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La dannosa diatriba sui social media tra italiani negli USA e italiani in Italia – The damaging social media diatribe between Italians in the USA and Italians in Italy

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Tempo di lettura: 11 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La dannosa diatriba sui social media tra italiani negli USA e italiani in Italia

Why do “Real” Italians on this page hate Italian Americans?  They seem to be ashamed of us. Cioè, “Perché I “veri” italiani su questa pagina odiano gli italo-americani? Sembra che si vergognino di noi”. E, prima di continuare, bisogna far notare che le virgolette di “veri” si trovano nell’originale.

Abbiamo visto questo post triste su una pagina italo-americana dei social e bisogna dire che ultimamente questo sentimento si trova sempre più spesso su quelle pagine come un segnale preoccupante per chi vuole avvicinare l’Italia alle sue comunità sparse in tutti i continenti.

Il motivo di questo sentimento si trova in un fenomeno che ora sta crescendo su queste pagine, compresa anche la pagina del grande giornale “The New York Times”, quando presenta piatti ispirati dalla cucina italiana. In molti casi, i piatti presentati dagli utenti di queste pagine sono quelli della loro tradizione di famiglia.

In parole povere, si riferisce all’usanza di italiani in Italia di fare il giro di queste pagine per fare commenti, come minimo critici e, nei casi più offensivi, di sdegno e derisione verso i nostri parenti e amici negli Stati Uniti. Spesso dicendo “Come fate a dire che questo sia italiano, non sapete niente del nostro paese”.

Questa situazione peggiora poi con le reazioni arrabbiate degli italo-americani che avevano messo i post, con tanto di foto, sia dei loro piatti, che di altri aspetti della loro vita, per mostrare tutto il loro orgoglio verso le loro origini italiane per poi vederli derisi da forestieri.

La prima reazione a queste interferenze italiane è di chiederci, con quale arroganza e presunzione questi incoscienti in Italia si permettono di entrare nella casa degli altri, perché proprio di questo si tratta, per criticare e deridere le loro tradizioni, e, di conseguenza, i ricordi degli avi?

Questa usanza rischia di annullare le iniziative di gruppi come “The Sons and Daughters of Italy in America” (OSDIA, i Figli e Figlie d’Italia in America e la “National Italian American Foundation” (NIAF, la Fondazione Nazionale Italo-Americana), come anche iniziative in Italia partendo dal Progetto per il Turismo della Radici, ora in fase di progettazione da parte delle Regioni in Italia per fare avvicinare gli italiani all’estero all’Italia.

Gli interlocutori in Italia ovviamente non capiscono che in molti casi gli utenti italo-americani sono discendenti di emigrati italiani NON solo post-guerra, ma addirittura dalla fine ‘800 e inizio ‘900.

Quindi, e in modo del tutto naturale, le loro tradizioni e usanze sono cambiate molto, ma sono sempre di ispirazione italiana. Infatti, nei primi anni, non esistevano ancora molti prodotti italiani all’estero, e allora gli avi dovettero modificare ricette, spesso creando piatti nuovi, ma sempre di ispirazione italiana.

E gli interlocutori in Italia NON tengono in mente questi cambiamenti, mostrando la loro ignoranza anche di tradizioni italiane di altre regioni che ispirarono i piatti.

Un esempio è il “sugo della domenica”, di chiara origine meridionale, che molti discendenti ancora preparano regolarmente, come vediamo nei post dei social. Ed in un caso particolare, questo piatto è la fonte di grande dibattito anche tra gli italo-americani per via di una parola utilizzata da certe comunità.

Come bisogna anche ricordare che molte famiglie italiane negli Stati Uniti decisero di NON insegnare la lingua italiana ai loro figli per aiutarli a diventare americani veri al più presto possibile. Una decisione che ha avuto l’effetto di togliere ai discendenti una parte importante della loro identità italiana.

