Italiani nel Mondo

Il Luogo della Cultura: La Scuola – The Place of Culture: School

By 14 Novembre 2020 Novembre 23rd, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il Luogo della Cultura: La Scuola

Senza alcun dubbio il luogo che fornisce le basi per apprezzare la Cultura è la scuola.

Quando parliamo degli italiani all’estero, e in modo particolare dei figli e i discendenti dei nostri parenti e amici all’estero, dobbiamo tenere ben in mente un aspetto della loro vita che è determinante se vogliamo davvero non solo promuovere la nostra Cultura all’estero, ma anche e soprattutto per fare capire ai giovani di discendenza italiana la vera grandezza del loro patrimonio culturale e famigliare.

Questo tratta non solo gli aspetti linguistici senza i quali non potrebbero capire fino in fondo questo patrimonio, ma anche altri aspetti che sono sempre stati ignorati, in entrambi i sensi della parola, nel programmare la promozione della nostra lingua e Cultura all’estero.


Allora diamo un’occhiata a questa aspetto fondamentale della vita per renderci conto che per realizzare veramente le belle parole che sono state scritte e dette da politici e addetti ai lavori in Italia riguardo gli italiani all’estero, bisogna prima capire le scuole dei paesi di residenza degli emigrati italiani.

Lingua

Senza alcun dubbio il luogo che fornisce le basi per apprezzare la Cultura è la scuola. Nel corso della vita scolastica, in questo articolo tralasciamo il percorso universitario, dobbiamo avere ben in mente che, per quel che riguarda la Cultura italiana, all’estero mancano quasi totalmente riferimenti all’Italia, tranne in circostanze specifiche.

È fin troppo ovvio che il primo fattore che dobbiamo sempre ricordare è che nella quasi totalità delle scuole all’estero si parla sono nelle lingue locali. E dobbiamo anche capire che in alcuni paesi esistono più lingue, come il Belgio con due lingue, allora la priorità è di insegnare queste lingue prima di altre. Nel caso specifico della Svizzera che ha quattro lingue ufficiali, abbiamo la fortuna che una di queste sia proprio l’italiano, ma non viene trattato nello stesso modo in tutti i cantoni e non ha certamente la diffusione nel paese del francese e il tedesco.

Questo fattore mette in difficoltà gli sforzi per poter insegnare la nostra lingua all’estero. Perciò, quando parliamo di insegnare l’italiano all’estero gli sforzi devono essere indirizzati per fare entrare l’italiano come una delle scelte per la seconda lingua nelle scuole di tutte le categorie.

Per questo dobbiamo avere i consigli e avvalerci delle esperienze di insegnanti e autorità dei luoghi, per sapere come poterlo fare nel miglior modo possibile in ciascun paese. Ma non possiamo farlo senza la partecipazione attiva, massiccia, e soprattutto fisica, di questi esperti a manifestazioni come gli Stati Generali della lingua Italiana.

Solo così potremo formulare progetti davvero fattibili per poter inserire la nostra lingua nei curriculum scolastici in giro per il mondo.

Il materiale

Inoltre, le nostre autorità in Italia devono capire che il materiale didattico fornito agli insegnati e gli studenti deve essere adatto alle esigenze di questi studenti e non essere semplicemente libri italiani di un certo livello.

Il materiale non solo deve tenere vivo l’interesse degli studenti, ma deve anche essere in grado di superare i loro naturali timori verso una lingua che quasi sempre è molto diversa di quella che parlano ogni giorno.

Allora i libri non solo devono essere idonei alla loro età, ma anche capaci di tenere la loro attenzione, ma, e meglio ancora, capaci di istillare in loro l’inizio di una passione vera per il loro patrimonio culturale famigliare personale che li spingerebbe a continuare a voler saperne sempre di più del paese dei loro genitori, nonni e bisnonni.

Per questo motivo la mancanza dell’editoria italiana a manifestazioni come gli Stati Generali è un vero mistero perché è proprio il ramo della nostra industria che ha bisogno di vendite all’estero per superare un periodo di crisi.

E ora dobbiamo fare altre osservazioni delle scuole degli altri paesi.

Non solo lingua

Vorrei iniziare questo capitolo con un riferimento personale. Da quando mi sono trasferito in Italia guardo regolarmente il quiz televisivo della RAI, “L’Eredità”. Per chi all’estero non lo conosce, come tutti i quiz si basa sulla conoscenza generale del concorrente, ma la prova finale si basa specificamente sulla conoscenza della lingua italiana per poter legare insieme cinque parole solo apparentemente sconnesse.

In Australia ho fatto quel che in Italia sarebbe il liceo classico, e sin dal mio primo viaggio in Italia quasi 50 anni fa ho cercato di leggere e di sapere il più possibile della Storia e la Cultura italiana, ma nel cercare di rispondere alle domande del quiz e la prova finale, che ogni sera considero una sfida personale, mi rendo sempre più conto delle lacune create dal sistema scolastico del mio paese di nascita verso l’Italia.

