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Emergenza Sanitaria e Diritti Inviolabili dell’Uomo – Health Emergency and the Inviolable Human Rights

By 27 Marzo 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Emergenza Sanitaria e Diritti Inviolabili dell’Uomo

La posizione della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo su temi tanto delicati che interessano i diritti umani così bene sanciti dalla nostra Costituzione

di AnnaMaria Pitzolu

I molteplici interventi dell’Esecutivo, a seguito della pandemia in corso, hanno riguardato ed interessato tanti aspetti importanti della vita dei cittadini. La Lega italiana dei diritti dell’Uomo dopo una riflessione a più voci ha affidato all’avvocato Anna Maria Pitzolu componente dell’Esecutivo la redazione di un documento che esprimesse la posizione dell’associazione su temi tanto delicati che interessano i diritti umani così bene sanciti dalla nostra Costituzione. (Eugenio Ficorilli presidente nazionale)


A seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19 sono state imposte limitazioni alla libertà di circolazione, di domicilio, di riunione, di pratica della propria religione, di riservatezza, di iniziativa economica, di scelta del trattamento sanitario, giustificate dall’esigenza di assicurare il primario diritto alla vita mediante il contenimento del contagio.

La lettura delle opinioni circolanti sul web e di molti articoli di stampa induce la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo a porre l’attenzione su alcuni aspetti rilevantissimi per la previsione ed attuazione degli strumenti per contrastare l’emergenza sanitaria.

Prima di tutto occorre ricordare il rilievo riconosciuto ai diritti inviolabili dell’Uomo dall’art. 2 della nostra Costituzione, declinati nelle loro espressioni dalla Corte Costituzionale in numerose pronunce, la cui limitazione è consentita solo in presenza di conflitto con altri interessi costituzionalmente protetti. In tali casi si impone l’esigenza di un “ragionevole bilanciamento” degli uni con gli altri il quale, tuttavia, non può mai pregiudicare la “garanzia di un nucleo irriducibile del diritto” protetto dalla Carta Costituzionale “come ambito inviolabile della dignità umana”, che impone di impedire la costituzione di situazioni prive di tutela (C.Cost. n. 252/2001).

La tutela del diritto alla salute è riconosciuta dall’art. 32 Cost. come diritto inviolabile della persona umana, prima ancora che interesse della collettività, il quale deve essere realizzato positivamente dal legislatore mediante una non irragionevole opera di bilanciamento fra i valori costituzionali e di commisurazione degli obiettivi così determinati alle risorse esistenti, il cui nucleo irriducibile consiste nell’assicurare cure gratuite agli indigenti.

Quanto ai trattamenti sanitari obbligatori, la Corte ha chiarito che essi possono essere imposti solo dalla necessità di salvaguardare contemporaneamente la salute individuale e la salute collettiva, nel senso che l’eventuale conflitto tra la libertà individuale e l’interesse alla salute collettiva può essere risolto a favore di quest’ultimo solo nei casi in cui la sua tutela coincida con la tutela della salute dell’individuo, ferma restando l’esigenza di salvaguardare la dignità della persona, che comprende anche il diritto alla riservatezza sul proprio stato di salute ed al mantenimento della vita lavorativa e di relazione compatibile con tale stato.

In questa cornice di principi, l’adozione di misure restrittive della libertà personale deve essere rigorosamente e razionalmente giustificata dalle esigenze di tutela della salute collettiva dai contagi.  Rigore e razionalità impongono che, nell’ambito delle determinazioni sulle modalità applicative e sugli strumenti di controllo e repressione degli abusi, la scelta di uno strumento, tra le diverse opzioni possibili, ricada su quello implicante il minore impatto sui diritti in conflitto tutelati dalla Costituzione.

Alcune misure tra quelle proposte, se adottate indiscriminatamente, potrebbero comportare la totale compromissione di ogni garanzia dei diritti violati, a volte senza neppure assicurare con certezza il controllo e la tutela della salute collettiva: si pensi all’installazione di applicazioni o trojan sui cellulari per verificare la posizione dei cittadini, senza alcuna comunicazione preventiva, né garanzie sulla loro eliminazione al termine del periodo di emergenza come ha evidenziato il <garante della privacy – Antonello Soro – “solo un decreto legge potrebbe coniugare tempestività della misura e partecipazione parlamentare”; oppure alla proposta di Bill Gates di installare un microchip sul corpo per verificare se una persona sia stata contagiata o vaccinata, quando simili informazioni potrebbero essere contenute in una tessera sanitaria o essere acquisite dalle Autorità mediante una banca dati.

Preoccupano anche le misure sempre più coercitive richieste dagli stessi cittadini, dei quali si trova traccia evidente nei commenti all’account Facebook del Presidente del Consiglio. La paura collettiva, ora come nel corso della peste manzoniana del 1630, si manifesta con le stesse espressioni: la convinzione della pericolosità degli stranieri, lo scontro tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, la razzia dei beni di prima necessità.

Negli ultimi anni ci sono stati molti focolai di infezione e gli scienziati ne preannunciano altri in futuro con una frequenza e diffusione mai viste prima. Dobbiamo certamente organizzarci per affrontare simili rischi, ma sempre con mezzi e strumenti conformi ai principi costituzionali sopra richiamati e sempre con la previsione di garanzie sulla inevitabilità e temporaneità delle misure adottate.

