MARC AUGÉ Football Il calcio come fenomeno religioso

By 9 giugno 2016Arte & Cultura
Uscita: 25 Maggio 2016
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Roma 9 Giugno  – «Per la prima volta nella storia dell’umanità, a intervalli regolari e a orari fissi, milioni di individui si sistemano davanti al loro televisore domestico per assistere e, nel senso pieno del termine, partecipare alla celebrazione dello stesso rituale». Un rito celebrato da ventitré officianti e qualche comparsa davanti a una folla di fedeli che raggiunge talvolta le decine di migliaia di individui ai quali si sommano, davanti agli apparecchi televisivi, milioni di «praticanti a domicilio». Il football, il più popolare tra gli sport di massa, è al tempo stesso pratica e spettacolo, fenomeno sociale che si prolunga nella tensione mai risolta tra professionismo e pratica amatoriale e occasione di riflessione sull’etica del gioco e sulla lealtà tra avversari. Il calcio, spiega l’antropologo , funziona come un fenomeno religioso in cui numerosi individui provano gli stessi sentimenti e li esprimono attraverso il ritmo e il canto. Gli stadi diventano così luoghi di senso, di controsenso e di non senso, simboli di speranza, di errore o di orrore, in cui si compiono ancora i grandi rituali moderni.
SOMMARIO. I. Un fenomeno sociale e antropologico. II. Virtù individuali e spettacolo. III. Professionisti e
dilettanti. IV. Sport popolare ed elitario. V. Un rituale espiatorio. VI. Una nuova religione?
AUTORE. MARC AUGÉ, etnologo e antropologo francese, è stato directeur d’études all’École des hautes études en sciences sociales di Parigi ed è tra i più significativi pensatori contemporanei. Noto per le sue ricerche in Africa occidentale, si è in seguito occupato dei mondi contemporanei e della dimensione cosmopolita che accomuna i
popoli coloniali e l’Occidente. Tra le sue pubblicazioni più note: Un etnologo nel metrò (Elèuthera 2005) e Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità (Elèuthera 1996). Da Raffaello Cortina Editore sono apparsi di recente L’antropologo e il mondo globale (2013), Il tempo senza età: la vecchiaia non esiste
(2014) e Un etnologo al Bistrot (2015).

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