Inoltre, le scuole americane, come quasi tutte le scuole di tutti i paesi della nostra emigrazione del mondo, NON hanno dato ai figli/discendenti la possibilità di studiare la nostra lingua.

Dunque, è facile capire che l’italiano limitatissimo di questi discendenti non è colpa loro.

C’è una cosa che gli italo-americani potrebbero fare per rendere questa situazione meno scontrosa. Molti di loro utilizzano l’aggettivo “italiano” per descrivere le loro attività e identità, ma sarebbe meglio utilizzare l’aggettivo “italo-americano”, che sarebbe più corretto e in linea con le comunità italiane in altri paesi. Però, molti di loro dicono che è una loro usanza e chiedono che sia rispettata come tale.

E queste sono le considerazioni che gli interlocutori italiani in Italia NON fanno quando decidono di girare le pagine social per fare i loro commenti su quel che gli altri considerano “italiano”.

Allo stesso tempo, i discendenti dei nostri emigrati dimostrano anche che conoscono poco delle realtà dell’Italia di oggigiorno. Le loro impressioni del nostro paese sono basate sui ricordi di discorsi a casa che sentivano da bambini, e anche la loro conoscenza della lingua italiana è limitata a ricordi infantili di dialetti che, nella stragrande maggioranza dei casi, era la lingua parlata dei nostri emigrati.

Purtroppo, in molti sensi questa ignoranza reciproca è ANCHE colpa dell’Italia che ha commesso tre sbagli imperdonabili.

Il primo sbaglio fu per decenni di non voler rendere più facile dare accesso a lezioni d’italiano ai figli/discendenti dei nostri emigrati nei loro paesi di residenza. E quando poi si prese questa decisione era già troppo tardi per moltissimi di loro.

Il secondo sbaglio fu, ed è ancora ricorrente, di NON insegnare la Storia della nostra Emigrazione nel mondo nelle scuole italiane. E questo NON vuol dire statistiche delle partenze, ma della storie vere dei molti milioni di emigrati rappresentate da queste statistiche fredde.

Difatti, in Italia si sa pochissimo delle discriminazioni subite dai nostri parenti e amici all’estero, compresi i loro figli, e in non pochi casi, anche i nipoti. Condizioni che crearono questo vuoto di conoscenza del loro passato italiano.

Il terzo sbaglio fatto del nostro paese è anche di non aver mai fatto abbastanza per far conoscere al mondo l’Italia moderna, per cui molti discendenti pensano al Belpaese come un paese povero, e/o devastato dalla guerra, come i nostri emigrati lasciarono nel corso di oltre 150 anni.

Certo, molti discendenti dei nostri emigrati vengono in Italia per una vacanza per “scoprire” le loro origini. Ma sappiamo che fare il turista non vuol dire capire come si vive in Italia.

Il risultato di questa ignoranza si vede in post che girano regolarmente sulle pagine degli italiani che si riferiscono a cose “italiane” e che non lo sono affatto. Un esempio è la foto sotto che gira da anni sui social italiani come fosse un vestito da sposa italiano, ma in realtà, è un disegno di un noto stilista albanese.

E questo post non è che uno dei molti che dicono di rappresentare prodotti italiani, ma che non lo sono affatto. Un segno preoccupante di come molti non riconoscono i nostri prodotti.

Ma prima di concludere queste considerazioni dobbiamo anche riconoscere che troppo spesso queste pagine utilizzano luoghi comuni nocivi che non fanno altro che diminuire l’importanza del nostro Patrimonio Culturale, ed è ora che, come paese, iniziamo a fornire informazioni ai moderatori di queste pagine per fare capire al mondo che NON siamo SOLO pizza, pasta e Mafia, iniziando proprio dai discendenti dei nostri emigrati, molti dei quali non conoscono la vera grandezza del loro Patrimonio Culturale italiano.

Infine, queste interferenze incoscienti da parte di utenti italiani in Italia, non tengono conto di un fatto non indifferente per il nostro paese.