Un ostacolo alla riduzione dei rischi e delle conseguenti misure per fronteggiarli è rappresentato, ora come nei secoli scorsi, dalla necessità di una seria condivisione internazionale di dati, programmi, strumenti e risorse per le emergenze sanitarie. L’accordo tra Firenze e Genova per la peste del 1652 durò pochi anni; il tentativo di accordo della Prima conferenza sanitaria internazionale del 1851 sul colera fu un fiasco totale; ancora oggi i moniti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed i protocolli per fronteggiare situazioni di pandemia sono rimasti lettera morta per un tempo sufficiente a procurare la diffusione del virus in tutto il pianeta.

Solo una vera solidarietà umana potrà assicurare in futuro il contenimento dei contagi senza le disastrose conseguenze economiche che già si prospettano e che, come nelle epidemie dei secoli passati, avranno come conseguenza certa l’impoverimento di buona parte della popolazione.

Lidu onlus

di emigrazione e di matrimoni

Health Emergency and the Inviolable Human Rights

L.I.D.U. (Lega italiana dei diritti dell’Uomo: the Italian League for Human Rights) position  on the delicate issues that concern the human rights that are so well enshrined on Italy’s Constitution.

by AnnaMaria Pitzolu – translation by Gianni Pezzano

The many interventions by the Government as a result of the current pandemic have concerned many important issues in the daily lives of citizens. Following consideration with a number of people the L.I.D.U. (Lega italiana dei diritti dell’Uomo: the Italian League for Human Rights) entrusted lawyer and member of the Executive Anna Maria Pitzolu to write a document which states the association’s position  on the delicate issues that concern the human rights that are so well enshrined on Italy’s Constitution. (Eugenio Ficorilli national president L.I.D.U.)

As a result of the COVID-19 health emergency limits have been imposed on the freedom to circulate, home, meetings, to practice religion, confidentiality, financial initiatives and the choice of health treatment which are justified by the need to ensure the primary right to life by containing the contagion.

Reading the opinions doing the rounds of the web and many newspaper articles led the L.I.D.U. to draw attention to some highly relevant aspects for the preparation and implementation of the tools to combat the health emergency.

Firstly, it is necessary to remember the significance of the inviolable Human Rights recognized in article 2 of Italy’s Constitution which are defined in their expression by the Constitutional Court in many sentences, limitation of which is only allowed in the presence of conflicts with other constitutionally protected interests. In these cases there is the need to “reasonably balance” one with the other which however can never prejudice the “guarantee of a hard core of the right” protected by the Constitution “as an inviolable area of human dignity” which requires the prevention of situations without protection” (Constitutional Court decision no. 252/2001).

The protection of the right to health is guaranteed by art. 32 of the Constitution as an inviolable human right, even before the interest of the community, which must be positively achieved by the legislator by a not unreasonable balance of the values in the constitution and measuring the objectives so determined in the existing resources whose hard core consists in ensuring free treatment for the poor.

As for compulsory health treatments, the Court had clarified that they can be imposed only by the need to simultaneously protect the health of the individual and the health of the community in the sense of any conflict between individual freedom and the interest in the health of the community can be resolved in favour of the latter only in cases where this protection coincides with the protection of the health of the individual without prejudice to the need to protect the dignity of the person which also includes the right to confidentiality regarding the person’s state of health and to maintaining the working life and relationships compatible with this state.

Within this framework of principles the adoption of restrictions to personal freedom must be strictly and rationally justified by the need to protect the health of the community from infection. Rigor and rationality require that, when determining the methods of application and the tools to control and suppress abuse, the choice of the tool, between different possible options, must fall on the one that implies a lesser impact on the rights in conflict protected by the Constitution.

Some of the measures proposed, if adopted indiscriminately, could lead to the total compromise of any guarantee of the rights violated, sometimes even without ensuring with certainty the control and protection of the community’s health. We only have to think of the applications or the Trojans in mobile phones for the verification of the position of citizens without prior notification, nor the guarantee of their elimination at the end of the period of emergency as stated by Antonello Soro, the Guarantor of Privacy: “only a law by decree could combine timeliness of the measure and the involvement of parliament”. Or the proposal by Bill Gates to install a microchip in the body to verify if the person has been infected or vaccinated when similar information could be contained in a health card or can be acquired by the Authorities by means of a data bank.

These increasingly coercive measures requested of the citizens are also worrying and this is evident in the comments found on the Prime Minister’s Facebook account. The community’s fear, now just like in the plague described by Manzoni in 1630, manifests itself with the same expressions. The conviction in the danger of foreigners, the clashes of authorities, the spasmodic search for the so-called patient zero, the contempt for experts, the hunt for the spreaders, the uncontrolled rumours and the raids for basic necessities.

In recent years there have been many centres of infection and the scientists have predicted others in the future with a frequency and spread never seen before. We must certainly organize ourselves to deal with such risks but always with the means and the tools that comply with the principles of the constitution mentioned above and always with the provision of the guarantee of the inevitability and temporariness of the measures adopted.

One obstacle to the reduction of risks and the subsequent measure for dealing with them is represented, now as in previous centuries, by the need for the serious international exchange of information, programmes, tools and resources for health emergencies. The agreement between Florence and Genoa in 1652 for the plague last only a few years. The attempted agreement of the first international health conference in 1851 for cholera was a total fiasco. Today the warnings of the World Health Organization and the protocols for dealing with pandemic situations are dead in the water for a period that is enough to procure the spread of the virus all over the planet.

Only true human solidarity will ensure containment of the infection in the future without the disastrous economic consequences that are already lie ahead and that, as in the epidemics of past centuries, will have as a certain consequence the impoverishment of a large part of the population.


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