bella vista per le strade del mercato. Dovranno passare solo pochi giorni, perchè gli scienziati abbiano conferma del più grande dei loro timori.

9 Gennaio 2020: grazie ai risultati delle prime analisi, ormai non vi è più alcun dubbio.

Il China CDC, ovvero il Centro per il controllo delle malattie della Cina, riferisce di aver accertato un nuovo membro della famiglia Coronavirus, il 2019-nCoV. In quel di Wuhan scatta l’allarme, ma troppo tardi. I casi che vengono registrati si moltiplicano in maniera esponenziale. Il virus dilaga prima tra centinaia di residenti, ma ben presto, i contagiati raggiungono le migliaia. La paura cresce, ed il virus si manifesta in tutta la sua violenta epidemicità.

Ma non è la prima volta che l’umanità deve far fronte alla ben conosciuta famiglia Coronaviridae, di cui rammentiamo l’esistenza di altri 7 ceppi in grado di contagiare l’uomo. Inoltre, negli anni, altre piaghe oltre i Coronavirus hanno colpito i nostri fragili sistemi immunitari. Tra queste, si annoverano la febbre suina del 2009 (A/H1N1) che causò in quel momento ben mezzo milione di morti in tutto il mondo, o la ancor più famosa SARS  del 2003 (Severe Acute Respiratory Syndrome), che prende il nome appunto dai sintomi ad essa legati, e che ha avuto un tasso di mortalità di oltre il 10 % dei casi. Devastante.

Prendendo atto che l’attuale 2019- nCoV ha all’effettivo un tasso di mortalità inferiore rispetto ad altri ceppi, cosa lo rende più pericoloso dei suoi simili? Ad oggi, probabilmente, la cattiva gestione che c’è stata nell’affrontare il problema legato alla sua alta trasmissibilità.

Il 2019-nCoV, ha una trasmissibilità degna delle migliori malattie virali. Basta un contatto, anche se minimo con un contagiato, ed ecco che subito il virus prende il suo posto all’interno del malcapitato ed inconsapevole anfitrione. Il fatto che ad inizio focolaio non ci sia stata una trasparenza comportamentale da parte di chi ha gestito in primis l’emergenza, ha fatto sì che il virus si propagasse a macchia d’olio. 

Sin dai primi giorni, le notizie trapelate dall’oriente sono state distorte, mozzate, e parrebbe addirittura insabbiate. Complice la rete di divulgazione mediatica Cinese, famosa per la sua bieca omertà nei confronti della libera e corretta informazione. Questo comportamento, ha portato i più fantasiosi a spingersi su congetture complottistiche che spaziano da esperimenti militari in laboratori segreti cinesi, sino ad attacchi filo-terroristici di qualche “competitor”, invidioso della crescita economica del paese, che nonostante i cali degli ultimi tempi, ricordiamo essere la seconda potenza al mondo.

7 Febbraio 2020: Tralasciando le ipotesi da telefilm di controspionaggio,

l’unica certezza è che ad oggi, i numeri effettivi della tragedia restano un mistero ancora da svelare, o quantomeno, questo è ciò che ha lasciato intendere il governo Cinese. Fortunatamente, altri si sono adoperati affinchè il resto del mondo sapesse cosa stia realmente accadendo nel paese dell’anatra alla pechinese. Tramite i portali medico-scientifici che si occupano di monitorare le varie epidemie, ecco a voi i dati effettivi in data 7 Febbraio, ore 13:45.

 

Casi confermati di 2019-nCoV:    31.503

Casi confermati in Europa:           29

Casi confermati in Italia:               3

Decessi da 2019-nCoV:                  638

Qual è infine la situazione in Italia?

Per ora, nulla di allarmante. Dei tre casi confermati, uno è un nostro connazionale, rientrato “d’urgenza” assieme agli altri Italiani che si trovavano in Cina, e risultato positivo al test durante il periodo di quarantena allo Spallanzani di Roma.  Due invece, sono gli ormai famosi turisti cinesi che per giorni hanno girovagato tra le vie della caput mundi, e che da giorni, sono ricoverati anch’essi all’ospedale Lazzaro Spallanzani, ormai “centro di culto” della questione in essere. Gli ultimi aggiornamenti vogliono un peggioramento dello stato di salute della coppia, e questo non può che smentire le voci che volevano il virus come un pericolo solo per anziani e debilitati. Lo stesso medico cinese che lanciò il primo allarme, Li Wenliang, è morto ieri all’età di 34 anni. Una triste ed inconfutabile conferma del reale pericolo che questo Coronavirus presenta.

Intanto, nella tragedia, l’Italia mostra le sue menti più brillanti. Sono nostri difatti i ricercatori che primi al mondo, hanno isolato il ceppo del 2019-nCoV. Solo 48 ore dopo il ricovero dei due turisti cinesi, i virologi dello Spallanzani sono riusciti in quello che nessuno, né in Cina e tantomeno nel resto dei paesi della UE aventi casi di contagio, era riuscito a compiere. Se tutto dovesse procedere per il verso giusto, e nella speranza che il virus non muti nei prossimi giorni, nel giro di due o tre settimane finalmente si potrà avere un vaccino, per la grande gioia di contagiati e case farmaceutiche. Così ci è stato detto. Sempre, e com’è in questi casi, col giusto e lecito beneficio del dubbio.

Vi terremo aggiornati.


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