Connect with us
Azzera la bolletta

Italiani nel Mondo

Cosa rappresenterà il “turismo delle radici” per i figli/discendenti dei nostri emigrati?— What will “tourism of the Origins” mean for the children/descendants of our migrants?

Published

on

Tempo di lettura: 10 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Cosa rappresenterà il “turismo delle radici” per i figli/discendenti dei nostri emigrati?

Venerdì scorso ho partecipato al Convegno “Quando ti penso ti vorrei tornare” a Bologna che è un passo importante, da parte delle autorità della regione Emilia-Romagna, verso la realizzazione del progetto “Turismo delle radici” che il Ministero degli Affari Esteri ha annunciato e soggetto di un nostro articolo recente.

Quel che ha colpito particolarmente sono state le relazioni di Pierluigi Musarò, Marina Gabrieli, Delfina Licata, Marco Alberio, Marco Fabbri, Luca Bruschi e Andrea Corsini che hanno descritto in modo dettagliato le ricerche fatte tra le comunità estere dell’Emilia-Romagna, in modo particolare le grandi comunità del Brasile e l’Argentina.

E questo giornale si congratula per questa diligenza sia umana che accademica da parte dei ricercatori.

Infatti, un progetto del genere non può avere il successo che noi tutti ci auguriamo senza sapere e capire profondamente le realtà all’estero perché, troppo spesso, in Italia si pensa agli italiani all’estero per luoghi comuni che ignorano i motivi storici cha hanno formato queste comunità nel corso di moltissimi anni.

E ci auguriamo che anche le altre regioni saranno altrettanto attente a fare le dovute ricerche necessarie per fare non un buon, ma un ottimo lavoro…

Inoltre, nell’augurare loro buon lavoro verso la realizzazione del progetto, il sottoscritto ha offerto la propria disponibilità e anche quella della testata verso il progetto finale, e estendiamo questa disponibilità anche alle altre regioni perché solo lavorando insieme potremo fare capire agli innumerevoli figli e discendenti dei nostri emigrati nel mondo, la possibilità di scoprire le loro radici familiari ed infine avvicinare queste comunità all’estero al loro paese d’origine per il bene di tutti, sia in Italia che all’estero…

Però, come ho avuto modo di dire quella mattina, dobbiamo tenere in mente che quando parliamo degli italiani all’estero, che siano emigrati o i loro figli/discendenti, dobbiamo ricordarci sempre che sono anche esseri umani, ciascuno con le proprie idee di quel che cercano nel paese dei loro avi, ma, abbiamo anche l’obbligo di fare capire che quando cerchiamo nel passato spesso non sappiamo quel che troveremo.

E per capire questo dobbiamo partire dai motivi per cui i nostri emigrati hanno lasciato il loro paese di nascita e un commento durante il convegno ha fatto capire questa, per molti, triste e scioccante realtà…

Difatti, nel corso delle interviste con i nostri parenti e amici e parenti all’estero, i ricercatori hanno sentito diversi commenti sull’accoglienza “fredda” di molti parenti in Italia all’arrivo di figli/discendenti dei nostri emigrati. Spesso nemmeno invitati ad entrare in casa.

Purtroppo, questo fenomeno non è raro e dobbiamo riconoscere che potrebbe essere causato da vari fattori che sono stati trattati nel passato da questa rubrica.

Naturalmente, mentre crescevano i bambini in casa e arrivava la domanda “perché siete venuti in (Argentina, USA, Australia, Brasile, UK, ecc., ecc.)? la risposta era sempre “per lavoro”, ma questi commenti sopra dimostrano chiaramente che i genitori, nonni e bisnonni avevano tenuto segreti poi venuti a galla durante visite anni dopo in Italia.

Lo stesso per i rapporti tra i rami di un numero di famiglie per via d’eredità con la decisione, e questa è una vera vergogna, per non dire reato da chi lo ha compiuto, di dividere proprietà in Italia dopo la morte di genitori, ecc., senza nemmeno avvisare i parenti all’estero, tantomeno dividere gli introiti delle vendite.

Ma non vogliamo dire che questi casi siano universali. Ci sono moltissime famiglie con rapporti più che amichevoli e regolarmente vediamo commenti sui social di questo tipo.

Però, gli organizzatori del turismo delle radici dovranno anche capire che bisogna offrire servizi di traduttori, con documentazione, informazioni, ecc., nelle lingue di questi paesi perché il numero di discendenti con una buona conoscenza della nostra lingua è piuttosto basso, semplicemente perché i sistemi scolastici all’estero danno poche possibilità a loro di poter studiare l’italiano.

