Diritti umani

Diritti Umani in Europa?

By 17 Febbraio 2020 No Comments

Purtroppo l’Unione Europea presta attenzione solo alle faccende finanziario-economiche.

di Paolo Buralli Manfredi e Giuseppe Cossari

È evidente a tutti che, purtroppo nel mondo i Diritti Umani sono da anni, potremmo dire da sempre, calpestati ogni santo giorno.

E l’Unione Europea? Purtroppo l’Unione Europea negli ultimi anni non sta dando un gran bell’esempio in questa delicata materia, basta dare uno sguardo agli ultimi Paesi, Paesi dell’area del Baltico, che sono entrati a far parte dell’Unione Europea dove ogni anno vengono commessi atti indegni contro persone e contro la carta dei Diritti Umani, senza che nessun politico Europeo pronunci una sola sillaba per contrastare queste ingiustizie, che ovviamente dimostrano che l’Unione Europea è nata solo ed esclusivamente per i soli interessi finanziari ed economici.


Ed a supporto di quel che scriviamo portiamo alcuni esempi che nessun giornale diretto dal pensiero unico globale vi racconterà:

In Lituania l’ex Sindco di Vilnius, ex capo del partito di opposizione “Argildas Paletskis”, fu arrestato nell’Ottobre 2018 ed ancora oggi non processato, forse perché, non esiste una reale e legale motivazione per processarlo.

La colpa? La colpa, fu quella di chiedere altre indagini sui fatti accaduti il 13 gennaio 1991 alla torre della televisione di Vilnius, per questo, dobbiamo fare un passo indietro nella storia per raccontare quegli avvenimenti che sono ancora oggi oggetto di dibattito nei tribunali internazionali.

Nel 1990 unilateralmente il Governo Lituano proclamò la propria indipendenza. Dopo questa proclamazione, la Russia applicò sanzioni economiche contro il Governo che portarono allo stremo il popolo Lituano, in sostanza una guerra fratricida.

Il 10 gennaio del 1991 la Russia tramite Mikhail Gorbachev chiede ufficialmente che la Costituzione dell’Unione Sovietica ritorni in vigore in Lituania.

11 gennaio 1991: I massimi esponenti della Repubblica della Lituania ricevono un ultimatum, inviato dal “Congresso Democratico della Lituania”, finalizzato ad accettare la richiesta di Gorbachev, ponendo così fine alla “guerra fratricida” ed al “collasso economico”. Truppe sovietiche occupano una serie di edifici pubblici in tutta la Lituania: stampa, polizia, impianti per le trasmissioni, stazioni ferroviarie.

12 gennaio 1991: Arrivo in città del vice-ministro sovietico della difesa. La cittadinanza comincia a circondare alcune strutture strategiche (il Parlamento, la Radio-TV), al fine di proteggerle dalle truppe di Mosca.

13 gennaio 1991: Carri armati sovietici raggiungono la torre della TV di Vilnius, travolgendo alcuni cittadini; 13 le vittime; sparano a salve, con gran rumore, provocando danni a cose e persone; soldati dell’Armata Rossa circondano la torre e riescono ad interrompere le trasmissioni televisive, che fino a quel momento erano permanentemente sintonizzate sugli eventi degli ultimi giorni; poco dopo, inaspettatamente, una piccola televisione di Kaunas, con mezzi di fortuna e l’aiuto di vari professori della locale università, comincia a trasmettere e a raccontare, in più lingue, cosa sta succedendo in Lituania; la TV svedese ne capta il segnale e lo diffonde in tutto il mondo. Vengono erette barricate attorno al Parlamento, che è ora circondato da circa 50.000 lituani indipendentisti; l’Armata Rossa, invece di attaccare, si ritira.

In Lettonia, con l’arresto dell’ideatore della manifestazione dei genitori, che protesta per le condizioni della minoranza russa, che minoranza non è visto che si tratta del (43%) della popolazione; protesta che nacque per l’eliminazione nelle scuole pubbliche della lingua russa.

Non va dimenticata la situazione dei non cittadini Lituani, cui nessuno ha ancora oggi, trovato una soluzione. Cittadini di nazionalità non lettone (per la gran parte giunte in Lettonia durante il periodo sovietico) che non hanno ricevuto la cittadinanza lettone all’atto dell’indipendenza del paese – in quanto non sono riuscite o non hanno voluto superare un esame di lingua e cultura lettone, come prevede la legge lettone e che, avendo perso la loro precedente cittadinanza sovietica a seguito della disgregazione dell’Urss, attualmente non risultano essere cittadini di alcun paese. In termini pratici, questi “non cittadini” sono soggetti riconosciuti come “residenti permanenti” sul territorio lettone ma, poiché sono privi della nazionalità Lettone per mancanza dei requisiti minimi necessari per ottenerla, hanno dei documenti che attestano il loro status, riportando il termine lettone “nepilsonis” o “aliens“. Questi “Non Cittadini” non possono votare né per le elezioni europee né per le elezioni del Governo Lettone.

Da non dimenticare, Tatjana Ždanoka deputata europea, che viene esclusa dal poter presentare la propria candidatura nel suo paese, eletta però per ben due volte al Parlamento Europeo; Tatjana è accusata da un tribunale Lettone di essere una persona sovversiva che potrebbe mettere in pericolo la sovranità della Lettonia. Non si capisce però, perché con un’accusa così grave ha potuto candidarsi e diventare Parlamentare Europea e soprattutto non si comprende come mai il Parlamento Europeo non ha difeso un suo deputato e non ha imposto sanzioni o richiesto precise spiegazioni a riguardo, strana quest’Europa.

Giulietto Chiesa, espulso dell’Estonia, accusato di essere una spia, accusa non supportata da fatti e soprattutto ridicola, visto che le spie da che mondo e mondo non vengono quasi mai rimesse in libertà, al massimo vengono scambiate con altre spie.

Giulietto Chiesa:

“Sono stato rilasciato alle 10 ora locale, circa. Grazie anche all’intervento deciso del nostro ambasciatore a Tallinn, Marco Clemente, che ringrazio e con cui mi complimento per la maestria professionale.

Ringrazio tutti insieme – non potrei fare altrimenti – tutte le centinaia di persone che mi hanno scritto esprimendomi solidarietà. Davvero centinaia. Dall’Italia, dall’Europa, dalla Russia.

L’episodio è sicuramente grave. Ma è anche una lezione da imparare. Ci aiuta a capire che razza di Europa è quella che ci troviamo davanti ora. E che battaglia dovremo fare per cambiarla, per rovesciarla come un calzino. Se non vogliamo che questa gente rovesci noi.”

Impressionante anche il silenzio sugli abusi in Polonia per tutti i dissidenti dell’attuale Governo, trattati come spie o cospiratori, in Ucraina, dove per legge, come in Lettonia, la lingua russa è stata bandita dalle scuole pubbliche, nonostante la maggioranza della popolazione parli in russo.

E che dire di Julian Assange, catturato, incarcerato e non ancora processato, non in un paese dove vige la dittatura ma, nella civilissima Inghilterra.

Chiudiamo chiedendoci, perché nessuno parla dei diritti calpestati nei paesi dell’Unione Europea? Per quale motivo il Parlamento Europeo non si esprime su questi e molti altri fatti che ledono i Diritti Umani? Ed infine, per quale ragione  l’Unione Europea non impone ai propri paesi il rispetto dei Diritti Umani ma, si ridicolizza perdendo tempo nel creare leggi sull’odio digitale, che non servono a nulla o a sanzionare chi non rispetta le misure imposte dal sistema europeo delle zucchine!


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