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L’UNESCO e lo “Spirito di Napoli”

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Approvato dai rappresentanti di 194 Stati un documento di orientamento per le azioni successive denominato “Lo spirito di Napoli” durante la conferenza internazionale dell’UNESCO tenutasi a Napoli, alla fine di novembre, per la tutela del patrimonio culturale mondiale nel XXI secolo.

di Alexander Virgili

Al termine della conferenza internazionale dell’UNESCO tenutasi a Napoli, alla fine di novembre, per orientarsi sulle sfide internazionali per la tutela del patrimonio culturale mondiale nel XXI secolo, è stato approvato dai rappresentanti di 194 Stati un documento di orientamento per le azioni successive denominato “Lo spirito di Napoli”. La conferenza è stata un momento di riflessione sul futuro della Convenzione dell’UNESCO del 1972 sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale e della Convenzione del 2003 per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale e sulle loro maggiori sinergie, alla luce dei rispettivi 50 e 20 anni di esistenza.  Il documento riporta la denominazione di Napoli poiché è stato riconosciuto il ruolo ispiratore svolto dalla città nelle risoluzioni per la particolare integrazione e sopravvivenza che a Napoli si registra tra modernità, tradizione, folclore, arte, storia e ambienta naturale vissuti e “usati” quotidianamente e non irrigiditi in forme di conservazione che ne depotenziano la fruibilità museificandoli. La tutela e valorizzazione del patrimonio culturale mondiale, sia materiale che immateriale, è una sfida ardua ma comune a tutte le popolazioni.  Attraverso l’attuazione delle Convenzioni del 1972 e del 2003 nel corso degli ultimi decenni si sono raggiunti risultati importanti contribuendo a un concetto più ampio di patrimonio culturale che includa pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e abilità, trasmesse di generazione in generazione, e testimoniando la ricca diversità del capitale culturale per lo sviluppo sostenibile dei popoli e delle comunità di tutto il mondo.  Si è sottolineato che occorre considerare l’intrinseca interdipendenza tra il Patrimonio culturale immateriale e il Patrimonio culturale/naturale materiale, idealmente da considerare come “Patrimonio umano nel suo complesso“.  Il documento individua una serie di azioni suggerite ai Paesi membri dell’UNESCO, nello specifico si indicano:

  • Salvaguardare il patrimonio culturale – sia materiale che immateriale – e naturale attraverso approcci olistici che comprendano la sua ricca diversità nel suo complesso, promuovendo la parità di accesso e di partecipazione per tutti, nonché basandosi su un nesso rafforzato tra il patrimonio e le comunità locali, poste al centro delle strategie culturali come soggetti interessati e titolari dei diritti.
  • Sensibilizzare sull’importanza di sfruttare l’interconnessione tra natura e cultura al fine di promuovere la sostenibilità ambientale e affrontare l’impatto dei cambiamenti climatici, promuovendo risposte innovative, basate sulla comunità e sulla cultura, alle sfide che i siti del patrimonio devono affrontare, come i rischi di catastrofe e la perdita di biodiversità, con l’obiettivo di salvaguardare le pratiche e le conoscenze locali di adattamento e mitigazione.
  • Garantire il benessere e il sostentamento sostenibile delle comunità locali e delle popolazioni indigene che vivono all’interno e intorno ai siti del patrimonio, valorizzando e sostenendo il loro patrimonio vivente, proteggendo la loro proprietà intellettuale e riducendo i rischi di appropriazione indebita del loro patrimonio.
  • Promuovere un’istruzione di qualità al fine di assicurare che le conoscenze, le competenze, le pratiche, le rappresentazioni e le espressioni siano trasmesse in modo completo, coerente e sostenibile alle generazioni future, promuovendo l’integrazione sistemica del patrimonio culturale in tutte le sue dimensioni, in tutti i contesti educativi formali, non formali e informali.
  • Garantire l’inclusione sociale ed economica attraverso strategie e iniziative di conservazione e salvaguardia del patrimonio, che integrino la prospettiva di genere e promuovano il dialogo e la trasmissione intergenerazionale coinvolgendo i giovani.
  • Rafforzare ed espandere i partenariati al fine di rafforzare le capacità a livello locale, nazionale e regionale di sfruttare la cultura come vettore di inclusione sociale, crescita economica e occupazione e come potente forza di trasformazione per lo sviluppo sostenibile, la resilienza e la costruzione della pace.
  • Sostenere l’integrazione sistemica della cultura nell’azione umanitaria, nelle strategie di sicurezza e nei processi di costruzione della pace, in linea con la risoluzione 2347 (2017) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riconoscendo l’importanza del patrimonio culturale per la pace e la sicurezza.
  • Sviluppare e attuare politiche turistiche sostenibili che diano priorità alla salvaguardia del patrimonio nel suo complesso, sfruttandone il potenziale all’interno e intorno ai siti del patrimonio, anche integrando il patrimonio immateriale nella pianificazione e nella gestione del turismo e fornendo soluzioni intelligenti per affrontare le sfide dell’eccesso di turismo.
  • Incoraggiare un dialogo sostenuto e costruttivo tra le diverse parti interessate in tutte le fasi dei processi di candidatura relativi ai meccanismi di iscrizione delle Convenzioni del 1972 e del 2003, anche tra gli Stati parte, gli organi consultivi e di valutazione e il Segretariato dell’UNESCO;
  • Favorire un approccio oggettivo, rigoroso e scientifico alla valutazione dei dossier di candidatura da parte degli organi consultivi e di valutazione delle Convenzioni del 1972 e del 2003, rispettando le raccomandazioni tecniche di questi organismi in merito all’esame dei siti e degli elementi;
  • Fornire una maggiore assistenza agli Stati membri sottorappresentati al fine di garantire una Lista del Patrimonio Mondiale più rappresentativa, equilibrata e credibile, con particolare attenzione all’Africa e ai Piccoli stati insulari in via di sviluppo (Small Island Developing States – SIDS), in particolare promuovendo lo sviluppo di capacità ed esplorando approcci innovativi ai criteri di iscrizione.

Conservare e valorizzare il proprio patrimonio locale, quindi, cercando di renderlo promotore di inclusione sociale ed economica; la memoria del tempo è una risorsa da trasmettere da una generazione all’altra rendendola portatrice di dialogo e pace tra le diverse realtà del mondo.

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