Gli Stati Uniti d’America sono il nostro mercato internazionale più importante, e questo è grazie proprio alla presenza dei nostri amici e parenti all’estero che non solo comprano i nostri prodotti, ma molti di loro sono anche importatori di questi prodotti.

E questa osservazione vale anche per tutti gli altri paesi con grandi comunità italiane in tutti i continenti.

Ci dispiace trattare questo tema, ma queste interferenze veramente rischiano di danneggiare seriamente i tentativi di aiutare i discendenti dei nostri emigrati ad avvicinarsi al loro paese d’origine.

Un danno non solo ai discendenti, ma anche all’Italia stessa che molto spesso dimentica il ruolo che i nostri emigrati hanno avuto, e continuano ad avere a cominciare dalla Seconda Guerra Mondiale, poi per diventare una delle economie più importanti del mondo e queste interferenze non fanno altro che macchiare l’immagine del nostro paese nella mente dei nostri parenti e amici all’estero.

E chiediamo non solo alle autorità in Italia, ma anche a gruppi come l’OSDIA e la NIAF negli Stati Uniti, di lavorare con le pagine social, innanzitutto per eliminare il problema delle interferenze, e anche per fornire finalmente informazioni attuali del vero stato del nostro paese nelle pagine social degli italiani all’estero, e a tutta la Stampa.

Difatti, questa diatriba social tra italiani e italiani non è solo inutile, è altamente dannosa.

The damaging social media diatribe between Italians in the USA and Italians in Italy

Why do “Real” Italians on this page hate Italian Americans?  They seem to be ashamed of us. And before continuing, it must be pointed out that the “quotation marks” of “Real” is in the original statement.

We saw this sad post on an Italian American page of the social media, and it must be said that lately this sentiment is being found more and more often on those pages, which is a worrying sign for those who want to bring Italy closer to its communities in all the continents.

The reason for this sentiment is found in a phenomenon that has been growing on those pages, also including the page of the great newspaper “The New York Times” when it presents dishes inspired by Italian cooking. In many cases the dishes presented by the users of these pages are those of family traditions.

Simply put, it refers to the habit of Italians in Italy to do the rounds of these pages to make comments, at the very least critical, and in the most offensive cases, comments of outrage and derision towards our relatives and friends in the United States. Often saying, “How can you say this is Italian, you know nothing about our country”.

This situation is then made worse by the angry reactions of the Italian Americans who had put up the posts, complete with photos of both their dishes and other aspects of their lives, all to show the pride in their Italian origins, to then see them mocked by strangers.

The first reaction to this Italian interference is to wonder, with what arrogance and presumption do these foolish people in Italy let themselves enter the homes of others, because this is precisely what this is, to criticize and mock their traditions and, consequently, the memories of their ancestors?

This habit risks nullifying the initiatives of groups such as the Sons and Daughters of Italy in America (OSDIA) and the National Italian American Foundation (NIAF), as well as initiatives in Italy starting with the Turismo delle Radici (Tourism of the Origins), now in the planning phase on the part of the Regions in Italy to bring the Italians overseas closer to Italy.

The interlocutors in Italy obviously do not understand that in many cases the Italian American users are descendants of Italian migrants, NOT just post-war, but even from the late 1800s and early 1900s.

So, and quite naturally, their traditions and customs have changed a lot, but always Italian inspired. In fact, in the early years, there were not yet many Italian products overseas, and so the ancestors had to modify their recipes, often creating new, but always Italian inspired.

And the interlocutors do NOT keep these changes in mind, showing their ignorance even of traditions from other Italian regions that inspired the dishes.

One example is the “Sunday sauce”, of clear southern Italian origin, that many descendants still prepare regularly, as we see on the social media posts. And in a particular case, this dish is the source of much debate amongst Italian Americans due to a word used by certain communities.