Naturalmente la scuola di qualsiasi paese tratta la storia e la Cultura di quel paese. In paesi come l’Australia, ma anche in Sud America e altri continenti, la Storia e certi aspetti della Cultura sono legati alle ex potenze coloniali. Quindi, nel caso australiano i riferimenti sono legati alla Cultura britannica, mentre in altri paesi a quella francese, o spagnola, oppure portoghese, e così via.

In tutti gli anni di scuola in Australia abbiamo letto solo due libri di autori non anglosassoni, entrambi francesi, di Camus e Stendhal in traduzione. Naturalmente, nella Storia abbiamo studiato l’Impero romano, e la partecipazione italiana alle due guerre mondiali e qualche parola del Risorgimento. Tranne questi e qualche riferimento al Rinascimento per via di personaggi come Michelangelo, Leonardo e gli altri grandi artisti, come anche riferimenti a scienziati fondamentali a livello mondiale, come Galileo, Volta e Marconi, abbiamo saputo poco o niente di moltissimi aspetti della Storia e la cultura d’Italia.

Allora, a scuola i figli o discendenti di emigrati italiani non hanno i mezzi di poter conoscere il proprio passato. Per alcuni di loro questi pochi cenni sono abbastanza per voler saperne di più. Per altri la scintilla che ha dato il via al fuoco interno è stato il primo viaggio in Italia e la scoperta di un mondo totalmente diverso dei paesini di origine descritti dai genitori o nonni, che per molti emigrati italiani era l’unica immagine che avevano del loro paese prima di dover partire per farsi una vita nuova all’estero.

Queste sono solo alcune considerazioni che abbiamo l’obbligo di fare se davvero vogliamo formulare un programma serio per la diffusione della nostra lingua all’estero e, come conseguenza, finalmente promuovere nel modo giusto e più efficace la nostra Cultura nel mondo.

Italia

Naturalmente, le basi per fare questo programma sono in Italia. È nell’interesse del paese, non solo per motivi di prestigio nazionale, ma perché abbiamo davvero bisogno degli introiti che verrebbero, aumentando i turisti culturali nel paese che fino ad ora conoscono solo in modo generico Roma, Firenze e Venezia.

Ma per fare questo programma abbiamo bisogno della partecipazione dei nostri parenti e amici all’estero, in modo specifico quelli coinvolti non solo nella scuola, ma in ogni aspetto di Cultura per poterci guidare su come attirare, come il primo passo, i figli e discendenti dei nostri emigrati, per poi sapere attirare i loro amici non italiani per scoprire la gloria vera del Patrimonio Culturale più grande del mondo che, per motivi legati anche al nostro atteggiamento del passato, non è conosciuto e apprezzato al mondo come tale. 

Mentre scrivo queste parole sento nella mia mente le proteste di chi dice che non abbiamo i mezzi economici per poterlo fare e la risposta è semplice.

La Cultura italiana deve essere considerata allo stesso modo di un’industria che ha il potenziale di diventare la nostra industria più importante. E come tutte le industrie la Cultura ha bisogno di investimenti per poter ampliare e ristrutturare per attirare i clienti per i nostri prodotti che abbiamo per tutti i gusti.

Lo facciamo ogni anno con molte industrie, allora perché non lo facciamo per la Cultura?

E per fare questo dobbiamo partire dal luogo vero della Cultura che ci insegna a capire e apprezzare il nostro bene più grande e importante, cioè la scuola. E non dobbiamo farlo solo in Italia, dobbiamo capire di dover iniziare anche con le scuole all’estero dove ci sono i figli e discendenti dei nostri parenti e amici emigrati.

Ed infine dobbiamo anche capire che, come tutti gli investimenti importanti, i risultati non vengono immediatamente e che, con progetti a lungo raggio e termine, tanto meglio prepariamo il terreno e più grandi saranno il frutto e gli effetti di questo programma.

di emigrazione e di matrimoni

The Place of Culture: School

Without any doubt the place that provides the basis for appreciating Culture is the school.

When we talk about Italians overseas, especially the children and descendants of our relatives and friends overseas, we must bear well in mind an aspect of their lives that is crucial if we really want to not only promote our Culture overseas but also and above all to make the young people of Italian origin understand the true greatness of their cultural and family heritage.

This aspect deals not only with linguistic matters, without which they would not be able to fully understand this heritage, but also the other matters that are always ignored or not known when we programme the promotion of our language and Culture overseas.

So let us take a look at this essential aspect of life to make us realize that to truly make the beautiful words that have been written and said by politicians and experts in Italy concerning the Italians overseas come true that we must first understand the schools in the countries of residence of Italian migrants.

Language

Without any doubt the place that provides the basis for appreciating Culture is the school. During life at school, in this article we will not think about university, we must bear well in mind that, as far as Italian Culture is concerned, references to Italy are almost totally missing overseas, except in specific circumstances.

