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Il potere degli animali nella cura delle persone fragili: la pet therapy come strumento di benessere

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Il termine “pet therapy”, coniato nel 1964 dallo psichiatra infantile Boris M. Levinson, indica l’utilizzo degli animali da compagnia come supporto nel trattamento di specifiche malattie e fragilità.

di Laura Marà

L’interazione con gli animali ha accompagnato l’essere umano per secoli, ma solo negli ultimi decenni la scienza ha iniziato a indagare sistematicamente il loro impiego terapeutico. Il termine “pet therapy”, coniato nel 1964 dallo psichiatra infantile Boris M. Levinson, indica l’utilizzo degli animali da compagnia come supporto nel trattamento di specifiche malattie e fragilità. In Italia, questa espressione è stata sostituita dal più appropriato “Interventi Assistiti con gli Animali” (IAA), che comprende tre tipologie principali: le Attività Assistite con gli Animali (AAA) a carattere ludico-ricreativo, l’Educazione Assistita con gli Animali (EAA) per finalità educative, e la Terapia Assistita con gli Animali (TAA) per scopi prettamente terapeutici.

Un sostegno scientificamente validato

Le “Linee Guida Nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali”, approvate in Conferenza Stato-Regioni nel 2015, hanno fornito un quadro normativo chiaro per garantire qualità, sicurezza e benessere sia delle persone coinvolte sia degli animali. Studi recenti confermano l’efficacia di questi interventi: la semplice presenza di un animale in contesti stressanti riduce ansia, pressione sanguigna e battito cardiaco, mentre il contatto fisico stimola la produzione di ossitocina e dopamina, ormoni che favoriscono emozioni positive e relazioni sociali.

Testimonianze di rinascita grazie agli animali

Le storie di chi ha sperimentato la pet therapy sono la dimostrazione più tangibile di questo potere terapeutico.
Marta, 35 anni, racconta: «Dopo la perdita di mio padre ero sprofondata in una profonda depressione. Non avevo più voglia di alzarmi dal letto. Poi, grazie a un programma di pet therapy in ospedale, ho iniziato a interagire con un dolcissimo labrador di nome Luna. Ogni volta che la vedevo, sentivo il cuore alleggerirsi. Oggi non solo sto meglio, ma ho adottato un cane tutto mio: mi ha ridato la voglia di vivere.»

Giorgio, 72 anni, ospite di una casa di riposo, aggiunge: «La solitudine era diventata il mio peggior nemico. Da quando il centro ha introdotto la visita settimanale dei cani, ho ritrovato la gioia di parlare, raccontare storie e perfino uscire più spesso dalla mia stanza.»

Una delle testimonianze più toccanti è quella di Elena, madre di un bambino di 8 anni con disturbo dello spettro autistico: «Mio figlio Matteo ha sempre avuto difficoltà a esprimere le sue emozioni, ma da quando abbiamo adottato un gatto, Mirtillo, la sua vita è cambiata. Quando ha delle crisi, basta che Mirtillo gli si avvicini: lo accarezza e si tranquillizza subito. E la cosa più incredibile? Con lui sorride.»

Esperienze dirette e sensibilizzazione

Laura Marà: Anche la vita quotidiana offre occasioni per riflettere su quanto gli animali possano essere preziosi per la comunità. Pochi giorni fa, prima dell’inaugurazione delle panchine solidali dedicate ai ragazzi fragili nel Parco Cerulli di Giulianova, ho portato il mio cagnolino Teddy al parco per fargli conoscere alcuni ragazzi presenti. Una coppia da lontano mi ha fatto segno che i cani non potevano entrare, ma ho spiegato loro che si sbagliavano: le normative locali lo consentono e, anzi, l’iniziativa stessa incoraggiava la presenza degli animali per favorire l’inclusione.

 

La pet therapy negli ospedali: i “dog-tori” in oncologia

La pet therapy sta conquistando sempre più spazio anche in ambito ospedaliero. All’IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna è stato avviato un progetto innovativo: cinque cani addestrati, tra cui shih tzu e jack russell, fanno visita alle pazienti del reparto di Ginecologia oncologica. L’iniziativa, realizzata da Loto Odv e Associazione ChiaraMilla, segue scrupolosamente le linee guida nazionali e vede coinvolta un’équipe multidisciplinare composta da veterinari, educatori cinofili e medici.

Secondo la dottoressa Anna Myriam Perrone, «questi incontri non solo riducono ansia e stress, ma creano un clima più positivo che agevola il lavoro del personale sanitario. Le pazienti sorridono di più, parlano tra loro e spesso aspettano con impazienza il giorno delle visite dei cani.»

Una risorsa preziosa per il futuro

Gli Interventi Assistiti con gli Animali non sono più un esperimento pionieristico: sono una realtà supportata dalla scienza, dalle istituzioni e dalle storie di chi ne ha beneficiato. In un mondo che tende sempre più a isolare le persone fragili, gli animali offrono un ponte naturale verso la comunicazione, la socialità e la serenità emotiva.

La sfida per il futuro sarà ampliare questi progetti, formarne di nuovi in scuole, ospedali e centri di riabilitazione, e sensibilizzare la società a considerare gli animali non come semplici presenze, ma come alleati nella cura.

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