Amsterdam Funeral Fair: non poteva mancare “Sarco”

By 16 maggio 2018Primo piano

“Sarco”, la controversa capsula per il suicidio domestico al centro del dibattito sull’eutanasia progettata dal “Dottor Morte”

 


di Luca Rinaldi

 


La terza Fiera del Funerale si è tenuta un mese fa, il 14 aprile 2018, nel Westerkerk, la più grande chiesa protestante di Amsterdam. Qui si è potuto trovare tutto ciò che riguardi la funesta tematica, dalla semplice ispirazione su come plasmare il funerale proprio o di un caro estinto, alla tanto contestata “Sarco”, la prima macchina per il suicidio domestico.

 

Sarco, abbreviazione di “Sarcofago”, è un macchinario formato da due parti, la capsula superiore, che funge come una sorta di camera a gas, e che diventa a tutti gli effetti una bara biodegradabile, e la base inferiore, riutilizzabile da un altro utente che deciderà di porre fine alla propria esistenza.

 

Il funzionamento è presto detto: essendo la capsula comandata dall’interno, sarà l’utente stesso, sdraiato sul lettino, a decidere di premere il tasto con il quale il macchinario inizierà a rilasciare azoto liquido nell’ambiente sigillato. In tal modo, l’abbassamento del livello di ossigeno provocherà la perdita di sensi dell’utente in meno di un minuto, mentre la morte per ipossia (mancanza di ossigeno) arriverà nel giro di cinque minuti.

Nessun uso di droghe né particolari esperienze servono, dunque, per attivare la macchina, che può essere avviata da chiunque e senza l’assistenza di altre persone. Persino utenti con particolari disabilità (legate ad esempio a paralisi del corpo), potranno attivare il meccanismo grazie alla tecnologia che sfrutta i movimenti oculari o il controllo vocale.

 

La particolarità di questa bara hi-tech è che, capsula, base e contenitore per l’azoto liquido sono interamente stampabili con una comune stampante 3D utilizzando legno biodegradabile e plastica, il che rende il macchinario relativamente economico da realizzare, trovando come unico limite la possibilità di procurarsi una stampante 3D di dimensioni adeguate e l’azoto liquido. Ad oggi, se non si è proprietari di una stampante 3D adatta, una stampa di tali dimensioni può costare intorno ai 7.500 $.

 

Nulla di proibitivo, dunque. Senza contare che il prodotto, per specifica scelta del suo creatore, non è stato messo in commercio, ma i progetti sono resi accessibili liberamente open source sul sito ufficiale di Sarco, previa compilazione di un test d’ingresso. Un piccolo questionario che va compilato on line e che ha lo scopo di valutare il pieno possesso delle facoltà mentali dei potenziali utenti, così da giudicare se siano candidati più o meno idonei al suicidio. Passato il test, verrà fornito un codice di accesso di 4 cifre che l’utente dovrà inserire entro 24 ore, così da poter accedere alla macchina e togliersi la vita.

 

La diabolica macchina è stata pensata da Philip Nitschke, ex medico australiano tra i più accaniti sostenitori dell’eutanasia che, sin dagli anni Novanta, ha fatto parlare di sé per le infinite modalità con cui ha aiutato la gente a morire. Non a caso è stato soprannominato “Dr Death”.

 

Il Dottor Morte eseguì la sua prima eutanasia nel 1996 in Australia, fondando poi, l’anno seguente, l’associazione Exit International per il suicidio assistito, che oggi conta già dieci filiali in tutto il mondo, dai Paesi Bassi agli Stati Uniti fino al Regno Unito e all’Australia. Nel 2013 pubblicò un vademecum per suicidarsi, oggi reperibile on line, intitolato Peaceful Pill Handbook, che fornisce informazioni pratiche per interrompere la propria vita, consigliando farmaci da banco e da prescrizione, gas e veleni.

 

L’associazione Exit International, creata a seguito di una domanda crescente da parte di anziani di porre fine alla propria vita e dall’effettivo invecchiamento della popolazione, si batte per l’autodeterminazione dell’individuo nella vita e nella morte, volendo proporre una nuova etica che considera il valore dell’esistenza umana come variabile basata sulle condizioni in cui verte la vita del singolo soggetto.

Una concezione che dà maggior valore alla qualità della vita umana, piuttosto che all’esistenza in sé e per sé.

 

Sarco si propone quindi come un ulteriore piccolo passo a sostegno della battaglia sociale sull’eutanasia legalizzata in tutto il mondo. L’ostacolo all’ottenimento del diritto di morire, oggi non è più rappresentato dalla modalità con cui poter porre fine alla propria vita, ma è ancora legato alla cultura dei singoli Stati e alla concezione “assolutista” del valore della vita umana.

 

 

 

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