Politica
“Dinastie del seggio”: quando i politici candidano figli, mogli, nipoti, amanti e amici
Una vecchia storia che in Italia, ad ogni elezioni, si rinnova come nelle monarchie e dittature. Da Bossi a De Mita, Mastella, Di Pietro, De Luca, Franceschini, Colucci e tanti altri.
di Vito Nicola Lacerenza

La politica, al giorno d’oggi è quasi sempre una questione di interessi, raramente di ideali. Molto spesso, però, la politica è una questione familiare, ovvero, è come se il seggio prendesse il cognome di chi ci si è seduto per primo. Quasi come se si trattasse di un trono, che i vari re destinavano ai figli o ai consanguinei più vicini. Gli esempi non mancano sia a destra che a sinistra e al centro. Renzo Bossi, meglio noto come “il trota”, eletto nella Lega Nord consigliere regionale della Lombardia quando suo padre, Umberto, era ancora il leader del “carroccio”. Un altro caso analogo è quello di Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio Di Pietro, fondatore dell’“Italia dei Valori”. Eletto, da buon molisano, nel consiglio della propria regione. Esemplare è stato anche il tentativo, ben riuscito, del governatore della regione Campania, Vincenzo De Luca, di cercare di far entrare suo figlio, Pietro, in parlamento. Lo stesso si può dire per l’ex ministro del governo Prodi, Salvatore Cardinale, che ha riservato a sua figlia, Daniela, un bel seggio a Montecitorio. L’onorevole Francesco Colucci ha collocato il figlio Alessandro in Consiglio regionale della Lombardia. L’ex ministro socialista Carmelo Conte ha il figlio nel consiglio comunale di Milano E chissà che non ci sia un posto anche per Pellegrino Mastella, figlio di Clemente, ex ministro del governo Prodi, oggi, sempre più vicino alla nuova coalizione di centrodestra per le elezioni 2018.
Quando si dice “una questione padre e figlio”. «Voglio che tu divenga il protettore di Roma dopo la mia morte, te ne darò l’autorità…tu sei il figlio che avrei dovuto avere» – a parlare è l’amareggiato imperatore Marco Aurelio, interpretato da Richard Harris nel celebre film “Il Gladiatore”, per non aver avuto come figlio Russell Crowe, nei panni del generale Massimo Decimo Meridio. Erano i tempi dell’impero Romano. Nella seconda repubblica italiana, però, questo è un problema che non esiste. Poco importa, poi, se non si ha un figlio a cui passare il testimone. Ci sono sempre le mogli, i nipoti, le amanti, i pronipoti, o gli amici più intimi a cui lasciare in dote una fetta di potere. In questa “categoria” ritroviamo Clemente Mastella con sua moglie, Sandra Lonardo, ex presidente del Consiglio regionale della Campania. Non è la sola, però, un’altra “First Lady” è Michela Di Biase, moglie di Dario Franceschini, attuale ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Alla signora Franceschini è stato riservato un ruolo come consigliere nel comune di Roma. Naturalmente, in questa politica a gestione familiare, non potevano di certo mancare i nipoti. Ed ecco, allora, spuntare dal cilindro Giuseppe De Mita, deputato centrista, nipote del più famoso Ciriaco De Mita. Quest’ultimo è stato esponete di spicco dell’ex Democrazia Cristiana ed ex Primo Ministro negli anni ottanta.
Insomma una discendenza a tutto tondo, quella della politica Italiana, che si estende ad ogni grado di parentela. Nel “malaugurato” caso in cui un politico, o una politica, non avesse nessun parente a cui dedicare una poltrona, non c’è da disperarsi. Basta avere un prediletto. Uno come Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote del Duce, possibile candidato nelle liste di Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni. Insomma, a questo punto, parlare di “parentopoli” sarebbe addirittura riduttivo, visto che le “moderne dinastiche” vanno persino oltre le tradizionali linee di sangue.