It must also be remembered that many Italian families in the United States decided NOT to teach their children Italian to help them become Americans as soon as possible. A decision that had the effect of stripping their descendants of an important part of their Italian identity.

Furthermore, American schools, like the schools of all the countries of our migration in the world, did NOT give the descendants the chance to study our language.

Hence, it is easy to understand that the very limited Italian of the descendants is not their fault.

There is one thing that the Italian Americans could do to make this situation less confrontational. Many of them use the adjective “Italian” to describe their activities and identity, but it would be better to use the adjective “Italian American”, which would be more correct and in line with the Italian communities in other countries. But many of them say that it is their custom and that it be respected as such.

And these are the considerations that the Italian interlocutors do NOT make when they decide to do the rounds of the social pages to make their comments on what others consider “Italian”.

At the same time, the descendants of our migrants also show that they know little of the realities of today’s Italy. Their impressions of our country are based on the memories of discussions they heard at home as children, and also their knowledge of the Italian language is limited to childhood memories of dialects that in the vast majority of cases was the language spoked by our migrants.

Unfortunately, in many ways this mutual ignorance is ALSO the fault of Italy which has made three unforgiveable mistakes.

The first mistake was for decades not wanting to make it easier to give the children/descendants of our migrants easier access to Italian lessons in their countries of residence. And by the time this decision was made, it was already too late for many of them.

The second mistake was, and still is, to NOT teach the history of our Emigration around the world in Italian schools. And this does NOT mean the statistics of the departures, but the true stories of the many millions of migrants represented by these cold statistics.

In fact, in Italy they still know too little of the discrimination suffered by our relatives and friends overseas, including their children. And not infrequently, also the grandchildren. Conditions that created this gap in the knowledge of their Italian past.

The third mistake made by our country is also not having done enough to let the world know modern Italy, so that many descendants think of Italy in terms of the poor and/or war-ravaged country that our migrants left over the course of more than 150 years.

Of course, many of the descendants of our migrants come to Italy for a holiday to “discover” their origins. But we know that being a tourist does not mean understanding how people live in Italy.

The result of this ignorance is seen in posts that regularly do the rounds of the Italian pages that refer to “Italian” things that are not Italian at all. One example is the photo below that for years has been doing the rounds of the Italian social media, and also the Press as a whole, as an Italian wedding dress, but in fact, it is a design by a well-known Albanian designer.

And this post is only one of many that say they represent Italian products, but which are not Italian at all. This is a worrying sign of how many do not recognize our products.

But before concluding these considerations we must also recognize that all too often these pages use harmful stereotypes that do nothing but diminish the importance of our Cultural heritage, and it is time that, as a country, we start providing information to the moderators of these pages to make the world understand that we are NOT ONLY pizza, pasta and mafia, starting precisely from the descendants of our migrants., many of whom do not know the true extent of the Italian Cultural heritage.

Finally, this thoughtless interference by Italian users in Italy does not consider a fact that is not unimportant for our country.

The United States of America is our most important international market, and this is thanks to the presence of our relatives and friends overseas who not only buy our products, but also many of them are also importers of these products.

And this observation also applies to all the other countries with large Italian communities in all the continents.

We are sorry to broach this subject, but such interference really risks causing serious damage to the attempts at helping to bring the descendants of our migrants closer to their country of origin.

This is detrimental not only to the descendants, but also to Italy itself which often forgets the role our migrants had and continues to play in first recovering from the Second World War, and then to become one of the most important economies in the world, and this interference does nothing but tarnish the image of our country in the minds of our relatives and friends overseas.

And we ask not only our authorities in Italy, and groups such as OSDIA and NIAF in the United States, to work with the social media pages, first to eliminate the problem of the interference, and also to finally provide the current information of the true state of our country to the social media pages of the Italians overseas, and to the Press as a whole.

Indeed, this social media diatribe between Italians and Italians is not merely useless, it is highly damaging,

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