Diritti umani

Focus sulle buone pratiche con l’Activate Talk UNICEF “Le chiavi per sentirsi a casa”

By 7 Dicembre 2019 No Comments

Giovani italiani, migranti e rifugiati in Italia chiedono più soluzioni d’accoglienza familiari e comunitarie. L’UNICEF chiede più investimenti in soluzioni alternative all’accoglienza nei centri, nel rispetto del superiore interesse del minore

Circa il 94% dei 6500 minori stranieri non accompagnati attualmente registrati in Italia vive in centri d’accoglienza, paragonato a solo un 6% che vive in famiglia.

Secondo un sondaggio lanciato da UNICEF sulla piattaforma U-Report on the Move il 59% dei giovani migranti e rifugiati intervistati considera positivamente soluzioni abitative che danno indipendenza, anche se molti dichiarano di avere incontrato ostacoli nel trovarne per via della mancanza di un contratto regolare di lavoro, del rifiuto di affittare a stranieri o della mancanza di uno stipendio adeguato. Quasi 4 su 10 non hanno avuto la possibilità di essere ospitati in famiglia, ma più del 50% degli intervistati avrebbero preferito questa soluzione.


Questo il tema al centro del dibattito dell’Activate Talk ospitato oggi a Roma “Le chiavi per sentirsi a casa”, un focus sulle buone pratiche sperimentate in Italia legate alle soluzioni abitative in semi-autonomia e all’affidamento familiare per minori e neomaggiorenni, con particolare riferimento ai minori stranieri non accompagnati.  

Oltre ai minori attualmente registrati in Italia, altri 5000 giovani migranti e rifugiati arrivati nel nostro paese soli sono irreperibili. In tanti hanno abbandonato il sistema d’accoglienza per via dei ritardi burocratici, mancanza di informazioni sui loro diritti legali e preoccupazioni sul loro status una volta maggiorenni. Questi giovani finiscono spesso in strada tagliati fuori dai sistema di protezione e dai servizi di base.

Il 17enne A., congolese, è arrivato in Italia all’età di 16 anni e si è trovato da solo, a dormire fuori la stazione centrale di Roma. Un’organizzazione l’ha individuato e l’ha accolto in un appartamento con altri 5 ragazzi supportati.

“Ero terrorizzato quando dormivo in stazione, non sapevo a chi chiedere aiuto, dove avrei mangiato e come sarei sopravvissuto,” ha detto A. oggi, tra i protagonisti dell’Activate Talk “Ma tutto è cambiato quando mi sono spostato in appartamento. Ho imparato come prendermi cura di me stesso e a vivere insieme agli altri 5 ragazzi. Adesso vado a scuola e studio per diventare uno chef.”

Oltre ai 6.500 minori stranieri non accompagnati attualmente in Italia, sono stati circa 60.000 i giovani migranti e rifugiati che hanno raggiunto il Paese tra il 2014 e il 2018 e che hanno bisogno di supporto continuo.

“Le forme di accoglienza familiari e comunitarie hanno mostrato di avere un impatto positivo per ragazze e ragazzi migranti e rifugiati. C’è bisogno di ulteriori investimenti per proteggere i giovani arrivati soli in Italia promuovendo questo tipo di soluzioni” ha detto Afshan Khan, Direttore Regionale UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale e Coordinatrice speciale per la risposta a favore dei migranti e rifugiati in Europa, attualmente in visita a Roma. “Le forme di accoglienza comunitarie e familiari favoriscono l’inclusione sociale, il loro accesso all’istruzione e alla formazione professionale, e sono anche scelte più economiche dell’accoglienza nei centri”.

Monica Lanzillotto, del Servizio Centrale SIPROIMI, commenta: “Non si tratta solo di rispettare il diritto di ogni bambino ed adolescente alle relazioni familiari, così come sancito dalla Convezione sui Diritti dell’Infanzia e l’Adolescenza, ma anche di efficacia dell’intervento poiché i processi di inclusione ed autonomia avviati da queste forme di accoglienza risultano decisamente più incisivi. La corresponsabilità tra soggetti pubblici e privati, inoltre, è un ulteriore valore aggiunto, poiché genera consapevolezza e cittadinanza attiva”.

Per rispondere ai bisogni dei minori migranti e rifugiati in Europa, per l’UNICEF sono necessari circa 27,3 milioni di dollari. Ciò include il miglioramento dei servizi di protezione per i giovani migranti e rifugiati in Italia e l’accesso a servizi essenziali quali la salute, istruzione e formazione professionale. 


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