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Alessandro Rebesani (RBSN) e il nuovo album Here che trascende le incertezze

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Alessandro Rebesani, RBSN, e l'album nuovo Here
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Il cantautore romano Alessandro Rebesani, in arte RBSN, ci racconta il nuovo album Here. Uscito a novembre 2025 e che racchiude 10 tracce divise fra intimità, ricerca di sé e comunità.

La puntina del giradischi lo accarezza, mentre un “play” online lo introduce. Siamo alle porte di un altrove, un tempo e un “qui” deformati e distorti, dove guida la voce malinconica e vellutata di Alessandro Rebesani

In arte RBSNcantautore polistrumentista e produttore romano con studi musicali a Londra, Leeds e San Francisco ha reso partecipe la collettività con nuovo viaggio interiore: l’album Here (ODD Clique/The Orchard, 2025). Distante, ma non troppo, dall’impronta jazz del primo Stranger Days (Ropeadope, 2022), si avventura con 10 tracce nei generi folk, soul, rock, psichedelia ed elettronica. 

Traversata primordiale e spirituale nell’interiorità di Alessandro, Here parte con le cinture ben allacciate dallo smarrimento e dal desiderio di affermazione di sé. Ma dove tutto è incertezza, alla fine di un tunnel si vede una luce epifanica, dove la fiducia spinge a slacciare quelle cinture, ad affidarsi al prossimo e viceversa.  

Due anni di sperimentazione per arrivare a un’opera sonora ricca di esperienze, strumenti e anche costi; in cui ogni singola brano si fa carico di una morale spesso trascurata nel qui contemporaneo. Come The Bear, che riflette su amicizia e complicità o Spiritualized che riflette i contrasti eterni di ombra e luce, paura e desiderio.  

Tutto, dunque, ha un senso e una rotta in questo album offerto in dono alla musica, divinità, rifugio e medium di un artista “emotivo, spirituale e arrabbiato, ma anche simpatico” parola di RBSN.   

 Questa divinità quando ti rapisce? 

«Ero sempre circondato da un disco multi stereo systems. Mio padre aveva i vecchi Macintosh con tanta musica e poi ho capito che era anche un lavoro e forse missione di vita in adolescenza. Poi ci sono svariate riconferme mano a mano che studi molto». 

 

Quali sono i generi di musica che ti rappresentano? 

«La musica di oggi mi piace molto, anche se tha Supreme ci sto in fissa. Ma sono più lanciato verso generi nati e che hanno raggiunto picchi nel passato. Recentemente ho lavorato con dei campionamenti di alcune colonne sonore scritte da Piero Umiliani e ho notato che lì c’era una cura diversa sia nella registrazione, sia nella scrittura e narrativa della musica che mi ha ispirato a spaziare fra i generi in un certo modo». 

 

I tuoi testi sono malinconici e quasi nostalgici. Da cosa prendi ispirazione? 

«Da giovane mi ispiravo da Borges e crescendo accumulando esperienze con la vita ho cominciato a guardare verso l’interno e studiare le mie storie e il punto di vista che ho su certe cose come l’amicizia o l’amore» 

Secondo te, per sopravvivere nel panorama musicale oggi cosa si deve possedere? 

«Sicuramente una grande determinazione e perseveranza. Devi farti trascinare da quello che comunichi. Ti faccio una top tre:  

Tre: una cerchia di persone con cui sperimentare e scoprire cose nuove.  

Due: io la vivo come una vocazione religiosa; quindi viverla.  

Uno: un po’ di ingenuità». 

 

In questo mondo frenetico quanto è importante fermarsi e attivare il proprio processo creativo? 

«È importante come l’ispirazione del momento che va seguita e non puoi mettere in standby. Fermarsi e riconsiderare le cose va fatto quando hai una stanza piena di cose, come un album che ha molti brani da togliere o un arrangiamento molto nutrito da cui devi togliere qualche strumento» 

 

A novembre è uscito il tuo secondo album Here, differente dalla tua impronta jazz e con un sound folk. Come nasce e quanto tempo hai impiegato per realizzarlo? 

«Mi sono fermato un attimo e ho fatto qualcosa di più personale meno showing off; nasce dal bisogno di fare un discorso più calmo e analitico, meno improvvisato. La scrittura è durata un po’, perché prima ho messo in cantiere la ricerca di un suono e poi ho aggiunto i brani. Le registrazioni sono durate più o meno due settimane tutto in live e rapidamente» 

 La traccia a cui sei più legato? 

«L’ultima volta ho risposto The Bear, però ti dico Spiritualized, con una parte gospel. Uno dei primi brani che ho scritto e a cui tengo molto. Penso che condensi cose molto mie ed è un buon modo per conoscermi». 

 

Hai dichiarato a Zero che ti piace mettere delle morali nelle canzoni. Quali sono quelle che potranno trovare gli ascoltatori? 

«Mostrare compassione, lasciarsi andare e avere fiducia nel raccoglimento che è un po’ anche l’aspetto del disco di comunità». 

 

In questo momento qual è il tuo Here? 

«Ora sono in un’altra fase transizionale. Ho aperto un capitolo nuovo che mi sta divertendo. Il mio qui, adesso, è gettare fondamenta e ricominciare. Here viene da anni di instabilità e ora sto ripartendo». 

Se dovessi trovarti in un universo parallelo con Bob Dylan, di cui abbiamo scoperto essere fan, quale canzone sceglieresti per duettare? 

«Figo! It’s all night che sta nel disco Bringing it all back home, un brano non molto gettonato, sennò Hurricane. Mi è capitato, invece, di fare un sogno in cui stavo un pomeriggio con Jeff Buckley, mi sono divertito da morire. Mi sono svegliato proprio felice». 

 

Cosa ti aspetta questo nuovo anno? 

«Cominciamo con un tour fino a Roma in una Basilica con una sorta di cripta molto bello e poi è molto tempo in cui non suoniamo a Roma in una formazione completa. Ora ci buttiamo nel montare uno spettacolo e ci divertiremo». 

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