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Diritti umani

Il banco di prova della Shoah: il progetto Aktion T4

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Tempo di lettura: 3 minuti

Per non dimenticare l’eutanasia dei disabili che pose le basi per i campi di sterminio

di Dario De Camillis

Fu un disumano massacro perpetrato nella Germania nazista tra il 1939 e il 1945 destinato ai disabili sia fisici che mentali: provocò la morte di circa 200mila cittadini tedeschi.

All’origine di questo abominio c’erano le ormai tristemente note teorie di eugenetica e di difesa della razza.

Il 14 luglio 1933 il gabinetto di Hitler promulgò la legge per la prevenzione della progenie con le malattie ereditarie, ordinando la sterilizzazione obbligatoria delle persone con determinate patologie.

Era solo il primo passo, seguì una forte riduzione della spesa pubblica destinata alle persone che vivevano negli istituti finché, con l’inizio della guerra, non si decise che era il caso di eliminare definitivamente questi “fardelli”.

Si legge, in alcune annotazioni di Joseph Goebbels, l’allora ministro della propaganda nazista, quanto segue:

«È inaccettabile che, durante una guerra, centinaia di migliaia di persone del tutto inadatte alla vita pratica, completamente istupidite e che non potranno mai più essere guarite, vengano trascinate e gravino sullo stato sociale del Paese a tal punto che non rimangono quasi mezzi e possibilità per una costruttiva attività sociale».

Venne data perentoria disposizione a tutti i medici e alle ostetriche in servizio negli ospedali teutonici di segnalare i casi di bambini nati con gravi malformazioni, di età inferiore ai tre anni, nei quali fosse sospetta una delle seguenti malattie ereditarie: idiozia e sindrome di Down (specialmente se associata a cecità o sordità); macrocefalia; idrocefalia; malformazioni di ogni genere specialmente agli arti, alla testa e alla colonna vertebrale; inoltre, le paralisi, incluse le condizioni spastiche”.

Ai genitori veniva detto che i loro figli sarebbero stati sottoposti alle migliori terapie innovative che però, rispetto ad una scarsa possibilità di guarigione, avevano una altissima probabilità di decesso del soggetto interessato. I bambini venivano invece uccisi con delle iniezioni letali.

Questo metodo venne successivamente integrato e ampliato attraverso l’utilizzo di finti certificati di morte, attestanti le motivazioni più svariate per non attirare troppo l’attenzione dell’opinione pubblica.

La clinica psichiatrica Eglfing-Haar fu fra i primi istituti ad applicare in campo medico le teorie eugenetiche idealizzate dal partito, era posta sotto la direzione del dottor Hermann Pfannmüller, il quale dichiarava pubblicamente:

«È per me intollerabile l’idea che i migliori, il fiore della nostra gioventù, debbano perdere la vita al fronte perché i deboli di mente ed elementi sociali irresponsabili possano avere un’esistenza sicura negli istituti psichiatrici».

Presto il programma venne esteso anche agli adolescenti fino ad arrivare agli adulti, i quali come i bambini vennero inizialmente uccisi con dei cocktail di farmaci per passare in seguito ad un metodo più economico: il monossido di carbonio, con conseguente organizzazione di una serie di camere a gas con annessi forni crematori per il trattamento successivo dei cadaveri.

Vennero così messe a punto tecniche tali da permettere l’eliminazione sistematica di esseri umani, come fossero stati pezzi di una catena di montaggio. Era stato sviluppato il know how per dare vita ai campi di sterminio di massa.

Dall’individuare inizialmente le potenziali vittime in base al proprio specifico patrimonio genetico, al farlo successivamente in quanto appartenenti a gruppi predefiniti di persone il passo fu breve, così ciò che venne ordito per i disabili, mutatis mutandis, venne applicato per perpetrare la Shoah, con i risultati di cui purtroppo siamo tutti tristemente a conoscenza.

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