E c’è anche un aspetto di questo turismo che dobbiamo programmare nel progetto, la voglia di molti dei turisti di fare ricerche all’anagrafe dei loro comuni di origine per poter finalmente preparare un albero genealogico, e quindi i comuni dovranno essere in grado di poterli aiutare in queste ricerche, come, in molte casi, anche le parrocchie che spesso conservano questa documentazione.

Dobbiamo anche cogliere l’occasione dell’arrivo dei “turisti delle origini” per incoraggiare loro, o almeno quelli con tempo per stare in Italia, a studiare l’italiano nel corso dei loro viaggi e magari questo avrà l’effetto di dargli la volontà di continuare questi studi al loro ritorno a casa.

E dobbiamo anche tenere ben in mente che oltre Roma, Firenze, Venezia, che continuiamo a promuovere all’estero, ed i paesini d’origine di questi turisti, i nostri parenti e amici sanno poco o niente dell’enorme numero di attrazioni che si trovano in questa penisola meravigliosa.

Per questo motivo, gli organizzatori del turismo delle radici farebbero bene a trovare accordi con le Ferrovie dello Stato e Italo per permettere loro di visitare anche altre zone per scoprire queste meraviglie, senza dimenticare magari una tessera dedicata a loro che darà accesso a sconti per musei, nazionali, regioni e persino comunali, come anche altri servizi, per avere sconti per i biglietti a mostre d’arte, ecc.

Sappiamo tutto del potere del passaparola per promuovere prodotti di ogni genere e allora nello scoprire le miriadi di attrazioni nel paese i turisti delle radici diventerebbero, a loro turno, altrettanto portavoce delle grandezze del nostro paese che fin troppo spesso sono nascoste dai luoghi comuni che vengono utilizzati quando si parla del Belpaese…

Però, dobbiamo sempre ricordare che il turismo delle radici sarà l’opportunità per i figli e discendenti dei nostri emigrati di poter, finalmente, apprendere e cominciare a capire non solo la parte italiana della loro identità ma anche e soprattutto la vera grandezza del loro Patrimonio Culturale e che non è limitato alla cucina e altri stereotipi come vediamo troppo spesso sulle pagine degli italiani all’estero in ogni paese.

Di turismo delle radici se ne discute da tempo ed è una buona notizia che il Governo nazionale, insieme alla Regioni, abbia cominciato a fare i primi passi verso un progetto serio.

Ma, allo stesso tempo, dobbiamo sperare che i passi saranno con una visione a lungo termine dei benefici, non solo morali e umani di un progetto del genere, ma anche dei benefici concreti che questo progetto darebbe al paese, e non solo economici, perché, come sappiamo da esperienza diretta e personale, troppe persone in giro per il mondo, compresi italiani all’estero, hanno una visione troppa limitata del nostro paese ed è ora che cominciamo, TUTTI INSIEME, a dimostrare al mondo che l’Italia ha qualcosa per tutti, non solo pizza e pasta, ma un Patrimonio Culturale che dovrebbe essere visto per quel che è davvero e non contaminato dai soliti luoghi comuni che ci hanno sempre fatto male.

Ma possiamo dire una cosa sicura sin d’ora, che chi parteciperà al turismo delle radici ritornerà al paese di nascita cambiato in modi che non potranno immaginare prima di partire. E perciò è responsabilità di noi tutti assicurare che torneranno con un senso molto più forte della parte italiana della loro identità…

What will “tourism of the Origins” mean for the children/descendants of our migrants?

Last Friday I took part in a conference “Quando ti penso ti vorrei tornare” (When I think of you I would like to go back) in Bologna which was an important step by the authorities of the Emilia-Romagna region towards the creation of the “Turismo delle radici” (Touring in search of the origins) project that Italy’s Foreign Affairs Ministry announced and the subject of a recent article.

What struck us in particular were the presentations by Pierluigi Musarò, Marina Gabrieli, Delfina Licata, Marco Alberio, Marco Fabbri, Luca Bruschi and Andrea Corsini who described in detail the research carried out amongst the overseas communities of the Emilia-Romagna region, especially the large communities in Brazil and Argentina.

And this newspaper commends the human and academic diligence on the part of the researchers.

Indeed, a project such as this one cannot have the success we all wish for without knowing and deeply understanding the realities overseas because too often people in Italy think about the Italians overseas through the stereotypes that ignore the historical reasons that formed these communities over many years.

