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Diritti umani

27 Gennaio, Giorno Internazionale della Memoria. Per non dimenticare la Shoah

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Il Giorno Internazionale della Memoria, celebrato il 27 gennaio di ogni anno: una commemorazione per evitare che eventi simili possano verificarsi ancora  

di Damiana Cicconetti

 Come ogni anno, siamo alle soglie del Giorno della Memoria, l’evento che si celebra in tutto il mondo e la cui data coincide con il 27 gennaio, per commemorare le vittime del nazismo ma, invero, non solo.

Perché si tratta di una opportunità per riflettere su una vicenda che riguarda ciascuno. Nessuno escluso!

Il 27 gennaio è la data in cui, sul termine delle Seconda Guerra Mondiale,  l’esercito sovietico dell’Armata Rossa ha abbattuto i cancelli di Auschwitz, il vasto complesso di campi di concentramento e sterminio al confine tra Germania e Polonia nel quale sono stati sterminati oltre un milione di prigionieri, in larga parte ebrei, tra il 1940 ed il 1944.

Con l’avvicinarsi dell’Armata Rossa, le milizie speciali tedesche destinate a compiti di polizia, più note come SS, avevano provveduto ad evacuare i prigionieri sopravvissuti, per lo più uccidendoli, al fine di  evitare che potessero divenire scomodi testimoni.   

Le SS, al contempo, erano riuscite ad eliminare molte prove dei crimini commessi ma, per fortuna, non tutte: in primis i forni crematori all’interno dei quali bruciavano i cadaveri delle persone uccise e i loro pochi averi.

Lo scenario presentatosi all’arrivo dell’Armata Rossa era il seguente: poco meno di 9000 prigionieri, per lo più deboli, malati e in fin di vita, oltre a 600 cadaveri appena trucidati, in un ambiente di totale degrado e di sofferenze inenarrabili, fin troppo percepibili, al punto che la stampa non aveva accolto con clamore la liberazione di Auschwitz.

Solo nel tempo la data del 27 gennaio ha assunto il significato simbolico di “fine della persecuzione del popolo ebraico…”.

Il nostro Paese ha istituito il Giorno della Memoria con Legge 211/2000: una data da intendere come “commemorazione pubblica non soltanto della shoah, ma anche delle leggi razziali approvate sotto il fascismo… In ricordo di tutti gli italiani, ebrei e non, che sono stati uccisi, deportati ed imprigionati, oltre che di tutti coloro che si sono opposti alla soluzione finale voluta dai nazisti, spesso rischiando la vita…”.              

Tale legge prevede l’organizzazione di cerimonie, incontri ed eventi commemorativi di riflessione, rivolti in particolar modo alle scuole e ai più giovani, con lo scopo di non dimenticare questo momento drammatico del nostro passato di Italia e di europei, affinché simili eventi non possano mai più accadere…”.

Solo cinque anni dopo l’entrata in vigore di detta legge, l’Assemblea  Generale delle Nazioni Unite, riunitasi il 1 novembre del 2005, ha proclamato ufficialmentein occasione dei 60 anni dalla liberazione dei campi di concentramento – il 27 gennaio come “Giornata Internazionale della Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto”.

Quindi il nostro Paese ha anticipato di cinque anni la risoluzione dell’ONU, insieme a numerosi altri Paesi che già avevano istituito giornate nazionali per la stessa data, tra cui il Regno Unito (nel 2001) e la Germania (fin dall’anno 1996).

Secondo il testo dell’Assemblea Generale del 2005, “ogni anno il 27 gennaio tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno il dovere di inculcare nelle generazioni future le lezioni dell’Olocausto. Ed, a questo scopo, è istituita una task-force internazionale per l’educazione, la ricerca ed il ricordo…”.

L’Assemblea Generale ha, poi, chiarito di rifiutare la negazione dell’Olocausto come evento storico, sia totale che parziale, evidenziando, al contempo, che i luoghi che un tempo ospitavano i campi di concentramento, di lavoro e di sterminio debbano essere conservati, per testimoniare e mantenere sempre vivo il ricordo di tante e tali disumanità.

Dunque il 27 gennaio non è una festa, ma un evento del passato da studiare e non dimenticare. Anzi! In questa giornata il mondo intero condanna l’intolleranza, l’odio e l’aggressività verso le persone e le comunità, tanto più se motivate da differenze religiose ed etniche.

Nel corso della storia, ad onore del vero, si sono verificati molti altri tentativi di genocidio: ad esempio, quello degli armeni in Turchia (durante la Prima Guerra Mondiale), ovvero quello compiuto dalla dittatura comunista a metà degli anni ’70.

Tuttavia, il termine genocidio è stato coniato proprio in occasione della Shoah. Perché ciò che ha reso unico tale evento è il fatto che si è trattato di un genocidio razionale, ben organizzato, addirittura avvalsosi della tecnologia e di impianti efficienti per sterminare un popolo intero nel cuore dell’Europa.

Pertanto, ricordare e commemorare le vittime della Shoah non significa trascurare altri genocidi, né tanto meno stabilire inutili priorità tra cotanti stermini e implacabili dolori.

Di contro, il Giorno della Memoria, pur rappresentando un omaggio alle vittime, è un riconoscimento pubblico e collettivo di un fatto particolarmente grave di cui l’Europa è stata capace ed a cui l’Italia ha collaborato.

La memoria storica della Shoah, del resto, non riguarda solo il popolo ebraico, bensì l’intera umanità, perché da questi avvenimenti ognuno può, ovvero deve poter trarre insegnamenti.

Tuttavia, affinché questo triste ricordo divenga realmente utile, la memoria non deve limitarsi alla sola indignazione contro i crimini nazisti – un sentimento sì giusto  nei confronti di avvenimenti tanto gravi –, ma deve divenire utile a far capire quel che è accaduto per fare in modo che tali fatti – ma, invero, misfatti – non si verifichino più.

Numerose, come sempre, le iniziative promosse anche quest’anno per il Giorno della  Memoria: tra le più importanti, quelle che avranno luogo nella capitale, con incontri fissate nelle giornate del 25, 26 e 27 gennaio, presso l’Università La Sapienza di Roma, alla presenza della Senatrice Liliana Segre e dello storico ed antropologo Sami Modiano, entrambi testimoni dell’Olocausto.

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