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Indipendenza Catalana: sì, no, forse. Poi rinviata

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Il presidente Catalano Carles Puigdemont,ha dichiarato l’indipendenza, che comunque resterà sospesa per aprire un dialogo con il governo spagnolo, che minaccia il “commissariamento.

di Nicola Lacerenza

Lunedì sera dinanzi al parlamento catalano riunito il presidente Carles Puigdemont ha dichiarato l’indipendenza della Catalogna. Una dichiarazione, questa, che ha materializzato un’ipotesi temuta dalla Spagna e dai Paesi Europei, ma attesa dagli “indipendentisti” radunati davanti ad un maxischermo a due passi dal Parlamento. “Giunti a questo momento storico – ha detto Puigdemont- presentando il risultato del referendum al parlamento e ai nostri concittadini, mi faccio carico del mandato di far sì che la Catalogna diventi una Repubblica indipendente.” Parole che hanno infervorato le migliaia di “indipendentisti” riuniti davanti al parlamento e che alcuni giorni fa avevano sognato l’indipendenza vicina. A svegliarli  da questo sogno sono state le parole seguite subito dopo. “Proponiamo che il parlamento – ha precisato Puigdemont- sospenda gli effetti della dichiarazione di indipendenza affinchè nelle prossime settimane si cominci un dialogo.” Una frase che ha letteralmente spento l’entusiasmo di coloro che, fino ad un attimo prima, si erano illusi che la “Repubblica Catalana” fosse già quasi realtà.

A testimonianza di questa delusione ci sono stati moltissimi che si sono allontanati da quel maxischermo per far ritorno a casa, non senza qualche fischio rivolto al presidente catalano. E’ questo il nuovo volto dell’”indipendenza”   catalana. Rimandata. L’immediata disillusione di questi manifestanti è la dimostrazione  oggettiva dei limiti del progetto nazionalista catalano. Minacciare una dichiarazione di indipendenza unilaterale il 1 ottobre e chiedere il dialogo il 10 ottobre, dopo averla dichiarata. C’è da chiedersi se lo spettro di un’uscita dall’Europa e la massiccia fuga di banche e aziende dalla Catalogna non abbiamo messo il presidente “indipendentista” di fronte alle responsabilità politiche  del suo progetto. In effetti il Presidente Puigdemont aveva presentato il referendum del 1 ottobre come un trionfo della democrazia. Eppure nel suo programma per la candidatura non era menzionato alcun referendum sull’indipendenza. Lo stesso Puigdemont aveva presentato il suo progetto come un mezzo per garantire maggiore benessere alla Catalogna. La fuga di banche e aziende, però, non è stata un segnale positivo.

Da parte sua il governo spagnolo mostra di non voler cedere alle richieste d’indipendenza della Catalogna e non riuscendo a comprendere l’attuale posizione del parlamento catalano dopo il discorso del presidente Puigdemont ha lanciato un ultimatum: entro i prossimi cinque giorni chiarisca bene cosa intende fare il governo catalano. Perché, è questo è il significato sottinteso dell’ultimatum, se la Catalogna insisterà sulla “indipendenza”, il governo interverrà come previsto dall’articolo 156, che prevede il “commissariamento”. Nei prossimi giorni si vedrà se si aprirà un dialogo o se si andrà allo scontro.

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