It is all too obvious that the first factor that we must remember is that in nearly all the schools overseas only the local languages are spoken. And we must also understand that in some cases there is more than one language, such as Belgium with two languages, so the priority is to teach these languages before the others. In the specific case of Switzerland where there are four official languages, we are lucky that one of them is Italian but it is not treated in the same way in all the Cantons and is certainly not as widespread as French and German.

This factor causes difficulty for the efforts to teach our language overseas. Therefore, when we speak about teaching Italian overseas these efforts must be directed towards making Italian become one of the choices as a second language in schools of all the categories.

For this reason we must have the advice and use the experience of the teachers and authorities in these places to know how to be able to do this in the best way possible. But we cannot do this without the active, heavy and above all physical participation of experts in events such as the Estates General of the Italian Language.

Only in this way will we be able to set up truly feasible projects in order to include our language in the school curricula around the world.

The material

Furthermore, our authorities in Italy must understand that the educational material supplied to teachers and students must be suitable for the needs of these students and not be simply Italian books of a certain level.

The material must not only keep the attention of the students but must also be able to overcome their natural fear of a language that almost always is very different from what they speak every day.

So the books must not only be suitable for their age but also able to keep their attention and, better still, capable of instilling in them the start of a real passion for their personal cultural and family heritage that would encourage them to continue to want to know more and more about the country of their parents, grandparents and great grandparents.

For this reason the absence of Italian publishers at events such as the Estates General is a real mystery because this is precisely the branch of our industry that needs overseas sales to overcome this period of crisis.

And now we must make other observations about the schools in other countries.

Not only language

I would like to start this section with a personal reference. Since I moved to Italy I have regularly watched RAI TV’s quiz “L’Eredità” (The Heritage). For those readers overseas who do not know it, like all quizzes the show is based on the contestants’ general knowledge but the final challenge is based specifically on knowledge of the Italian language to be able to tie together five words that are only apparently unconnected.

In Australia I went to what in Italy would be the liceo classico (Classical High School) and since my first trip to Italy almost 50 years ago I tried to read and know as much as possible about Italy’s history and Culture but when I try to answer the quiz’s questions, which every evening I consider a personal challenge, I realize more and more the gaps concerning Italy created by the school system of my country of birth.

Of course the schools of any country deal with the history and Culture of that country. In countries such as Australia, and also South America and other continents, the history and certain aspects of the Culture are also of the former colonial powers. Therefore, in the case of Australia the references are to British Culture, while in other countries, it is the French or the Spanish or even the Portuguese and so forth.

In all those years at school we read only two books by non-English language authors, both French, by Camus and Stendhal, in translated versions. Naturally in history we studied the Roman Empire and Italy’s participation in the two world wars and also a few words about the Risorgimento (the unification of Italy). With these exceptions and some references to the Renaissance due to people such as Michelangelo and Leonardo and the other great artists, and also references to scientists who were important internationally such as Galileo, Volta and Marconi, we learnt little or nothing about many aspects of Italy’s history and Culture.

So at school the children or descendants of Italian migrants do not have the means to be able to now their past. For some of them these few hints are enough to want to know more. For others the spark that lit the inner fire was the first trip to Italy and the discovery of a world that was totally different from the small towns of origin described by their parents or grandparents that for many Italian migrants were the only images they had of their country before having to leave to start a new life overseas.

These are only some of the considerations that we are obliged to make if we really want to set up a serious programme for the spread of our language overseas and, as a consequence, to finally promote our Culture around the world in the right way and more effectively

Italy

Of course the foundation for setting up this programme is in Italy. It is in the country’s interests, not only for reasons of national prestige but because we truly need the income that would come by increasing cultural tourism to the country that, up till now, only knows Rome, Florence and Venice in a generic way.

But to set up this programme we need the participation of our relatives and friends overseas and specifically not only those involved in the schools but in every aspect of Culture to be able to guide us to know how to attract, as a first step, the children and descendants of our migrants and then to know how to attract their non-Italian friends to discover the true glory of the world’s greatest Cultural heritage that, for reasons also tied to our attitude in the past, is not known and appreciated around the world as such.

As I write these words I can already hear in my mind the complaints of those who say that we do not have the economic means to able to do so and the reply is simple.

Italy’s Culture must be considered in the same way as an industry that has the potential to become our most important industry. And, like all industries, Culture needs investments to be able to grow and restructure to attract the customers for our products that we have for all tastes.  

We do this every year for many industries, so why don’t we do it for Culture?

And to do this we must start from the true place for Culture that teaches us to understand and appreciate our greatest and most important asset, in other words, the school.  And we must not do this only in Italy, we must understand that we must also start with the schools overseas where there are the children and descendants of our migrant relatives and friends.

And finally we must also understand that, like all major investments, the results do not come immediately and that with long range and long term projects, the better we prepare the ground the greater the fruit and the effects of this programme.


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