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Salute

L’importanza delle cure palliative

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Le cure palliative oggi sono definite come il trattamento del disagio, dei sintomi e dello stress di una malattia grave, che si possono ricevere nello stesso momento in cui si tanno ricevendo cure o terapie mediche per una malattia. 

di Antonio Virgili – pres. comm. Cultura Lidu onlus

Ancora oggi parlare di cure palliative non è facile perché persistono in relazione ad esse vari pregiudizi o forse, semplicemente, diffusa ignoranza.  Già il termine “palliativo”, cui molti sembrano attribuire il significato di falso o inutile, ad esempio nell’espressione “è solo un palliativo”, come dire qualcosa che non aggiunge e non toglie nulla, ovvero quasi inutile, pone delle difficoltà.   

Associare a palliativo il termine “cura” appare ad alcuni ancora meno credibile, perché si ritiene che cura e palliativo siano grosso modo antitetici.  Poi ci si accorge che l’espressione “cure palliative” circola sempre più non solo nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma anche in molti centri medici e di ricerca, dall’Università di Harvard, che nella sua Scuola di Medicina ha addirittura un Centro di Cure palliative, sino al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, riconosciuto come uno dei migliori centri medici specializzati del mondo.  E l’elenco dei centri clinici e di ricerca internazionali nei quali “palliativo” non è accompagnato da un mezzo sorriso di sufficienza, come a volte capita in Italia (ma non solo), è molto lungo.   

In parte la causa di ciò è proprio etimologica, poiché nel latino tardo “palliare” indicava coprire con un pallio (panno, velo), ed è stata contrapposta alla parola “medicina”, che è stata associata a “cura”, che tuttavia non significa soluzione dei problemi ed eliminazione delle cause, infatti nella lingua italiana “curare” non è solo un verbo medico, ma aver cura indica il seguire con attenzione ed interesse.  Ne deriverebbe che la medicina cura, nel senso di risolvere (forse) il problema, il palliativo “copre” e attenua senza curare.  Nella letteratura scientifica internazionale però le cure palliative oggi sono definite come il trattamento del disagio, dei sintomi e dello stress di una malattia grave, che si possono ricevere nello stesso momento in cui si tanno ricevendo cure o terapie mediche per una malattia.   Le cure palliative quindi forniscono sollievo dai sintomi tra cui dolore, mancanza di respiro, affaticamento, costipazione, nausea, perdita di appetito, problemi con il sonno e molti altri sintomi. Possono anche aiutare ad affrontare gli effetti collaterali dei trattamenti medici e farmacologici che si ricevono. Forse la cosa più importante è che le cure palliative possono aiutare a migliorare la qualità della vita della persona destinataria e della sua famiglia. 

   Le cure palliative sono utilizzabili, se non necessarie, per una vasta gamma di disturbi e malattie. Secondo statistiche nordamericane, la maggior parte degli adulti che attualmente usano cure palliative soffre di malattie croniche come malattie cardiovascolari (38,5%), cancro (34%), malattie respiratorie croniche (10,3%), AIDS (5,7%) e diabete (4,6%). Molte altre condizioni possono richiedere cure palliative, tra cui insufficienza renale, malattia epatica cronica, sclerosi multipla, morbo di Parkinson, artrite reumatoide, malattie neurologiche, demenza, anomalie congenite e tubercolosi farmaco-resistente, alcuni disturbi psicologici e comportamentali, ma anche gravidanza e parto, ed altre ancora.  Numerose le ricerche che hanno confermato che le cure palliative riducono molti sintomi senza necessità di ricorrere ai farmaci, anzi sono di supporto per ridurre gli effetti collaterali di alcuni farmaci.  

In Italia con la Legge 15 marzo 2010, n. 38 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, tali cure sono state ufficializzate, con riferimento specialmente ad alcuni tipi di patologie. Il testo di Legge indica che sono “l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti…” (dall’Art. 2).   Per forse intuibili motivi di tipo non strettamente sanitario, in Italia esse sono state orientate e limitate prevalentemente agli interventi relativi al dolore ed ai malati terminali e sono state collocate in ambito medico, sebbene si riconosca che esse sono competenza di equipe multidisciplinari delle quali fanno parte operatori sociali e psicologici ma anche vari altri tipi di esperti non medici.   Questo limite risulterà evidente nel corso degli anni.

Secondo un’indagine dell’OMS relativa alle malattie non trasmissibili, condotta nel 2019 tra 194 Stati membri, risulta che i finanziamenti per le cure palliative erano disponibili in poco più del 60% dei Paesi e solo nel 40% dei Paesi questo tipo di cure ha raggiunto almeno la metà dei pazienti bisognosi.  Sempre secondo l’OMS, oltre alla spesso non adeguata disponibilità economica, che è comune a tutti i tipi di intervento sanitario e sociale, altri ostacoli alle cure palliative includono: la mancanza di consapevolezza tra i decisori politici, gli operatori sanitari e il pubblico su cosa siano le cure palliative e sui benefici che possono offrire ai pazienti e ai sistemi sanitari;  le barriere culturali e sociali, come credenze sulla morte e sul morire;  idee sbagliate sulle cure palliative, come quella che sono riservate ai malati di cancro o alle ultime settimane di vita.  In effetti, i potenziali destinatari di tali interventi non hanno caratteristiche esclusive di età, genere o patologia, non devono essere malati terminali, anche una donna in gravidanza che ottenga un miglioramento del proprio stato attraverso questi interventi può essere un caso importante.    

I medicinali per cure palliative, inclusi quelli per alleviare il dolore, sono inseriti dall’OMS nell’elenco dei medicinali essenziali ed in quello dei medicinali essenziali per i bambini. Le cure palliative sono riconosciute nei mandati e nelle strategie globali chiave sulla copertura sanitaria universale, sulle malattie non trasmissibili e sui servizi sanitari integrati e incentrati sulle persone.   Nel 2014, la prima risoluzione globale in assoluto sulle cure palliative, la risoluzione dell’Assemblea mondiale della sanità WHA67.19, invitò l’OMS e gli Stati membri a migliorare l’accesso alle cure palliative come componente fondamentale dei sistemi sanitari, ponendo enfasi su assistenza sanitaria di base e sulla assistenza domiciliare. Il lavoro dell’OMS per rafforzare le cure palliative si concentra su alcuni obiettivi, in particolare l’integrazione delle cure palliative in tutti i pertinenti piani globali di controllo delle malattie e del sistema sanitario e lo sviluppo di linee guida e strumenti sulle cure palliative integrate tra i gruppi di malattie e i livelli di cura.  Ricordando pure che la maggior parte delle cure palliative non è su base farmacologica.

Oltre all’uso di alcuni farmaci, tra i tipi di cure palliative più diffuse all’estero sono: suggerimenti per migliorare il sonno; esercizi cognitivi, di rilassamento e di respirazione; indicazioni nutrizionali e su esercizi fisici; riflessoterapie; training autogeno; massaggi; naturopatia; meditazione; interventi di supporto psico-sociale e relazionale.  L’augurio è che non solo la medicina, ma tutte le attività terapeutiche, possano acquisire una visione di cura della persona nel senso pieno del termine, piuttosto che limitarsi ad una prevalente, asettica, applicazione di schemi terapeutici standard. Citando il Vocabolario Treccani, curare è: “Fare oggetto delle proprie cure, attendere con premura e diligenza a una persona”.

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