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Il Museo delle bambole di Ravenna, capolavoro di storia e bellezza

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Intervista alla Direttrice e Fondatrice, Graziella Gardini Pasini

Di Francesca Rossetti

marinarettiRoma, 16 novembre – Il Museo delle Bambole di Ravenna è una sorta di Piccolo Mondo Antico nel quale i ricordi del tempo della nonna si snodano dal passato ai giorni nostri, in un affascinante percorso a ritroso nel tempo e nell’infanzia. Ho incontrato la Direttrice e Fondatrice, Graziella Gardini Pasini, ed ecco cosa ci racconta in merito.

Come nasce il Museo delle Bambole e quali collezioni raccoglie?

Il Piccolo Museo delle Bambole e altri Balocchi nasce da una collezione privata (la mia), o meglio una raccolta di bambole da quando giocavo da bambina arricchita – negli anni – da altri pezzi acquisiti, comperati. La raccolta va dal 1850 al 1950 che è chiamato il “Secolo d’oro della bambola”, in quanto in quel periodo la bambola diventa un oggetto di fabbricazione e non oggetto di artigiani. Molte ditte costruttrici vengono fondate proprio in quel periodo. Specialmente in Francia, successivamente in Germania, poi in Italia e un po’ in tutta Europa. In quel periodo le bambole sono di porcellana, molto belle, molto levigate, curate e tutte rifinite a mano. Sono molto importanti e costose. Quindi destinate a bambini appartenenti a un certo ceto, ma anche in queste famiglie le bambine non potevano usare queste bambole come un giocattolo qualsiasi, erano tenute in grande rispetto, erano oggetti più da guardare che con cui giocare. I vestiti erano raffinati, di seta, di pizzo, i capelli erano in genere veri, le scarpe erano di cuoio e pelle, i  corpi erano di legno o di composizione, alcune più raramente erano rivestite di pelle di capretto, perché la morbidezza rassomigliasse alla pelle di un bambino. Successivamente furono impiegati altri materiali. Una grande importanza ebbe la celluloide, un materiale scoperto in America alla fine dell’800 e impiegata in Europa, nel primo 900. Le bambole di questo materiale erano meno fragili, lavabili e poco costose. Avevano capelli stampati, occhi dipinti e in genere venivano vendute nude e quindi erano di gran lunga meno costose”.

 

Quante sono le bambole presenti, chi le ha donate ed a quali periodi appartengono?

Le bambole esposte nel Piccolo Museo delle Bambole e altri Balocchi sono circa un migliaio. Il primo nucleo, che è stato presentato al momento della inaugurazione (dicembre 2006) era composto di circa 300 bambole che si è poi allargato con il tempo. In particolare mi fa piacere ricordare la grande donazione che ho ricevuto da una famiglia genovese (diverse centinaia di pezzi di altissimo livello), questa donazione rappresenta la punta di un iceberg, in quanto in questi 9 anni di apertura del museo stesso sono stati tanti i privati che hanno donato alcuni pezzi, forse riconoscendo implicitamente il valore nazionale e internazionale del museo stesso. La maggior parte delle bambole che sono state donate al museo negli anni sono state contrassegnate, con il nome della famiglia che ha effettuato la donazione (Accame). Le bambole esposte in via Fantuzzi a Ravenna, in un vecchio palazzo ravennate, appartengono al periodo 1850-1950”.

 Quali altri giocattoli sono presenti e di quali epoche?

L’epoca è la stessa. Ci sono molti corredi delle bambole, quindi tutto quello che serve per giocare con le bambole, piatti, suppellettili, mobilia, ect ect, Poi ci sono anche tutta una serie di giocattoli maschili: da un’automobile a pedali francese (1908),  cavalli a dondolo, giocattoli di latta. Il Museo è anche completato da circa 500 libri della letteratura per l’infanzia dello stesso periodo della fabbricazione delle bambole. Poi c’è il settore scolastico, quaderni, libri di testo e altro materiale che si usava a scuola. Importante anche la sezione di bambole del mondo: tutti i cinque continenti sono rappresentate. Dal Messico al Giappone, dalla Mongolia, Australia, Nuova Zelanda, Brasile, Lapponia, Inuit e molti altri”.

  Per le scuole si tengono visite e conferenze? Con quali storici collaborate?

Le visite sono tutte gratuite. Da circa un anno il Museo ha aperto una collaborazione con la Fondazione della Banca del Monte che “sponsorizza” tutte le visite collegate agli istituti scolastici. Le scolaresche vengono accompagnate in queste visite (su prenotazione) in un percorso culturale che di fatto diventa una lezione non solo sulla storia della bambola, ma sulla storia dei giochi per i bambini, sul costume e quindi anche sulla società italiana di quel periodo. Ogni anno, a seconda delle ricorrenze, sono poi state realizzate mostre ad hoc come quella sull’Unità d’Italia, una sul Giappone (festa delle bambole in occasione della festa del pesco fiorito), i giocattoli di latta. Particolare successo aveva anche riscosso l’esposizione di un ricchissimo presepe napoletano del 700 durante un Natale di qualche anno fa. Il Museo ha aperto collaborazioni e interscambi culturali con altri Musei europei, fra cui quello di Parigi, che è uno fra i più importanti del mondo”.

Per info su visite e collezioni: http://www.museodellebambole.it/

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