And we hope that the other regions will be just as careful to carry out the research necessary for doing not a good but an excellent job…

Furthermore, in wishing them a good job towards the creation of the project, I offered my availability and also that of the newspaper towards the final project and we extend this availability also to the other regions because only by working together will we be able to make the countless children and descendants of our migrants around the world understand the possibility of discovering their family origins and finally to bring these overseas communities closer to their country of origin for everybody’s good, both in Italy and overseas…

However, as I was able to say that morning, we must bear in mind that when we talk about the Italians overseas, whether migrants or the children/descendants of migrants, we must always remember that they are also human beings, each with their personal ideas of what they are looking for in the country of their forebears, but we must also have an obligation to make them understand that when we research the past we often do not know what we will find.

And to understand this we must start from the reasons our migrants left their country and a comment made during the conference made us understand what is a sad and shocking reality for many…

In fact, during the interviews with our relatives and friend overseas the researchers heard a number of comments about the “cold” welcome by many relatives in Italy on the arrival of the children/descendants of our migrants, often not even inviting them into the house

Unfortunately, this phenomenon is not rare and we must recognize that it could be caused by various factors that were covered in the past by this column.

Of course, when the children grew up at home and the question “Why did you come to “Argentina, USA, Australia, Brazil, UK, etc., etc., etc.)?” came up, the answer was always “to work” but these comments above clearly show that the parents, grandparents and great grandparents had kept secrets that then came to light during trips to Italy years later.

The same applies to relationships between the branches of a number of families due to reasons of inheritance with the decision, and this is a true shame, if not a crime by those who committed them, to divide properties in Italy after the deaths of the parents, etc., without even notifying the relatives overseas, much less sharing the proceeds of the sales.

But we do not want to say these cases are universal. There are many families with more than friendly relations and we regularly see comments about this on the social media.

However, the organizers of the tourism of the origins must also understand translation services with documents, information etc. must also be provided in the languages of these countries because the number of descendants with good knowledge of our language is quite low because the school systems overseas give them little chance to be able to study Italian.

And there is also an aspect of this tourism that we must plan in the project, the desire of many to do research the births and deaths registers of the local councils of the towns of origin in order to finally be able to draw up a family tree and therefore the councils must be able to help them in this research, and also in many cases the parishes that often keep this documentation.

We must welcome the occasion of the arrival of the “tourists of their origins” to encourage them, or at least those with time in Italy, to study Italian during their trips and this may have the effect of giving them the desire to continue these studies on their return home.

And we must also bear well in mind that besides the cities of Rome, Florence and Venice which we continue to promote overseas, and the towns of origin of these tourists, our relatives and friends overseas know little or nothing of the enormous variety of attractions which are found in this wonderful peninsula.

For this reason the organizers of the tourism of the origins would do well to find agreements with Italy’s National Railway Company, le Ferrovie dello Stato, and the private railway company Italo, to allow them to also visit other areas to discover these wonders, without maybe forgetting a card dedicated to them which will give them access to cut price entry to national, regional and local council museums, as well as other services to have discounts for entry to art exhibitions, etc.

We all know the power of word of mouth to promote products of every kind and so in discovering the myriad of attractions in the country the tourists of the origins would become in turn just as many spokespersons for the greatness of the country that all too often are hidden by the clichés that are used when talking about Italy…

But we must always remember that tourism of the origins will be the opportunity for the children and descendants of our migrants to finally be able to learn and to start to understand not only the Italian part of their identity but also and above all the true greatness of their Cultural Heritage which is not limited to only cooking and other stereotypes as we see all too often on the pages of the Italians overseas in every country.

Tourism of the origins is a concept that has been discussed for a long time and it is time that the national Government, together with the Regions, and so as a country, we have begun to take the first steps towards a serious project.

But, at the same time, we must also hope that these steps will be with a long term vision of the benefits, not only moral and human, of such a project, but also of the solid benefits, and not only economic, that this projects would give the country because, as we know from direct and personal experience, too many people around the world including Italians overseas, have a vision of our country that is too limited and it is time that we began ALL TOGETHER to demonstrate to the world that Italy has something for everybody, not only pizzas and pasta, but a Cultural Heritage that should be seen for what it really is and not contaminated by the usual clichés that have always hurt us.

But we can also say one thing for sure from right now, that those who will take part in the tourism of the origins will go back to their countries of birth changed in ways they will not be able to imagine before leaving. And so it is the responsibility of all of us to ensure that they go back better than before with a much stronger sense of the Italian part of their identity…

Print Friendly, PDF & Email
Apollo Mini Fotovoltaico
Serratore Caffè

Questo si chiuderà in 0 secondi